Mangiare un’opera d’arte per protesta. È quanto accaduto a Fairbanks, in Alaska, dove uno studente della University of Alaska Fairbanks, Graham Granger, è stato arrestato lo scorso 13 gennaio mentre era intento a “strappare opere d’arte dalle pareti e a mangiarle durante una presunta protesta”, secondo quanto riportato dal dipartimento di polizia che ha sede proprio nella UAF. Granger, stando a quanto riporta un articolo firmato da Lizzy Hahn su The Sun Star, il giornale degli studenti dell’ateneo americano, è stato colto mentre masticava e sputava immagini appese al muro. L’opera che lo studente ha voluto degustare era stata realizzata da uno studente del Master of Fine Arts, Nick Dwyer, che per il suo lavoro ha adoperato l’intelligenza artificiale. Granger ha affermato di aver distrutto l’opera d’arte proprio perché era stata generata dall’intelligenza artificiale, secondo il rapporto della polizia universitaria. La polizia ha stimato che almeno 57 delle 160 immagini appese al muro siano state rovinate, e di conseguenza lo studente è stato arrestato con l’accusa di danneggiamento e portato al Fairbanks Correctional Center, il carcere della città, la seconda più grande dell’Alaska, poco più di trentamila abitanti nel centro dello Stato.
Dwyer ha affermato di aver iniziato a utilizzare l’intelligenza artificiale nella sua arte intorno verso il 2017-2018, ma prima di allora aveva sempre realizzato opere senza usare tecniche di IA. Il suo lavoro, spiegava nella presentazione della mostra, “esplora l’identità, la creazione narrativa dei personaggi e la creazione di falsi ricordi di relazioni in un ruolo interattivo, creati digitalmente prima, durante e dopo uno stato di psicosi da intelligenza artificiale”. L’opera si intitola proprio Shadow Searching: ChatGPT psychosis e consiste in una serie di finte polaroid generate dell’IA. Dwyer ha spiegato a The Sun Star di essere caduto lui stesso nella psicosi da intelligenza artificiale dopo aver lavorato con questi strumenti per molti anni, e ha detto che “questo evidenzia e incarna una tendenza crescente che può essere pericolosa o imprevedibile, a cui non si è immuni. Quando crei arte, diventi vulnerabile e quindi l’opera d’arte è vulnerabile e questo è qualcosa che la fa sembrare più viva, più reale o presente”.
L’udienza in tribunale per lo studente che ha distrutto l’opera del suo collega è in programma per domani, martedì 20 gennaio. La mostra, intitolata This is not awful, ha presentato al pubblico lavori di alcuni studenti dell’ateneo statunitense: Sarah Dexter, Nick Dwyer, Amy Edler, Iris Sutton e Matthew Wooller. Obiettivo della rassegna, celebrare la sperimentazione, la curiosità e le voci creative più audaci tra gli studenti.
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