USA restituiscono all'Italia 200 oggetti antichi, alcuni dei quali molto rari


Gli Stati Uniti restituiscono all’Italia 200 reperti antichi, alcuni dei quali molto rari e preziosi: provenienti da traffici illeciti, molti di essi erano conservati in musei americani, tra i quali il Getty di Los Angeles.

Dagli Stati Uniti tornano in Italia duecento oggetti antichi che erano stati esportati in maniera illegale oltreoceano. La restituzione dell’ingente quantitativo di reperti antichi, per un valore stimato di 10 milioni di dollari, è stato annunciato mercoledì da Cy Vance, procuratore distrettuale di Manhattan, che ha simbolicamtne riconsegnato le antichità all’Italia durante una cerimonia alla presenza del Console Generale d’Italia, Fabrizio Di Michele, del comandante del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, generale Roberto Riccardi, e del vice agente speciale incaricato per le indagini sulla sicurezza interna degli Stati Uniti, Erik Rosenblatt.

Gran parte dei reperti (circa 150) sono stati confiscati a Edoardo Almagià, antiquario che in passato risiedeva a New York (ha lasciato la città americana nel 2003 e oggi vive a Roma), e che adesso è sospettato di essere un trafficante. Secondo l’accusa, Almagià avrebbe incaricato diversi tombaroli di saccheggiare manufatti provenienti da diverse aree d’Italia, comprese le regioni meridionali e centrali del paese, la Sicilia e la Sardegna. Almagià avrebbe poi utilizzato una “rete di studiosi, direttori e curatori dei più importanti musei internazionali”, spiega la procura distrettuale di Manhattan, “per collocare oggetti trafugati, secondo quanto accertato da un perito adottato da un tribunale italiano”. A oggi, la procura distrettuale ha emanato 18 ordini di sequestro nei confronti di Almagià, che hanno portato alla consifca dei circa 150 oggetti.

Secondo gli atti del tribunale depositati nell’inchiesta, Almagià avrebbe tenuto un libro mastro, identificato come “Libro verde”, in cui elencava molte delle antichità che vendeva, il prezzo che avrebbe pagato al tombarolo per ogni reperto, il prezzo realizzato e talvolta anche l’acquirente. Il libro mastro completo contiene le voci di quasi 1.700 antichità saccheggiate che, secondo l’accusa, Almagià avrebbe acquistato dai tombaroli in Italia e poi venduto negli Stati Uniti. “Le prove disponibili”, si legge ancora nella nota della procura distrettuale di Manhattan, “rivelano che Almagià dimostrava un candore sorprendente nei riguardi della sua clientela circa i modi con cui si riforniva al mercato nero di antichità saccheggiate. Ad esempio, per informarli degli oggetti che avrebbe presto potuto mettere in vendita, forniva ai clienti i dettagli degli scavi clandestini e illegali in corso”. Almagià era stato indagato anche in Italia: i pubblici ministeri italiani, nel 2006, lo avevano infatti accusato di crimini contro il patrimonio culturale italiano, e in particolare l’accusa era quella di ricettazione, esportazione illegale di beni e partecipazione a un’associazione a delinquere finalizzata al traffico di tali beni. Alla fine, tuttavia, le accuse erano cadute a causa della prescrizione. Tuttavia, nel 2013, il presidente del Tribunale Ordinario di Roma ha disposto la confisca delle antichità di Almagià già sequestrate a New York e Napoli, nonché di quelle non ancora rinvenute. Il presidente ha descritto Almagià come persona che ha “contribuito a quello che è stato uno dei più grandi saccheggi del patrimonio culturale italiano per quantità di refurtiva” e ha aggiunto che lui e i suoi complici hanno “strappato pagine dal libro della storia dell’Italia”. Adesso Almagià rimane in libertà in Italia, da vedere se gli Stati Uniti chiederanno l’estradizione.

I pezzi includono novantasei reperti (valore stimato di 1,8 milioni di dollari) sequestrati al Fordham Museum of Greek, Etruscan, and Roman Art il 28 maggio 2021, tra cui 26 opere di ceramica antica che vanno dai crateri a volute apuli (grandi, recipienti a imboccatura usati per diluire il vino con l’acqua durante banchetti e simposi) ad antiche anfore romane, e poi un cratere del 330 a.C. del valore di 100.000 dollari, nonché una Hydria del V secolo a.C., del valore di 150.000 dollari (tutti i novantasei pezzi, tranne due, hanno legami con Almagià). Alla Merrin Gallery di New York è stata invece sequestrata una testa di una fanciull del IV secolo a.C. e del valore di 100.000 dollari. C’è poi un pithos con la figura di Ulisse, del VII secolo a.C. e del valore di 200.000 dollari, sequestrato al J. Paul Getty Museum di Los Angeles il 2 aprile 2021, altro oggetto (assieme ad altri sei sequestrati sempre al Gettu Museum) legato ad Almagià.

“Per anni prestigiosi musei e collezionisti privati negli Stati Uniti hanno messo in mostra questi tesori storici italiani, anche se la loro stessa presenza in America ha costituito una prova di crimini contro il patrimonio culturale”, ha affermato il procuratore distrettuale Vance. “Il rimpatrio di questa straordinaria collezione di arte antica inizia ad affrontare alcuni dei danni causati dai trafficanti e mostra la necessità per tutti i collezionisti e i galleristi di eseguire la dovuta diligenza e garantire che i pezzi acquistati siano stati acquisiti legalmente. Sono onorato di restituire questi 200 pezzi al popolo italiano, il nostro più grande trasferimento di antichità a questa illustre nazione”.

“I saccheggiatori e i contrabbandieri organizzati di manufatti e antichità illeciti sono indifferenti a cosa significhi ’inestimabile’ e continuano a saccheggiare e sfruttare il patrimonio culturale mondiale a scopo di lucro”, ha affermato Erik Rosenblatt. “L’ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan e le indagini sulla sicurezza interna guidano la lotta globale contro le organizzazioni criminali transnazionali che hanno chiaramente torto a credere di poter operare impunemente a New York. Oggi abbiamo il privilegio di inviare a casa 200 pezzi di storia rubata al governo italiano e continueremo a sfruttare questo slancio per ritenere i trafficanti responsabili e smantellare queste organizzazioni senza scrupoli, guidate dall’avidità”.

“È motivo di grande soddisfazione vedere anni di cooperazione bilaterale tra le autorità italiane e americane, e in particolare tra la Procura distrettuale di Manhattan, le Investigazioni per la sicurezza interna e i Carabinieri, che hanno portato al ritorno in Italia di centinaia di preziose antichità”, ha affermato il Console Generale d’Italia Fabrizio Di Michele. “Abbiamo selezionato alcuni di questi manufatti per una mostra speciale al Consolato Generale e all’Istituto Italiano di Cultura, al fine di mettere a disposizione del pubblico di New York alcuni di questi capolavori, trafugati o trafugati in passato in Italia, prima della loro consegna al nostro Ministero della Cultura”.

Nell’immagine, un dettaglio dell’hydria sequestrata al Fordham Museum.

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