Napoli, il mosaico di Alessandro va in mostra in Giappone? Il MANN: “nessun accordo”


Animata discussione social attorno al presunto prestito del Mosaico di Alessandro del Museo Archeologico di Napoli per una mostra in Giappone. Il MANN: “abbiamo specificato il desiderio di portarlo ma non esistono accordi”.

Attacco al restauro della Battaglia di Isso del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Sul mosaico è stato avviato due settimane fa un complicato intervento: il manufatto, noto anche come il “Mosaico di Alessandro Magno”, è una delle opere più famose del MANN, e per molti costituisce il principale motivo di visita, e adesso l’opera è al centro di alcuni commenti molto critici, nati sui social, che vertono attorno a un presunto prestito dell’opera al Museo Nazionale di Tokyo in Giappone e all’Ermitage di San Pietroburgo in Russia, per due mostre.

Ad accendere gli animi su Facebook è stata la senatrice Margherita Corrado (Gruppo Misto), in un post sotto al quale si è prodotta una discussione molto animata, e nel quale la parlamentare scrive: “non è per noi o per l’umanità a venire che si esegue l’intervento conservativo, bensì per trasferire il manufatto al Museo di Tokio e all’Ermitage di San Pietroburgo. Oggi i prestiti internazionali dei nostri capolavori, comprese le opere identitarie per i singoli Istituti, anche se fragili, si programmano come la manutenzione dell’impiantistica o il fabbisogno di personale, senza che occorra più giustificarli con qualche straordinaria ricorrenza o mostra-evento senza precedenti, senza coinvolgere il comitato scientifico, del resto di nomina politica, né i lontani uffici romani di direzione generale che nulla più dirigono, nemmeno il traffico (dei beni culturali concessi in prestito). Il Museo, invece di custodire il monumento (in senso letterale di oggetto, anche mobile, che ammonisce, che sfida il tempo, la storia offrendosi alla nostra conoscenza e a quella delle generazioni future, e come tale è un FATTO CULTURALE), lo fa girare per il mondo in modo che tutti possano vederlo. Il che, peraltro, rende superfluo agli stranieri il classico viaggio di istruzione in Italia”.

Abbiamo pertanto chiesto chiarimenti al Museo Archeologico di Napoli, che non è intervenuto nella diatriba. “Grazie alla campagna stampa e social che abbiamo lanciato”, ci ha fatto sapere l’ufficio stampa dell’istituto, “è semplicemente in corso il restauro del Mosaico: tale intervento è svolto sotto la supervisione dell’Istituto centrale per il Restauro, dopo le attività diagnostiche svolte in rete con Università del Molise e CRACS; nessuna pratica è stata avviata relativamente a prestiti. Abbiamo solo specificato nel piano strategico il desiderio di portare il mosaico a Tokyo e all’Ermitage ma non esistono accordi firmati. Il nostro obiettivo primario è restaurare con urgenza il mosaico che nessuno mai aveva pensato di preservare. E ci siamo riusciti grazie all’autonomia che è anzitutto capacità strategica di intessere relazioni scientifiche”.

Che non si tratti di un intervento per spedire l’opera ai quattro angoli del globo, ma si tratti di un restauro per sopperire ad alcuni problemi conservativi, lo aveva già specificato il museo dopo i risultati delle analisi: il mosaico, in particolare, presenta distacchi di tessere, lesioni, rigonfiamenti e abbassamenti della superficie (specialmente nella zona centrale destra, fortemente ribassata, e lungo i bordi, che invece presentano diffusis rigonfiamenti). L’opera presenta inoltre fratture e una lesione che era già stata velinata durante precedenti restauri. Il mosaico, del resto, è un “sorvegliato speciale”, si potrebbe dire con un’espressione impropria ma che rende bene l’idea: solo negli ultimi anni è stato oggetto di due indagini diagnostiche (una condotta nel 2015 dal CNR di Pisa e Iperion e una nel 2018 dal CNR e dall’Università del Molise) che hanno avuto lo scopo di documentare lo stato di conservazione dell’opera. Le analisi hanno evidenziato la necessità di procedere con gli interventi di manutenzione (e un’ulteriore campagna diagnostica, condotta dall’Università del Molise e dal CRACS dell’Università Federico II di Napoli, è partita poco prima dell’avvio dell’intervento: era necessaria per prepararlo), senza considerare che il museo ha anche manifestato l’esigenza di migliorare le condizioni di lettura organica del mosaico della Battaglia di Isso.

Nell’immagine, un dettaglio del mosaico

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