Digitale nei musei, ecco cosa vorrebbero i ragazzi! Lo studio del Liceo Classico di Barga


Tre classi del Liceo Classico di Barga (Lucca) hanno studiato, in questi mesi di DaD, il tema della digitalizzazione al museo, redigendo un documento con le proposte che gradirebbero vedere dai musei: ecco cosa hanno elaborato!

Si studia la digitalizzazione nei musei al Liceo Classico “Ludovico Ariosto” di Barga (Lucca): una docente di storia dell’arte della scuola, Riccarda Bernacchi (lucchese, classe 1975, fino al 2016 ricercatrice presso il Sistema Museale dell’Università di Firenze, borsista de Il Sole 24 Ore in Management dei Beni Museali e fondatrice, assieme a Lucia Morelli, della collana di libri EdaKIDS per Aracne Editrice), ha infatti avuto l’idea di discutere con gli studenti, parallelamente al programma ministeriale, di questo argomento “cult”, per il Ministero dei Beni Culturali e per diversi ambiti della cultura, dell’arte e dell’economia. E li ha messi al lavoro per capire cosa i ragazzi vorrebbero dalle proposte online dei musei.

La docente e gli allievi hanno organizzato una boarding class, formata da 16 studenti delle classi III, IV e V F del liceo della Media Valle del Serchio, e hanno svolto una ricerca sullo stato dell’arte, visitando i siti web dei più grandi musei in Italia e nel mondo che durante il 2020 hanno incrementato la loro presenza in web, hanno scaricato la app Google Arts & Culture, hanno letto in classe e a casa documenti, riviste specializzate e interviste, non ultima quella rilasciata dal ministro Franceschini proprio sull’argomento alla fine del mese di novembre. Si è fatto riferimento al Piano triennale per la digitalizzazione e l’innovazione dei musei, e hanno guardato con attenzione i video promozionali nati durante il lockdown dei più grandi istituti museali al mondo.

“Se inizialmente questi adolescenti erano smarriti e stupiti”, commenta la professoressa Bernacchi, “è bastato poco per attivare la loro creatività e immaginazione. Gli studenti si sono interrogati su cosa si sarebbero aspettati da un museo o da una mostra online e hanno dato il meglio di sé”. Il risultato del lavoro della boarding class è un documento articolato secondo i gusti degli studenti e secondo le tendenze del momento. Si tratta di oltre 20 pagine con le quali gli studenti hanno proposto soluzioni alternative: si parla soprattutto di modelli di realtà virtuale, di videogiochi e app, ma anche di contenuti di approfondimento.

C’è chi si è ispirato ai modelli museali per l’Acropoli di Atene o della Reggia di Caserta, chi ha pensato ad un blog per le opere d’arte viste nei musei, chi ha ideato percorsi tematici o dedicati a colore e sensorialità. C’è chi ha scelto un testimonial per la promozione del museo (come è stata l’influencer Chiara Ferragni agli Uffizi, ma anche compositori e musicisti che oggi hanno attinto all’asset del patrimonio culturale per promuovere la loro arte), chi ha pensato a brevi ed emozionanti narrazioni orali per i visitatori virtuali, racconti di aneddoti e curiosità nascoste sulle opere d’arte o sugli artisti, oppure chi ha pensato ad un gioco o ad un app da creare appositamente. Se alcune di queste proposte sono già realizzate negli istituti più lungimiranti, altre potrebbero essere tutte messe al vaglio e in campo affinché questa situazione critica diventi un’opportunità reale di crescita e sviluppo. “Digitalizzare un museo, infatti”, afferma Riccarda Bernacchi, “non è una mera trascrizione di contenuti sul web, dalla museologia alla museografia, significa indossare i panni del pubblico, quello già interessato e quello ancora da catturare, per età e per interessi. Significa ricercare, indagare, intuire ciò che la cultura ha ancora da raccontare nel presente, nel passato e nel futuro”.

L’idea di parlare di digitalizzazione nei musei con i ragazzi nasce... dalle contingenze. Ogni materia o disciplina ha la sua specificità, ha la sua metodologia di insegnamento e ognuna di esse, in questo periodo di Covid-19, ha dovuto fare i conti con la didattica a distanza, con i 40 minuti previsti dai vari regolamenti interni. Sono meno di un tempo di una partita di calcio, che com’è noto ne dura 45, eppure quel momento in una classe virtuale è prezioso ed è, al momento, l’unico possibile. Pertanto, spiega Riccarda Bernacchi, “riuscire ad interessare gli studenti diventa una sfida quotidiana. Appello e poi... tutti i file sono già aperti per mostrare ai ragazzi video, documenti vari, presentazioni, letture, caso mai dovesse saltare la connessione. Tutto è improntato all’ottimizzazione dei contenuti e di minuti, e soprattutto nel suscitare l’interesse dei ragazzi da uno schermo, di fronte al quale, dovranno stare almeno altre 5/6 ore durante la giornata. La storia dell’arte è una di quelle materie, che difficilmente si pensava potesse essere trattata online, se non in brevi e misurati corsi ad hoc. Eppure, così è stato. La domanda, a cui si è cercato di dare risposta, è stata quella di trasmettere conoscenze attraverso nuove modalità. Dove conoscenza non è sinonimo di nozione, ma di frammenti di vita vissuta dagli artisti e dalle loro opere d’arte in epoche diverse, con diverse concezioni e visioni del mondo, con le stesse inquietudini umane, professionali e familiari che ogni persona ha vissuto e vive tuttora”.

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