A Trieste una grande antologica dedicata ai mondi impossibili di Escher


Maurits Cornelis Escher (Leeuwarden, 1898 - Laren, 1972) è universalmente conosciuto nel contesto artistico per i suoi cosiddetti mondi impossibili che egli crea adottando la matematica, la precisione, la ripetitività e soprattutto il paradosso. Fortemente affascinato dai disegni matematici, l’artista realizzava nelle sue opere grafiche schemi ripetitivi di tessellazioni ad incastro e rappresentazioni paradossali dell’infinito per condurre chiunque si soffermasse a guardarle in mondi unici e immaginifici, dove arte, scienza, matematica, fisica e design influivano reciprocamente in capolavori dell’impossibile. Elementi che animano anche le circa duecento opere di Escher che, fino al 7 giugno 2020, sono esposte in una grande mostra interamente dedicata all’artista olandese a Trieste, nel Salone degli Incanti, dove il pubblico ha occasione di familiarizzare con la sua arte.

Un gioco di diverse prospettive caratterizza molte delle sue opere, come la celebre Relatività, dove diventa abbastanza complicato per l’osservatore comprendere quale sia la “giusta” direzione delle scale che dominano l’intero lavoro grafico: qui infatti coesistono contemporaneamente tre mondi, come si nota dalle figure che salgono e scendono le varie scale o che si affacciano guardando davanti a loro, ma il loro “davanti” non corrisponde quasi mai a quello di altre figure. Sarebbe necessario adottare il sistema di Cornelius Roosevelt, nipote di Teddy nonché primo grande collezionista di Escher negli Stati Uniti, che decise di appendere l’opera su un supporto girevole. Se nell’universo illusorio dell’artista è tipica la relatività, poiché è l’osservatore a scegliere il punto di vista, non meno importante è la metamorfosi: le opere caratterizzate da quest’ultima sono una continua trasformazione di forme e di figure lungo l’intero lavoro. Esemplare per questo aspetto è Metamorfosi II, considerata il capolavoro dell’artista: si susseguono tassellature di base triangolare, quadrata ed esagonale alternate a paesaggi che rimandano all’Italia, paese che l’artista visitò per la prima volta nel 1922 e in cui si stabilì per molti anni, e a figure scacchistiche che ricordano il periodo di Escher in Svizzera. In Giorno e notte, invece, l’artista riprende la campagna olandese vista da un aereo e, ispirandosi alla successione delle coltivazioni, crea moduli geometrici con i quali successivamente è in grado di trasformare i campi coltivati nel volo di anatre bianche e nere.

Lo spazio rappresentato da Escher viene ulteriormente modificato attraverso superfici riflettenti, come nel caso di Mano con sfera riflettente: venne realizzata nello studio della casa romana di via Poerio, come si può notare del resto nell’immagine riflessa dell’ambiente in cui si trova lo stesso artista, anch’egli riflesso. “L’ego [dell’artista] è invariabilmente al centro del suo mondo” affermò autoironicamente Escher commentando quest’opera.

In altri casi lo spazio è interamente occupato da grandi solidi geometrici all’interno dei quali sono racchiusi animali, due camaleonti nel caso di Stelle, o è “decorato” da nastri che formano essi stessi profili di figure umane: ne sono esempi Buccia, dove un nastro a spirale costituisce il volto di una donna che fluttua nell’aria come una scultura cava, e Vincolo d’unione, in cui Escher ritrae se stesso e la moglie in un unico nastro a spirale, uniti per mezzo delle rispettive fronti, a rappresentare un vincolo indissolubile che perdura nel tempo e nello spazio.

Da grafico qual era, Escher creava prima la matrice, che intagliava a mano, e poi grazie a questa realizzava opere d’arte trasferendo l’immagine, come un’antica stampante. Esistono circa 450 stampe eseguite dall’artista utilizzando principalmente cinque diverse tecniche a incisione: le incisioni su linoleum, le xilografie, le xilografie di testa, le incisioni all’acquaforte, le incisioni a mezzatinta e le litografie. Le prime tre sono stampe realizzate con la tecnica di incisione in rilievo su blocco, per cui erano necessari un’immagine incisa in rilievo, inchiostro e materiale su cui stampare: originariamente venivano perlopiù trasferite su stoffa e solo più tardi su carta. Le litografie venivano realizzate per mezzo di un’immagine incisa su una superficie di pietra, mentre le mezzetinte e le incisioni all’acquaforte con una lastra di rame liscia ricoperta di cera: la lastra veniva immersa in una soluzione acida; in questo modo il rivestimento di cera respingeva l’acido, ma nelle aree incise l’acido corrodeva il metallo. Non restava che rimuovere il materiale protettivo dalla lastra e ricoprirla con inchiostro che si concentrava nelle linee incise chimicamente.

In occasione della mostra di Trieste è inoltre possibile ammirare per la prima volta al mondo la serie I giorni della Creazione, una serie di sei xilografie che Escher eseguì tra il dicembre 1925 e il marzo 1926 e che racconta i primi sei giorni della creazione del mondo. Come descritto nel libro della Genesi, il primo giorno Dio creò la terra e la luce e lo spirito di Dio aleggia sopra le acque (qui rappresentato da un uccello in volo; il secondo giorno separò le acque (quest’opera di Escher è considerata uno dei suoi primi capolavori, ispirata alla Grande Onda di Hokusai; in effetti la xilografia giapponese era presente nella casa paterna dell’artista); il terzo giorno creò le piante, il quarto creò il sole e la luna, il quinto giorno creò gli uccelli e i pesci e il sesto giorno gli animali e l’uomo.

Al termine della realizzazione delle sei xilografie, l’artista produsse una sorta di frontespizio con l’immagine di un uccello, i nomi delle stampe in italiano e i versi della Bibbia corrispondenti. Già i cinque uccelli in alto rimandano all’utilizzo delle tassellature con figure animate nelle opere di Escher successive al 1936.

“La meraviglia è il sale della terra” affermava l’artista e le sue straordinarie opere grafiche ne sono certamente esempio. Di seguito ecco alcune immagini di opere in mostra.

Maurits Escher, Autoritratto (1929; litografia, Bool 128, 264 x 203 mm; Collezione Privata)



Maurits Escher, Relatività (1953; litografia, Bool 389, 277 x 292 mm; Collezione Privata)



Maurits Escher, Metamorfosi II (1939 - 1940; xilografia, Bool 320, 192 x 3895 mm; Collezione Privata)



Maurits Escher, Giorno e notte (1938; xilografia, Bool 303, 391 x 677 mm; Collezione Privata)



Maurits Escher, Mano con sfera riflettente (1935; litografia, Bool 268, 318 x 213 mm; Collezione Privata)



Maurits Escher, Buccia (1955; xilografia e xilografia di testa, Bool 401, 345 x 235 mm; Collezione Privata)



Maurits Escher, Vincolo d’unione (1956; litografia, Bool 409, 253 x 339 mm; Collezione Privata)



Maurits Escher, Il primo giorno della Creazione (1926; xilografia, Bool 104, 280 x 377 mm; Collezione Privata)



A Trieste una grande antologica dedicata ai mondi impossibili di Escher
A Trieste una grande antologica dedicata ai mondi impossibili di Escher

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