Come l'Italia deve ripensare al turismo: qualità e “collateral”. Parla Alessandra Priante (UNWTO)


Come dovrà essere in futuro il turismo in Italia? Lo abbiamo chiesto Alessandra Priante, Direttore Europa di UNWTO (Organizzazione Mondiale del Turismo): sarà un turismo di qualità (che non è sinonimo di ricco), attento ai “collateral”, capace di rinnovarsi.

Il turismo supera alla grande questa estate post emergenza COVID con prenotazioni e pernottamenti che volano ai livelli della stagione 2019 e in alcuni casi li superano: montagna presa d’assalto come non succedeva da molti anni, complice anche il caldo torrido avuto fin da maggio, litorali pieni e città d’arte con di nuovo le file davanti ai musei. Un gran ritorno a viaggiare sul quale Finestre sull’Arte ha chiesto una valutazione ad Alessandra Priante, Direttore Europa di UNWTO (Organizzazione Mondiale del Turismo), l’Agenzia ONU per il turismo. Una italiana, che è stata anche responsabile Relazioni internazionali del Ministero per i Beni Culturali e Turismo e poi del Ministero delle Politiche Agricole e del Turismo del Governo italiano, in un punto di vista privilegiato per analizzare la situazione. L’intervista è a cura di Andrea Laratta.

Alessandra Priante
Alessandra Priante

AL. Cosa pensa del dilagare dell’offerta di ospitalità extra alberghiera? È un fenomeno che incide non poco nei centri storici, soprattutto per città come Firenze e Venezia che infatti stanno provando a correre ai ripari con alcune idee, per esempio a Firenze con l’offerta libera a chi entra in città, e a Venezia con il ticket d’ingresso in laguna e la possibilità conferita al sindaco di Venezia di poter limitare le locazioni turistiche brevi in laguna, inserita tra gli emendamenti del DL Aiuti.

AP. Io non penso nulla di diverso da quello che pensavo due anni fa, e quello che dico non è una opinione del UNWTO ma è una opinione di Alessandra Priante. Si continua a parlare di ondate, Airbnb o non Airbnb, ma le cose si risolvono mettendo regole chiare, programmando e ponendosi degli obbiettivi.

Ad esempio?

Vogliano un turismo sostenibile oppure no? Per un turismo sostenibile dobbiamo avere un controllo e una programmazione dei flussi, delle infrastrutture, degli investimenti energetici… Ci dobbiamo domandare quanti turisti possiamo gestire in un determinato contesto mantenendo il livello di sostenibilità e in base a questo calibrare i nostri servizi e le nostre azioni di comunicazione per attrarre i turisti.

Alcune città, da sempre meta obbligata del turismo, che prima della pandemia avevano problemi derivanti dal troppo afflusso stanno tornando a rivivere il fenomeno chiamandolo “problema”. Soluzioni come quelle sopra ricordate per un turismo sostenibile, che mettano un freno al turismo di massa, sono necessarie o si potrebbero battere altre strade?

È importante sedersi a un tavolo con questi grandi player internazionali delle prenotazioni online, e dopo averli ringraziati per lo sviluppo del territorio che hanno generato (perché sono molto bravi a fare marketing territoriale) gli chiediamo di condividere con noi delle regole e delle forme di contributo per investire una parte del guadagno che hanno in serie di cose per le nostre destinazioni turistiche.

Veduta di Firenze
Veduta di Firenze

È una cosa semplice?

No, ma occorre provarci, è una scelta politica: decidendo di monitorare i flussi con un sistema regolatorio chiaro chi opera in quel paese si dovrà adeguare. Ma non possiamo ritrovarci nella stessa situazione del 2019 dopo due anni di pandemia perché vuol dire che non abbiamo capito niente.

La sento decisa su questo punto.

Se vogliamo dare al turismo un flow positivo dobbiamo essere misurati, programmati e razionali ma anche determinati a perseguire i nostri obbiettivi. Dobbiamo, ad esempio, dominare l’impatto climatico del turismo (perché di impatto sull’ambiente e quindi sul clima il turismo ne ha tanto)? Chiediamo alle strutture ricettive di migliorare l’efficientamento energetico? Bene, allora dopo dobbiamo essere sufficientemente bravi nel chiedere questi obiettivi a tutti, anche a chi gestisce l’ospitalità in autonomia in casa sua con un B&B. La sostenibilità è un processo complessivo perché è sia nel singolo turista che nel singolo operatore.

Potremmo paradigmare con “Stesse regole, stesso mercato”.

Io penso che stiamo uscendo dall’emergenza Covid pensando ai problemi di prima ma con lo stato d’animo peggiore. Con in più la volatilità del mercato e dei consumatori dovuta al Covid: le persone ora non sono più sicure nelle prenotazioni e non programmano più le proprie vacanze. Scelgono due settimane prima se partire e dove andare. E questo danneggia il turismo perché il sistema è fatto di programmazione.

Ci può esemplificare?

Se una destinazione decide che l’anno a venire sarebbe il momento per espandersi in un determinato mercato straniero deve fare una serie di azioni affinché ciò avvenga. Ma se lo straniero non si sente a suo agio perché ha paura che l’anno successivo sia colpito dalla pandemia quel turista non verrà.

Avrebbe mai pensato che il turismo da risorsa si tramutasse in problema?

Non è una cosa nuova: il turismo non è mai un problema, il problema è che non si capisce mai quanto sia importante il turismo. Il fatto che nella Commissione Europea non ci sia né un Commissario né una Direzione Generale in Europa dedicata al turismo la dice lunga. Il turismo spesso si dà per scontato.

Rispetto a due anni fa come avremmo potuto sfruttare questi due anni?

Ciascun paese ha fatto quello che poteva. Io ho visto paesi come la Francia, il Portogallo, la Spagna, la Slovenia, che si sono tutti “ripuliti”, rinnovati e preparati. Io ora sono a Roma e mi sembra che non sia stata pulita da anni.

Al turismo di massa spesso si contrappone concettualmente il turismo “di qualità”, come antidoto per un turismo sano. A mio modo di vedere con questo turismo “di qualità” in realtà si intende quello fatto dal movimento di persone economicamente facoltose, si usa “di qualità” come sinonimo di “ricco”. Pur riconoscendo il valore di turisti big spender che hanno una ricaduta su tutta la filiera dei servizi legati al turismo, non trova fuorviante la ricerca di questa “qualità” così intesa?

Il turismo di qualità è un turismo dove le persone fanno una esperienza lunga e memorabile, dove si creano le basi per una ‘ripetizione’: il turismo non è andare ma ritornare. Il turismo di qualità è il come si fanno le cose: per cui il visitare una città in certi angoli nascosti o fare esperienze fuori dagli schemi, un’esperienza diversa. Le mete devono essere in grado di rispondere a queste esigenze con l’offerta adeguata.

Il turismo dei grandi eventi può declinarsi secondo lei anche sul culturale?

Per città d’arte i drive degli eventi sono molto importanti perché consentono di portare persone in più. Le persone non viaggiano per andare a vedere un museo ma per mangiare e bere bene e fare cose interessanti. Non ci illudiamo del resto. Per la cultura si deve trovare il modo per essere fruita in modo più efficiente: niente code, facilitazioni e altri “collateral”. Pensare più al collateral che all’oggetto: l’oggetto c’è e non ha nemmeno bisogno di essere promosso. Le persone viaggiano nelle città d’arte perché sono belle e non perché c’è il singolo museo.

È molto dirompente quello che sta dicendo.

Abbiamo un vantaggio mai usato in maniera cosciente perché era dato per scontato. Uno sceglie Firenze per vedere una serie di cose.

Esempi di buone pratiche di enti o musei che hanno saputo fare una buona strategia della propria offerta?

Gli Uffizi secondo me hanno fatto una scelta strategica eccellente: si sono creati un proprio canale comunicativo, che molti hanno anche criticato, ma criticandolo ne hanno aumentato la visibilità per cui la gente è voluta andare a vedere gli Uffizi per vedere gli Uffizi e non la singola collezione all’interno degli Uffizi. Hanno creato l’evento nell’evento ed è una cosa molto intelligente e rinnovata per poter attrarre un maggior numero di persone.

Finestre sull’Arte ha intervistato il responsabile dell’ufficio stampa degli Uffizi proprio per questo.

Questo è un benchmark da seguire: non per forza tutti devono chiamare Chiara Ferragni per farsi promozione, ma bisogna seguire e inseguire persone al di fuori della propria “scatola”.

Voi potete essere d’aiuto?

Noi siamo a disposizione del pubblico e dei privati: siamo la piattaforma attraverso cui gli stati possono confrontarsi e avere da parte nostra conoscenza e supporto, il nostro network.


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