USA, vogliono fondere statua di Robert Lee del 1924 per fare opera nuova


Da Charlottesville negli USA una proposta che in Italia sarebbe per molti inconcepibile: un centro culturale a cui è stato donato un monumento in bronzo di Robert Lee del 1924 propone di fondere la statua per crearne una nuova, inclusiva, col bronzo ricavato.

Per molti, almeno qui in Italia, sarebbe inconcepibile la proposta che, negli USA, è stata lanciata (e presa molto sul serio) per il monumento a Robert E. Lee di Charlottesville (da non confondere con quello di Richmond, che è diventato uno dei simboli della protesta del movimento Black Lives Matter nell’estate del 2020). È stato infatti proposto di fondere il monumento in bronzo per creare una nuova opera d’arte con il materiale che ne verrà ricavato. Prima di arrivarci occorre però andare per ordine: il monumento a Robert E. Lee, comandante in capo delle forze confederate durante la guerra civile americana (una delle maggiori figure dell’esercito sudista), è un’opera realizzata tra il 1917 e il 1924, prima da Henry Shrady (New York, 1871 - 1922), che la lasciò incompiuta in quanto scomparve prima di finirla, e poi dal bolognese Leo Lentelli (Bologna, 1879 - Roma, 1961), che terminò la scultura nel 1924 (fu inaugurata il 21 maggio di quell’anno). L’opera fu commissionata dal filantropo locale Goodloe McIntire che volle installarla in un parco da lui fondato (l’attuale Lee Park) per poi donarlo alal città. Nel 1996 l’opera era stata inserita tra i “Landmark” della Virginia (ovvero i monumenti più importanti dello Stato), mentre nel 1997 era divenuta parte del National Register of Historic Places.

Le prime contestazioni contro il monumento (gli Stati del sud, all’epoca della guerra civile, erano contrari all’abolizione della schiavitù, e dunque le raffigurazioni dei personaggi legati alle forze sudiste sono viste come simboli dello schiavismo) si registrarono nel 2016, quando il vicesindaco di Charlottesville chiese al consiglio comunale di rimuovere l’opera e di cambiare il nome del parco in cui si trova (Lee Park, appunto), affermando che il monumento è irrispettoso nei confronti di una parte della comunità cittadina. Si arrivò dunque al febbraio del 2017, con una votazione in cui la maggioranza del consiglio comunale si espresse a favore della rimozione della statua (ne nacque poi un contenzioso legale sollevato dai contrari, terminato nella primavera del 2021 con la decisione della Corte Suprema della Virginia che emesso una sentenza favorevole alla rimozione). Il monumento è diventato oggetto di forti proteste a seguito delle violenze originatesi dopo i disordini di Charlottesville del 2017 e poi ancora durante le proteste del Black Lives Matter del 2020. Infine, il 10 luglio del 2021, la statua è stata alla fine rimossa dal suo basamento. “Rimuovere la statua”, ha affermato la sindaca Nikuyah Walker, “è un piccolo passo verso l’obiettivo di aiutare Charlottesville, la Virginia e l’America a lottare contro chi è disposto a distruggere i neri per guadagno economico”. La statua è stata sistemata nei depositi comunali e infine, martedì scorso, il consiglio cittadino ha deciso di donarla al Jefferson School African American Heritage Center, un locale centro culturale afroamericano, che vorrebbe però fonderla e usare il bronzo ottenuto per creare una nuova opera pubblica, come riporta il New York Times.

Molti istituti peraltro si erano fatti avanti, nei confronti dell’amministrazione comunale di Charlottesville, per chiedere l’opera. Tra gli altri, lo Statuary Park di Gettysburg in Pennsylvania, il centro LAXART di Los Angeles che ha chiesto l’opera al fine di poterla utilizzare come base per una nuova opera d’arte contemporanea che sarà esposta in una mostra a cura di Hamza Walker e Kara Walker, e anche un privato, Frederick Gierisch, che ha offerto diecimila dollari al Comune di Charlottesville per poter installare la statua di Robert Lee e un altro monumento rimosso, quello del generale confederato Stonewall Jackson, nel proprio ranch in Texas. Offerta economica anche da parte della Ratcliffe Foundation di Russell, in Virginia, che ha messo sul piatto cinquantamila dollari per entrambe le sculture, più le basi.

Per fondere la statua e crearne una nuova, che dovrà essere inclusiva secondo i promotori dell’iniziativa, è stata anche lanciata una campagna di crowdfunding su Indiegogo, che a oggi ha già raccolto quasi 18mila euro (su un obiettivo di circa 440mila). “Aiutaci a trasformare un simbolo nazionale della supremazia bianca in una nuova opera d’arte che rifletterà la giustizia e l’inclusione razziali”, si legge nella presentazione della campagna. L’idea, che i promotori definiscono “innovativa”, è quella di “fondere la statua di Robert E. Lee che un tempo si trovava in uno dei parchi pubblici di Charlottesville e utilizzare il bronzo per realizzare una nuova opera d’arte pubblica. La trasformazione artistica sarà informata da un processo di coinvolgimento della comunità di sei mesi in cui i residenti di Charlottesville possono partecipare a forum per aiutare a determinare come il valore sociale dell’inclusione possa essere rappresentato attraverso l’arte e lo spazio pubblico. Incaricheremo quindi un artista di importanza nazionale di lavorare con la nostra comunità per progettare e creare una nuova arte scultorea in bronzo che esporremo pubblicamente a Charlottesville entro il 2026”. I promotori stimano che in tutto l’operazione costerà 1,1 milioni di dollari, 590.000 dei quali sarebbero già stati raccolti. Le risorse serviranno per: “il trasporto della statua in una fonderia e la sua trasformazione in lingotti di bronzo; un processo di coinvolgimento della comunità di sei mesi guidato dall’Institute for Engagement + Negotiation della UVA; l’incarico a un artista riconosciuto a livello nazionale di lavorare con la comunità nella progettazione e creazione di una nuova opera d’arte; una posizione di project manager stipendiato presso la JSAAHC per supervisionare il progetto”.

Alla base di tutto ciò, spiegano i promotori, c’è l’idea di voler “offrire a Charlottesville e alla nazione la possibilità di trasformare il nostro trauma in una rinascita attraverso l’arte. Speriamo che questo processo possa diventare un modello per altre comunità, con la speranza di guarire dalla violenza razziale”. Al momento non si sa dove verrà messa la nuova opera, né che forma avrà. L’intento del Jefferson School African American Heritage Center è quello di donare la nuova opera alla città di Charlottesville, ma ha già fatto sapere che, in caso di rifiuto, verrà trovata una collocazione fuori dall’area cittadina. “Il nostro obiettivo”, ha dichiarato Andrea Douglas, direttrice del centro culturale, in un’intervista al giornale locale Charlottesville Tomorrow, “non è distruggere un oggetto, ma è di trasformarlo. È utilizzare la stessa materia prima della sua creazione originale e creare qualcosa che sia più rappresentativo dei presunti valori democratici di questa comunità, capace di includere meglio quelle voci che nel 1920 non avevano alcuna capacità di impegnarsi nel processo artistico. Speriamo anche che coloro che credono che queste statue siano importanti per il loro patrimonio partecipino a un processo che includa anche quelle voci. Quello che vogliamo è un processo guidato da questa comunità”. Addirittura, Douglas fa un paragone con ciò che accadeva in tempo di guerra: “Gli oggetti sono sempre stati usati, soprattutto in tempo di guerra, per fare campane, o per fare cannoni, o per fare qualsiasi altra cosa. Quindi, anche nel contesto della produzione artistica, la nozione di riutilizzo delle materie prime non è antitetica al processo. Gli artisti riutilizzano continuamente”.

“Considerare questi oggetti come rari e quindi impossibili da disfarsene in questo modo”, ha poi concluso Douglas, “in realtà non risponde nemmeno all’idea di fare arte in sé e per sé, poiché è tutta questione di evoluzione e sperimentazione, e risposta agli spazi culturali. Quello che stiamo facendo nel contesto della pratica complessiva non è fuori dai limiti. Non è una cosa scioccante”. La sindaca per adesso non ha rilasciato commenti in merito ma, riporta sempre Charlottesville Tomorrow, avrebbe detto che “l’idea suona emozionante”. Di sicuro, è un’idea non facile e che farà molto discutere.

Immagine: il monumento nel 2009. Foto Cville Dog

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