Gli Uffizi Diffusi fanno tornare a casa dopo quasi 200 anni il Trittico di Nicolas Froment


La pala d’altare raffigurante le Storie di Lazzaro, Marta e Maria, realizzata dal pittore francese del Quattrocento Nicolas Froment, ora nella collezione degli Uffizi, torna nella sua chiesa, quella del monastero di Bosco ai Frati a San Piero a Sieve (Firenze).

Dopo quasi duecento anni, la pala d’altare con le Storie di Lazzaro, Marta e Maria che in antico si trovava nella chiesa del monastero di Bosco ai Frati a San Piero a Sieve (Firenze) e che oggi è custodita nelle collezioni degli Uffizi, fa ritorno ’a casa’ grazie agli Uffizi Diffusi. Il Trittico, realizzato dal pittore francese del Quattrocento Nicolas Froment (Uzés, 1430 circa - Avignone, 1486) e considerato un grande capolavoro del Rinascimento, fu rimosso dal convento di Bosco ai Frati (San Piero a Sieve) con le soppressioni napoleoniche e nel, 1841, fu portato alla Galleria delle Statue e delle Pitture.

Ora, nell’ambito di Terre degli Uffizi, programma espositivo di Gallerie degli Uffizi e Fondazione CR Firenze, all’interno dei rispettivi progetti Uffizi Diffusi e Piccoli Grandi Musei, dal 1 giugno al 6 novembre, sarà protagonista di una mostra organizzata proprio nel luogo di culto che per tanto tempo era stato la sua ’casa’.

La pala d’altare è datata 1461 e firmata sugli sportelli da Nicolas Froment, artista la cui attività è documentata tra la Francia settentrionale e la Provenza dal 1461 al 1483. Il Trittico era stato commissionato dal vescovo Francesco Coppini (Prato, 1402 – Roma, 1464) nel corso delle sue missioni diplomatiche all’estero: il committente, identificato dallo stemma, è raffigurato in preghiera davanti alla Vergine, sulla parte posteriore di una delle ante. Al centro è raffigurato Gesù che resuscita Lazzaro pronunciando le parole “Lazare veni foras”, scritte in caratteri d’oro. Il risorto, con il corpo ormai in decomposizione, si erge dal sepolcro, sotto lo sguardo delle sorelle Marta e Maria, che hanno il viso bagnato di lacrime. Precede il miracolo la scena in cui Marta va incontro a Gesù per avvisarlo della morte del fratello, illustrata nello sportello di sinistra. Nell’altra anta, Maria rende omaggio a Gesù ungendogli i piedi con un balsamo profumato. Influenzato dalla pittura fiamminga, Nicolas Froment tende a caratterizzare le fisionomie, che assumono quasi l’aspetto di caricature.

La meticolosa rappresentazione delle vesti, degli oggetti, di dettagli curiosi come quello della mosca sulla tavola apparecchiata, trasformano il racconto sacro in una continua fonte di meraviglie; i paesaggi sullo sfondo evocano il mondo fiabesco delle corti nordeuropee del XV secolo. Nell’estate dell’anno stesso in cui l’opera fu realizzata, Coppini fu richiamato a Roma dal papa, con l’accusa di reati politici e simonia. Condannato, venne privato dei suoi titoli e i suoi beni confiscati. Il dipinto entrò così in possesso della famiglia Medici e fu poi donato ai frati francescani di Bosco ai Frati, dove rimase fino alla soppressione del convento, in epoca napoleonica. Agli Uffizi arrivò nel 1841.

Il Trittico era storicamente collocato nella chiesa del convento, dove fino agli inizi del XIX secolo si trovava anche il Crocifisso ligneo di ambito donatelliano, ora esposto nella stessa sala dove è allestita la mostra. Molti sono i tesori nati per questo luogo, la cui fondazione risale al VII secolo. La fortuna del convento la si deve anche a Cosimo il Vecchio de’ Medici, che acquistò l’intera zona su cui sorge ancora oggi il complesso religioso e la selva adiacente, assumendone il patronato e la direzione dei lavori di ammodernamento, che affidò all’architetto Michelozzo.

La mostra in corso da oggi è organizzata dall’Unione Montana dei Comuni del Mugello in collaborazione con il Comune di Scarperia/San Piero a Sieve e con lo stesso Convento di Bosco ai Frati.

Le dichiarazioni

“Il trittico con la Resurrezione di Lazzaro è stato esso stesso oggetto di una resurrezione, per così dire, grazie al restauro di alcuni anni fa generosamente finanziato dagli Amici degli Uffizi. Subito dopo una mostra agli Uffizi che ne documentava il recupero, per via dei lavori in corso al museo e in attesa del suo nuovo allestimento il dipinto era tornato nei depositi. La mostra ora a Bosco ai Frati è un’opportunità per molti di ammirare per la prima volta l’opera restaurata, poi brevemente esposta e non ancora inserita nel percorso del museo fiorentino. Il fatto che i Medici – certamente Cosimo Pater Patriae – lo avessero prontamente accaparrato dopo la caduta in disgrazia del committente, è una prova ulteriore del gusto per la pittura nordica che fu molto precoce a Firenze”, dichiara il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt.

“È la quarta tappa di questo affascinante percorso alla scoperta o riscoperta di tesori meno noti del nostro territorio. Ed è una vera sorpresa visitare questo convento immerso tra i cerri, tra i più antichi della Toscana, molto caro a Cosimo il Vecchio. Nella sua storia millenaria ha visto passare ben cinque papi e, tra queste mura, Donatello e l’Angelico vi hanno creato alcuni dei loro capolavori. Il ritorno della pala d’altare riaccende i riflettori su questo gioiello nascosto che, grazie a ’Terre degli Uffizi’, siamo certi affascinerà e sorprenderà coloro che visiteranno questa oasi di silenzio, di preghiera, di stupefacente bellezza’”, dichiara il presidente della Fondazione CR Firenze Luigi Salvadori.

“Il Mugello è territorio ricco di opere d’arte, ricco di storia, intrecciato con i nomi degli artisti che hanno fatto grande Firenze e la Toscana. Oggi qui torna ad essere ospitata un’opera importante nell’ambito di un’iniziativa che apre al territorio le porte dei tesori che gli Uffizi custodiscono. L’arte che torna dove è stata, dove è nata, l’arte che si fa rete, l’arte come collante della Toscana e come sviluppo territoriale e turistico. Grazie alla Fondazione CR Firenze, grazie agli Uffizi, grazie alla Chiesa Convento e Museo di San Bonaventura a Bosco ai Frati che ci ospita, per aver permesso tutto questo. Auspichiamo sia la prima di una serie di eventi di questo tipo che il nostro territorio si candida fin da subito ad accogliere. Nel frattempo l’invito è a non perdere l’opportunità di ammirare il trittico di Froment che torna nelle sale che lo ospitarono per prime”, dichiara il Presidente dell’Unione Montana Comuni del Mugello Stefano Passiatore.

“E’ importante per noi ospitare questa mostra sul territorio perché ci ricorda che ci è possibile fruire del bello ed è una cosa che possiamo fare solo quando si vive in pace e in democrazia e visti i contesti vicini a noi non è scontato. Tornare in un luogo come il Convento di San Bonaventura a Bosco ai Frati, dove hanno operato i Francescani, ci offre anche l’opportunità per un momento di riflessione generale che da questa importante mostra della Galleria degli uffizi, fatta a pochi giorni dalla strage dei Georgofili, debba comunicare i nostri costumi, il modo di vivere, la democrazia e il bello riconoscendo i valori e i diritti della comunità civile”, dichiara il sindaco di Scarperia e San Piero Federico Ignesti.

“Questo è il luogo originario a cui fu donato e dove è rimasto per oltre trecento anni. È parte di una storia antica. Oggi riproposto di fianco al Cristo di Donatello, in uno scenario suggestivo, a ricreare l’ambientazione voluta dalla famiglia de’ Medici. Un sogno avverato”, dichiara il referente OFM Toscana per il museo di Bosco ai Frati Gianni Frilli.

Gli Uffizi Diffusi fanno tornare a casa dopo quasi 200 anni il Trittico di Nicolas Froment
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