Oslo, governo norvegese rimuove i murali di Picasso da edificio che sarà abbattuto


A Oslo sono stati rimossi due murali di Picasso dall’Y Block, importante architettura modernista che sarà abbattuta.

Sono terminate le operazioni di rimozione di due murali di Pablo Picasso (Malaga, 1881 - Mougins, 1973) a Oslo, capitale della Norvegia: qui, l’artista spagnolo disegnò tra la fine degli anni Cinquanta e la fine degli anni Sessanta alcune opere per due edifici che fanno parte del complesso del Regjeringskvartalet (“Quartiere governativo”), l’Y Block (del 1968) e l’H Block (del 1959), entrambi progettati dall’architetto Erling Viksjø. L’Y Block, sede di uffici governativi, era stato danneggiato durante gli attentati del 22 luglio 2011 e il suo abbattimento era da tempo programmato, anche se da molti osteggiato, dal momento che Viksjø è stato uno dei principali esponenti del modernismo in Scandinavia e i suoi due edifici sono importanti testimonianze dell’architettura di quegli anni.

Lunedì, gli operai hanno cominciato a smontare i murali dell’Y Block, che ospita il Pescatore e il Gabbiano, terminando il lavoro in un’ora e mezza. Tutti i murales di Picasso furono materialmente realizzati da un suo collaboratore, l’artista norvegese Carl Nesjar (Larvik, 1920 - Oslo, 2015): adesso saranno ricollocati in un edificio di nuova costruzione, che secondo i piani sarà costruito nel 2025. Ovviamente anche questa operazione è stata fortemente criticata, dal momento che le opere erano state appositamente pensate per gli edifici in corso di demolizione, e di conseguenza si tratterà di una separazione dal contesto per cui furono create (in effetti la nuova collocazione sarà avulsa dal contesto originario). Dall’altra parte, le ragioni di chi invece sostiene l’operazione del governo argomentando con ragioni di sicurezza, dal momento che il luogo è molto frequentato. L’Y Block non era più utilizzato dal 2011, quando le bombe piazzate dall’estremista Anders Breivik li hanno pesantemente danneggiati.

Per evitare questa conclusione della vicenda c’era stata anche una grande mobilitazione internazionale: una petizione su Change.org, che chiedeva il salvataggio dell’Y Block (un edificio “di eccezionale valore architettonico, artistico, storico e simbolico”), ha raccolto oltre 60mila firme. “Il governo norvegese”, si legge nella petizione, “dovrebbe essere orgoglioso di avere questo edificio, che ha resistito a un attacco terroristico, un attacco contro l’umanità e la democrazia”, valori dei quali, secondo i firmatari, l’Y Block è diventato un simbolo. La petizione è stata supportata dalla Commissione Norvegese per l’Unesco, dal National Trust of Norway, dall’Icomos, dalla Twentieth Century Society, da Europa Nostra, oltre che da tanti intellettuali e artisti di tutto il mondo.

Lo Statsbygg, ovvero l’agenzia governativa per le opere pubbliche che ha in gestione l’operazione, risponde alle critiche attraverso la direttrice della comunicazione, Hege Njaa Aschim, che attraverso una nota fa sapere che “le bombe del 2011 hanno cambiato il mondo, e dobbiamo pensare adesso a un mondo nuovo”. Una spiegazione che non ha convinto, tanto che le proteste continuano anche mentre gli operai hanno cominciato a smantellare l’edificio. Finché i lavori per il nuovo palazzo non saranno completati, il Pescatore sarà esposto al pubblico in un altro luogo, mentre il Gabbiano rimarrà in un deposito a clima controllato.

Nell’immagine: le operazioni di rimozione del murale di Picasso. Foto di Mímir Kristjánsson

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