Unesco, ultimatum all'Italia: basta (sul serio) con le grandi navi, o Venezia va in black list


L'Unesco lancia un ultimatum all'Italia: allontanare sul serio le grandi navi da San Marco, oppure Venezia sarà inserita nell'elenco dei Patrimoni Mondiali in Pericolo. Ovvero, un possibile preludio alla cancellazione dal Patrimonio Mondiale dell'Umanità.

Questa volta l’Unesco fa sul serio: l’alta organizzazione delle Nazioni Unite per la cultura ha infatti messo l’Italia di fronte a un aut aut, imponendo uno stop alle grandi navi una volta per tutte. Quindi uno stop che sia serio ed effettivo, e non teorico come quello che è stato imposto dal governo Draghi, che lo ha sancito per legge, ma non è ancora in vigore perché non si è ancora trovato un punto d’attracco per le navi, per i motivi che abbiamo illustrato su queste pagine. Altrimenti, il rischio concreto è che Venezia finisca nell’elenco dei Patrimoni Mondiali dell’Umanità in Pericolo, una sorta di black list dei siti minacciati, che potrebbe costituire anche il possibile preludio alla cancellazione dall’elenco Unesco.

Il parere dell’Unesco su Venezia è contenuto nel report State of conservation of properties inscribed on the World Heritage List: il caso sarà ulteriormente discusso nella 44^ sessione del World Heritage Committee, il Comitato del Patrimonio Mondiale dell’Umanità, che si riunirà a Fuzhou in Cina dal 16 al 31 luglio 2021. Durante la riunione, si deciderà se iscrivere Venezia alla lista dei siti minacciati. “Anche se esiste per legge un divieto d’ingresso nella laguna di Venezia per le navi sopra le 40.000 tonnellate”, si legge nel report, “questo non ha un effetto pratico, perché non esistono alternative per l’attracco delle grandi navi”. Il documento ricorda che l’Italia dovrebbe “continuare a cercare una soluzione a lungo termine con grande urgenza, dando la priorità al divieto d’ingresso delle grandi navi nella laguna e preferibilmente dirottandole su porti più adatti nella regione”.

Ma non finisce qui, ci sono anche altri fattori che minacciano l’Outstanding Universal Value (“OUV”, ovvero l’eccezionale valore universale che garantisce l’iscrizione di un sito all’elenco dei Patrimoni Mondiali dell’Umanità): l’overtourism che, anche se calato durante la pandemia di Covid-19, “ha sottolineato la necessità di una gestione del turismo più sostenibile e lo sviluppo di una base economica diversa per il futuro del sito e dei suoi abitanti”; lo spopolamento di Venezia e degli altri centri storici della laguna; le attività industriali sulla laguna che dovrebbero essere “gestite secondo un approccio più sostenibile”, e inoltre “tutte le attività che hanno un effetto dannoso sull’ecosistema del sito dovrebbero essere eliminate sul lungo termine”; e poi ancora lo sviluppo urbano della terraferma, con diversi interventi impattanti, alcuni dei quali elencati nel report.

“Benché siano stati fatti progressi su molte questioni segnalate dal Comitato”, si legge infine nel report, “alcuni problemi fondamentali rimangono irrisolti. Questi ultimi continuano a lanciare significative minacce cumulative all’OUV del sito e includono, nello specifico, il complesso impatto del turismo di massa, la costante decrescita della popolazione e le lacune di base nella governance e nella gestione del sito che hanno portato a una significativa perdita di autenticità storica a Venezia e negli altri centri storici della laguna. Tutto ciò risulta in effetti nocivi alle caratteristiche intrinseche del sito e mette in potenziale pericolo il suo OUV e gli elementi che sostengono l’OUV. [...] La risoluzione di questi problemi di lunga durata è ostacolata dalla mancanza di visione e dalla scarsa efficienza nella gestione integrata su tutti i livelli. Questi fattori garantiscono l’iscrizione del sito nella Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo”.

Al momento, soltanto tre siti in Europa sono nella lista del Patrimonio in Pericolo: il centro storico di Vienna (a causa dello sviluppo urbano impattante), i monumenti medievali del Kosovo (per la mancanza di una legislazione di tutela, per insicurezza e instabilità) e la città marittima di Liverpool (per i progetti che riguardano la parte storica del porto, che potrebbero cambiarne il volto). L’iscrizione di Venezia nell’elenco sarebbe una vergogna per l’Italia. Ed esistono già casi di siti che sono stati eliminati dal Patrimonio Mondiale dell’Umanità: può valere l’esempio della Valle dell’Elba, in Germania, inserita nel 2004 e cancellata nel 2009 a causa della costruzione di un ponte ritenuto eccessivamente impattante sull’integrità del paesaggio.

Il ministro della cultura, Dario Franceschini, per il momento incassa il colpo: “Purtroppo la decisione dell’Unesco”, ha detto, “è nell’aria da tempo. È l’annuncio di una possibile decisione del Comitato Mondiale di metà luglio riguardo l’inserimento di Venezia nella lista del patrimonio in pericolo. Sarebbe una cosa molto grave per il nostro Paese. Credo che non ci sia più tempo per esitare. Abbiamo già fatto un passo importante con l’ultimo decreto legge sulla destinazione definitiva dell’approdo delle grandi navi fuori laguna. Adesso ritengo che vada fatto qualcosa di più, come impedire da subito il passaggio delle grandi navi nel Canale della Giudecca”.

Foto: nave da crociera nel bacino di San Marco. Foto di Wolfgang Moroder

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