Istat, musei 2020: l'8% non ha riaperto dopo la chiusura forzata. Ecco i motivi


Secondo i dati dell’Istat sui musei nel 2020, otto sedi museali su cento non hanno riaperto dopo la chiusura fisica imposta e quasi la metà delle strutture ha meno di cinque addetti. 

Secondo l’ultimo report dell’Istat sui musei, otto sedi museali su cento non hanno riaperto dopo la chiusura fisica imposta a marzo 2020. In particolare, si legge “il 2% delle strutture ha continuato a svolgere soltanto le ordinarie funzioni amministrative, di ricerca e di comunicazione, ma non ha riaperto gli spazi espositivi alla visita del pubblico, mentre il 6% ha sospeso tutte le attività, comprese quelle di gestione e di organizzazione amministrativa del museo”.

L’interruzione delle visite in presenza è stata dovuta per la maggioranza di queste istituzioni (il 41,6%) “perché non ha potuto adottare le misure sanitarie per ridurre i rischi di contagio negli spazi espositivi; per un museo su 10 (11,2%) la mancata apertura al pubblico è strettamente legata alla carenza di personale e di risorse economiche adeguate per il rispetto dei provvedimenti previsti per il contenimento della pandemia”.

“Tra i musei inattivi”, prosegue il report, “la maggioranza è a titolarità pubblica (62,2%), in particolare di enti locali (49,3%), o collocata in piccoli centri urbani fino a 5mila abitanti (45,5%) o in zone rurali scarsamente popolate (45,7%). Più della metà di questi istituti si trova nel Nord (53,7%) soprattutto in Piemonte e in Lombardia. Tra le strutture che sembrano avere risentito maggiormente della chiusura per il contenimento della pandemia figurano i musei di storia e scienze naturali (19,7%), i musei che espongono materiale etno-antropologico (16,7%) e i musei di arte (13,5%)”.

Per quanto riguarda le attività online, durante il periodo di sospensione dell’accesso fisico del pubblico, “il 35,8% è riuscita a garantire attività e servizi online, attivando o incrementando la presenza sia sui principali social media, come Facebook, Instagram, Twitter (24%), sia sulle piattaforme web dedicate (18,5%). Alcune si sono organizzate promuovendo e sviluppando progetti e attività d’interazione e coinvolgimento del pubblico a distanza, attraverso l’offerta, ad esempio, di video interviste, approfondimenti delle collezioni e incontri con esperti del settore in dirette streaming (12,9%)”.

“Solo il 22%”, conclude il report, “ha riaperto al pubblico i propri spazi espositivi già nei primi mesi del 2021; del restante 78% una metà ha programmato di riattivare il servizio di visita entro la fine del 2021, mentre l’altra metà non ha saputo indicare se e quando avrebbe aperto di nuovo al pubblico”.

l’Istat ha inoltre dichiarato che “nel 2020 il settore museale italiano ha mobilitato complessivamente quasi 48mila operatori tra dipendenti, consulenti, addetti esterni e volontari; in media 11 persone per ogni struttura censita. Il 68,4% degli istituti ha non più di dieci addetti, il 26,8% da undici a venti. Gli addetti delle imprese e degli enti esterni (ad esempio personale per i servizi di bigliettazione, di pulizia o di sorveglianza) sono quasi 9mila, in media due per istituto. Importante è stato il contributo di volontari, tirocinanti e stagisti: più di 14mila, in media quattro per struttura espositiva. Il 12% dei musei ha un organico composto interamente da personale che opera in maniera volontaria e gratuita; più della metà ha titolarità comunale (52,2%)”.

Istat, musei 2020: l'8% non ha riaperto dopo la chiusura forzata. Ecco i motivi
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