Ilaria Gianni: “I giovani artisti devono concentrarsi su studio, dialogo, costruzione di una ricerca coerente”


Cosa conta davvero per un giovane artista emergente? Ne parliamo con Ilaria Gianni, coordinatrice del comitato curatoriale della sezione Present Future di Artissima 2019.

L’edizione numero 26 di Artissima, in programma all’Oval di Torino dal 31 ottobre al 3 novembre 2019, per il diciannovesimo anno consecutivo presenterà al pubblico la sezione Present Future, dedicata ai talenti emergenti del panorama artistico internazionale. Da diciannove anni, Present Future è uno dei punti di riferimento per scoprire chi saranno gli artisti del domani. Quest’anno sono venti gli artisti in mostra: ce li siamo fatti presentare, uno ad uno, da Ilaria Gianni, curatrice indipendente, che svolge quest’anno il ruolo di coordinatrice del comitato curatoriale di Present Future. L’intervista è a cura di Ilaria Baratta.

Ilaria Gianni. Ph. Credit Marco Rapaccini
Ilaria Gianni. Ph. Credit Marco Rapaccini

IB. Anche in questa edizione di Artissima, per il diciannovesimo anno consecutivo, la sezione Present Future intende presentare i progetti inediti di artisti emergenti, contribuendo a far conoscere al pubblico nuovi talenti. Quanto influisce, secondo Lei, la partecipazione a una fiera, e in particolare ad Artissima, nella carriera di un artista emergente? Come ogni anno il vincitore del Premio illy Present Future sostenuto da illycaffè avrà l’occasione di una mostra al Castello di Rivoli. L’anno scorso il premio è stato assegnato a Pedro Neves Marques e infatti, in concomitanza con Artissima 2019, si terrà la sua personale al museo. Una grande opportunità...
IG. Present Future è un’opportunità importante per un artista emergente. Molti la intendono come un momento chiave per la propria carriera. Il confronto con un pubblico ampio, la relazione con gli altri artisti nella sezione, il prestigio di una fiera come Artissima, costituiscono una sfida desiderabile e un’occasione unica di crescita per il percorso professionale di un giovane artista. Il Premio illy Present Future, in partnership con il Castello di Rivoli, museo internazionalmente riconosciuto come eccellenza nel campo dell’arte contemporanea, permette ad uno degli artisti di dialogare con uno spazio istituzionale, traguardo notevole per quelle ricerche emergenti, che hanno meno occasioni di confrontarsi con realtà di questo tipo.

Secondo il Suo parere, ci sono stati cambiamenti nel rapporto tra artisti emergenti e fiere d’arte? Quali consigli darebbe a un nuovo talento che si è affacciato nel mondo dell’arte?
Credo in primo luogo nello studio, nel dialogo, nella costruzione di una ricerca coerente, di un discorso capace di ancorarsi al tempo che viviamo, interpretandolo o mettendolo in discussione. Un artista emergente a mio avviso deve innanzitutto concentrarsi sullo sviluppo di una propria identità per poi confrontarsi con uno spazio espositivo e soprattutto con lo spettatore, con la consapevolezza che ogni occasione pubblica è una messa in discussione del sé. La fiera è sicuramente un’occasione di ampia visibilità ma non necessariamente il primo contesto utile alla crescita di un giovane artista.

Quest’anno saranno esposte le opere di venti artisti presentati da 22 gallerie sia italiane che straniere. Secondo quali criteri sono stati selezionati gli artisti presenti e i loro lavori?
I criteri di scelta adottati hanno tenuto in considerazione la qualità e la diversità degli approcci creativi degli artisti, i quali, con le loro varie pratiche, sottolineano le responsabilità delle arti visive nel tracciare un durevole e coerente ritratto delle complessità della nostra epoca. Includendo artisti provenienti da background diversi, ognuno con un proprio linguaggio individuale, Present Future presenterà una stimolante scelta di opere che riflettono sulla nostra contemporaneità condivisa.

Che tipo di opere vedremo in questa edizione di Present Future? Può darci qualche anticipazione?
Gli artisti ospitati a Present Future affrontano tutti questioni urgenti spesso marginalizzate facendo uso di media disparati. L’artista-attivista aaajiao offre un’indagine estetica e antropologica di Internet, riflettendo sui concetti di libertà e censura. La ricerca di Cristina Garrido si focalizza invece sul sistema dell’arte, di cui analizza criticamente i metodi e i processi, sollevando questioni di egemonia, legittimità e valore. Affrontando il tema da un’altra prospettiva, i congegni in movimento di Anna Franceschini indagano sul significato della presentazione in contesti espositivi, sottolineando l’ambivalenza di un’opera intrappolata tra il suo status economico e la sua essenza immaginativa. Il concetto di egemonia culturale è analizzato anche da Débora Delmar, la cui pratica affronta gli effetti sociali della globalizzazione, focalizzandosi sul caffè come simbolo manipolato della storia coloniale. In stretta collaborazione con le comunità contadine della Colombia, Marcos Ávila-Forero è impegnato a diffondere i modelli e le voci della resistenza. I sistemi di controllo sono anche al centro dell’opera di Ella Littwitz, che esamina la costruzione dei confini territoriali, la loro influenza sulle vite individuali e, conseguentemente sul senso di appartenenza. Un approccio intimo all’idea del dislocamento è invece proposto da Stéphanie Saadé, la cui pratica affronta poeticamente la sovrapposizione tra l’esperienza personale e i fatti storici in lavori che evocano soggetti universalmente riconosciuti. Proponendo una nuova dimensione della narrazione, Augustas Serapinas si relaziona empaticamente con gli spazi che vive e i soggetti che incontra, realizzando opere che re-immaginano e complicano le idee di memoria e di un senso di identità costruito. La definizione e la rappresentazione di una memoria condivisa e personale è un altro aspetto dominante delle opere esposte a Present Future. Come un moderno alchimista, Namsal Siedlecki riporta in vita tradizioni che rischiano di cadere nell’oblio, attivando così un dialogo simbolico tra epoche diverse. Ian Waelder esplora le potenzialità di pratiche discrete, usando oggetti di scarto e detriti come manufatti poetici e riattivandoli in nuovi contesti. Gli aspetti enigmatici dell’inconscio collettivo sono al centro della poetica di Isa Carrillo, che combina misticismo e memoria per evocare modi ancestrali di generare conoscenza. L’impegno contemporaneo per una politica identitaria è evidente nei video di Puck Verkade, che racconta storie da prospettive alternative, affrontando (con un approccio umoristico) temi di identità culturale, gender e sessualità. Consapevole dei crocevia culturali prodotti dalla crescente globalizzazione, Juanario Jano interseca fiction e realtà per esplorare il corpo e la sua raffigurazione. Concentrandosi sulla rilettura della storia della rappresentazione femminile, Larisa Crun&539;eanu invita, invece, l’osservatore a riconsiderare la formazione della memoria e dell’identità. L’indagine e l’interpretazione della vita di tutti i giorni continuano a essere gli elementi chiave delle installazioni interattive attraverso le quali Opavivará si prefigge di generare mutamenti percettivi e politici nell’universo delle relazioni e innescare nuove possibilità di esperienze condivise. Anna-Sophie Berger è interessata invece alla comprensione critica della vita quotidiana a partire dall’ambivalenza semantica degli oggetti. Le sculture di Juan López affrontano il rapporto tra architettura e linguistica. Evitando la diretta produzione di significato, i dipinti di Caterina Silva sono ritratti astratti dello spazio che evidenziano l’inadeguatezza del linguaggio per definire la realtà. Incentrate sulla coesistenza tra l’uomo e la natura, le opere di Lu Song sono dipinti fantastici e surreali che evocano la tradizione della pittura di paesaggio proponendo una nuova esperienza visiva. Un paesaggio più prossimo è al centro dei dipinti di Mercedes Mangrané, che raccontano la decadenza del suo immediato paesaggio urbano. Present Future vuole essere un ritratto aperto e aggiornato della vigorosa discussione in atto tra le pratiche emergenti nelle arti visive che il pubblico è invitato a scoprire!

Januario Jano, Ilundu: Anthology (2019; inkjet su carta cotone 100%, 46 x 204 x 3 cm). Courtesy Primo Marella Gallery
Januario Jano, Ilundu: Anthology (2019; inkjet su carta cotone 100%, 46 x 204 x 3 cm). Courtesy Primo Marella Gallery


Lu Song, Patterns (2018; acrilico e lattice su tela, 250x180 cm). Courtesy Massimo De Carlo. Photo: Todd-White Art Photography
Lu Song, Patterns (2018; acrilico e lattice su tela, 250x180 cm). Courtesy Massimo De Carlo. Photo: Todd-White Art Photography


Namsal Siedlecki, Them (1466) (2019; otone, diametro 23 x 3 cm). Courtesy The artist and Magazzino. Photo: Giorgio Benni
Namsal Siedlecki, Them (1466) (2019; otone, diametro 23 x 3 cm). Courtesy The artist and Magazzino. Photo: Giorgio Benni


Cristina Garrido, Label Paintings - Italy (Rivoira) (2019; acrilico e olio su tela, 49,5 x 67 x 3 cm). Courtesy of the artist and LMNO
Cristina Garrido, Label Paintings - Italy (Rivoira) (2019; acrilico e olio su tela, 49,5 x 67 x 3 cm). Courtesy of the artist and LMNO


Débora Delmar, Exclusive Providers (White Marble Stacked Chairs) (2019; idrostampa su polipropilene, 102 x 54 x 44 cm). Courtesy GALLLERIAPIU and the artist. Photo: Stefano Maniero
Débora Delmar, Exclusive Providers (White Marble Stacked Chairs) (2019; idrostampa su polipropilene, 102 x 54 x 44 cm). Courtesy GALLLERIAPIU and the artist. Photo: Stefano Maniero


Caterina Silva, Autobiography of a new landscape III (2019; tecnica mista su tela, 200 x 140 cm). Courtesy The artist and Bosse & Baum
Caterina Silva, Autobiography of a new landscape III (2019; tecnica mista su tela, 200 x 140 cm). Courtesy The artist and Bosse & Baum


Marcos Ávila-Forero, Atrato (2014; video). Courtesy Courtesy of the artist and ADN Galeria
Marcos Ávila-Forero, Atrato (2014; video). Courtesy Courtesy of the artist and ADN Galeria


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Ilaria Baratta

L'autrice di questo articolo: Ilaria Baratta

Giornalista, sono co-fondatrice di Finestre sull'Arte con Federico Giannini. Sono nata a Carrara nel 1987 e mi sono laureata a Pisa. Sono responsabile della redazione di Finestre sull'Arte.

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