Tre musicisti turchi muoiono per protesta contro il governo. Ecco chi erano e cosa chiedevano


İbrahim Gökçek, Helin Bölek e Mustafa Koçak sono i tre membri della band turca Grup Yorum morti per protesta contro il governo di Erdoğan.

Lottavano per difendere i diritti degli oppressi nella Turchia governata da Recep Tayyip Erdoğan, oltre che per un mondo migliore, nel quale ognuno possa esprimersi liberamente: per questo tre musicisti della band Grup Yorum (“Commento” in turco) hanno perso la vita. L’ultimo ad andarsene, lo scorso 7 maggio, era stato il bassista İbrahim Gökçek, morto a quarant’anni, e prima di lui avevano perso la vita, il 3 aprile, la cantante Helin Bölek, e poco dopo, il 25 aprile, era morto Mustafa Koçak, anche lui cantante, ventottenne come Helin Bölek: lui, al contrario dei due colleghi e compagni di lotta, si trovava in carcere, in isolamento dal 4 ottobre 2017, con una condanna all’ergastolo.

Koçak, in particolare, era stato accusato di essere complice del sequestro di un giudice a Istanbul nel 2015, terminato in tragedia con la morte del magistrato e dei due militanti di estrema sinistra che lo avevano sequestrato: Koçak era finito vittima di una vasta operazione che aveva condotto a molti arresti, e terminata con una pena arrivata alla fine di un processo che, secondo l’opposizione, ha violato qualsiasi norma legale e morale. È morto nonostante la denuncia delle torture e delle violazioni subite in carcere e malgrado avesse continuato a chiedere un processo equo e corretto.

Per protestare contro il governo, Gökçek, Bölek e Koçak avevano scelto la modalità dello sciopero della fame, molto utilizzato in Turchia dai dissidenti politici, e cominciato per tutti e tre nel giugno del 2019. Helin Bölek ha resistito 288 giorni senza mangiare e rimanendo in vita solo attraverso acqua e vitamine, Koçak si è spento dopo 297 giorni di sciopero della fame, e Gökçek ha perso la vita dopo 323 giorni. Il Grup Yorum era stato accusato dal governo di portare avanti attività legate al terrorismo, e per questo motivo, dal 2015, il governo aveva impedito alla band di suonare, e alcuni membri erano stati anche incarcerati con le accuse di vilipendio alle istituzioni e di appartenenza a organizzazioni terroristiche. Per interrompere lo sciopero della fame, i tre musicisti chiedevano che il governo turco revocasse il divieto di suonare e rilasciasse gli altri membri del gruppo ancora in carcere (anche Gökçek era stato incarcerato, ma nel febbraio scorso era stato rilasciato, e lo stesso era accaduto a Helin Bölek).

Erdoğan, probabilmente sulla scorta delle pressioni internazionali montate in seguito alle morti di Bölek e Koçak, lo scorso 5 maggio aveva concesso la revoca, e İbrahim Gökçek aveva interrotto il lunghissimo digiuno, facendosi ricoverare in ospedale a Istanbul: il bassista però era già allo stremo delle forze e, minato da condizioni gravissime, non ce l’ha fatta.

İbrahim Gökçek, Helin Bölek e Mustafa Koçak prima dello sciopero della fame
İbrahim Gökçek, Helin Bölek e Mustafa Koçak prima dello sciopero della fame



İbrahim Gökçek, Helin Bölek e Mustafa Koçak durante lo sciopero della fame
İbrahim Gökçek, Helin Bölek e Mustafa Koçak durante lo sciopero della fame

Dieci giorni prima di morire, aveva scritto una lettera aperta, pubblicata dal giornale francese L’Humanité e poi tradotta in tutto il mondo. “Mi chiamo Ibrahim Gökçek”, scriveva il musicista nel testo. “Per 15 anni ho suonato il basso nel Grup Yorum. Il Grup Yorum, creato 35 anni fa da 4 studenti, ha una storia complicata come quella della Turchia. Questa storia ci ha portato a uno sciopero della fame fino alla morte per poter fare di nuovo concerti. Una di noi, la mia cara compagna Helin Bölek, è morta il 3 aprile, il 288° giorno di digiuno fino alla morte. Sono io che ho raccolto il suo testimone. Forse vi chiederete ‘Perché i membri di un gruppo musicale fanno uno sciopero della fame fino alla morte? Perché scelgono un mezzo di lotta tanto spaventoso come il digiuno illimitato?’. La nostra risposta è nella realtà bruciante che ha portato Helin a sacrificare la vita a 28 anni e che mi spinge a dissolvermi ogni giorno di più: siamo nati nelle lotte per i diritti e le libertà iniziate in Turchia dal 1980. Da allora abbiamo pubblicato 23 album per riunire cultura popolare e pensiero socialista. 23 album venduti in totale per oltre 2 milioni di copie. Abbiamo cantato i diritti degli oppressi in Anatolia e in tutto il mondo. Tutto ciò che vivevano coloro che combattevano per i loro diritti, gli oppositori, coloro che sognavano un paese libero e democratico. Anche noi che cantavamo le loro canzoni, vivevamo le stesse cose: eravamo guardati a vista, imprigionati, i nostri concerti erano proibiti, la polizia ha invaso il nostro centro culturale e fracassato i nostri strumenti”.

“Nel febbraio 2019”, si legge più avanti nel testo “durante una riunione nel nostro centro culturale, sono stato arrestato e nel maggio 2019, abbiamo iniziato lo sciopero della fame per ‘far revocare il divieto dei nostri concerti, fermare le aggressioni al nostro centro culturale, per fare rilasciare tutti i membri incarcerati del nostro gruppo e cancellare i processi avviati contro di loro e perché venissero cancellati i nostri nomi dall’elenco dei terroristi’. Successivamente, con Helin Bölek, abbiamo trasformato la nostra azione in uno sciopero della fame illimitato. Ciò significava che non avremmo rinunciato a questo sciopero della fame fino a quando le nostre richieste non fossero state accettate. Al prezzo, se necessario, della nostra stessa morte. Durante i nostri processi, Helin e io siamo stati rilasciati, ma nonostante il diffondersi del sostegno popolare, di quello di artisti e di membri del Parlamento, il governo si è rifiutato di ascoltare le nostre richieste. [...] Helin, adesso, riposa in un cimitero di Istanbul, coperta da un lenzuolo bianco. Ora la stanza accanto alla mia è vuota. Quanto a me, che da qualche tempo vivo dentro un letto, non so come finirà il mio viaggio. La battaglia che si sta consumando nel mio corpo si concluderà con la morte? Oppure con la vittoria della vita? Quel che so con maggior forza in questa lotta è che, finché non accetteranno le nostre rivendicazioni, mi aggrapperò alla vita anche in questo cammino verso la morte”.

Al momento, si trovano in carcere altri cinque membri del gruppo (tutti arrestati nel 2016, dopo il fallito colpo di stato: il Grup Yorum è stato considerato un fiancheggiatore): la cantante Sultan Gökçek (moglie di İbrahim), Ali Aracı, Emel Yeşilırmak, Özgürcan Elbiz e Bergün Varan.

Il Grup Yorum è un gruppo di musica folk (che ama presentarsi anche come un collettivo) composto da molti membri e molto popolare in Turchia: famosa è la loro esibizione in cui reinterpretano Bella ciao davanti a un pubblico di decine migliaia di persone a Istanbul. Ma nella loro carriera, cominciata nel 1985, hanno suonato anche in Germania, Francia, Regno Unito, Grecia, Australia, Olanda, Belgio, Danimarca, Siria. Ora, forse, potranno ricominciare a suonare anche in Turchia: per İbrahim Gökçek, la revoca del divieto è stata una “vittoria politica”.

Nella foto sotto: İbrahim Gökçek ai funerali di Helin Bölek, mentre saluta la compagna tenendo la sua foto tra le mani. Dall’account Twitter Free Grup Yorum.

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