Napoli, nei sotterranei del Maschio Angioino ritrovato un tesoro d'arte abbandonato


A Napoli sono state scoperte per caso, nei sotterranei del Maschio Angioino, ben 400 opere antiche, che vanno dal Quattrocento al Novecento: forse sono state abbandonate lì dopo il terremoto del 1980.

A Napoli, nei sotterranei del Maschio Angioino (Castel Nuovo), è stato trovato un prezioso tesoro di tantissime opere d’arte (addirittura “innumerevoli” secondo la giunta comunale, circa 400 secondo quanto riporta la stampa locale), di varie epoche, dal Quattrocento al Novecento: c’è anche una grande Madonna del Rosario con santi domenicani di Luca Giordano (di 4 metri per 2,64), e poi opere di artisti come Francesco De Mura, Paolo De Matteis, Giuseppe Bonito, Onofrio Avellino, Jacopo Cestaro e altri importanti pittori e scultori del territorio. La scoperta è avvenuta in modo del tutto fortuito: le opere sono infatti “riemerse” il 1° dicembre scorso, quando gli addetti del Comune di Napoli si sono recati nelle sale che custodivano le opere per verificare, a seguito di una forte ondata di maltempo che si era abbattuta sulla città nelle ore precedenti, se ci fossero stati degli allagamenti nei locali. I tecnici hanno scoperto le opere, abbandonate a loro stesse, alcune delle quali deteriorate a causa dell’umidità dei locali: sono presumibilmente lì da decenni.

La notizia si è diffusa perché il 23 aprile la giunta di Napoli si è riunita proprio per discutere di questo caso. “Il Comune di Napoli”, si legge nella delibera di giunta, “detiene un patrimonio ragguardevole di beni mobili di valore artistico, databili dall’antichità greco-romana (Collezione Santangelo presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli) fino ai giorni nostri, costituitosi attraverso acquisti, donazioni e a seguito della Legge Regionale n. 65 dell’11 novembre 1980 con la quale sono passati alla competenza giuridica dell’Amministrazione Comunale gli edifici ecclesiastici cittadini appartenenti ai cosiddetti ’enti soppressi’, ovvero gli IPAB, gli Istituti per l’Assistenza e la Beneficenza (quali la Real Casa dell’Annunziata, l’Albergo dei Poveri, l’Istituto per l’Istruzione e l’Educazione Femminile Sant’Eligio, ecc.), unitamente alla loro ingente consistenza patrimoniale di opere d’arte (dipinti, sculture, argenti, arredi ecc.)”.

L’ipotesi è che si tratti proprio di opere degli IPAB che furono ricoverate nel Maschio Angioino dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980, che danneggiò anche diversi edifici a Napoli. Tra questi, anche gli edifici degli Istituti per l’Assistenza e la Beneficenza, che ospitavano numerose opere d’arte: così, per salvarle, furono dislocate su diverse sedi (alcune andarono a Palazzo Reale, altre ancora a Capodimonte e in diversi altri depositi temporanei). Alcune finirono al Maschio Angioino e adesso dunque si pensa che le opere appena ritrovate siano proprio quelle trasferite dopo il sisma dell’Irpinia. Le opere sono state esaminate durante un sopralluogo con il sindaco, Luigi de Magistris, e con il soprintendente di Napoli, Luigi La Rocca.

Dato lo stato in cui si trovano queste opere, si legge nella delibera, “sono necessari improcrastinabili interventi di manutenzione e restauro dei beni artistici, in particolare dei dipinti, beni più soggetti al deterioramento, per garantirne la salvaguardia e una successiva fruizione museale, arricchendo le collezioni del Museo Civico di Castel Nuovo, ampliandone l’offerta culturale e facendo scoprire alla cittadinanza, ai visitatori, agli studiosi del settore un patrimonio artistico per troppi decenni negletto e negato”. Il Comune avrebbe già proposto un progetto in tre fasi: la messa in sicurezza sino alla velinatura delle opere con la redazione di schede conservative (50.000 euro), il restauro conservativo della Madonna del Rosario di Luca Giordano e un’altra opera di grandi dimensioni da selezionare tra quelle di maggior pregio e musealizzazione delle stesse opere (50.000 euro), il restauro di altri quadri di valore e pregio come quelli di De Mura, De Matteis, Cestaro Bonito, Giacinto Diano, Agostino Beltrano (150.000 euro). Il progetto è dunque quello di fare in modo che il pubblico possa di nuovo tornare a vedere le opere.

Sulla vicenda è intervenuta anche Margherita Del Sesto, deputata campana del MoVimento 5 Stelle in commissione Cultura, che intende portare il caso in Parlamento. “È strano”, afferma “che la notizia abbia trovato diffusione solo poche ore fa, in seguito alla pubblicazione di una delibera della Giunta comunale contenente informazioni sommarie sulla scoperta. A breve depositerò un’interrogazione al ministro Franceschini per fare luce sulla vicenda. Se dopo il terremoto del 1980, quando si presume che quelle opere d’arte siano state prelevate da molti edifici ex IPAB (Istituti Pubblici di Assistenza e Beneficenza), non è stato redatto nessun inventario c’è il rischio che possano essersi verificati furti o dispersioni. È importante e urgente fare chiarezza su eventuali responsabilità e mettere in campo interventi tempestivi: quel patrimonio di grande valore va subito messo in sicurezza, salvaguardato e restaurato, nell’ottica di un’auspicata esposizione al pubblico”.

Nella foto: il Maschio Angioino. Ph. Phil Tizzani

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