“Il performer non è un attore, è colui che compie degli atti”. Conversazione con Angelo Pretolani


Angelo Pretolani è uno dei pionieri della performance italiana, attivo fin dal 1973. In questa conversazione con Gabriele Landi racconta la sua arte.

Angelo Pretolani (Genova, 1953) è uno dei pionieri della performance italiana. Risale al 1973 la sua prima performance, Minotauro, con la quale denuncia lo smarrimento delle persone dinnanzi alla crescita spesso incontrollata delle città. Da allora Pretolani si è espresso attraverso numerose performance (una delle quali va avanti ininterrottamente da dieci anni su Facebook per esplorare le potenzialità dei social network), ma anche con dipinti, fotografie, poesia, teatro. Ha esposto in numerose gallerie e musei. E si racconta in questa conversazione con Gabriele Landi.

GL. Ciao Angelo, spesso si mostrano i primi segni di una predisposizione all’arte fin dall’infanzia è stato così anche per te? Racconta?

AP. Rispondo “pescando” da un’ekphrasis di una mia performance da “Sotto il selciato…”: Venerdì 7 settembre 2018 - Angelo sfrega una foglia di alloro sulla fronte, ripetutamente. Qualche sera fa, all’improvviso, gli è apparso in mente un ricordo di quando era bambino... un giorno al mercato sua mamma gli comprò un piccolo caleidoscopio; forse tutto parte da lì. Aspiratio numinis. Per quanto riguarda sempre la mia infanzia altre due ekphrasis chiariscono abbastanza bene ciò che è accaduto: Venerdì 13 febbraio 2015 - Angelo da bambino non sognava nessuna vita, pensava che non ne avesse diritto; dispone due foglie di alloro una accanto all’altra, vicine, come ali dispiegate di un corpo assente. Sorride, davanti ad un muro bianco; cava di tasca un fazzoletto, lo agita in aria come se dovesse salutare qualcuno che parte - continua a disegnare (da)i suoi mondi pleonastici, di notte, soprattutto, a bove (e c’è chi vede in questi disegni le proprie ossessioni). Sente una campana fuori scena, tintinna, tanto - ci sono dei momenti in cui l’unica possibilità di salvezza è il sonno… ci sono storie ancora da scrivere… ci sono. Venerdì 10 aprile 2015 - Angelo sospira; raggrinza le labbra in una smorfia del tutto comportamentale. Si profuma le mani sfregandole su una foglia di alloro; sorride, sussurra, sono stanco dei curiosi - la fiducia nella multitudo da sempre è costata inganno. Per averlo sempre volutamente trascurato, ora dovrà incominciare a guardare il tempo, non quello atmosferico e non dal punto di vista sociale ma fisico. Da bambino non ha sviluppato nessun senso si appartenenza ai luoghi, dove lo mettevano stava, ora non sta bene da nessuna parte.

Ci sono stati degli incontri con persone, luoghi, oggetti che hanno favorito il tuo avvicinarti all’arte?

Credo… probabilmente due film… 1966, Blow up di Michelangelo Antonioni e Performance del 1970 diretto da Donald Cammell e Nicolas Roeg. Più il primo del secondo… Blow up l’ho ricordato qualche anno fa anche in una azione “Sotto il selciato…”. Venerdì 3 ottobre 2014 / h 8.21 – Angelo passeggia per il Bosco di Parmenide; sorride a Venerdì, sorride, sì, ha appreso più da Blow up di Antonioni, nel climax che quel film irradia, che da tutte le lezioni di storia dell’arte prese successivamente al liceo. Anche lui di tanto in tanto gioca senza pallina, anche quando non se ne accorge. Sussurra, restare inconsapevoli non è un atto di volontà.

Volevo chiederti di parlare di Gian Franco Fasce, che rapporto ti ha legato a lui?

Con Gianfranco Fasce c’è stato un rapporto di stima e di reciproco rispetto, molto intenso, certamente, ma non è stato il mio maestro se è questo che vuoi sapere. Non ho un maestro da indicare, anche se Flaminio Gualdoni nella presentazione in catalogo alla mia mostra personale alla Galleria Spazia (Bologna, 1995) scrisse che Gianfranco Fasce è stato il maestro del giovane Pretolani. Come ti ho già detto in occasione della tua Primo amore [ndr: Parola d’artista, Primo amore, 24 ottobre 2020]: “Interessato ad una diversa dimensione di fare arte, mi sono guardato sempre più attorno che indietro; l’ho già detto in altre occasioni, la storia dell’arte l’ho appresa a mano a mano, mentre procedevo in me stesso considerando più importante sentire che capire o sapere. […] Ricordo una volta a pranzo a casa di Rosanna Chiessi che tutti si rivolgevano a Bob Watts chiamandolo maestro, il mio amico e performer Augusto Concato mi passò sotto il tavolo un foglietto su cui aveva scritto: ‘Io sono il maestro di me stesso’”. Ecco. A questa risposta posso aggiungere, per renderla più “completa” l’ekphrasis della mia performance sotto il selciato di venerdì 16 agosto 2019 e pubblicata su Facebook con relativa immagine: Venerdì 16 agosto 2019: Angelo comporta; marciatore lento, “dissegnatore” di atti inincidenti. Il primo a credere in lui fu il pittore Gianfranco Fasce, grande intesa, un rapporto basato sull’immaginazione. Mai saturi, entrambi affascinati dall’inammissibile.

Angelo Pretolani, Minotauro, Genova, 10 settembre 1973, performance
Angelo Pretolani, Minotauro, Genova, 10 settembre 1973, performance
Angelo Pretolani, Apparizione, Genova, 14 febbraio 1976, performance
Angelo Pretolani, Apparizione, Genova, 14 febbraio 1976, performance
Angelo Pretolani, Apparizione, Genova, 20 novembre 1976, performance
Angelo Pretolani, Apparizione, Genova, 20 novembre 1976, performance
Angelo Pretolani, L’Angelo Pretolani (timbro e collage su carta, 29,7 x 21 cm)
Angelo Pretolani, L’Angelo Pretolani (timbro e collage su carta, 29,7 x 21 cm)
Angelo Pretolani, Campo (Natura nasconde cultura) (1979; foglie e collage su cartoncino, 19 x 24 cm)
Angelo Pretolani, Campo (Natura nasconde cultura) (1979; foglie e collage su cartoncino, 19 x 24 cm)
Angelo Pretolani/Centro Uh!, Tran-concerto De Rezke, performance. Scandicci-Marina di Pietrasanta- Genova Nervi, 1982.
Angelo Pretolani/Centro Uh!, Tran-concerto De Rezke, performance. Scandicci-Marina di Pietrasanta- Genova Nervi, 1982.

Il tuo percorso è partito dalla pittura?

Inizialmente, ma per un periodo brevissimo, già a vent’anni operavo in performance (come attesta la partecipazione alla X Quadriennale del 1975 con lavori del 1973)… salvo poi ritornarci intorno alla metà degli anni Ottanta ma sempre con intenti performativi… facendo riferimento al testo di Flaminio Gualdoni scritto per la mia mostra personale alla galleria Spazia di Bologna, si legge: “Non si pone mai la giusta attenzione all’importanza, nell’opera di John Cage, dello studio e della raccolta dei funghi […] Pretolani, scegliendo per sé un percorso del tutto marginale, una sorta di piccola via sapienziale, ha deciso di frequentare boschi simili […] Ha raccolto pezzi di legno, rami, radici: lacerti insieme spurii, perché espulsi dal corso della necessità naturale […] Questi materiali Pretolani ha trasferito nel suo studio. […] I rami attorti, combinati con ingegno elementare – quello del faber di tende, canoe, tamburi… - divengono scheletro e centina su cui tende la tela della pittura, la quale assume per ciò stesso un andamento fratto e irregolare, quasi a rideclinare per vie non metodologiche una possibilità oggettiva della forma-pittura”. Vorrei inoltre aggiungere un pensiero di Fabio Mauri: “Per me, comunque, il performer non si è mai allontanato dalla pittura, sebbene non realizzasse quadri. Con una immaginazione fortemente significante oltre lo spazio, ormai angusto, del quadro, il pittore cercava di competere con la moltitudine dei patti dell’esistenza”.

Come arrivi alla performance e che importanza ha l’aspetto rituale nel tuo lavoro?

Come ho già detto in altre occasioni, io sono “cresciuto” negli anni della cosiddetta contestazione giovanile post-sessantottesca… erano i tempi dell’immaginazione al potere, dell’utopia, del rock psichedelico. Era una rivolta esistenziale e in quell’ambito sono nate le mie prime performance. Era il 1973. Fra le varie possibilità espressive la performance mi è parsa fin da subito la più adeguata alle mie sensibilità situazionali. Per quanto riguarda il rapporto fra ritualità e performance… direi che la ritualità è quasi un fatto indiretto e involontario, non cercato, nel senso che nel momento dell’azione si compiono degli atti e per semplificare possono essere riconosciuti come rituali ma che non presuppongono identicità… per questo mi piace dire che il performer è attante e non attore, è colui che compie degli atti… atti esistentivi. La ritualità presuppone delle regole e pertanto ha a che fare più col teatro e non con la performance. Inoltre mi piace ricordare, sempre a proposito della ritualità, quello che ha scritto Cristina Palmieri: “… i gesti di Angelo Pretolani in realtà non sono puro ‘significante’. O meglio, possono esserlo nella misura in cui li intendiamo in senso lacaniano, come espressione di una ritualità istintiva attraverso cui l’inconscio comunica e ci parla. Quindi la loro pregnanza travalica l’apparente minimalismo che pare caratterizzarli”.

Le tue performance hanno sempre avuto solo te come attante?

Principalmente sì, però in alcune occasioni si è reso necessario “far uso” ad altra figura… come ad esempio nella performance Spirit in the sky, realizzata in occasione della mostra Imagerie Arty Fashion (Trieste, 2003) a cura di Maria Campitelli, dove si rendeva necessaria una presenza femminile e allora mi sono avvalso di una modella, Valentina Morelli. Quella performance, rifiutata dal Museo Revoltella perché la modella appariva nuda, fu invece ospitata dalla galleria Lipanje Puntin… “… sopra una pila di giornali una modella ieratica si sfila lentamente un pesante abito grigio, un chitone da terzo millennio, compiendo un asensuale striptease, che si fa rituale solenne. Nello scoprirsi rivela una fasciatura di candida garza sul seno e un ex voto a forma di cuore. Sacro e profano si intersecano […] Lo spirito è nel cielo” (M.Campitelli, Juliet n.115, dicembre 2003, p. 52). Altre volte… nei primi anni Ottanta, fino al marzo ’83, con le performance del Centro Uh!, in azione con me c’era anche l’artista Roberto Rossini… e poi nei successivi anni Ottanta quando avevo formato il gruppo Angelo Pretolani Program per le rassegne definite “Nuovo Teatro” dal critico Giuseppe Bartolucci… con me agivano in performance altri tre o quattro attanti a seconda delle occasioni.

Puoi raccontarmi qualcosa di più di queste esperienze?

Per quanto riguarda il Centro Uh!... è stata un’esperienza breve ma molto intensa, nata nel dicembre 1979 ad opera di tre artisti: io, Adriano Rimassa e Roberto Rossini. Un’esperienza di gruppo terminata nel marzo ’83 e che ha prodotto numerose performance, presentate a rassegne di livello nazionale e internazionale… e Boring Test, una serie di trasmissioni sperimentali di drammaturgia radiofonica su RAI Radio Uno. Il gruppo era nato per reazione e come movimento “situazionisticamente” resistente al clima di “ritorno all’ordine” che si respirava alla fine degli anni Settanta. Quello che ci accomunava era lo spirito di ricerca di nuovi linguaggi… sempre con l’intenzione di “ristabilire il disordine”… iniziavano gli anni Ottanta, anni di riflusso, di ritorno all’ordine, in cui si facevano strada gli yuppie. Il Centro Uh! è stata essenzialmente un’esperienza di sconfinamento… in territori, artistici e non… di insofferenze all’interno del sistema arte. Mi piace ricordare a questo proposito alcune parole di Ferruccio Giromini: “L’esperienza del Centro Uh! non va archiviata come solo estetica – ma anche etica, in parte metafisica, a volte fin mistica, ma anche politica, sociale e di sicuro profondamente esistenziale […] una ‘opera d’arte totale’ capace di fondere in sé la musica, l’esperienza visiva, la mobilità del corpo, il mito e il rito, la mente e il cuore, il fuori e il dentro, l’arte e la vita” (in Ristabilire il disordine, Museo di Villa Croce, Genova 2010, p. 16). Successivamente ho dato origine a un nuovo gruppo, chiamato Angelo Pretolani Program. Rispetto al precedente le presenze all’interno di questo gruppo variavano di volta in volta secondo le esigenze espositive che si presentavano… come ti ho già detto, con questa sigla ho partecipato alle rassegne definite “Nuovo Teatro” dal critico Giuseppe Bartolucci… e cronologicamente si arriva alla fine degli anni Ottanta.

Angelo Pretolani Program, Notturno, performance. Milano, Cortile d’Onore Palazzo di Brera, 27 maggio 1983. Rassegna “Limitrofie.
Angelo Pretolani Program, Notturno, performance. Milano, Cortile d’Onore Palazzo di Brera, 27 maggio 1983. Rassegna Limitrofie
Angelo Pretolani, Quanto abbiamo preso lo lasciamo, quanto non abbiamo preso lo portiamo, recto e verso (1988-1989; olio su tela, rami e combustione su legno, 140 x 120 x 7)
Angelo Pretolani, Quanto abbiamo preso lo lasciamo, quanto non abbiamo preso lo portiamo, recto e verso (1988-1989; olio su tela, rami e combustione su legno, 140 x 120 x 7)
Angelo Pretolani, Il tempo che tutto dimora, dettaglio (1990; olio su tela, rami, catrame e combustione, 100 x220 x 8 cm; Genova, Collezione privata)
Angelo Pretolani, Il tempo che tutto dimora, dettaglio (1990; olio su tela, rami, catrame e combustione, 100 x220 x 8 cm; Genova, Collezione privata)
Angelo Pretolani, Sotto il selciato c’è la spiaggia, 30 dicembre 2008, performance. Impronte delle mani con tampone per timbri su cartoncino, 19x30 cm.
Angelo Pretolani, Sotto il selciato c’è la spiaggia, 30 dicembre 2008, performance. Impronte delle mani con tampone per timbri su cartoncino, 19x30 cm.
Angelo Pretolani, Sotto il selciato c’è la spiaggia, performance. Roma, Teatro dell’Orologio, 19 settembre 2009. Rassegna “Mutazioni profane. Body Performance Art Festival”.
Angelo Pretolani, Sotto il selciato c’è la spiaggia, performance. Roma, Teatro dell’Orologio, 19 settembre 2009. Rassegna Mutazioni profane. Body Performance Art Festival
Angelo Pretolani, Sotto il selciato c’è la spiaggia, 4 dicembre 2012, performance
Angelo Pretolani, Sotto il selciato c’è la spiaggia, 4 dicembre 2012, performance
Angelo Pretolani, Sotto il selciato c’è la spiaggia, 12 febbraio 2016, performance. Genova, Loggia della  Mercanzia. Rassegna “Other Identity”
Angelo Pretolani, Sotto il selciato c’è la spiaggia, 12 febbraio 2016, performance. Genova, Loggia della Mercanzia. Rassegna “Other Identity”
Angelo Pretolani, Sotto il selciato c’è la spiaggia (5 performance alle 5 della sera dedicate a Federico Garcia Lorca). Roma, Museo MACRO, 24-28 ottobre 2018.
Angelo Pretolani, Sotto il selciato c’è la spiaggia (5 performance alle 5 della sera dedicate a Federico Garcia Lorca). Roma, Museo MACRO, 24-28 ottobre 2018.
Angelo Pretolani, Sotto il selciato c’è la spiaggia (Costell’azione Thera), 26 aprile 2019, performance in 6  dissegni realizzata per la mostra “Das Mittelmeer/Mediterranean”. Monaco di Baviera, Pasinger Fabrik.
Angelo Pretolani, Sotto il selciato c’è la spiaggia (Costell’azione Thera), 26 aprile 2019, performance in 6 dissegni realizzata per la mostra Das Mittelmeer/Mediterranean. Monaco di Baviera, Pasinger Fabrik.

Gli anni Ottanta come dicevi sono stati anni di reflussi, che cosa ti hanno lasciato addosso?

Addosso?! … oltre al mio lavoro niente… la realtà di quegli anni, non solo artistica, non mi piaceva affatto….

In questi anni hai ripreso a dipingere, lo facevi già allora nella stessa ottica in cui lo fai ora, vale a dire in stretta relazione con la tua pratica performativa?

In realtà non ho mai smesso: come aveva detto Kounellis, si è pittori anche se non si usano gli strumenti tradizionali del dipingere… e comunque, sì, tutto è sempre stato in stretta relazione con la pratica performativa… bisogna solo chiamare le cose con il giusto nome, per non creare degli equivoci… come ad esempio il fatto di aver scelto di chiamare i miei disegni con una “s” in più, e cioè dissegni… perché si tratta di atti performativi, atti esistentivi, non sono semplici disegni, sarebbe riduttivo definirli così.

Angelo, facciamo un passo indietro nel tempo, che clima si respirava a Genova negli anni Sessanta-Settanta?

Molto meglio di quello attuale… sicuramente. La risposta a questa tua domanda sta tutta nella mostra che illustrava quel periodo e che si è svolta alla galleria Entr’acte di Genova qualche anno fa, nell’ottobre 2016: Situazioni. Logiche performative a Genova negli anni ‘70. Mostra che presentava opere di 6 artisti (Beppe Dellepiane, Fabrizio Plessi, Angelo Pretolani, Roberto Rossini, Petr Štembera, Geggi Tagliafico) relative a quegli anni. La mostra era accompagnata da un testo critico scritto per l’occasione da Pamela Pastori, non un critico, ma un’amica compagna di strada che ha condiviso gran parte degli avvenimenti di quella eccitante stagione. Leggo alcuni passaggi… “Qualcosa è successo a Genova negli anni Settanta, anni difficili da dimenticare, anni di rabbia, anni di lotta, anche in arte, anni di contestazione, da altri più volgarmente chiamati anni di piombo. […] Sensazionali, stranianti, volutamente disorientanti le azioni di questi artisti, con un fondo di intrigante ambiguità ribaltavano ogni concezione classica di ‘messa in scena’ o di accadimento, perché sì, qualcosa accadeva ed era proprio questo accadere che generava senso all’incontro visivo con lo spettatore; spesso chi guardava restava attonito, non capiva, altri invece si lasciavano andare al ‘vedere qualcosa come qualcosa’ (Wittgenstein), ma anche come qualcos’altro perché nella performance non è mai di rappresentazioni che si tratta ma semmai di presentazioni, in una aspersione di stati di grazia, appaganti in chi li ha saputi cogliere e assolutamente estranei a chi non li ha riconosciuti come tali. Ancora oggi a distanza di quarant’anni quelle performance restano cariche di energia. […] Corpi, in libertà; come le parole di marinettiana memoria. Mai immobili e statici anche stando fermi. Pronti al rumore, sì, oggi come allora in un inarrestabile continuum semplicemente necessario, perché non si tratta qui di attualizzare un fatto storico e nemmeno di stare a rimorchio della storia. […] per certi artisti non può essere diversamente ed è questa la bellezza, che è arte e non artisticità. Essere straordinari, dis-velare, fuori da ogni mito di maledettismo, fuori dal grigiore della società dei consumi e dello spettacolo […] in una nuova ridefinizione del rapporto arte-vita”.

Il rapporto arte-vita per te è un fatto politico/poetico?

Lo slogan “Il personale è politico” ha accompagnato gran parte delle lotte degli anni Settanta… possiamo pensare a trasformarlo in “Il personale è poetico”, l’altra faccia della stessa medaglia… luce e oscurità… come le mie performance che attraversano sempre la mia quotidianità, ecco il rapporto arte-vita che è anche un atto politico/poetico… “Tutto è politica”, diceva Thomas Mann.

Che ruolo ha secondo te l’artista nella società?

“L’arte è del tutto inutile” diceva Oscar Wilde… io aggiungo: inutile sotto l’aspetto materiale ma utile sotto l’aspetto spirituale. L’arte non è dunque necessaria dal punto di vista materiale, di conseguenza l’artista che la produce non può che essere una figura marginale all’interno della società… nella sua marginalità non ha un vero e proprio compito sociale se non quello di aspergere bellezza… fuori dal grigiore della società dei consumi e dello spettacolo.

Che cos’è secondo te la bellezza?

È un insieme armonico che può avere varie forme e che viene percepito da ognuno in modo diverso, secondo la propria sensibilità e cultura… e che dà emozione, un’emozione.

Il sacro ha una qualche importanza nel tuo lavoro?

Rispondo “pescando” da ekphrasis di mie performance da “Sotto il selciato…”: Lunedì 13 dicembre 2010. Angelo continua le strade del sacro: fissa su una tela un mare che sale o cielo che scende. Scrive maldestramente con un rossetto da labbra: io non mi esprimo, io mi espongo. Copre le parole con sette foglie di fico – produzione di atti sacri, sacrifici. Venerdì 2 ottobre 2015. Angelo prosegue il suo cammino sulle strade del sacro; sussurra, non si è nel cercare, semmai nel trovare. Combatte liquide istanze di oblio – disegnare: attraversare quel nulla iniziale dando spazio ad un indefinibile sentire, respirare profondamente, sferrare piccoli colpi sulla superficie con una penna a sfera, secondo dopo secondo, senza fretta, dare con-tatto, chiamare: piccoli colpi inferti sul corpo di un disegno che lentamente sorge perché già c’era; ritmare il gesto, occhio cervello e cuore di una danza, a volte macabra a volte gioiosa, voluttuosa anche cambiando penna per cambiare colore. Porta la mano destra sulla fronte a mo’ di visiera. Venerdì 30 dicembre 2016. Angelo sospira; sfibrato; assiso assiste da giorni al corpo di suo padre che perde vita, sussurra, un altro pezzo di me che se ne va. Da finito a infinito. Addentro alle strade del sacro, disegna, segni senza dove, sparsi, sperso. Venerdì 18 giugno 2021. Angelo si bagna la fronte prima e il collo poi con l’acqua esposta venerdì scorso alla notte di luna nuova; sussurra, lasciarsi le ombre alle spalle; è un approdo. Sapendo del suo viaggio verso l’inafferrabilità dell’esistere, un’amica gli ha regalato la sua carta natale. Chiude la mano destra a pugno e la porta sul cuore.

Angelo Pretolani, Sotto il selciato c’è la spiaggia (Extranea), performance. Genova, Biblioteca Universitaria, 14 maggio 2021. Rassegna “Ad Corpus”.
Angelo Pretolani, Sotto il selciato c’è la spiaggia (Extranea), performance. Genova, Biblioteca Universitaria, 14 maggio 2021. Rassegna “Ad Corpus”.
Angelo Pretolani, Sotto il selciato c’è la spiaggia, 3 giugno 2022, performance. Da questa performance è stata  tratta la seguente opera: Inchiostro, acquerello, alcool, carta e colla su tela, 30x20 cm.
Angelo Pretolani, Sotto il selciato c’è la spiaggia, 3 giugno 2022, performance. Da questa performance è stata tratta la seguente opera: Inchiostro, acquerello, alcool, carta e colla su tela, 30x20 cm.
Angelo Pretolani, Sotto il selciato c’è la spiaggia (Incantesimi, leggeri), performance. Roma, Home Gallery, 11 giugno 2021.
Angelo Pretolani, Sotto il selciato c’è la spiaggia (Incantesimi, leggeri), performance. Roma, Home Gallery, 11 giugno 2021.
Angelo Pretolani, Sotto il selciato c’è la spiaggia (Sentieri. D’altronde Dissegno D’io), performance. Spina-  Perugia, Gecko Fest, 10 settembre 2022.
Angelo Pretolani, Sotto il selciato c’è la spiaggia (Sentieri. D’altronde Dissegno D’io), performance. Spina-Perugia, Gecko Fest, 10 settembre 2022.
Angelo Pretolani, Sotto il selciato c’è la spiaggia (Sodoma-Salò A/R. D’altronde Dissegno D’io), performance. Genova, Etherea Art Gallery, 2 novembre 2022.
Angelo Pretolani, Sotto il selciato c’è la spiaggia (Sodoma-Salò A/R. D’altronde Dissegno D’io), performance. Genova, Etherea Art Gallery, 2 novembre 2022.
Angelo Pretolani, Sotto il selciato c’è la spiaggia, performance. 6 gennaio 2023. Da questa performance è stata  tratta la seguente opera: Inchiostro, acquerello, alcool, carta e colla su cartone telato, 30x20 cm.
Angelo Pretolani, Sotto il selciato c’è la spiaggia, 6 gennaio 2023, performance. Da questa performance è stata tratta la seguente opera: Inchiostro, acquerello, alcool, carta e colla su cartone telato, 30x20 cm.
Angelo Pretolani, Sotto il selciato c’è la spiaggia, 3 marzo 2023, performance. Da questa performance è stata tratta la seguente opera: Tecnica mista su cartone telato, 30x20 cm.
Angelo Pretolani, Sotto il selciato c’è la spiaggia, 3 marzo 2023. Da questa performance è stata tratta la seguente opera: Tecnica mista su cartone telato, 30x20 cm.

Leggendo la tua risposta ho come l’impressione che il tuo lavoro nel suo farsi quotidianamente dia vita a un vasto paesaggio avvolgente. Ti volevo chiedere dove ti collochi tu rispetto al tuo lavoro?

Posso rispondere a questa domanda rubando una frase di Cristina Palmieri su Nitsch… Solo gettandosi nell’arte con totalità, così come nella vita, è possibile vincere la propria caducità.

Per chiudere questa intervista ti volevo chiedere di parlare di Sotto il selciato c’è la spiaggia, un ciclo di performance che da dieci anni posti settimanalmente su Facebook.

Sotto il selciato c’è la spiaggia è il titolo che unifica questa mia esposizione performativa che ha luogo dal 2008 su Facebook, progetto nato espressamente per sfruttare le potenzialità comunicative di questo social network. Ho chiamato questa operazione Sotto il selciato c’è la spiaggia prendendo spunto dal film di Helma Sanders del 1975, a sua volta carpito a un famoso slogan del maggio francese… Sous le pavés, la plage. Si tratta di performance a carattere minimale e liminare, rotanti attorno al sé… dell’essere in enérgheia, azioni di meditazione e di conseguenza di sincretizzazione… trascritte poi sulla mia pagina di Facebook. Le ekphrasis di queste azioni sono vere e proprie performance, non si tratta di un lavoro di letteratura o di poesia o di haiku, è un lavoro di performance dove tutto accade veramente! Un’idea di performance che può anche essere intesa come pratica di introspezione e quindi assorbita come esperienza spirituale e corporea ad un tempo. Il ritmo di queste performance ha avuto cadenza quotidiana fino all’aprile del 2013, questo significa che ho postato una performance su Facebook ogni giorno per cinque anni. Successivamente l’operazione ha preso forme e soprattutto tempi diversi: non più ogni giorno, ma ogni Venerdì, lavorando sull’identità selvaggia di Venerdì-Robinson, sentendomi effettivamente su un’isola deserta, sempre con modalità performative e accompagnate da disegni (io preferisco chiamarli dissegni, termine che ho adottato dalla performance del 14 aprile 2017) che poi come messaggi in bottiglia affido al mare magnum della rete. Luca Blissett su Facebook ha così commentato: “Disegni che ricordano i mandala, immagini magiche e simboliche; rituali di meditazione verso il simbolismo dell’Universo – Kairos cancella Kronos e sospende la nozione di tempo. Questi segni generano energie che fluiscono nella circolarità della ruota della vita, nel cerchio eterno, Kosmòs”. Come ha indicato Cristina Palmieri: “Dissegnare è disseminare di segni, trovarli, lasciarli emergere. Costruire un disegno a partire dall’accostamento di piccole e minuziose tracce. Elementi che nel loro insieme compongono la totalità, come parti infinitesimali ma urgenti ed insostituibili. Porzioni di un universo infinito, ma in fondo “scomponibile” – o “composto” – in milioni di elementi, come il cosmo, come noi, esseri umani. Non per nulla la forma principe, per eccellenza, quella che ricorre in ogni opera, è il cerchio. Una sorta di mandala junghiano in cui l’artista, appunto, sparpaglia i propri segni”. Inoltre, queste azioni sono trascritte su Facebook in terza persona subito dopo l’evento, come se non fossi stato io ma un altro a compiere l’azione. Un atto liminale. Come ho già spiegato altre volte si tratta di uno “spossessamento”, perdo sempre qualcosa di me alla fine dell’azione. Io mi espongo, non mi esprimo. In quanto produttore di senso e non di significati. Per dirla con Cioran: “Essa si svuota, dunque ti salva, ti priva di un sovraccarico ingombrante.” E aggiungo, nel momento in cui viene trasmessa ad altri diventa dono.


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