Recuperato in Austria dipinto di Artemisia Gentileschi esportato illegalmente dall'Italia


È stato recuperato in Austria un dipinto di Artemisia Gentileschi, la Caritas Romana, presentato per la prima volta nel 2018: secondo l’accusa, i proprietari lo avevano fatto uscire illegalmente dall’Italia dichiarando un valore molto più modesto per facilitare l’espo

Rientra in Italia un’importante opera di Artemisia Gentileschi che era stata esportata illegalmente nel 2019: si tratta della Caritas Romana (Storia di Cimone e Pero), risalente all’ultimo periodo della carriera della pittrice (fu realizzata attorno al 1643-1644), e già conservata presso il Castello Marchione di Conversano (Bari). Tre anni fa, secondo l’accusa rivolta verso due persone, indagate per truffa ed esportazione illecita di beni culturali, l’opera venne presentata tramite un’agenzia di intermediazione all’Ufficio Esportazione di Genova, ridimensionando la questione dell’attribuzione ad Artemisia Gentileschi e tacendo il vincolo pertinenziale al Castello di Conversano, al fine di sottostimare il valore del quadro e facilitare dunque la sua uscita, ottenendo un attestato di libera circolazione.

I proprietari erano dunque riusciti così a far uscire il quadro e lo avevano affidato a un’importante casa d’aste austriaca per venderlo. L’opera, tuttavia, è di grande importanza poiché si inserisce all’interno di uno dei capitoli più interessanti della storia dell’arte in Puglia nell’età moderna, incentrata sulla figura del conte di Conversano e duca di Nardò Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona e di sua moglie Isabella Filomarino della Rocca. Furono committenti, collezionisti e promotori di nuovi cantieri artistici con l’ambizione di creare una signoria autonoma, allontanandosi da Napoli e scegliendo proprio Conversano. La Caritas apparteneva proprio alla collezione di Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona. Non si trattava certo di un dipinto sconosciuto: reso noto nel 2018, era stato presentato proprio a Conversano durante una mostra curata da Viviana Farina e Giacomo Lanzillotta dedicata alla raccolta di Giangirolamo II.

Il dipinto è stato presentato ieri mattina a Bari, a Palazzo Simi, durante una conferenza stampa con le autorità che ne hanno consentito il rientro, grazie ad un lavoro sinergico tra più enti. Erano presenti il Procuratore della Repubblica di Bari, dott. Roberto Rossi, il Procuratore Aggiunto, dott. Alessio Coccioli, il Sostituto Procuratore, dott. Baldo Pisani, la Soprintendente Archeologia belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bari, arch. Giovanna Cacudi, la già Dirigente della DG ABAP-Servizio IV del MiC, dott.ssa Beatrice Bentivoglio Ravasio, il Comandante del Gruppo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) di Roma, Ten. Col. Alfio Gullotta, e il Comandante del Nucleo TPC di Bari, Ten. Col. Giovanni Di Bella.

“Poter oggi mostrare presso la sede della Soprintendenza il dipinto di Artemisia è stato per noi motivo di onore e al contempo orgoglio”, fa sapere la Soprintendenza. “Le attività investigative e culturali condotte e tuttora in corso hanno consentito infatti di restituire al territorio italiano, pugliese e alle sue comunità un tassello di quel patrimonio culturale che difendiamo quotidianamente per preservarlo, conoscerlo più approfonditamente e consegnarlo alle future generazioni. Più che mai oggi, nel trentennale dell’attentato a Paolo Borsellino, vogliamo ricordare le parole di Peppino Impastato con le quali il Procuratore della Repubblica di Bari ha dato avvio alla conferenza stampa: ’bisognerebbe educare la gente alla bellezza perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione, ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore’”.

Recuperato in Austria dipinto di Artemisia Gentileschi esportato illegalmente dall'Italia
Recuperato in Austria dipinto di Artemisia Gentileschi esportato illegalmente dall'Italia


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