L'indice R per i musei: la bussola per questi tempi difficili


Tutti abbiamo sentito parlare dell'indice R in relazione al coronavirus. Ma può esistere un indice R anche per i musei? Sandro Debono prova a proporne uno.

Pensieri e riflessioni presentati alla conferenza internazionale online “Museums and Covid-19 - Challenges, Re-evaluation and Future Perspectives”, organizzata nell’ambito del progetto Be Museumer.

Lo abbiamo sentito nominare per giorni, settimane e mesi. È l’unità di misura dell’impatto che sta avendo il virus e la ragione delle preoccupazioni che continuano a riemergere. È l’indice R! Se non ne hai mai sentito parlare, nonostante tutto quello che è stato detto e fatto in proposito, l’indice R è un’equazione matematica che viene adoperata per determinare la resilienza e la capacità di riprodursi del virus del Covid-19 in un dato periodo di tempo. Un alto indice R significa un impatto maggiore e più morti. Un indice R basso significa un impatto meno rilevante e un ambiente più salubre. I governi di tutto il mondo cercano di farlo scendere: alcuni ci riescono, altri invece stanno ancora lottando.

Le riaperture dei musei dipendono in maniera molto stretta dall’indice R del Covid-19. Più è alto, minori sono le probabilità che il museo torni ad accogliere il suo pubblico. Più è basso, maggiori sono le possibilità di far riaprire i musei. Ma quindi è tutto così semplice? In realtà, è un po’ più complesso di così.

Dal momento che le entrate dei musei continuano a prosicugarsi, dato che sono collegate al ritorno del pubblico al museo, potrebbe ancora darsi il caso che la “nuova” normalità venga vissuta con la mentalità di quella “vecchia”. Anzi, ci sono le prove per sostenere questo. E dalla pletora di dati che emergono, sceglierei un paio di pezzi del puzzle.

Gabriel Buttigieg, Totem, dettaglio
Gabriel Buttigieg, Totem, dettaglio

Il 75% dei musei non sta cercando fonti alternative per le proprie entrate. Questo dato è stato pubblicato dal NEMO - Network of European Museums Organisations, lo scorso maggio, nell’ambito di una più ampia indagine sull’impatto che il Covid-19 ha avuto sul settore europeo dei musei. L’alta percentuale dei musei che non sta esplorando modelli di guadagno alternativi contrasta con la forte resistenza a chiuderli in maniera permanente o a riconsiderare l’esistenza del museo, e con le significative perdite sulle vendite dei biglietti o dei prodotti dei bookshop.

Questo dato suggerisce che i musei potrebbero essersi attestati su di una modalità di attesa, nella speranza che tutto ritorni alla “vecchia” normalità. Anziché cogliere l’opportunità di ripensarsi e di reinventarsi, il settore dei musei forse sta vivendo nella speranza che le cose tornino com’erano prima.

L’85% dei direttori dei musei del Regno Unito ha, come principale priorità, il “ritorno del pubblico al museo”. Questa è una delle conclusioni che emergono da un recente report di Arts Fund UK. A una prima impressione, potrebbe essere questa la cosa giusta da fare, ma quando la si vede nel contesto, questa preoccupazione fa segnare una percentuale più alta rispetto al benessere dello staff e dei dipendenti (76%), alla cancellazione della partnership (75%) e alla possibilità di sopravvivenza dell’istituto (56%).

Questo dato suggerisce che l’idea di museo continua a essere centrata sulla visita fisica nello spazio pubblico, col potenziale del digitale ancora non pienamente radicato sull’idea di un nuovo “netizen” del museo che la pandemia ha evidenziato in maniera molto consistente.

In breve, benché i musei continuino a essere pienamente consapevoli delle perdite sulle loro fonti d’entrata, sembrano anche essere bloccati e congelati nel tempo, forse perché aspettano che la tempesta passi nella speranza che tutto torni alla normalità, la “vecchia” normalità. Questo senso di impasse e di blocco potrebbe arrivare dal pregiudizio secondo cui i musei possono esistere solo nello spazio fisico, mentre tutto il resto sia un qualcosa di collaterale. Ma i musei stanno cercando un modo per uscire dall’impasse attuale, messi come sono tra la credenza che non ci siano cambiamenti da prendere in considerazione, e le possibilità di reinventarsi?

Cavo tripolare

Un indice R per i musei?

Sì, c’è un indice R per i musei che mi piacerebbe proporre. Ha la stessa funzione e lo stesso obiettivo di quello che abbiamo seguito nella speranza di tenere tutto sotto controllo durante la pandemia di Covid-19. Funziona più o meno allo stesso modo. Più è alto l’indice R di un museo, più il museo è resiliente, impattante e rilevante. Un basso indice R potrebbe invece tradursi in minor resilienza, minor rilevanza e minor impatto. Mi piace pensare all’indice R come a un cavo elettrico tripolare, dove l’anima marrone e quella blu accendono il dispositivo e completano il circuito, mentre quella verde lo protegge dagli sbalzi di corrente e garantisce dunque un livello di difesa dagli shock elettrici. Il cavo tripolare-indice R dei musei accende il museo post-Covid. Se ti appassionano le definizioni, questa potrebbe funzionare: "l’indice R dei musei è un concetto simile a un cavo tripolare che connette resilienza, rilevanza e revenues (entrate). Questo indice R a tre anime può fungere da bussola per i musei che vogliono attraversare la tempesta e che potrebbero trovarsi solo al suo inizio".

Gabriel Buttigieg, Totem, dettaglio
Gabriel Buttigieg, Totem, dettaglio

La resilienza è l’abilità fondamentale di cui i musei necessitano in questa congiuntura. Può essere ottenuta in più modi, o forse in una combinazione di modi. Uno potrebbe essere osservare le best practice da tutto il mondo come linee guida e casi di studio. C’è infatti molto da imparare dalle esperienze pregresse di altri musei che hanno affrontato una crisi economica o hanno lottato in zone di conflitto, ma non c’è un modo unico per affrontare il problema.

La resilienza potrebbe essere anche sviluppata attraverso il pensiero laterale. Noi diamo per scontate alcune percezioni, determinati concetti e specifiche barriere senza mettere in discussione le ragioni per cui lo facciamo. Il cervello umano desidera infatti conoscere nuove cose, ma poi blocca il processo in una risposta o in un comportamento automatico. Ed è qui che il pensiero laterale può fare la differenza.

Piuttosto che pensare nella stessa direzione, i musei devono distanziarsi dal pensiero logico. Abbandonando i classici schemi del problem solving, ovvero quelli delle soluzioni passo dopo passo che cominciano dai dati che si hanno in possesso, i musei potrebbero trovare metodi alternativi per guardare alla stessa sfida o allo stesso problema e per considerarlo in un’ottica allargata, per trovare nuovi approcci. Cambiare il punto di vista e guardare al museo dall’esterno del perimetro dell’edificio, la sfida potrebbe apparire molto diversa. Qui c’è una buona panoramica sulle metodologie del pensiero laterale, realizzata da Edward De Bono.

La rilevanza è l’ambizione che potrebbe aiutare il museo a ripensarsi, modellarsi e definire i propri valori guida. È qui che la dialettica tra il museo e la sua comodità può modellare i valori del museo post-Covid. Ed è qui che la profondità di ascolto e l’empatia possono essere decisive.

Il modo in cui i musei e la società in generale comunicano è, più spesso di quanto si creda, il risultato di schemi culturali inveterati. I musei tendono a dare per scontata l’autorevolezza della propria voce e, potrei aggiungere, del proprio tono, senza riconoscere, forse molto più spesso di quanto alcuni di loro non facciano, che ci sono voci da ascoltare e circostanze con le quali empatizzare.

La profondità di ascolto è un’arte che i musei devono imparare o sviluppare di più. Non si tratta di opinioni predeterminate e spesso radicate sui pregiudizi o sul prestigio. E non si tratta neanche di discutere o di aspettare il primo segnale che rivela un pensiero diverso, così che si possa arrivare per mettere le cose in chiaro. Per i musei, ascoltare bene significa comprendere l’umore e le sensazioni delle comunità alle quali sono legati e con cui lavorano, o con le quali potrebbero potenzialmente farlo. Significa garantire un’attenzione aperta e interessata in modo genuino. Significa ascoltare da una posizione profonda, recettiva e premurosa allo stesso tempo, per arrivare a livelli più profondi e spesso più sottili di significato e di intenzioni che si instaurano con l’altra persona. Questo talk TED-X fornisce una buona panormaica sulle differenze tra sentire e ascoltare.

Le revenues (entrate) arrivano per ultime ma sono ugualmente importanti. Senza la resilienza per superare la tempesta e senza la rilevanza come la ragione per esistere e per operare nei confronti di una certa comunità, le entrate continueranno a rimanere basse. D’altro canto, le entrate sono uno strumento necessario attraverso cui i musei possono diventare più rilevanti, ma la resilienza è la chiave che permette ai musei di sopravvivere in questo momento.

Quando viste attraverso la lente della resilienza, le entrate possono anche essere interpretate come uno scambio o qualcosa di simile. Quando viste attraverso la lente della rilevanza, possono essere considerate come un asset o come conoscenza. Le entrate sono infatti ciò che i musei considerano un loro valore nel complesso, dal momento che possono essere intese come asset o conoscenze che arricchiscono l’istituto, sostengono la sua crescita, e lo rendono più rilevante e resistente.

Gabriel Buttigieg, Totem, dettaglio
Gabriel Buttigieg, Totem, dettaglio

L’artista in questo articolo è il giovane talento maltese Gabriel Buttigieg. Ringraziamo Gabriel per averci fatto dare una sbirciata sui lavori che mostrerà alla galleria Biffi Arte di Piacenza nei prossimi mesi.


Se ti è piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull'Arte.
al prezzo di 12,00 euro all'anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull'Arte e ci aiuterai a crescere e a mantenere la nostra informazione libera e indipendente.
ABBONATI A
FINESTRE SULL'ARTE

Sandro Debono

L'autore di questo articolo: Sandro Debono

Pensatore del museo e stratega culturale. Storico dell'arte, ideatore oltre che ex direttore del Museo Nazionale-Comunitario di Malta, il MUZA. Insegna museologia all'Universita di Malta, membro academico della European Museum Academy oltre che rappresentante nazionale e membro del comitato consultivo di We Are Museums, la piattaforma internazionale degli innovatori e change makers nel mondo dei musei. Curatore di svariate mostre internazionali, autore di svariati libri. Scrive spesso sui futuri del museo ed ha il suo blog publication - The Humanist Museum.


Commenta l'articolo che hai appena letto



Commenta come:      
Spunta questa casella se vuoi essere avvisato via mail di nuovi commenti



Nessun commento dal sito per questo articolo.





Torna indietro



Arte antica     Politica e beni culturali     Patrimonio     Musei     Arte contemporanea     Rinascimento     Seicento     Ottocento     Novecento     Cinquecento     Firenze     Quattrocento     Barocco     Genova     Toscana    

NEWSLETTER