Se sarà coprifuoco, si faccia almeno un'eccezione per i cinema e i teatri


Il governo sta vagliando ulteriori misure restrittive per contenere il contagio da Covid-19. Allo studio c'è anche il coprifuoco dalle 21 (o 22) alle 6: si salvino da questo provvedimento almeno i cinema e i teatri, luoghi molto più sicuri di altri.

Da un articolo pubblicato stamani sul Manifesto, s’apprende che, tra le misure al vaglio del governo per contenere l’ondata di contagio di Covid-19, figurerebbe un coprifuoco dalle 21 o dalle 22 fino alle 6 della mattina, che comporterebbe pertanto la chiusura di tutti gli esercizî, ma si starebbe pensando a un’eccezione per cinema e teatri. Le notizie che giungono sono contrastanti, dal momento che altre fonti, al contrario, prevedono che non ci saranno “sconti” per le sale. Alla luce della situazione attuale, è giusto che il governo pensi a misure più severe per limitare la diffusione del contagio, ma è comunque bene che qualcuno ipotizzi un’eccezione per cinema e teatri, per diverse ragioni.

Prima tra tutte, il fatto che, al momento, i cinema e i teatri siano luoghi sostanzialmente sicuri: pochi giorni fa, l’AGIS ha diffuso i risultati d’un’indagine condotta su 2.782 spettacoli dal vivo dalla riapertura dei teatri fino ai primi d’ottobre, ai quali hanno partecipato 347.262 spettatori. È stato rilevato un unico caso di Covid-19, subito adeguatamente tracciato, e che non ha prodotto contagio tra gli spettatori, dal momento che, fa sapere l’AGIS (sulla base delle segnalazioni pervenute dalle ASL territoriali), tutti coloro che sono entrati in contatto con quell’unico caso durante la rappresentazione sono risultati negativi ai test. Dati simili anche per i cinema: lo scorso 5 ottobre, l’Associazione Nazionale Esercenti Cinema ha fatto sapere che, dal 15 giugno (data della riapertura delle sale) non si è registrato alcun caso di contagio nelle strutture afferenti all’ANEC. L’unico focolaio di cui si ha notizia, è stato registrato lo scorso 13 ottobre al Petruzzelli di Bari, ma si tratta d’un caso di contagio tra i dipendenti e non tra gli spettatori: vicenda che comunque ha comportato l’immediata chiusura del Teatro al pubblico.

Teatro Regio di Parma, posti con barriere di plexiglas
Teatro Regio di Parma, posti con barriere di plexiglas


Distanziamento al Teatro Duse di Bologna (foto dello scorso 15 giugno)
Distanziamento al Teatro Duse di Bologna (foto dello scorso 15 giugno)

Se i mezzi più efficaci per contrastare il contagio sono il distanziamento e le mascherine, allora si può ragionevolmente pensare che da cinema e teatri ci sia poco da temere: gli ingressi sono contingentati e ridotti rispetto alla capienza, è fatto obbligo d’indossare i dispositivi di protezione individuale per tutta la durata della propria permanenza in sala, e per gli spettatori non conviventi è previsto un adeguato distanziamento (e poi converrà ricordare che solitamente il pubblico al cinema e al teatro sta in silenzio, contenendo dunque l’emissione di particelle eventualmente contaminate). S’aggiunga poi che i frequentatori dei cinema e dei teatri sono una popolazione estremamente disciplinata: nessuno in sala, che si sappia, s’è mai ribellato alle regole in essere.

Si potrà poi facilmente obiettare affermando che i dati diffusi dall’AGIS e dall’ANEC riguardano soprattutto la stagione estiva, quando la maggior parte degli spettacoli si tiene all’aperto, situazione che di per sé riduce sensibilmente il rischio di contagio. È vero (in parte, dato che i cinema e molti teatri sono comunque al chiuso anche d’estate), così com’è vero che le associazioni di settore cercano di difendere il più possibile la categoria: ma è anche vero che, se contingentamento, distanziamento e mascherine sono sufficienti a minimizzare i rischi, non c’è motivo di ritenere che un cinema o un teatro che rispettano scrupolosamente le prescrizioni medico-sanitarie (e gli operatori, quest’estate, hanno lavorato in modo encomiabile per attenersi alle regole) siano più a rischio d’un supermercato, d’un ristorante o d’un ufficio. Molti, nelle ultime settimane, hanno ricordato come i teatri e i cinema siano i luoghi della socialità al momento più sicuri, in ragione della rigidità delle regole in essere, della loro osservanza, della natura stessa delle attività che si praticano in questi luoghi.

Una loro chiusura per coprifuoco sarebbe una misura eccessivamente punitiva per un settore che, almeno stando alle evidenze che finora si conoscono, non ha contribuito alla diffusione del contagio, e ha osservato con scrupolo le regole. Per evitare che cinema e teatri chiudano, sarà sufficiente considerare il biglietto come titolo per attestare la libera circolazione serale. Vorrà dire che la vendita dovrà avvenire per lo più online, evenienza che peraltro favorirà la tracciatura (e non sia mai che tenere aperti solo cinema e teatri invogli qualcuno ad andarci) e scongiurerà ulteriormente il rischio di contagio che possa avvenire quando gli spettatori sono in coda davanti alla biglietteria. Per chiudere cinema e teatri ci sarà tempo: è bene che le misure siano progressive. Naturalmente il “rischio zero” non esiste neppure per le sale, ma certo è che al cinema o teatro il pericolo sia minore che altrove, e nel caso in cui il contagio si diffonda anche nelle sale, non s’esiterà a chiuderle. Il settore era già piuttosto provato anche prima che il coronavirus irrompesse a modificare le nostre vite, e un’ulteriore stretta sarebbe nefasta. Viceversa, chiudere tutto alla sera tranne i cinema e i teatri sarebbe anche una mossa di forte valenza sociale, per comunicare che, in questo momento, di cultura abbiamo più bisogno che mai.


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Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, nato a Massa nel 1986, laureato a Pisa nel 2010. Ho fondato Finestre sull'Arte con Ilaria Baratta. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left. Seguimi su Twitter:

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