Turismo, il fondo pubblico dell'Arabia Saudita rileva il 49% degli hotel di lusso Rocco Forte


Gli hotel extra lusso del gruppo Rocco Forte parleranno d’ora in avanti molto arabo: il fondo pubblico d’investimento dell’Arabia Saudita ha infatti rilevato il 49% delle quote del gruppo che vanta hotel in mezza Europa, tra cui diversi in Italia.

La catena alberghiera extra lusso Rocco Forte in mezza Europa parlerà anche un po’ arabo. È in atto infatti un’operazione finanziaria iniziata la scorsa primavera (ne parlò Il Sole 24 Ore) che sta vedendo la sua conclusione con l’acquisto da parte del fondo sovrano del Regno dell’Arabia Saudita, il Pif – Public Investment Found (un Fondo con patrimonio stimato in gestione di oltre 700 miliardi di dollari), del 49% della società di sir Rocco Forte, l’italo-inglese (dalla doppia cittadinanza, italiana e britannica) che ha legato il suo nome all’hotellerie di classe ed eleganza nelle grandi città europee per un totale di 14 alberghi e 20 tra resort e ville che totalizzano l’ospitalità in oltre 1.500 camere. Tra questi asset il gruppo conta anche 42 bar e ristoranti da gran gourmet, naturalmente stellati, che ricalcano lo stile e la clientela delle strutture ricettive.

Gli arabi entrano ma il controllo lo manterrà il fondatore con il 51% delle azioni, a vendere infatti sarebbero dei parenti della famiglia oltre a Cdp-Cassa Depositi e Prestiti che totalizzerebbe una plusvalenza di 200 milioni di euro sulle azioni acquistate nel 2014 per 76 milioni di euro (60 milioni di sterline dell’epoca). Quello fu il primo investimento della società di Stato nel mondo del turismo (i lettori di Finestre sull’Arte sanno che Cdp è anche in TH Group) con lo scopo, dichiarato nel comunicato stampa dell’epoca, di “rafforzare il turismo in Italia”

Il Gruppo Rocco Forte Hotels Ltd con sede a Londra è uno dei principali operatori mondiali nella gestione di alberghi a cinque stelle, valutato 1,5 miliardi di euro (e 300 milioni di sterline di ricavi annui), e la trattativa è durata mesi in cui per un periodo sembrava che Cdp dovesse rimanere nella compagine azionaria. Le carte sarebbero tutte pronte e la firma dovrebbe avvenire a giorni: la notizia è stata anticipata dal quotidiano la Repubblica il 26 ottobre scorso e il 31 la conferma della firma da parte del sito specializzato Boutique Hotel News.

La catena, in continua ricerca del dettaglio, compresa la ricerca di un caffè espresso perfetto, può vantare alcuni dei migliori hotel italiani come il Savoy di Firenze, tre strutture a Roma (Hotel de Russie, Hotel de la Ville, Rocco Forte House), tre in Sicilia (Villa Igiea – quella dei Florio dei Leoni di Sicilia, non a il ristorante di Palermo è chiamato Florio Restaurant – il Verdura Resort che conta anche dei campi da golf, e Rocco Forte Private Villas), la Masseria Torre Maizza in Puglia e il The Carlton a Milano di prossima apertura.

Rocco Forte, nominato baronetto dalla regina d’Inghilterra nel 1995, era figlio di sir Charles (nominato barone nel 1981 e membro della Camera dei Lord), che in realtà si chiamava Carmine ed era arrivato nel Regno Unito dalla provincia laziale. Fu Charles a dare vita a quello che poi sarebbe diventato il gruppo alberghiero attuale.

“Ho assistito all’incoronazione della regina Elisabetta”, ha raccontato l’anno scorso al Corriere, “vedendo passare la processione da una finestra del Criterion building, che mio padre possedeva, a Piccadilly Circus”. E poi sul rapporto con gli inglesi: “Per il grande pubblico sono stati i ristoranti che hanno fatto capire cos’è l’atmosfera italiana: e poi i calciatori, che sono venuti a giocare qui e hanno fatto vedere quanto erano bravi. Questo ha cambiato la percezione degli italiani per la massa degli inglesi. L’Italia è un Paese geniale, con grandi possibilità: e invece è frenata dal sistema che la governa. Da italiano, vorrei vedere l’Italia avere molto più successo di quello che ha”. E ancora: Non ho voglia di ritirarmi e fare charity. Finché ho passione, capacità ed energia, continuerò a fare quello che faccio. Come destinazione turistica l’Italia è unica. Il mercato non è ben sviluppato, gli alberghi di qualità sono pochi e per la gran parte gestiti da famiglie. Il potenziale è elevato. Anche se bisognerebbe puntare su un turismo di alto livello. Abbiamo città come Venezia con 33 milioni di visitatori che non pagano nulla, Firenze è un po’ lo stesso. È vero che tutti devono avere accesso alla bellezza, ma alla fine bisogna investire per tenere le strutture a un certo livello e se nessuno paga come si fa?”

Il fondo che ha acquisito il 49% della società è presieduto dal prinicipe Mohammad bin Salman ed è il veicolo finanziario con cui l’erede al trono sta compiendo la diversificazione di investimenti della famiglia reale che basa la sua ricchezza sui giacimenti petroliferi. La scelta di ingaggiare il ct della nazionale Mancini, l’acquisto di società di calcio in Europa, l’ingresso nel settore della nautica con l’acquisto ad aprile del 33% della Azimut-Benetti o cercare di portare a Riad l’edizione del 2030 dell’Expo rappresentano modi per trovare centralità nello scacchiere geopolitico internazionale.

Il PIF ha anche intenzione di investire nel turismo in patria mettendoci risorse per 110 miliardi di dollari in funzione della creazione di un sistema dell’accoglienza, oggi claudicante, in vista dell’auspicata scelta di Riad per l’expo 2030 e per i mondiali di calcio (la squadra del Newcastle inglese è di loro proprietà) del 2034 . Già molte le partecipazioni azionarie in un variegato mondo di settori di società occidentali: Uber, Disney, Satrbucks, Cisco, Pfizer, City Group, Bank of America, Eni, Total ed altre.

Foto: l’Hotel de la Ville di Roma

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Turismo, il fondo pubblico dell'Arabia Saudita rileva il 49% degli hotel di lusso Rocco Forte


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