L’ombra delle lucciole: la luce fragile che attraversa il contemporaneo ad Arzignano (Vicenza)


Dal 20 febbraio al 18 aprile 2026, la galleria Atipografia ospita la collettiva “L’ombra delle lucciole”, secondo episodio di un ciclo dedicato alla tridimensionalità dell’essere umano e al mistero della percezione attraverso linguaggi artistici contemporanei.

Dal 20 febbraio al 18 aprile 2026, la galleria Atipografia di Arzignano, in provincia di Vicenza, ospita L’ombra delle lucciole, seconda tappa di un ciclo espositivo che indaga la tridimensionalità dell’essere umano e le complessità del nostro tempo tramite il linguaggio contemporaneo. La mostra, curata da Alfonso Cariolato e Luigi de Marzi, riunisce le opere di Mats Bergquist, Marco Tirelli, Silvia Inselvini e Loes van Roozendaal, accomunate dal tema della luce come presenza capace di rendere parzialmente percettibili le infinite possibilità dell’esistere.

“L’arte”, spiega il curatore Alfonso Cariolato, “non ha a che fare con la luce che illumina, quanto piuttosto con la creazione del mondo, con l’apparire delle cose, con il che è del mondo – quello che si chiama fenomenalità. Oppure, nei termini mutuati dalla metafisica e dall’estetici: non tanto lumen inteso come la luce che si riflette sugli oggetti e le superfici rendendoli percepibili, quanto piuttosto lux come condizione dell’apparire, farsi del visibile, creazione senza creatore”.

“È la luce della candela”, dice il curatore Luigi de Marzi, “vibrante, debole, variabile, imprevista, che permette di scoprire che le cose attorno a noi non sono necessariamente visibili in ogni loro parte, il mondo non è e non deve essere comprensibile in ogni sua forma, ma diventa interessante farsi bastare questa parzialità, accettare il mistero. Non è un vedere quanto piuttosto uno scrutare”.

duta della mostra L’ombra delle lucciole. Foto: Eleonora Vaccaretti
Veduta della mostra L’ombra delle lucciole. Foto: Eleonora Vaccaretti
Veduta della mostra L’ombra delle lucciole. Foto: Eleonora Vaccaretti
Veduta della mostra L’ombra delle lucciole. Foto: Eleonora Vaccaretti
Veduta della mostra L’ombra delle lucciole. Foto: Eleonora Vaccaretti
Veduta della mostra L’ombra delle lucciole. Foto: Eleonora Vaccaretti

Il percorso espositivo segue il primo episodio della trilogia, inaugurato nel 2025 con la mostra Matermània/Matermanìa, che affrontava il tema della maternità come momento di collettività, in cui l’io si trasforma in noi. Se la prima mostra sottolineava l’inserimento dell’uomo all’interno di un tutto, L’ombra delle lucciole prosegue l’analisi suggerendo l’impossibilità di comprendere pienamente il mondo senza accettare il mistero della sua semplice esistenza. In un contesto in cui luci artificiali e schermi digitali dominano la percezione quotidiana, la mostra propone un’osservazione alternativa, spostando l’attenzione dal confronto diretto con la luminosità o l’oscurità assoluta verso una zona intermedia, in cui i bagliori lievi convivono con l’ombra. Le lucciole diventano metafora di luci discrete che, pur incapaci di vincere le tenebre, rivelano la complessità dell’apparire. L’arte, in questo contesto, si concentra sulla percezione e sull’esperienza, anziché sulla spettacolarità. Come evidenzia il filosofo Jean-Luc Nancy, “un pittore non dipinge forme, se non dipinge prima di tutto una forza che si impadronisce delle forme e le trascina in una presenza”.

Le opere esposte comprendono dipinti, encausti, lavori su carta e legno che scandiscono un tempo indefinito, sospeso tra giorno e notte, chiarori e oscurità. Marco Tirelli (Italia, 1956) costruisce sulla tela spazi mentali in cui l’ombra diventa materia attiva, tensione e attesa, collocandosi tra astrazione e realtà, invitando lo spettatore a esplorare le possibilità e i limiti della percezione. Gli encausti monocromi di Mats Bergquist (Svezia, 1962) giocano sul confine tra luce e ombra, come nel lavoro Shadow of a smile (2015), in cui il bianco valorizza le forme del legno, creando un dialogo tra materia e luminosità.

Silvia Inselvini (Italia, 1987) utilizza decine di chilometri di linee incrociate a penna a sfera su carta o tavole di legno, saturando gradualmente ogni spazio bianco. L’effetto è una superficie intensa che oscilla tra uniformità e vibrazione, dove una luminosità impercettibile emerge dal colore stesso. Loes van Roozendaal (Paesi Bassi, 1996) concentra la sua ricerca sull’apparire degli oggetti: velature multiple e variazioni tonali permettono all’osservatore di percepire deboli bagliori, fissando forme in momenti indefiniti e catturando la natura mutevole del contesto ambientale. L’ombra delle lucciole si inserisce nella programmazione culturale della galleria Atipografia, che promuove pratiche artistiche capaci di instaurare un dialogo con il contesto sociale e culturale e con le tensioni del tempo contemporaneo.

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraL’ombra delle lucciole
CittàArzignano
SedeGalleria Atipografia
DateDal 20/02/2026 al 18/04/2026
CuratoriAlfonso Cariolato, Luigi de Marzi
TemiArte contemporanea



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