Conoscere l'arte di Christo e Jeanne-Claude attraverso dieci capolavori


Dieci capolavori per conoscere l'arte di Christo e Jeanne-Claude, una coppia di artisti che ha segnato l'arte degli ultimi sessant'anni.

Christo, uno dei più grandi artisti degli ultimi sessant’anni, ci ha lasciati ieri all’età di 84 anni. Pochi altri come lui e sua moglie Jeanne-Claude, con cui ha lavorato in coppia per tutta la vita, hanno segnato l’arte del Novecento. In questo articolo abbiamo dunque deciso di ripercorrere la sua carriera attraverso dieci capolavori fondamentali, da conoscere per cominciare a entrare in contatto con l’arte di un genio del XX e del XXI secolo.

1. Bottiglia impacchettata (1958; tessuto, corda, lacca, vernice, sabbia, bottiglia; 20,3 x 7,6 cm; Carbondale, Collezione Kimiko e John Powers)

Christo maturò l’idea di impacchettare oggetti fin dal suo arrivo a Parigi, nel 1958, all’età di ventitré anni. Precorritore del Nouveau réalisme, il movimento che sarebbe stato fondato di lì a pochi anni (e al quale Christo stesso si sarebbe unito nel 1963), vedeva inizialmente, nell’impacchettamento, un mezzo per conoscere meglio l’oggetto e per ridurlo all’analisi delle sue qualità essenziali: forma, materiali, aspetto della superficie (tant’è che spesso gli oggetti impacchettati erano esposti assieme agli oggetti “liberi”). L’assunto di base era simile a quello degli artisti della Pop Art: ogni oggetto, anche il più umile, può essere elevato a opera d’arte. Sull’atto dell’impacchettamento in sé, le interpretazioni sono svariate, e Christo non ha mai dato una definizione (“non definisco l’arte, la faccio”, ebbe a dire), senza calcolare che il senso dell’operazione varia anche sulla base dell’oggetto che viene avvolto, e che le stesse dichiarazioni di Christo, durante tutto l’arco della sua carriera, sono spesso state contraddittorie (per esempio è capitato che affermasse che l’impacchettamento ha solo un puro valore estetico). Un mezzo per affermare la presenza di un contenuto attraverso la sua assenza, un modo per limitare il piacere estetico che si trae dalla visione di un oggetto (o, viceversa, per crearne uno nuovo), l’affermazione del gesto dell’artista (in un momento in cui la ricerca sul gesto da parte degli artisti di tutto il mondo era un tema di forte attualità), una riflessione sulla percezione: molto è stato scritto e molto si potrebbe dire degli impacchettamenti, fin dalle primissime opere.

Bottiglia impacchettata (1958; tessuto, corda, lacca, vernice, sabbia, bottiglia; 20,3 x 7,6 cm; Carbondale, Collezione Kimiko e John Powers)
Christo e Jeanne-Claude, Bottiglia impacchettata (1958; tessuto, corda, lacca, vernice, sabbia, bottiglia; 20,3 x 7,6 cm; Carbondale, Collezione Kimiko e John Powers)

2. Muro di barili di petrolio (1962; barili di petrolio, 420 x 400 x 50 cm)

Realizzato il 27 giugno del 1962 a Parigi, in rue Visconti, vicino alla riva della Senna, il Muro di barili di petrolio è il primo progetto di grande respiro di Christo e Jeanne-Claude, quello con cui si posero all’attenzione del grande pubblico. La coppia aveva cominciato a lavorare col petrolio fin dal 1958: era un materiale a basso costo e facile da procurare, e rappresentava una sorta di versione “in grande” delle bottiglie e delle lattine con cui i due artisti avevano cominciato il loro lavoro. I barili venivano accatastati nello studio di Gentilly, dove Christo poteva disporne a suo piacimento e sperimentare sempre nuove combinazioni. Furono esposti per la prima volta in mostra nel 1961, a Colonia, e l’anno dopo Christo e Jeanne-Claude ebbero l’idea di erigere la loro “cortina di ferro” in una strada di Parigi. Questa “cortina di ferro”, scrissero all’epoca i due artisti per presentare l’opera, “può essere usata come una barricata durante un periodo di lavori pubblici in una strada, o per trasformare una strada in un vicolo cieco. E alla fine questo principio può essere esteso anche a un’intera area o a un’intera città”.

Muro di barili di petrolio (1962; barili di petrolio, 420 x 400 x 50 cm)
Christo e Jeanne-Claude, Muro di barili di petrolio (1962; barili di petrolio, 420 x 400 x 50 cm)

3. 42.390 Cubic Feet Package (1966; palloni gonfiabili e involucro in polietilene, 18,3 x 7,6 x 9,8 m)

Nell’ottobre del 1966, Christo e Jeanne-Claude si recarono a Minneapolis per il loro progetto 42.390 cubic feet package, l’opera più grande fin lì realizzata dalla coppia, lunga quasi venti metri e alta quasi dieci. Si trattava di un’opera fortemente basata sui contrasti: nonostante le enormi dimensioni, il peso totale dell’opera era molto basso (appena 225 kg), ma comunque molto alto se si pensa che tutta l’enorme installazione è fatta solo di involucri e aria. Per realizzarla, Christo e Jeanne-Claude, che si avvalsero dell’aiuto di 147 studenti della locale Minneapolis School of Art, riempirono d’aria 2.800 palloni gonfiabili di circa 70 cm di diametro in media: tutti i palloni furono poi inseriti nel grande involucro di polietilene che venne sigillato con nastro adesivo e assicurato con 914 metri di corda, e a sua volta gonfiato fino a fargli raggiungere la forma oblunga finale. I 42.390 metri cubi d’aria vennero installati in un prato nel campus della Minneapolis Schoolf of Art, grazie all’aiuto di un elicottero. Si trattava peraltro di uno dei primi progetti per i quali la coppia sperimentò il modo di raccogliere risorse che poi non avrebbero più abbandonato: vendendo progetti e disegni ai collezionisti e cercando sponsorizzazioni private. Per quest’opera, Christo riservò anche una sorpresa ai collezionisti: creò infatti cento Scatole impacchettate, simili a pacchi postali. Se il collezionista aveva la malaugurata idea di aprire il pacco, trovava al suo interno un biglietto con scritto “hai appena distrutto un’opera d’arte”.

42.390 Cubic Feet Package (1966; palloni gonfiabili e involucro in polietilene, 18,3 x 7,6 x 9,8 m)
Christo e Jeanne-Claude, 42.390 Cubic Feet Package (1966; palloni gonfiabili e involucro in polietilene, 18,3 x 7,6 x 9,8 m)

4. Wrapped Fountain and Wrapped Medieval Tower (1968)

Si tratta del primo progetto che Christo e Jeanne-Claude realizzarono in Italia, nel 1968, oltre che di uno dei primi grandi impacchettamenti (fu il secondo, dopo quello della Kunsthalle di Berna dell’anno precedente, anche se i due progetti furono realizzati in contemporanea). Gli artisti erano stati invitati a Spoleto per il Festival dei Due Mondi: Christo era ancora impegnato con il progetto di Berna, e Jeanne-Claude si recò in Umbria per fare un sopralluogo. Si decise quindi di procedere con l’impacchettamento di due importanti monumenti della città, il Fortilizio dei Mulini (un’alta torre di avvistamento che, trovandosi nei pressi di un corso d’acqua, svolgeva anche la funzione di mulino, da cui il nome) e la fontana di piazza del Mercato. L’impacchettamento è uno dei più significativi della carriera di Christo e Jeanne-Claude per diversi motivi. Per quanto riguarda la torre, si trattava di uno dei più antichi monumenti della città (oltre che il più antico edificio che Christo e Jeanne-Claude abbiano mai impacchettato), e avvolgerla in un involucro moderno significava far incontrare... due mondi diversi, come quelli che dànno nome al festival. La seicentesca fontana invece garantiva un effetto straniante, perché la sua forma ricorda quella della facciata di una chiesa barocca, così che vedendola completamente avvolta dal tessuto bianco, chi non era di Spoleto non capiva bene cosa ci fosse sotto l’involucro.

Wrapped Fountain and Wrapped Medieval Tower (1968)
Christo e Jeanne-Claude, Wrapped Fountain and Wrapped Medieval Tower (1968)

5. Valley Curtain (1970-1972)

Valley Curtain è il grande progetto che Christo e Jeanne-Claude realizzarono il 10 agosto del 1972 a Rifle, nel Colorado, dove installarono un’enorme tenda arancione di 18.600 metri quadri tra due catene montuose che scorrono parallele. Per poter realizzare la monumentale installazione fu necessario un team di oltre cento persone, composto da operai specializzati, collaboratori reclutati per l’occasione e studenti di istituti d’arte che unirono 27 funi per assicurare il pesante tessuto, sospeso a un’altezza di 111 metri ai capi e di 55 metri al centro. Il progetto, nelle sue diverse fasi (progettazione, raccolta fondi, realizzazione del materiale e via dicendo) richiese 28 mesi per essere completato, e 28 furono anche le ore che l’opera resistette, dal momento che il giorno successivo si levò un forte vento che fece temere per la sicurezza dell’area e si dovette quindi procedere con la rimozione del grande tendaggio: si trattò comunque della più imponente opera di Land Art che Christo e Jeanne-Claude avevano realizzato fino a quel momento. Nel 1974, i registi Albert e David Maysles realizzarono un documentario di 28 minuti su quest’opera, intitolato Christo’s Valley Curtain: ottenne una nomination agli Oscar come miglior corto documentario.

Valley Curtain (1970-1972)
Christo e Jeanne-Claude, Valley Curtain (1970-1972)

6. Il Reichstag impacchettato (1971-1995)

È probabilmente il più famoso degli impacchettamenti di Christo e Jeanne-Claude, nonché quello che ha richiesto più tempo per essere realizzato, dal momento che trascorsero ventiquattro anni dall’ideazione, che risale al 1971, all’esecuzione dell’opera nel 1995. L’idea, come da tipico modus operandi di Christo e Jeanne-Claude, era quello di avvolgere il Reichstag di Berlino, la sede del Parlamento tedesco, con il tessuto di polipropilene: l’operazione si sarebbe anche ammantata di notevoli accenti politici (“impacchettare un simbolo del potere quale il Reichstag”, disse all’epoca Vittorio Sgarbi commentando l’opera, che ebbe un vasto impatto mediatico, “significa porre in evidenza e contemporaneamente abbattere quel simbolo”), ma anche in questo caso Christo non fornì particolari spunti per l’interpretazione dell’opera (un tratto che avrebbe caratterizzato tutta la sua carriera). Nella presentazione ufficiale dell’opera, si legge solo un breve rimando alla fugacità delle opere umane: “il tessuto, come i vestiti o la pelle, è fragile: traduce la qualità unica della transitorietà”. Per avvolgere il Reichstag furono necessari centomila metri quadri di tessuto e 15 chilometri di corda per assicurarlo. L’opera, come era accaduto per tutti i progetti che l’avevano preceduta e come sarebbe stato per i successivi, fu interamente finanziata attraverso la vendita dei disegni e degli studi preparatori. Alla fine, l’impacchettamento durò quattordici giorni, durante i quali al posto del Parlamento tedesco i berlinesi potevano vedere una massa argentea che suggeriva solo la forma dell’edificio.

6. Il Reichstag impacchettato (1971-1995)
Christo e Jeanne-Claude, Il Reichstag impacchettato (1971-1995)

7. The Gates (1979-2005; 7.503 elementi in tessuto e vinile, altezza 487 cm ciascuno)

Altro progetto rincorso per anni, dal momento che fu immaginato nel 1979 ma vide la sua realizzazione solo nel 2005. È un altro celebre intervento di Land Art: l’installazione di 7.503 pannelli di tessuto al Central Park di New York, avvenuta il 12 febbraio del 2005. 7.503 “porte” alte quasi cinque metri composte da una struttura in vinile che reggeva teli di tessuto arancione, disposte a una distanza di 3,65 metri l’una dall’altra. Per realizzare l’opera fu necessario uno sforzo imponente: diciassette aziende realizzarono i materiali necessari, e il giorno dell’installazione 600 operai, divisi in squadre che dovevano occuparsi ognuna di 100 porte, assicurarono il rapido completamento dell’installazione. L’idea di Christo e Jeanne-Claude era quella di richiamare le forme della natura con questo lungo serpente di porte che si snodava lungo Central Park: per chi si trovava a camminare nel parco (le porte vi rimasero per sedici giorni) era come passare sotto i rami e le foglie di tanti alberi, mentre chi ammirava The Gates dai grattacieli attorno a Central Park aveva l’impressione di vedere un fiume arancione che appariva e scompariva tra i rami degli alberi.

The Gates (1979-2005; 7.503 elementi in tessuto e vinile, altezza 487 cm ciascuno)
Christo e Jeanne-Claude, The Gates (1979-2005; 7.503 elementi in tessuto e vinile, altezza 487 cm ciascuno)

8. Surrounded Islands (1980-1983)

Nel 1980, Christo e Jeanne-Claude ebber l’idea di circondare undici isole nella baia di Biscayne, di fronte a Miami, con sgargiante tessuto rosa: si tratta di una delle più celebri opere di Land Art della storia dell’arte. L’installazione fu terminata il 7 maggio del 1983, quando i 603.870 metri quadri di tessuto galleggiante rosa in polipropilene aveva avvolto la costa di tutti gli isolotti, rimanendovi per un paio di settimane. I due artisti scelsero il rosa perché lo trovavano un colore che ben si adattava alla vegetazione tropicale delle isole disabitate, ed era anche in armonia con i colori del cielo di Miami e delle acque della baia. Allo stesso tempo si trattava però di un colore innaturale che doveva denotare la natura artificiale dell’intervento, anche se era in grado di richiamare certi colori dell’ambiente (quelli dei fenicotteri rossi tipici della Florida, o i colori dei tramonti sul mare, ma anche il rosa dell’edilizia della Florida). La realizzazione dell’installazione richiese anche l’intervento di una biologa marina (Anitra Thorhaug), due ornitologi (Oscar Owre e Meri Cummings), un etologo (Daniel Odell), che dovettero verificare che l’opera non avesse impatti destabilizzanti nei confronti della fauna del luogo, e diversi ingegneri che studiarono come fare in modo che le correnti marine e il moto ondoso non danneggiassero l’opera. Il tessuto fu fissato ad aste che erano legate ad ancora che permettevano all’opera di rimanere ferma in posizione.

Surrounded Islands (1980-1983)
Christo e Jeanne-Claude, Surrounded Islands (1980-1983)

9. The Umbrellas (1984-1991)

Unica opera realizzata da Christo e Jeanne-Claude in due paesi nello stesso momento (gli Stati Uniti e il Giappone), aveva lo scopo di sottolineare le somiglianze e le differenze (nel modo di vivere e nel modo di rapportarsi al paesaggio) di due nazioni tanto lontane. Le operazioni di installazione dei 3.100 ombrelli cominciarono simultaneamente il 9 ottobre del 1991, a Ibaraki (Giappone) e nei pressi del passo di Tejon in California, circa 100 chilometri a nord di Los Angeles. La fabbricazione degli ombrelli (tutti realizzati a Bakersfield, in California) cominciò nel 1990: si trattava di grandi manufatti alti sei metri, con un diametro di oltre otto metri, che rimasero installati per due settimane. Per questa installazione, Christo e Jeanne-Claude non accettarono sponsorizzazioni, preferendo raccogliere i 26 milioni di dollari necessari alla realizzazione con la sola vendita di disegni e progetti. “Nello spazio prezioso e limitato del Giappone”, si legge nella presentazione del lavoro, “gli ombrelli furono posizionati in modo intimo, vicini l’uno all’altro e a volte posizionati in modo che seguissero la geometria dei campi di riso. Nella lussureggiante vegetazione annaffiata dall’acqua tutto l’anno, gli ombrelli erano blu. Nella vastità dei terreni da pascolo non coltivati della California, la configurazione degli ombrelli era bizzarra e si spandeva in ogni direzione. Le colline maroni erano coperte da erba bionda. In quel paesaggio secco, gli ombrelli erano gialli”.

The Umbrellas (1984-1991)
Christo e Jeanne-Claude, The Umbrellas (1984-1991)

10. The Floating Piers (2014-2016)

In Italia, il nome di Christo sarà sempre legato all’imponente progetto realizzato nel 2016 sul Lago d’Iseo: centomila metri quadri di tessuto giallo per creare un grande pontile che univa la cittadina di Sulzano a Monte Isola e all’isola di San Paolo. Cittadini e turisti ebbero l’opportunità di camminare sulle acque, facendo un’esperienza difficile da dimenticare. L’opera rimase sul lago dal 18 giugno al 3 luglio del 2016, dopodiché tutti i materiali furono smontati e riciclati: come tutti i progetti di Christo e Jeanne-Claude (che nel frattempo era venuta a mancare), anche i pontili galleggianti del Lago d’Iseo non prevedevano il pagamento di un biglietto d’ingresso, né inaugurazioni, prenotazioni o cerimonie. Per Christo, i Floating Piers erano “l’estensione di una strada” e appartenevano a tutti. Anche se la realizzazione è del 2016, Christo e Jeanne-Claude l’avevano sognata fin dagli anni Settanta.

The Floating Piers (2014-2016)
Christo e Jeanne-Claude, The Floating Piers (2014-2016)


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