Il mosaico con scena erotica che era stato riconsegnato nel luglio del 2025 al Parco archeologico di Pompei non proveniva in realtà dall’area vesuviana, ma da una villa romana nelle Marche. La provenienza è stata confermata da studi successivi condotti dal Parco archeologico in collaborazione con l’Università del Sannio.
La storia del reperto ha origine quando un Capitano della Wehrmacht, addetto alla catena dei rifornimenti militari in Italia durante la seconda guerra mondiale, lo donò a un cittadino tedesco, suo amico. In seguito, gli eredi del destinatario del dono hanno scelto di restituire il mosaico allo Stato italiano.
Poiché inizialmente non erano disponibili informazioni precise sulla sua origine, il Ministero della Cultura aveva deciso di affidarlo al Parco archeologico di Pompei (qui la notizia della restituzione a Pompei nel 2025), ritenendo plausibile tale destinazione dato che mosaici con caratteristiche tecniche e stilistiche simili sono documentati nell’area vesuviana. Tuttavia, un’indagine più approfondita avviata dal Parco ha portato a una scoperta inattesa: il mosaico non era collegato a Pompei. Le analisi archeometriche, realizzate in collaborazione con il Dipartimento di Scienze e Tecnologie dell’Università del Sannio, indicano infatti che l’opera sarebbe stata prodotta nel Lazio e successivamente diffusa su un mercato di scala sovraregionale. Inoltre, un incontro fortuito avvenuto durante la presentazione del 2025 con Giulia D’Angelo, archeologa originaria delle Marche e coautrice dell’articolo pubblicato oggi sull’E-journal di Pompei, ha permesso di chiarire definitivamente la provenienza del manufatto. Il mosaico, infatti, proviene da una villa romana situata a Rocca di Morro, frazione del comune di Folignano, nelle Marche, dove la sua presenza è attestata già alla fine del XVIII secolo.
La memoria di questo reperto riaffiora anche nelle opere del pittore e archeologo ascolano Giulio Gabrielli (1832-1910), che lo riprodusse in un taccuino manoscritto databile intorno al 1868 e oggi conservato presso la Biblioteca Comunale di Ascoli Piceno. Accanto al disegno, Gabrielli inserì alcune annotazioni relative al soggetto e al luogo del ritrovamento. L’autore interpretò la scena come quella di un uomo che “offre colla d[estra] una borsa di danaro… ad una bella donna che mezza ignuda gli sta davanti”, e suggerì come titolo Il congedo di un’etera, specificando inoltre che il reperto “venisse trovato in un podere della famiglia Malaspina a Rocca di Morro”.
"La ricostruzione della vicenda di questo mosaico dimostra come la tutela del patrimonio culturale non si esaurisca nel recupero materiale dell’opera, ma prosegue con lo studio rigoroso, la verifica scientifica e la restituzione della verità storica. Il lavoro congiunto del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, dei funzionari del Ministero della Cultura, del Parco archeologico di Pompei e delle Università coinvolte ha consentito di ricollocare correttamente il mosaico nel suo contesto originario, una villa romana nelle Marche. Ogni bene trafugato e riportato in Italia rappresenta un frammento della nostra identità che torna alla collettività”, ha dichiarato il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli.
“Grande lavoro di squadra, ricostruire la storia è team work e questo è un esempio di come la dedizione, la professionalità e la passione portano a scoperte inattese non solo a Pompei, ma anche in siti meno noti ma non meno importanti per comprendere e valorizzare il patrimonio classico in tutta la penisola”, dichiara il Direttore del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel. “Grazie alle ultime ricerche emerge una produzione specializzata laziale che esporta mosaici preziosi, realizzati presumibilmente in notevoli quantità, in territori come le Marche, Campania e Puglia; una scoperta di grande interesse non solo per la storia dell’arte romana, ma anche per la storia economica del mondo romano”.
“Questa vicenda restituisce a Folignano un frammento prezioso della propria memoria e rafforza il legame profondo tra la nostra comunità e la sua storia più antica”, ha affermato il sindaco di Folignano, Matteo Terrani. “Il fatto che l’opera provenga da una villa romana di Rocca di Morro dà nuovo valore a un luogo simbolico che è parte fondamentale della nostra identità. Come amministrazione stiamo lavorando, insieme ad appassionati e volontari, per promuovere iniziative di valorizzazione del sito. Nelle prossime settimane ci recheremo a Pompei per poter visionare il mosaico e incontrare il direttore del Parco archeologico Gabriel Zuchtriegel, che ringrazio per la disponibilità e la professionalità, con l’obiettivo di avviare un dialogo costruttivo e nuove prospettive di collaborazione”.
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