Dieci borghi da visitare in Sardegna


Un viaggio in Sardegna alla scoperta di dieci borghi da vedere nell'isola.

1. Castelsardo

La fondazione del borgo risale al 1102: la sua storia inizia con i Doria, che lo chiamarono “Castel Genovese”. Quando fu conquistato dagli spagnoli cambiò nome diventando “Castell’Aragonese” e assunse l’attuale denominazione nel 1769, quando passò sotto i Savoia. Si trova su di un promontorio che domina il golfo dell’Asinara, e ricopriva pertanto un’importante funzione strategica in antico, testimoniata dallo stesso Castello dei Doria (che oggi è sede del Museo dell’Intreccio Mediterraneo), dalle mura, dalle antiche torri. A Castelsardo si trovano poi la concattedrale di Sant’Antonio Abate dove è ospitato uno dei capolavori del Rinascimento sardo, la pala del Maestro di Castelsardo (al quale è dedicato un piccolo museo che si trova nella cripta del Duomo), La Loggia (il palazzo civico medievale), i siti archeologici nei dintorni. Poco lontano da Castelsardo si trova anche la celeberrima “Roccia dell’Elefante”, un antico massiccio così chiamato per via della sua forma, e che all’interno ospita due domus de janas, le caratteristiche tombe scavate nella roccia.

Veduta di Castelsardo
Veduta di Castelsardo

2. Carloforte

Carloforte, che si trova sull’isola di San Pietro, è una sorta di brano di Liguria in terra di Sardegna: qui, infatti, si parla il ligure tabarchino, una variante della lingua parlata in Liguria, dal momento che l’isola di San Pietro, dal 1738, fu colonizzata da genovesi che prima si erano insediati nell’isola di Tabarka (da cui il nome del dialetto), sulla costa tunisina. La storia degli insediamenti abitati sull’isola si era infatti interrotta dopo la dominazione punica, e San Pietro rimase disabitata fino al Settecento. Il borgo fu costruito su progetto dell’architetto Augusto de la Vallée, e il nome è un oamggio a Carlo Emanuele III di Savoia. Di quell’epoca rimangono le mura, erette a proteggere la cittadina dalle incursioni dei pirati barbareschi. E sempre settecentesca è la Torre San Vittorio, costruita come avamposto contro i pirati, e poi convertita in osservatorio astronomico (oggi invece è sede museale). Nel centro della città si trova anche il monumento a Carlo Emanuele III di Savoia, opera del 1786 dello scultore genovese Bernardo Mantero. La storia di Carloforte è ripercorsa nelle sale del locale Museo Civico.

Vicoli di Carloforte
Vicoli di Carloforte

3. Santa Teresa di Gallura

È il comune più a nord della Sardegna, e sorge sopra le bocche di Bonifacio, lo stretto che separa la Sardegna dalla Corsica. Il borgo, in antico noto come “Longosardo”, nacque e si sviluppò nel Medioevo (probabilmente nel XII secol), dapprima sotto il giudicato di Gallura, quindi sotto gli aragonesi, e divenne poi dominio sabaudo nel Settecento. Il suo monumento più antico è la Torre di Longosardo, nei dintorni si possono invece visitare importanti siti nuragici, come quelli di Lu Brandali e Sa Testa.

Il sito di Lu Brandali nei pressi di Santa Teresa di Gallura
Il sito di Lu Brandali nei pressi di Santa Teresa di Gallura

4. La Maddalena

Nome dell’isola, ma anche dell’omonimo borgo che ne costituisce il principale centro abitato. Vi sono attestati insediamenti di epoca neolitica, e l’isola fu abitata anche in epoca romana, ma a seguito della caduta dell’impero le popolazioni locali la abbandonarono e, fatta eccezione per la presenza di alcuni monaci, la Maddalena rimase disabitata fino al Settecento, quando diventò un importante avamposto militare (una vocazione che la Maddalena ha ancora oggi). Nel borgo è da vedere la chiesa neoclassica di Santa Maria Maddalena, mentre nei dintorni sono molte le meraviglie naturalistiche, tanto che l’isola è compresa nel Parco Nazionale nell’Arcipelago di La Maddalena.

Il porto della Maddalena. Ph. Credit Gianni Careddu
Il porto della Maddalena. Ph. Credit Gianni Careddu

5. Bosa

Principale centro della Planargia, Bosa è una coloratissima cittadina che ha origini in epoca fenicia: fu infatti fondata verso il XI-VIII secolo avanti Cristo. Divenuta città romana, fu abbandonata nell’alto Medioevo, ma rifiorì sotto i Malaspina, signori della Lunigiana, ai quali il feudo di Bosa fu concesso dal giudice di Torres nel 1122: i Malaspina fecero dunque costruire il castello e fecero murare il borgo. Bosa divenne poi catalana, quindi degli Arborea, poi fu ancora spagnola, e infine sabauda (all’epoca del Regno di Sardegna, Bosa fu anche capoluogo di provincia). La sua lunga storia è attestata dai suoi monumenti: la medievale chiesa di San Pietro, la trecentesca chiesa di Nostra Signora de Sos Regnos Altos, la chiesa catalana di Sant’Antonio Abate, e poi gli edifici di culto barocchi e tardobarocchi, il Ponte Vecchio costruito in epoca sabauda. Numerose le cinquecentesche torri costiere che furono costruite contro le incursioni dei pirati. La parte medievale del borgo (Sa Costa) è nettamente distinta da quella ottocentesca (Sas Conzas), che si sviluppò attorno alle concerie che fecero la fortuna di Bosa nel XIX secolo.

Veduta di Bosa
Veduta di Bosa

6. Sant’Antioco

Le origini antichissime di questo borgo, che si trova sull’isola omonima, l’isola di Sant’Antioco (la quarta più grande d’Italia dopo la Sicilia, la Sardegna e l’isola d’Elba) sono ricordate dai nuraghi che si trovano nelle immediate vicinanze, per esempio le Tombe dei Giganti e le Domus de janas, risalenti al III-II millennio avanti Cristo, a dimostrazione che la zona era abitata fin dalla preistoria. I primi insediamenti abitativi in forma urbana nacquero in epoca fenicia, quando fu fondata la città col nome di Sulki (Sulci), una delle più antiche del Mediterraneo occidentale. Dopo essere stata romana, quindi assoggettata dai vandali, e poi bizantina, entrò a far parte del giudicato di Cagliari: è del XII secolo invece la dedicazione a Sant’Antioco, che poi divenne anche il nome della cittadina. Già all’epoca però l’isola cominciava a essere abbandonata, e sarebbe stata ripopolata solo nel XVIII secolo, quando la Sardegna era diventata dominio dei Savoia. Sant’Antioco è nota per i suoi numerosi siti archeologici: i nuraghi, le sepolture preistoriche, i mehir, la necropoli punica, le catacombe romane, il ponte romano, l’acquedotto, l’anfiteatro. Ha origini paleocristiane anche la basilica di Sant’Antioco martire (che oggi si presenta con il suo aspetto moderno), mentre di epoca moderna è l’ottocentesco forte sabaudo.

Il ponte romano di Sant'Antioco
Il ponte romano di Sant’Antioco

7. Ulassai

Borgo aggrappato a una montagna nel cuore dell’Ogliastra, risale al Medioevo: è citato per la prima volta nel 1217 con il nome di “Ulazzai”, ma l’area, come attestano i numerosi nuraghi in zona, era abitata fin da epoche remote. Fu dominio pisano, quindi aragonese, poi fu feudo degli Arborea e di altre famiglie. Oltre che per i suoi monumenti storici (la secentesca chiesa di San Sebastiano, il medievale Palazzo Comunale, il complesso bizantino di Santa Barbara che si trova però fuori dal centro), Ulassai è nota in quanto città dell’artista Maria Lai, a cui è dedicato il museo di arte contemporanea “Stazione dell’Arte”, dove si trova una cospicua collezione di opere dall’artista. A lei è dedicato anche il “Museo all’aperto Maria Lai”, nato dopo la sua più celebre performance, Legarsi alla montagna (del 1981), una famosissima azione di land art con la quale l’artista legò tutte le case di Ulassai con 27 km di stoffa.

Veduta di Ulassai
Veduta di Ulassai

8. San Sperate

I primi insediamenti in zona sono di epoca preistorica, ma probabilmente l’abitato cominciò a prender forma con i fenici, dal momento che in zona sono state scoperte necropoli puniche. Il nome del borgo risale all’alto Medioevo, quando qui furono portate le reliquie di san Sperate: fu pisana, poi spagnola, quindi feudo di diverse famiglie fino a diventare sabauda quando la Sardegna entrò nei possedimenti dei Savoia. Il nome di San Sperate è legato a quello dei suoi murales, un fenomeno che cominciò a interessare il borgo dagli anni Sessanta: oggi, nel centro della cittadina vicina a Cagliari se ne contano quasi trecento.

Murales di San Sperate
Murales di San Sperate

9. Posada

Centro più importante della Baronia, Posada è uno dei centri abitati più antichi della Sardegna: probabilmente qui esisteva già un insediamento nel V secolo avanti Cristo. Fu un importante centro portuale in epoca romana, e nel Medioevo fu dei giudici di Gallura, quindi divenne aragonese e sabauda. Il borgo è dominato dal Castello della Fava, costruito dai giudici di Gallura: l’imponente torre è riconoscibile anche da lontano. Posada è poi nota per i siti archeologici (nuraghi e tombe dei giganti) oltre che per i paesaggi che la attorniano.

Veduta di Posada
Veduta di Posada

10. Atzara

Le origini di Atzara rimontano al Medioevo (probabilmente attorno all’anno Mille): all’epoca fu dapprima degli Arborea, quindi fu aragonese, per poi diventare sabauda. Il borgo si trova nella regione del Mandrolisai e conserva in parte il tessuto urbanistico medievale, oltre ad alcuni edifici dell’epoca (come la chiesa di San Giorgio e quella di Sant’Antioco martire). Da vedere è il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea, dedicata ad Antonio Ortiz Echagüe, pittore spagnolo che soggiornò qui all’inizio del Novecento favorendo lo sviluppo di una scuola pittorica locale.

Veduta di Atzara
Veduta di Atzara. Ph. Credit


Se ti è piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull'Arte.
al prezzo di 12,00 euro all'anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull'Arte e ci aiuterai a crescere e a mantenere la nostra informazione libera e indipendente.
ABBONATI A
FINESTRE SULL'ARTE



Arte antica     Politica e beni culturali     Patrimonio     Musei     Arte contemporanea     Rinascimento     Seicento     Ottocento     Novecento     Cinquecento     Firenze     Quattrocento     Barocco     Genova     Roma    

NEWSLETTER