Verona, scontro tra la Soprintendenza e i Kiss: il concerto all'Arena rischia di saltare


Rischia di saltare l’ultimo concerto della carriera dei Kiss in Italia, in programma all’Arena di Verona lunedì 11 luglio: il soprintendente Vincenzo Tinè si oppone infatti all’uso dei fuochi d’artificio nell’Arena.

Rischia di saltare l’ultimo concerto della carriera dei Kiss in Italia. Lunedì 11 luglio è infatti in programma all’arena di Verona la seconda e ultima tappa italiana di End of the Road World Tour, il tour mondiale che chiuderà la pluridecennale carriera del gruppo rock statunitense, cominciato nel 2019 in Canada (nel mese di luglio di quell’anno si era tenuta la prima tappa italiana, all’ippodromo di Milano), interrotto nel 2020 causa pandemia e ripreso ad agosto 2021, e con conclusione prevista il 7 ottobre 2022 a Sacramento, in California. Il soprintendente di Verona, Vincenzo Tinè, ha infatti espresso la sua contrarietà all’uso di fuochi d’artificio e fumogeni, marchio di fabbrica del gruppo formato da Paul Stanley, Gene Simmons, Eric Singer e Tommy Thayer, all’interno dell’Arena. Il soprintendente Vincenzo Tinè si è infatti opposto all’uso dei giochi pirotecnici per ragioni di sicurezza, anche se si apprende oggi da L’Arena che non sono ancora state sciolte le riserve e che la decisione arriverà solo il giorno del concerto. Come non si usano fuochi al Colosseo e a Pompei, lo stesso dovrebbe valere per l’Arena di Verona: questa la linea di Tinè, che non è contrario al concerto in sé, ma solo all’uso dei fuochi. Il management del gruppo ha però fatto sapere che in caso di divieto di utilizzo dei fuochi, i Kiss potrebbero non suonare: significherebbe infatti snaturare lo spettacolo

Una decisione che ha fatto molto discutere: Roberto De Luca, il responsabile di Live Nation Italia (l’azienda che organizza la data), ha ricordato che i Kiss si esibirono già in altre due occasioni all’Arena ed entrambe le volte fecero utilizzo di fuochi d’artificio: “Mi sembra ci sia una tempesta in un bicchiere d’acqua, nel 2008 e nel 2015”, ha dichiarato, “i Kiss utilizzarono gli stessi effetti, ne più ne meno. Sono sorpreso, il soprintendente Tinè non porta argomentazioni tecniche. Parla di preservare le pietre e non certo di sicurezza delle persone”. Per cercare di ovviare al problema, ieri sera si è tenuto anche un incontro tra Tinè e il nuovo sindaco di Verona, Damiano Tommasi, che però ha rinviato tutte le decisioni a lunedì. Tinè lamenta il fatto di aver ricevuto i dettagli tecnici all’ultimo minuto e di essersi dunque trovato costretto a non poter agire per tempo immaginando una soluzione condivisa.

Secondo il soprintendente, finora si è sempre agito in deroga e il caso Kiss potrebbe essere il benvenuto per stabilire finalmente le regole d’ingaggio per l’Arena: “Ben vengano se grazie a loro”, ha dichiarato il soprintendente, “si arriverà finalmente a un chiarimento ottenendo un risultato che alzi il livello della discussione, anziché dover procedere all’ennesima deroga”. Gli spettacoli all’Arena sono infatti regolati da un accordo tra Comune (che è il proprietario del monumento) e Ministero della Cultura (cui fa capo la Soprintendenza), risalente al 2013: un accordo che però, spiega Tinè, è sempre stato derogato, e che sarebbe opportuno riscrivere: “serve una linea forte, chiara e drastica”, sottolinea Tinè, “non decisa alla giornata, segno di una scarsa attenzione strategica”. Il problema infatti non riguarda soltanto il concerto dei Kiss: se dal nuovo accordo tra Comune e Ministero prevarrà la linea dura, potrebbero saltare molti altri concerti che prevedono l’uso di fuochi d’artificio, oltre alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Milano-Cortina del 2026 e quella di apertura delle Paralimpiadi dello stesso anno.

Tommasi, che nei giorni scorsi è stato anche incalzato dall’ex sindaco Flavio Tosi (“Tommasi abbia uno scatto di coraggio e fermi i no ideologici della Soprintendenza”, ha dichiarato Tosi a L’Arena, “con i no Verona rischia di perdere la grande musica e i migliori artisti internazionali”), ha fatto sapere che, in attesa della risposta ufficiale da parte della Soprintendenza prevista per lunedì, si può sperare per un buon esito della vicenda. I fan dei Kiss, insomma, aspetteranno fino all’ultimo un concerto molto travagliato, che era in programma per l’estate 2020, poi venne rinviato a quella del 2021 per motivi legati al Covid, poi per le stesse ragioni posticipato ancora al 2022. Adesso questa nuova tegola, stigmatizzata anche da Pierdaniele Friscira, presidente nazionale di Sinop - Sindacato nazionale operatori pirotecnici, secondo cui “in un periodo difficilissimo per il nostro settore, ancora pesantemente provato dai divieti posti in essere durante la pandemia Covid, quest’episodio non fa che danneggiarci ulteriormente”. A rischiare non sono infatti soltanto gli spettatori (che giungeranno da molte parti d’Italia col rischio di non vedere alcunché se la soprintendenza rimarrà ferma e gli organizzatori del concerto pure: il concerto, peraltro, è andato soldout e si attendono all’Arena più di diecimila persone), ma anche i lavoratori, dal momento che i gruppi in concerto che fanno uso di fuochi d’artificio si avvalgono sempre di maestranze locali. Infine, spunta l’ipotesi Villafranca di Verona: il sindaco della cittadina, Roberto Luca Dall’Oca, si è infatti offerto di mettere a disposizione il Castello Scaligero per ospitare il concerto qualora lo spettacolo all’Arena dovesse saltare. Il Castello di Villafranca, infatti, ha la capacità per contenere il pubblico dell’Arena e ha già dato spettacoli con fuochi d’artificio.

Nella foto: il concerto dei Kiss all’Arena di Verona del 2015.

Verona, scontro tra la Soprintendenza e i Kiss: il concerto all'Arena rischia di saltare
Verona, scontro tra la Soprintendenza e i Kiss: il concerto all'Arena rischia di saltare


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