Napoli, cresce l'opposizione al trasferimento della Biblioteca Nazionale. Ecco perché


A Napoli cresce il fronte di coloro che si oppongono al trasferimento della Biblioteca Nazionale da Palazzo Reale, in centro, al Real Albergo dei Poveri nel quartiere dell’Arenaccia. Ecco i motivi di chi è a favore e di chi è contro.

A Napoli si allarga il fronte di quanti dicono no al trasferimento della Biblioteca Nazionale di Napoli dalla storica sede di Palazzo Reale all’Albergo dei Poveri, struttura al momento fatiscente e bisognosa di totali e lunghi restauri. Infatti, da circa un mese, lettori, studenti, studiosi, lavoratori, volontari, collaboratori, visitatori, frequentatori a vario titolo della Biblioteca Nazionale di Napoli, semplici cittadini, turisti stanno riempiendo le pagine dei social e scendendo in piazza con moltissimi comitati ed associazioni cittadine per far sentire la loro forte contrarietà e impedire un “provvedimento calato dall’alto” dal ministro alla cultura Dario Franceschini, giudicato come in grado di mettere a rischio l’inestimabile patrimonio della Biblioteca napoletana, a partire dal corpus completo dei manoscritti di Giacomo Leopardi, che il poeta tenne con sé sino alla morte, per finire alla Biblioteca di Filodemo di Gadara, la più antica biblioteca esistente al mondo e costituita dai fragilissimi papiri di Ercolano, carbonizzati dalla eruzione del Vesuvio.

A loro fianco oltre alle numerose associazioni e comitati, i sindacati (CISL, CGIL, UIL ed UNSA), l’Ordine dei Giornalisti della Campania, l’Istituto della storia del Risorgimento di Caserta e moltissimi intellettuali tra cui Pietro Craveri, Mauro Giancaspro, Tomaso Montanari, Marco Tedesco, Eugenio Mazzarella, Giulio Pane, Fausto Nicolini, Anna Poerio, Mariolina Cozzi Scarpetta, Antonio Pariante che hanno manifestato il disappunto per un trasloco che toglierebbe le opere dal prezioso contesto storico-artistico in cui sono collocate e valorizzate, vanificando le tante spese sostenute in questi anni per ammodernare la struttura e che costringerebbe la biblioteca per molti anni ad interrompere il servizio di lettura.

Al coro dei no adesso si unisce anche l’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, secondo la quale deve restare in Palazzo Reale la Biblioteca Nazionale di Napoli, il cui inestimabile patrimonio è un riferimento nel contesto storico per la città. L’ubicazione in Palazzo Reale ne fa infatti un luogo identitario e la inserisce nel percorso turistico. L’associazione chiede dunque al ministro Franceschini di impegnarsi per favorire il miglioramento della Biblioteca nella sua sede attuale e incrementare il personale. “L’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli”, spiega la presidente Rita Paris in una nota, “sostiene con convinzione che la Biblioteca Nazionale di Napoli debba rimanere nella sede attuale presso l’ala orientale di Palazzo Reale in Piazza del Plebiscito, con le opportune opere di adeguamento e in particolare con l’incremento del personale, necessario per la sempre migliore fruizione pubblica. Come altri luoghi della cultura, questa Biblioteca collabora alla qualità di vita di cittadini, studiosi e visitatori, che riconoscono nell’Istituto, insieme all’inestimabile e speciale valore del patrimonio, un riferimento nel contesto storico della città e nel percorso turistico grazie all’attrazione dell’ubicazione, degli spazi e delle attività che vi si svolgono. Il Ministro deve favorire ogni possibile miglioramento della Biblioteca nella sede attuale, allontanando ogni ipotesi di progetto di trasferimento, che determinerebbe un lungo percorso di chiusure e incertezze, piuttosto che la valorizzazione di una istituzione e di un istituto già affermato come luogo identitario e prestigioso”.

La storia del trasferimento e le motivazioni

Il 1° luglio 2021 i ministri per il Sud, Mara Carfagna, e della Cultura, Dario Franceschini, organizzano una consultazione in diretta web per raccogliere le proposte sulla nuova destinazione d’uso da dare al Real Albergo dei Poveri, grazie al finanziamento di 100 milioni di euro proveniente dai fondi del PNRR. Le 100 proposte selezionate hanno espresso come criterio il rispetto della finalità socio-assistenziale originaria dell’ex Real Albergo dei Poveri. Delle tante idee pervenute, una soltanto fa riferimento a un possibile trasferimento della Biblioteca. Tuttavia, già il 6 luglio il ministro Franceschini, in visita a Capodimonte, pare avere le idee chiare: “C’è un progetto molto interessante per l’Albergo dei Poveri”, dichiarava: “trasferirvi la Biblioteca Nazionale, un trasferimento che consentirebbe di destinare Palazzo Reale tutto a una destinazione museale. Ci stiamo lavorando, ma 100 milioni non bastano, ne serviranno di più”.

L’idea non è nuova ed era stata già avanzata da altri in passato. L’elemento di novità questa volta è semmai l’importante sostegno economico già stanziato per il progetto, oltre alla sinergia tra governo nazionale e amministrazione locale invocata dal neo sindaco Gaetano Manfredi e dal “Patto per Napoli” sottoscritto con le istituzioni centrali. Così, ad aprile 2022 ingegneri e tecnici del Comune di Napoli hanno contattato la dirigenza della Biblioteca e cominciato a predisporre il da farsi.

Quali sono le ragioni di chi sostiene il trasloco? Essenzialmente tre. La prima: “destinare Palazzo Reale tutto a una destinazione museale”, come dichiarato dal ministro. La seconda: secondo i fautori del trasferimento, la Biblioteca Nazionale di Napoli godrebbe di nuovi e più ampi spazi, progettati ad hoc per le più moderne esigenze di fruizione. La terza: il rilancio dell’area. Si sostiene infatti che la Biblioteca Nazionale di Napoli sia fondamentale per il rilancio dell’area della nuova sede, abbandonata per molti anni.

Le ragioni di chi si oppone

Un lungo elenco di motivazioni sostiene i critici. Molti pongono un problema di tutela: i circa 2 milioni di volumi, tra cui circa 5.000 incunaboli, 40.000 cincquecentine, 30 mila manoscritti, i preziosi codici miniati medioevali, i manoscritti copti del V e VI secolo d.C., i 1800 papiri ercolanesi risalenti al III secolo a.C., secondo i critici sarebbero messi seriamente a rischio da un trasloco di massa come quello che si vuole attuare. L’estrema fragilità dei materiali di queste opere ne condiziona spesso perfino la consultazione (a cui si fa preferire sempre la versione digitale, se non per comprovate ragioni di ricerca). Quando una sola di queste opere viene concessa in prestito per mostre esterne, presso musei italiani o stranieri, i valori assicurativi toccano i diversi milioni di euro e uno o due bibliotecari ne accompagnano il trasporto affidato a ditte specializzate (muniti di attrezzature idonee). Inoltre, la Biblioteca è dotata anche di un importante patrimonio di mobili, suppellettili, scaffali lignei antichi che sono parte integrante delle collezioni che custodiscono, alti fino a sei metri perfettamente adattati o creati a posta per gli spazi che attualmente occupano e che andrebbero modificati per soddisfare le future esigenze, oltre a mappamondi, statue, strumenti musicali, l’incredibile collezione di animali tassidermizzati della Sala Africa del Fondo Aosta, con pietre preziose, trofei di caccia, armi e oggetti dell’artigianato indigeno: un ricchissimo patrimonio che fa il paio con quello librario e che le più elementari regole di tutela e conservazione vietano di toccare. Nè è ritenuto scientificamente accettabile uno smembramento delle collezioni e dei fondi.

In secondo luogo, trasferire il materiale, secondo i critici, ne impedirebbe anche la fruizione per diversi anni, il tempo necessario per “inscatolare” tutto, trasportare, aprire e risistemare, al netto di rallentamenti e ritardi. Si interromperebbero inoltre per un tempo indefinito i rapporti di collaborazione e ricerca che la Biblioteca tiene e terrà in piedi nei prossimi anni, come gli studi in corso sui Papiri ercolanesi, i tirocini, i progetti di catalogazione. Ci sono poi questioni di natura economica. Nel 2019 sono stati stanziati oltre 300.000 euro per ristrutturare e climatizzare la sala studio dell’Officina dei Papiri; nello stesso anno sono stati avviati i lavori per la realizzazione della nuova centrale operativa di controllo e del nuovo punto accoglienza, con aggiunta di tornelli basati su tessera magnetica, con spesa complessiva di 630.000 euro: lavori ancora in corso, a cui si aggiungo quelli per la distribuzione (600.000 euro), i sottotetti (2 milioni di euro), i montacarichi (500.000 euro) resi vani dall’eventuale trasferimento delle opere. Inoltre, nella nuova sede (afferente al demanio comunale e non a quello statale come l’attuale) la Biblioteca potrebbe anche dover pagare un fitto, e sarà inoltre costretta a rivolgersi costantemente al Comune per ogni esigenza di manutenzione.

Ancora, la Biblioteca occuperebbe solo parte del Real Albergo, con altri lotti dell’edificio destinati ad altri progetti (“Città dei giovani”, ludoteche, palestre, associazioni). Sono inoltre presenti nell’edificio 80 famiglie che occupano abusivamente i locali agli ultimi piani; il grande cortile è diventato un parcheggio abusivo e numerosi sono i depositi illegali di rifiuti: una situazione che si trascina da anni e che se dovesse rimanere tale, anche solo parzialmente, metterebbe a repentaglio la salvaguardia del patrimonio della Biblioteca. Ancora, l’attuale storica sede della Biblioteca la colloca al centro di un “quadrilatero della cultura”: sono infatti a pochi passi diverse sedi universitarie (Federico II, l’Orientale, la Parthenope, Suor Orsola), l’Istituto italiano per gli Studi Filosofici, l’Istituto italiano per gli Studi Storici, la Biblioteca della Società di Storia Patria, oltre a note mete museali come Castel Nuovo (Maschio Angioino), il Teatro San Carlo e il Museo di Palazzo Reale. Una concentrazione che ha consentito negli anni un dialogo costante fatto di progetti, ricerche, iniziative. Spostare la Biblioteca in un luogo periferico, secondo i critici, ne impoverirebbe la centralità culturale e finirebbe per danneggiare anche lo stesso Museo o gli altri istituti limitrofi.

Ci sono poi anche questioni logistiche. L’attuale sede è facilmente raggiungibile: sono vicine le fermate Toledo e Municipio della metro Linea 1, Chiaia-Monte di Dio (prevista per giugno 2022) della Linea 6, numerose linee di autobus e la Stazione marittima-Molo Beverello. Purtroppo invece la nuova sede di Piazza Carlo III soffre un’atavica scarsa copertura di mezzi pubblici. Ancora, sono numerose, tra i Quartieri Spagnoli e il Centro storico, le case in cui risiedono molti degli studenti che frequentano la Biblioteca. La zona è anche ricca di alberghi e b&b usati dagli studiosi che vengono da fuori. I turisti che visitano la Biblioteca fruiscono di un itinerario culturale ravvicinato, di cui l’Istituto è una delle tappe tra le varie strutture delle vicinanze. Se venisse trasferita, la Biblioteca Nazionale di Napoli perderebbe inevitabilmente gran parte di questa utenza ed è ridicolo affermare il contrario. Infine, le ragioni storiche. La sede di Palazzo Reale è lo specchio della storia che i Fondi della biblioteca narrano. Dopo ampio dibattito pubblico, nel 1922 si decise di trasferire l’antica Biblioteca, istituita nel XVIII secolo, dal Palazzo degli Studi all’interno del Palazzo Reale, anche grazie all’intervento di Benedetto Croce. Le numerose sale affrescate, la grande sala studio già salone dei balli di corte, le sale “pompeiane” al piano superiore, impreziosiscono ed esaltano il patrimonio librario.

Gli oppositori al trasferimento criticano poi le motivazioni dei sostenitori. A cominciare dal fatto che il Museo di Palazzo Reale dispone già di ampi spazi espositivi e, secondo i critici, le nuove aree servirebbero probabilmente più come “location” in concessione a privati. Tra l’altro, la Biblioteca organizza continuamente mostre (libere e gratuite) dei propri tesori che richiamano ogni anno migliaia di visitatori, oltre a presentazioni e incontri a cadenza settimanale. Poi, sempre secondo i critici il confronto con biblioteche moderne come la Biblioteca europea (Beic) che sorgerà a Milano non è sostenibile: la Nazionale di Napoli è essenzialmente una biblioteca di conservazione e l’accrescimento del suo materiale moderno è demandato agli acquisti diretti o al deposito delle poche case editrici rimaste in Campania (per la legge sul deposito legale). Infine, quanto al rilancio dell’area, secondo i critici servirebbe più una biblioteca comunale e di pubblica lettura, magari a scaffale aperto, che una bibliotecacome la Nazionale che non ha molto materiale moderno e non può avere “scaffali aperti”, dunque i suoi tesori mal soddisferebbero le reali esigenze del quartiere, bisognoso di didattica, di spazi aperti, laboratori, corsi di formazione, di dipartimenti universitari, di studentati, di alloggi.

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