Piano Colao, misure per turismo e cultura: “l'Italia dovrà diventare un'eccellenza nella gestione dell'arte”


Ecco tutto quello che il Piano Colao prevede per rilanciare turismo e cultura.

Il Piano Colao (ufficialmente, rapporto Ripartire in sicurezza), ovvero il programma per rilanciare il paese dopo l’emergenza Covid-19 da coronavirus, elaborato da Vittorio Colao (nominato dal governo Conte alla guida della ripartenza economica del paese dopo la pandemia) assieme alla sua task force (il “Comitato di esperti in materia economica e sociale”), individua nel turismo, nell’arte e nella cultura uno dei momenti più importanti di questo rilancio.

Nella sezione intitolata “Turismo, Arte e Cultura, brand del Paese”, il rapporto elaborato da Colao ricorda che il settore “contribuisce in maniera estremamente significativa all’economia del nostro Paese, generando (indotto incluso) circa il 13% del Pil e occupando oltre 4 milioni di addetti”. L’Italia, secondo il piano Colao, pur potendo contare su un patrimonio unico e distintivo a livello mondiale per qualità e per ampiezza e varietà, e pur essendo il settore in crescita, “non sfrutta appieno le proprie potenzialità (ad esempio, la Sicilia, a fronte di un’estensione costiera e di condizioni climatiche comparabili alle Baleari ha un numerodi pernottamenti dieci volte inferiore). Questa condizione ha comportato un’erosione significativa della quota di mercato: in Italia tra il 2010 e il 2019, il settore è cresciuto mediamente del 4,5% annuo a fronte del 6% dei principali concorrenti del Mediterraneo”.

La pandemia ha causato una drammatica riduzione del settore, e di conseguenza occorrerà investire per rilanciarlo. Il piano prevede quattro obiettivi: la difesa della stagione turistica 2020 e della percezione internazionale dell’Italia per il rilancio del 2021; una nuova governance e strategia per il turismo per garantire la valorizzazione e la gestione ottimale del settore; la valorizzazione e lo sviluppo dell’offerta del paese; una forte valorizzazione del patrimonio artistico e culturale, che secondo il rapporto è il “vero DNA del paese e fonte primaria di attrattività turistica dell’Italia”, agendo “sul fronte sia delle risorse tramite la creazione di un piano integrato di attrazione dei capitali privati per rafforzare la dotazione dedicata ad Arte e Cultura, sia della governance di gestione degli enti artistici e culturali, sia, infine, sul fronte delle competenze”, integrando l’offerta artistica e culturale esistente (per esempio i musei) con percorsi formativi universitari o di formazione specialistica.

Quanto alla difesa della stagione 2020, il rapporto prevede di consentire diversi livelli di apertura delle attività e diverse tempistiche di riapertura, definire i livelli di rischio sanitario locale in modo conforme alle linee guida europee, comunicare in modo tempestivo i dati epidemiologici. Per ciò che concerne la protezione del settore e dell’occupazione, occorrerà prevedere agevolazioni e defiscalizzazioni per il 2020 e il 2021, incentivando gli operatori ad aprire preservando l’occupazione, prevedere per legge una ripartizione del rischio tra i locatori e gli esercenti (o in alternativa incentivare la rinegoziazione dei canoni commerciali), estendere le concessioni in scadenza (per esempio le spiagge), istituire un fondo Covid per sostenere economicamente musei, attività culturali e dello spettacolo, parchi e aree protette che hanno perso ricavi, coordinare una campagna di comunicazione e promozione che posizioni l’Italia allo stesso piano di attrattività delle destinazioni comparabili, con particolare focus sulle misure per la sicurezza del turista, e in caso di mancata apertura nell’immediato incentivare gli operatori ad intraprendere attività di riqualificazione e ristrutturazione nel periodo di chiusura.

Verrà quindi creato un “Presidio Turismo Italia”, focalizzato sul recupero e rilancio del settore nel prossimo triennio con l’obiettivo di assicurare coordinamento governativo orizzontale e territoriale verticale nel periodo di rilancio, oltre a un Piano Turismo Italia che servirà per migliorare la qualità, la sicurezza e la competitività del turismo in Italia sviluppando al più presto un piano strategico di lungo periodo, articolato sulle leve di intervento prioritarie, e a un Piano Comunicazione Turismo Italia per migliorare l’immagine del paese sui media (l’Italia, si legge nelle schede collegate al rapporto, “gode di un potenziale d’immagine straordinario, ma le attività di comunicazione e gestione dell’immagine non risultano efficaci rispetto ai principali competitor”.

La valorizzazione dell’offerta turistica del paese passerà attraverso incentivi a miglioramenti strutturali per le strutture ricettive, incentivi al consolidamento del settore turistico per sostenre la creazione di reti di impresa e aggregazioni, il miglioramento della qualità del sistema ricettivo, la promozione e commercializzazione prodotti turistici, e lo sviluppo di nuovi prodotti turistici ad alta domanda potenziale, specie “se premium ed internazionale”. Su quest’ultimo fronte occorrerà “valorizzare il potenziale inespresso dell’offerta del Paese, incentivando la bassa stagione,definendo con anticipo i calendari scolastici, incentivando poli turistici in aree ad alto potenziale naturalistico, paesaggistico o culturale, rafforzando la rete e le attività delle Città Creative italiane”, e sviluppare prodotti focalizzati su “verticali” specifici (per esempio nautica, enogastronomia, shopping, sci). Ci saranno poi azioni per migliorare i trasporti turistici con investimenti nei collegamenti infrastrutturali chiave relative alle aree/poli turistici ad alto potenziale e ad oggi mancanti,potenziando le dorsali dell’Alta Velocità, alcuni aeroporti turistici minori e la logistica intermodale per le città d’arte. Quanto alla formazione turistica, occorrerà migliorarla e potenziarla finanziariamente per garantire risorse preparate di qualità attraverso un sistema premiante collegato allo standard qualitativo.

Per quanto riguarda il patrimonio artistico e culturale, il primo punto è l’attrazione di capitali privati: occorrerà “sviluppare un piano integrato di attrazione dei captali per rafforzare la dotazione dedicata ad Arte e Cultura” attraverso il potenziamento degli incentivi fiscali e degli strumenti di promozione internazionale per sollecitare donazioni e sponsorizzazioni (eliminando o innalzando, ove possibile, i limiti attualmente previsti dalla legge). Ancora, ci sarà da “lanciare fondi di impact-investing dedicati ad Arte e Cultura italiana, definendone privilegi per i sottoscrittori e tutele per gli enti beneficiari e favorendone la allocazione a capitoli specifici e geografici per garantire la massima mobilitazione di capitali filantropici e impact locali”.

Servirà poi una riforma dei modelli di gestione degli enti artistici e culturali in grado di “permettere un pieno sfruttamento del potenziale del paese e maggior libertà e creatività specifica nelle forme di fruizione”: in particolare, secondo il piano Colao serve “affrancare le strutture dai vincoli gestionali attuali (ad es. codice appalti, scadenze concessioni) e favorire iniziative di sviluppo pubblico-privato” e “sviluppare nuovi sistemi di incentivi per le aziende titolari di concessioni al fine di premiare le gestioni virtuose”. Le concessioni museali, si legge nelle schede, andranno ottimizzate per quanto riguarda i meccanismi di assegnazione e gestione, sviluppando “logiche rinnovate per l’affidamento di appalti e concessioni museali per i servizi aggiuntivi”, “rinnovando il sistema di incentivi per le aziende titolari di concessioni al fine di premiare gestioni virtuose”, “distinguendo il modello della concessione relativa ai grandi musei rispetto a quella relativa al patrimonio diffuso”. Il piano dovrà anche individuare siti e beni con potenziale inespresso incentivandone la fruizione anche tramite lo sfruttamento di sinergie coi privati, nel rispetto delle norme volte a evitare lo sfruttamento dei siti per fini puramente privati ma che ne consentano la valorizzazione.

Ci sarà poi da affrontare il potenziamento delle competenze museali, integrando l’offerta artistica e culturale esistente con percorsi formativi universitari o di formazione specialistica: per fare questo, secondo il piano, servirà “creare una rete selezionata di grandi musei pubblici e privati, siti archeologici e luoghi della cultura riconosciuti come enti di ricerca aventi accesso a finanziamenti del Ministero dell’Università e autonomia gestionale”, “permettere agli enti coinvolti la possibilità di assumere responsabilità di ’capofiliera’ dell’arte, coinvolgendo nelle loro attività formative collezioni italiane minori”, e ancora “strutturare un processo di valutazione regolare degli enti, in modo tale da misurarne non solo la quantità di visitatori, ma anche la qualità dei servizi erogati (al pubblico e agli studenti)”.

L’idea è quella di istituire percorsi formativi nei musei e nei siti archeologici consentendo all’Italia di “diventare un centro di eccellenza per la gestione dell’arte” e al contempo migliorare significativamente la fruibilità del patrimonios torico-artistico.

Nella foto: Sicilia, Selinunte

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