Bologna, al MAMbo una mostra sui fiori di Giorgio Morandi


Il MAMbo di Bologna ospita una mostra tutta dedicata ai fiori nell’arte di Giorgio Morandi, dal 25 settembre al 15 novembre 2020.

È in programma dal 25 settembre al 15 novembre 2020 al MAMbo di Bologna la mostra Morandi racconta. Il fascino segreto dei suoi fiori, tutta dedicata ai fiori nell’arte di Giorgio Morandi (Bologna, 1890 - 1964), nonché primo di un ciclo di focus espositivi, Re-Collecting, che ha l’obiettivo di indagare aspetti particolari, opere e temi delle collezioni MAMbo e Museo Morandi: Morandi racconta, in particolare, è un calendario di tre appuntamenti a cadenza bimestrale, che comprende iniziative di approfondimento su alcuni temi della ricerca artistica di Giorgio Morandi.

Il primo focus è dedicato ai fiori, soggetto che l’artista bolognese amava particolarmente. I tredici lavori esposti si collocano in un arco di tempo che va dal 1924 al 1957, ovvero dal dipinto appartenente al museo, con i papaveri appena raccolti, a quello di collezione privata in cui quella stessa varietà di fiore è di seta come lo sono le rose, soggetto che ricorre nelle altre nove tele esposte. In mostra sono presenti anche due oggetti in porcellana provenienti da Casa Morandi, insieme a ciò che resta di quei fiori di seta o essiccati che, proprio per la loro durata perenne, erano stati scelti dall’artista come modelli di rappresentazione. A completare il percorso, due acqueforti in cui Morandi affronta lo stesso tema, utilizzando fiori veri e freschi, oltre ad una selezione di lettere e documenti. La mostra si conclude con un video in cui la curatrice Alessia Masi approfondisce il tema dei fiori lungo l’arco della ricerca morandiana. L’esposizione è anche occasione per presentare al pubblico due nuovi dipinti pervenuti al Museo Morandi in comodato da parte di Enos e Alberto Ferri: Fiori del 1946 (V. 501) e Fiori del 1957 (V. 1021).

Giorgio Morandi affronta il tema floreale nell’arco di tutta la sua ricerca artistica, preferendo ai fiori freschi, rappresentati principalmente nelle opere giovanili, quelli essiccati o di seta, raffinatissimo prodotto dell’artigianato bolognese del Settecento, che mantengono inalterato il loro stato e non subiscono variazioni nel tempo indipendenti dalla volontà dell’autore. Alla pari degli altri soggetti, anche i fiori sono per Morandi solo un pretesto necessario per studiare gli aspetti della composizione, eliminando il superfluo per far affiorare la sostanza, l’essenza. Ciò che gli interessa non è tanto cogliere la fragilità organica del fiore, il su onaturale disfacimento, quanto studiarne la forma, il colore e gli aspetti luministic per andare alla radice del visibile, restituendo all’osservatore dei brani di pura poesia.

Morandi rappresenta i fiori sempre soli, unici protagonisti della scena, a differenza di altri artisti, come Renoir (da lui molto amato e studiato) che li inseriscono in composizioni più articolate. Per Morandi, l’unica variante è costituita dai vasi, talvolta rappresentati per intero o talvolta solo parzialmente, prevalentemente bianchi, dal corpo allungato e, in pochissimi casi, decorati con qualche motivo ornamentale. La loro forma è sempre rigorosamente funzionale alla composizione spaziale, e in alcune opere si intravede solo l’imboccatura per concentrare l’attenzione dell’osservatore sul mazzo di fiori.

Quello fra il 1920 e il 1924 è uno dei periodi in cui è più intensa la ricerca morandiana su questo tema. Spesso l’artista prepara sulla tela uno sfondo circolare entro cui, in modo altrettanto sferico, si iscrivono i fiori presentati da Morandi come un’entità organica policroma e multiforme, senza alcun indugio descrittivo sulla qualità dei petali e dei boccioli, quasi l’aggregarsi delle corolle costituisse un oggetto a sé stante. La stessa cosa si ripete in alcune incisioni, dove la lastra viene lavorata solo entro un dato perimetro a lieve tratteggio, al centro del quale si colloca l’elemento vegetale. Se nei fiori dei primi anni si sente il debito nei confronti della pittura di Rousseau, Cézanne, Chardin e soprattutto di Renoir (nella resa carnale e sensuale delle corolle), a partire dagli anni Cinquanta, invece, i fiori sono ridotti ad una forma geometrica tondeggiante, in uno spazio indefinito e quasi senza respiro. Il tema viene affrontato da Morandi non solo in pittura e nell’incisione, ma anche nel disegno e nell’acquerello, con composizioni in cui sono evidenti l’estrema semplicità della forma, la volumetria dei piccoli recipienti e l’ombra che proiettano sullo sfondo, per raggiungere, specialmente nelle opere degli ultimi anni, quote di astrazione e dematerializzazione uniche, diventando pura atmosfera.

Una curiosità non nota a tutti è la finalità con la quale Morandi dipingeva una parte dei quadri di fiori: spesso si trattava di regali ad amici cari come Roberto Longhi, Lionello Venturi, Piero Bigongiari, Eugenio Montale, Vittorio De Sica e Valerio Zurlini, oppure alle stesse sorelle, che li ricevevano in occasione dei compleanni, così come ad altre donne legate all’artista da un profondo rapporto di amicizia e stima.

L’esposizione sarà accompagnata da una pubblicazione realizzata dall’ufficio editoriale dell’Area Arte Moderna e Contemporanea con un testo della curatrice e immagini delle opere, in distribuzione gratuita per il pubblico. Per tutte le informazioni è possibile visitare il sito del MAMbo.

Nell’immagine: Giorgio Morandi, Fiori, V.1020 (1957; olio su tela, 22,5 x 28 cm; Collezione Enos e Alberto Ferri, Deposito in comodato gratuito al Museo Morandi da luglio 2020)

Bologna, al MAMbo una mostra sui fiori di Giorgio Morandi
Bologna, al MAMbo una mostra sui fiori di Giorgio Morandi


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