Piazzisti al museo. Taranto: quando il museo rincorre l'influencer, e lo fa malissimo


Il tour di Estetista Cinica al Museo Archeologico Nazionale di Taranto poteva essere un'interessante occasione per far incontrare pubblico e patrimonio. Il museo ha invece deciso di non applicare una strategia e di sbagliare tutto, limitandosi a ricoprire il ruolo di location passiva.

“Piazzisti in versione moderna e social” al museo. Recitava così il comunicato del Museo Archeologico Nazionale di Taranto (MArTA), poi fatto ritirare, che presentava al pubblico l’iniziativa Bellezze al museo, un tour dell’imprenditrice e influencer “Estetista Cinica”, al secolo Cristina Fogazzi, che lo scorso fine settimana ha fatto tappa nell’istituto pugliese. Riassumendo: Fogazzi è impegnata in un giro d’Italia con un furgone dal quale dispensa consigli di bellezza e vende i prodotti della sua azienda di cosmetici, VeraLab, alle persone interessate, forte anche del suo imponente seguito sui social (solo su Instagram, la base dei fan sfiora il milione). Un po’ come fanno gli arrotini, scherza “Estetista Cinica”, solo che lei invece di affilare coltelli spiega come essere più belli e come utilizzare al meglio i suoi cosmetici, che il pubblico può acquistare semplicemente recandosi al suo “beauty truck”. Tuttavia, Estetista Cinica è anche appassionata d’arte e propone tre tappe del suo tour ad altrettanti musei: il Museo Statale Omero di Ancona, il Museo Archeologico Nazionale di Taranto e il Museo della Scultura Contemporanea di Matera.

Il caso di Taranto è particolarmente interessante, soprattutto per tre motivi: primo, il MArTA è l’unico museo statale autonomo toccato dal tour. Secondo, è il primo museo visitato da Estetista Cinica in cui si paga un biglietto per entrare. Terzo, perché per quanto possa essere utile l’aiuto che gli influencer possono dare ai musei (non c’è niente di male se il museo intende parlare a pubblici diversi anche attraverso queste figure, sempre che lo si faccia con criterio e creando valore), il museo pugliese ha sbagliato quasi tutto quello che si poteva sbagliare. L’idea dell’Estetista Cinica è: mi piazzo col mio furgone davanti al museo a vendere i miei prodotti e le mie consulenze, e in cambio compro uno stock di biglietti del museo e li offro in omaggio alle mie “fagiane” (questo l’ornitologico termine con cui l’imprenditrice bresciana identifica le sue seguaci), ma solo a quelle che acquisteranno un prodotto. Il MArTA, evidentemente attirato dalla possibilità di pescare tra le centinaia di migliaia di follower dell’influencer di cosmetici, ha accettato il goloso pacchetto senza però porsi il problema d’inquadrarlo in una strategia seppur minima. Tanto che la tappa del tour coincideva col fine settimana della Notte dei Musei, e poiché nessun direttore di museo al mondo farebbe sovrapporre due eventi molto sentiti, ma si preoccuperebbe di tenerli a giusta distanza per evitare code, risparmiare disagi all’utenza e massimizzare l’impegno, è del tutto plausibile che le date siano state imposte e il museo le abbia accettate.

Estetista Cinica
Estetista Cinica

La scelta delle date basterebbe dunque di per sé a farsi un’idea di quali siano stati i rapporti di forza nella vicenda. Ma la direzione del museo è riuscita a fare anche peggio: non stiamo parlando di una collaborazione proficua e alla pari tra influencer e museo (a meno che non si voglia tener conto del mero aspetto numerico della faccenda: il MArTA, ci conferma l’ufficio stampa, da questa operazione ha incassato 4.000 euro, il totale della vendita di 500 biglietti a prezzo pieno), ma di un evento dove l’influencer ha avuto il ruolo predominante e il museo si è limitato a fare da scenografia, rigorosamente sullo sfondo. Intanto, il MArTA ha deciso di recitare una parte subalterna: quando un cliente acquista un prodotto con un omaggio, solitamente quello che viene percepito come di valore più alto è quello che si paga, che in questo caso assume un valore ancor maggiore per il fatto d’esser legato a un regalo prestigioso (che il cliente può comunque decidere di non sfruttare). Il vantaggio dunque è nettamente sbilanciato a favore dell’imprenditrice.

Ancora, al di là delle disarmanti banalità della direttrice Eva Degl’Innocenti sul frustissimo concetto di “bellezza” (“Parliamo alle donne di un museo che racconta tanto le donne e lo facciamo nello stile di Opaka Sabaleida, di cui conserviamo ancora il meraviglioso corredo in oro. Perché la bellezza è coinvolgente, così come il buon gusto, la cura del corpo e dello spirito; la bellezza ha un effetto moltiplicatore che può trasformarsi in promozione, ma anche in occasioni di sviluppo territoriale”: questo è il massimo che ha saputo dire), il museo non è stato in grado di produrre alcun contenuto a tema, né ha organizzato alcuna iniziativa collaterale all’evento di Estetista Cinica. E sì che sarebbe bastato poco, data la vastità dell’argomento “cosmesi nell’antichità”: non sarebbe stato complicato organizzare visite guidate tematiche oppure approfondimenti su opere specifiche riservati, su prenotazione, ai partecipanti all’evento. Evento che, beniniteso, sarebbe stato di gran lunga meglio organizzare dentro al museo, anche perché lasciando Estetista Cinica fuori dall’istituto si crea la percezione che tra influencer e museo ci sia una sorta di barriera, di limite.

Al contrario, portare Estetista Cinica all’interno delle sale del Museo Archeologico Nazionale di Taranto (e non solo per le foto di rito da pubblicare su Instagram) e organizzare delle attività con le guide dell’istituto sarebbe stato un risultato interessante, per diversi motivi. Primo: sarebbe stato un modo efficace per abbattere le barriere, e per dimostrare che del patrimonio si può parlare su più livelli. Secondo, organizzare l’evento all’interno del museo (e facendo pagare il biglietto, magari anche con un piccolo sconto, ai partecipanti) sarebbe stato un modo intelligente per dare vero valore alla visita, senza rimettere la decisione di visitare il museo alla volontà di sfruttare o meno l’omaggio (c’è comunque da dire che, almeno, il museo ha avuto l’accortezza di rendere il biglietto gratuito valido per un mese, data la concomitanza con la Notte dei musei e l’impossibilità di far entrare tutti nello stesso giorno). Ora, non conosco il pubblico di Estetista Cinica, per cui non so se sia sovrapponibile o meno rispetto a quello che frequenta abitualmente il MArTA, ma nel caso in cui si tratti di un pubblico diverso, un pubblico magari da invogliare, quanto sarebbe stato utile avere l’influencer dentro al museo nell’ambito di una o più visite guidate (o di una conferenza, o di una presentazione), naturalmente condotte da professionisti, sulla cosmesi nell’antichità? Sarebbe passata l’idea che andare al museo è un’attività veramente interessante e che all’interno del museo c’è vero valore per le nostre vite. E sarebbe stato dunque anche un modo per fidelizzare meglio un pubblico eventualmente poco abituato ai musei. Viceversa, l’utente che magari non era mai entrato in un museo deciderà di sfruttare l’omaggio in un giorno qualsiasi, vedrà magari la solita infilata di reperti che gli dicono poco o niente, e non lo si vedrà mai più. Terzo, sarebbe stato utile organizzare l’evento dentro al museo per non creare scarti nella scala di percezione dei valori.

Per Estetista Cinica è stato sicuramente un grande successo (dovuto anche al fatto che la sua fanbase è molto fedele e probabilmente l’avrebbe seguita anche se l’evento si fosse tenuto nel piazzale di un capannone della zona industriale di Taranto), e la sua tattica del gift-with-purchase abbinata al nome del museo ha di certo fornito valore aggiunto ai suoi prodotti. Il museo ha invece interpretato un ruolo del tutto passivo e si è accontentato di fare da location, e alla data di martedì 6 luglio, a fronte dei 500 biglietti venduti e dati in omaggio da Estetista Cinica, si sono registrati soltanto 31 ingressi, come ci ha detto l’ufficio stampa (causa, appunto, notte dei musei e “classica affluenza di turisti e visitatori del fine settimana”). Dato che la validità del biglietto, come detto, durerà un mese, il numero di sicuro salirà, ma sarà molto difficile andare oltre il 50% del Museo Omero che, la settimana prima, ha attirato 446 persone delle 850 che si sono presentate al furgone di Cristina Fogazzi: anche perché magari in tanti si sono recati a Taranto da lontano e probabilmente non torneranno solo per sfruttare l’omaggio. Aveva ragione dunque il primo comunicato, quello ritirato evidentemente per l’uso di un termine inappropriato per identificare, seppur con un velo d’ironia, l’imprenditrice Cristina Fogazzi: per il MArTA si è trattato di avere solo dei piazzisti al museo. Anzi: dei piazzisti davanti al museo. Se dunque per la direttrice Degl’Innocenti è sufficiente sistemarsi nella piazza del museo e vendere prodotti per “abbinare all’impresa la promozione del territorio e della cultura”, come si leggeva sempre nella stessa nota, suggeriamo d’adoperarsi fin da ora per organizzare una sagra delle orecchiette alle cime di rapa davanti al MArTA per la settimana prossima. Con biglietti omaggio per chi ne ordina almeno una porzione, ovviamente.


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Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, nato a Massa nel 1986, laureato a Pisa nel 2010. Ho fondato Finestre sull'Arte con Ilaria Baratta. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left. Seguimi su Twitter:

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1. Maria Teresa Filieri in data 08/07/2021, 19:41:08

DEclino prevedibile! E' facile passare da Dior ai piazzisti.




2. fabio antonio grasso in data 08/07/2021, 20:17:35

Un capolavoro di cattivo gusto. Oramai, quando sono giù di morale, apro le pagine social del museo archeologico di Taranto. Risate assicurate e senza pagare il biglietto.



3. lucia in data 09/07/2021, 11:13:35

Buongiorno,
io non conoscevo l'esistenza del Museo di Taranto.
Tramite questa iniziativa di Estetista Cinica, l'ho conosciuto, ho potuto vedere alcuni dei meravigliosi tesori che contiene, e sono stata davvero invogliata ad andarlo a visitare.
Non questa estate, ma magari la prossima o in futuro.
Queste iniziative hanno un respiro molto più ampio di quello che può sembrare.
Certo, si puo' sempre fare di piu' e fare meglio (quando non siamo noi gli organizzatori soprattutto) e le critiche costruttive sono sempre una cosa buona, ma assicuro che l'iniziativa di Estetista Cinica ottiene proprio il risultato che lei auspica " andare al museo è un’attività veramente interessante e che all’interno del museo c’è vero valore per le nostre vite". Cordiali saluti,
Lucia



4. Elisa Zec (elizec) in data 09/07/2021, 11:34:08

Buongiorno,

Posso essere d'accordo con lei sull'opportunità dell'organizzazione di eventi collaterali che sarebbero stati di certo di indubbio interesse. Non condivido invece l'ipotesi di effettuare l'iniziativa all'interno del Museo, in quanto credo che il protocollo COVID avrebbe indubbiamente portato a un minore numero di utenti.

Fatte queste doverose premesse, ritengo che questo articolo sia molto classista: la cultura è una cosa che appartiene ai colti, ai sapienti, a chi se la merita.
Non si possono organizzare iniziative che sposino l'utile con il dilettevole, il sacro con il profano, la cosmesi con l'arte.
Regalare un biglietto con l'acquisto di un prodotto, mostrare il museo sui social, con toni rispettosi ma informali, è proprio un metodo per poter dare visibilità a ciò che è esposto dietro le mura del museo, abbattendo le barriere di classe che portano molti a rinunciare ad una visita per non dover spendere i soldi del biglietto.
Taranto è tristemente nota principalmente per l'ILVA, pertanto credo che sia cosa buona e giusta, per il territorio, per i cittadini, che il pubblico di un milione di followers dell'Estetista Cinica ora sappia quanto è ricca Taranto, quanto ha da offrire, sia sul piano artistico che paesaggistico.
Criticare un'iniziativa, perchè con il senno di poi, poteva essere fatta diversamente, forse meglio, è il classico atteggiamento italiano: nell'immobilità generale, critico il solo che prova a muovere qualcosa.
Non sono l'avvocato della signora Fogazzi (magari!) ma credo che il suo impegno per promuovere la cultura italiana, musei e poli culturali di minor rilevanza mediatica, sia encomiabile.
Se avessimo più Fogazzi, avremo cittadini più consapevoli delle Bellezze che questo paese ha da offrire.
Non solo, portare la cultura a tante persone che credono che sia un mondo loro precluso, non può che giovare.
L'arte è un bene di tutti. Dobbiamo solo imparare a cercarla, riconoscerla, coltivarla, tutelarla e promuoverla.
Questo ha fatto la signora Fogazzi, questo ha fatto, giustamente, la direttrice Eva Degli Innocenti.
Da parte mia, non posso che complimentarmi e attendere il prossimo viaggio in Puglia per visitare il MArTA.

Buona giornata,

Elisa








5. Ilaria in data 09/07/2021, 11:51:53

Buongiorno Federico,
Se l'intento era quello di "spronare" il Museo a fare di più o meglio, non credo sia riuscito nel suo intento in questo articolo.

Noto con modi non troppo velati la sua, e purtroppo quella di tanti ma non di tutti, ironia nel descrivere le attività di Cristina e del suo brand.

La cultura è di tutti ed è necessario abbattere le barriere, distogliersi dai soliti modi di comunicare (soprattutto per i musei e altre istituzioni da cui ci si è allontanati!) e perchè no, sfruttare anche gli influencers.

Non so quanto si sarebbe potuto organizzare di più, visto il covid (ingressi contingentati ecc). Le strategie di marketing e promozione del Museo potevano sfruttare meglio l'arrivo di Cristina e delle fagiane? Probabile.
Sicuramente le parole hanno un peso e quando si scrive un articolo bisogna osservare anche la forma.

In tutto ciò si sentono delle note di sarcasmo inappropriato che vanno a mettere in cattiva luce Cristina, il suo brand e le attività da lei proposte che hanno come obiettivo quello di espandere, condividere, far conoscere. Fossero tutti così, che oltre a guardare i propri incassi GENERANO VERO VALORE.

Soprattutto in una città così bella ma così tartassata dal discorso ILVA, eviterei di porre accenti sbagliati.




6. Giovanna in data 09/07/2021, 11:53:15

Questo articolo credo sia fuori luogo. La signora Fogazzi vende cosmetici e ama l’arte, è un delitto voler assecondare una passione in larga scala? Ha pensato di sostenere tre realtà culturali coinvolgendo il proprio pubblico con una bella iniziativa. Qui si sta a sentenziare su troppe cose e inutilmente. Chi visita un museo può scegliere o meno di svolgere una visita guidata, poi c’è chi studia e si informa prima e chi legge solo le didascalie poste vicino agli oggetti esposti. Trovo stupido criticare la direttrice che ha avvicinato il museo al pubblico sfruttando l’onda social dell’imprenditrice. Ma che razza di pubblico credete abbiano gli influencer? (Sì l’ho scritto senza s perché sto scrivendo in italiano) Si tratta sempre di persone “normali” (mamme, padri,figli, fratelli...) che si ritrovano a condividere pensieri e contenuti nonostante la distanza fisica. La cinica ha investito in questo progetto, non ci trovo nulla di abominevole se l’attività sia stata più proficua per lei. Ha fatto propaganda a tre musei, e con o senza biglietto omaggio, chi vorrà fare una gita fuori porta, ha avuto tre suggerimenti. La promozione culturale tramite lei che fa da sponsor comunque renderà nel tempo. Smettiamola di restare attaccati a vecchi stereotipi e a guardare con disprezzo qualsiasi attività diversa dalla solita routine. Ben vengano queste iniziative soprattutto a favore dei giovani che vengono avvicinati alla cultura invece di seguire i soliti che pubblicizzano prodotti sotto contratto, prodotti, per i quali non spenderebbero neanche uno solo dei propri centesimi. Investire sulla cultura può risvegliare la curiosità, avvicinare tra loro le persone di queste community annullando le distanze e allontanandole da quelli che propinano solo acquisti compulsivi, ossessione di apparire, guadagni senza sudore e realtà totalmente falsate. Ce ne sarebbero di cose da dire, ma mi sono dilungata già troppo. Rispetto l’opinione altrui ma questo articoletto è solo provocatorio, a livello contenutistico è totalmente lontano dalla realtà.



7. Elisabetta Rizzo in data 09/07/2021, 16:31:19

Ho letto con attenzione il suo lungo articolo, non so dare una valutazione dell'evento in questione, di certo è che da quando il Museo archeologico Nazionale della mia amata città è guidato da una Direttrice come Eva Degl'Innocenti, il Martà è nato a nuova vita al di là della conta ragionieristica dei biglietti venduti...gli influencer hanno miglia di Follower ed ecco su Instagram il Martà splende di luce propria e si fa conoscere in tutto il mondo what else? A propositio, lei lo ha visitato il Martà?



8. Nem in data 09/07/2021, 23:47:12

Hai ragione Federico Giannini, il marketing museale è materia che ancora deve esser recepita, in particolare nel pubblico.
Non si sanno sfruttare le occasioni valorizzando al massimo e ci si accontenta solo di essere una vetrina di fondo.



9. Mangi in data 10/07/2021, 11:27:32

Il lungo e spinoso articolo, a mio parere, pone una attenzione negativa non solo sulla strategia non condivisa dall'autore ma in parte anche sulla bellissima città di Taranto e sul meraviglioso Museo Archeologico. Non avevamo bisogno di zavorre per affondare, grazie tante da una Tarantina



10. Alessandra Ingrassia in data 10/07/2021, 13:32:24

Da tarantina trovo questa riflessione di un disfattismo gratuito e fuori luogo; non mi intendo di marketing  museale, né conosco l’influencer in questione e da ignorante in materia mi viene da pensare che ognuno debba fare il suo: il direttore di museo promuove arte e cultura; l’influencer propone il suo brand. Le due cose possono coesistere in mondi paralleli, senza necessariamente avere un progetto comune.
Concentriamoci sul bicchiere mezzo pieno.
A cosa serve interrogarsi se il ruolo del museo sia stato attivo o passivo? Da protagonista o semplice comparsa? In questa fase di transizione per la nostra città, l’importante è lanciare un messaggio. Qualsiasi iniziativa che promuova la diffusione della bellezza e della cultura, sia la benvenuta, qualunque sia il canale utilizzato o il ruolo assunto, soprattutto in una città come Taranto, sino a ieri esclusivamente polo industriale e navale; oggi aperta anche al turismo e alla promozione del territorio, con il favore e l’entusiasmo di tutta la cittadinanza.
Sino a pochi anni fa chi avrebbe mai pensato di candidarla a Capitale della Cultura? Qualcosa in positivo sta cambiando,  la città è in fermento. Date tempo al tempo!
Conosco bene il Museo Archeologico e penso che Eva Degl’Innocenti stia facendo un lavoro apprezzabile: il MarTa splende, ha molto da offrire, anche rispetto a realtà culturali prestigiose. I frutti non tarderanno ad arrivare.
Facciamo piuttosto una polemica costruttiva, interroghiamoci sull’uso improprio dei social, sul dilagare del solito sesso, l' oppio dei popoli, e di una realtà fatua,  distorta e patinata: cosa stiamo insegnando alle nuove generazioni?





11. Paolo Mori in data 11/07/2021, 10:53:44

influencer non è sinonimo di cultura.

La cultura va valorizzata in altri modi.

Non con dei caproni... l'ossimoro influencer cultura è un d'obbligo, sta gente sponsorizza la qualunque per 4 soldi o per farsi la vacanza/mangiata/fama gratis.

ma più di loro il curatore del museo potrebbe andare in mar piccolo a imparare dai pescatori a impiantare i pali delle cozze.

Non siamo sul ciglio del baratro ma ormai ci siamo dentro.



12. Viola in data 12/07/2021, 11:13:13

blablablabla, il MArTA è il museo più avanti d'Italia sotto tantissimi punti di vista, attaccarlo perché "avrebbe potuto fare di più" è pretestuoso e inutile.
Anche l'autore avrebbe "potuto fare di più". Per esempio stare fermo.







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