A Bologna una retrospettiva su Lee Miller, una delle fotografe più importanti del Novecento


Dal 14 marzo al 9 giugno 2019, Palazzo Pallavicini a Bologna ospita la mostra ’Surrealist Lee Miller’.

Dal 14 marzo al 9 giugno 2019, a Bologna, Palazzo Pallavicini e ONO arte contemporanea presentano la mostra Surrealist Lee Miller, la prima italiana della retrospettiva dedicata ad una delle fotografe più importanti del Novecento, Lee Miller (vero nome Elizabeth Miller, Poughkeepsie, 1907 - Chiddingly, 1977). Lanciata da Condé Nast sulla copertina di Vogue nel 1927, Lee Miller divenne una delle modelle più apprezzate e richieste dalle riviste di moda e fu fotografata da molti dei grandi nomi del primo Novecento (come Edward Steichen, George Hoyningen-Huene o Arnold Genthe), per poi passare dall’altra parte dell’obiettivo. Donna caparbia e intraprendente, rimase profondamente colpita dalle immagini del fotografo più importante dell’epoca, Man Ray, che riuscì a incontrare diventandone modella e musa ispiratrice. Con Man Ray, Lee Miller instaurò un duraturo sodalizio artistico e professionale che assieme li avrebbe portati a sviluppare la tecnica della solarizzazione.

Amica di Picasso, di Ernst, Cocteau, Mirò e di tutta la cerchia dei surrealisti, Miller aprì poi a Parigi il suo primo studio diventando nota come ritrattista e fotografa di moda, anche se le sue opere più importanti rimangono le immagini surrealiste, molte delle quali erroneamente attribuite a Man Ray. A questo corpus appartengono le celebri Nude bent forward, Condom e Tanja Ramm under a bell jar, opere presenti in mostra, accanto ad altri celebri scatti che mostrano appieno come il percorso artistico di Lee Miller sia stato non solo autonomo, ma tecnicamente maturo e concettualmente sofisticato. Dopo questa prima parentesi formativa, nel 1932 Miller decise di tornare a New York per aprire un nuovo studio fotografico che, nonostante il successo, chiuse due anni più tardi quando, per seguire il marito (il ricco uomo d’affari egiziano Aziz Eloui Bey), Lee si trasferì al Cairo. Lì l’artista compì lunghi viaggi nel deserto e fotografò villaggi e rovine, iniziando a confrontarsi con la fotografia di reportage, un genere che Lee Miller portò avanti anche negli anni successivi quando, insieme a Roland Penrose (l’artista surrealista che sarebbe diventato il suo secondo marito), viaggiò sia nel sud sia nell’est dell’Europa.

Poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, nel 1939, Lee Miller lasciò l’Egitto per trasferirsi a Londra e, ignorando gli ordini dall’ambasciata americana di tornare in patria, iniziò a lavorare come fotografa freelance per Vogue. Documentò i bombardamenti su Londra ma il suo contributo più importante sarebbe arrivato nel 1944, quando diventò corrispondente accreditata al seguito delle truppe americane e collaboratrice del fotografo David E. Scherman per le riviste “Life” e “Time”.

Fu lei l’unica fotografa donna a seguire gli alleati durante il D-Day, a documentare le attività al fronte a durante la liberazione. Le sue fotografie ci testimoniano in modo vivido e mai didascalico l’assedio di Saint-Malo, la liberazione di Parigi, i combattimenti in Lussemburgo e in Alsazia e, inoltre, la liberazione dei campi di concentramento di Dachau e Buchenwald. Fu proprio in questi giorni febbrili che si scoprirono gli appartamenti di Hitler a Monaco di Baviera ed è qui che Lee Miller scattò il celebre autoritratto nella vasca da bagno del Führer. Dopo la guerra Lee Miller continuò a scattare per Vogue per altri due anni, occupandosi di moda e celebrità, ma lo stress post traumatico riportato in seguito alla permanenza al fronte contribuì al suo lento ritirarsi dalla scena artistica, anche se il suo apporto alle biografie scritte da Penrose su Picasso, Mirò, Man Ray e Tapies fu fondamentale, sia come apparato fotografico che aneddotico.

La mostra, organizzata da Palazzo Pallavicini e curata da ONO arte contemporanea, si compone di 101 fotografie che ripercorrono l’intera carriera artistica della fotografa, attraverso quelli che sono i suoi scatti più famosi ed iconici, compresa la sessione realizzata negli appartamenti di Hitler, raramente esposte anche a livello internazionale e mai diffuse a mezzo stampa per l’uso improprio fattone negli anni da gruppi neonazisti.

Surrealist Lee Miller apre dal giovedì alla domenica dalle 11 alle 20 (ultimo ingresso alle 19). Aperture straordinarie il 22 e 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno. Biglietti: intero 14 euro, ridotto 12 (dai 6 ai 18 anni non compiuti, over 65 con documento, studenti fino a 26 anni non compiuti con tesserino, militari con tesserino, guide turistiche con tesserino, giornalisti praticanti e pubblicisti con tesserino regolarmente iscritti all’Ordine, accompagnatori diversamente abili, soci ICOM con tesserino), ridotto gruppi (almeno 15 persone) 10 euro con un accompagnatore gratuito, scolaresche 5 euro con due accompagnatori gratuiti per classe, possessori di Bologna Welcome e Bologna Card Musei 9 euro, Giovedì Universitari 9 euro, gratis per bambini sotto i 6 anni e diversamente abili. Per info consultare il sito di Palazzo Pallavicini.

Nell’immagine: Lee Miller, Self portrait with headband, New York, USA, 1932. © Lee Miller Archives England 2018. All Rights Reserved. www.leemiller.co.uk

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A Bologna una retrospettiva su Lee Miller, una delle fotografe più importanti del Novecento


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