La Magna Grecia in Salento, cosa vedere: 10 luoghi da visitare


Attraverso il suo passato, il Salento porta con sé la storia della Magna Grecia tramite le sue città, i suoi insediamenti e le sue rovine: ecco 10 luoghi da vedere per respirare la Magna Grecia in Salento.

Il Salento è una terra che affascina i turisti non solo per le sue bellezze naturali, come il mare e le spiagge di Torre Lapillo e le cave di Bauxite di Otranto, ma anche per il suo ricco patrimonio artistico, architettonico e storico. Situato nella regione italiana della Puglia, il Salento attrae con la sua storia millenaria. Nel VIII e VII secolo a.C., il Salento emerge come parte delle colonie greche nell’Italia meridionale, facente parte della Magna Grecia. In questo contesto la terra salentina è stata testimone di un mix di culture nel corso dei secoli, dall’influenza messapica a quella greca e romana. Questo fenomeno era caratterizzato dalla presenza di colonie greche che portavano avanti la cultura, la lingua e le tradizioni dell’antica Grecia attraverso il sud d’Italia. Nella storia del Salento, le città greche come Taranto e Gallipoli hanno svolto un ruolo significativo come importanti centri commerciali e culturali. Successivamente, durante il periodo romano, ha continuato a prosperare come parte integrante dell’Impero Romano, con importanti insediamenti e monumenti che ancora oggi testimoniano il suo passato. La Grecia Salentina nel Salento ancora adesso vive dell’influenza della colonizzazione attraverso la lingua, presentando tutt’oggi la minoranza linguistica greca d’Italia. Il dialetto parlato nella comunità è conosciuto come dialetto apulo-greco o Grico. Ad oggi, dell’antica Grecia e dell’impero Romano, rimangono chiare testimonianze attraverso rovine, siti archeologici e reperti importanti custoditi nei più importanti musei del posto. Se siete interessati a esplorare la Magna Grecia nel Salento, ecco 10 luoghi da non perdere!

1. Le colonne greco-romane sommerse di Porto Cesareo

Sui fondali della zona di Porto Cesareo sono stati rinvenuti numerosi manufatti di ceramica micenea, frutto degli scambi commerciali con i Greci. Vicino all’insenatura della Torre Chianca, a una profondità di 4 metri e a 80 metri dalla costa, giacciono cinque colonne romane in marmo cipollino risalenti al II secolo d.C. Questa pietra era comunemente usata come elemento decorativo nell’antica Roma. Le colonne, lunghe circa 9 metri e con uno spessore tra i settanta cm e un metro, facevano parte di un carico proveniente dalle cave di Karystos, all’estremità meridionale dell’isola di Eubea. Al momento del ritrovamento nell’agosto del 1960, erano parzialmente grezze, con le scanalature appena abbozzate e ricoperte da organismi incrostanti, come alghe verdi e spugne. Del relitto che le trasportava oggi non rimane più nulla. Alcuni reperti, tra cui anfore e laterizi, sono conservati presso il Castello Aragonese di Taranto. Il sito è accessibile via mare tramite imbarcazione o via terra partendo dall’insenatura adiacente alla Torre e nuotando per gli 80 metri che lo separano dalla costa.

Le colonne greco-romane sommerse di Porto Cesareo
Le colonne greco-romane sommerse di Porto Cesareo

2. L’Anfiteatro di Lecce

L’anfiteatro Romano sorge nel cuore di Lecce, precisamente in piazza Sant’Oronzo. La sua storia affonda le radici nei primi decenni del I secolo d. C., quando l’imperatore Ottaviano Augusto decise di arricchire Lupiae, l’antica Lecce, al tempo una città periferica dell’Impero Romano, con un grande Anfiteatro. Le sue rovine vennero riportate alla luce agli inizi del Novecento, durante importanti lavori di riqualificazione urbana della città. Solo circa un terzo della struttura originaria è oggi visibile, mentre il resto giace sotto la piazza e gli edifici circostanti. Gli scavi archeologici furono avviati nel 1900 sotto la guida dell’archeologo Cosimo De Giorgi e si protrassero fino al 1940. Si presume che l’Anfiteatro sia stato costruito nell’epoca augustea, con una pianta ellittica che misurava complessivamente circa 102 x 82 metri, capace di ospitare tra le 12.000 e le 14.000 persone. Oggi, l’anfiteatro rappresenta una testimonianza tangibile del glorioso passato romano di Lecce, attirando numerosi visitatori affascinati dalla sua storia e dalla sua maestosità architettonica.

L'Anfiteatro di Lecce
L’Anfiteatro di Lecce. Foto: IDHEA/CNR

3. Il Parco Archeologico di Rudiae

L’antica Rudiae, a 3 km a sud-ovest di Lecce, è un sito archeologico di grande rilievo nella penisola salentina, attivo dal VII secolo a.C. fino alla tarda epoca romana. Celebre per essere il luogo di nascita di Quinto Ennio (239-169 a.C.), fu descritto già nel XVI secolo da Antonio De Ferraris, che denunciò i danni causati dall’agricoltura. Il sito rimase abbandonato per lungo tempo, con ritrovamenti discontinui fino alla seconda metà dell’Ottocento. Gli scavi condotti tra il 1957 e il 1959 portarono alla luce ipogei, tombe, ceramiche attiche e italiote, ed epigrafi messapiche e romane, costituendo il Museo Provinciale di Lecce. Le indagini condotte sul campo riportarono alla luce due ipogei ellenistici, tratti di strade basolate ed edifici monumentali di età repubblicana. Negli anni Ottanta, il Ministero istituì il parco archeologico di Rudiae, dopo l’esproprio di Fondo Acchiatura. Dal 2018, in collaborazione con la Regione Puglia e il Comune di Lecce, il Parco Archeologico di Rudiae è visitabile con l’Anfiteatro romano, costruito nei primi anni del II sec. d.C. durante il regno di Traiano.

Il Parco Archeologico di Rudiae
Il Parco Archeologico di Rudiae. Foto: Ministero della Cultura

4. Castrum Minervae (Castro)

Situato sul promontorio iapigio, il santuario di Atena a Castro, in provincia di Lecce, domina il mare e offre una vista sui monti Cerauni della costa albanese e sulle isole di fronte a Corfù. Questo luogo, citato da Virgilio nell’Eneide durante l’approdo di Enea in Italia dopo la distruzione di Troia, è stato oggetto di scavi che hanno rivelato opere scultoree antiche straordinarie, tra cui la statua di culto della dea con un elmo frigio, simbolo della sua origine troiana come quella di Enea. Nel IV secolo a.C., a Castro, era attiva un’officina di scultori tarantini, le cui creazioni, insieme alle offerte votive, alla ceramica e alle iscrizioni, testimoniano l’importanza della città lungo le coste del Salento durante il suo periodo di massimo splendore. Nel luglio 2015, un gruppo di archeologi ha scoperto una statua femminile mutilata, databile al IV secolo a.C. Si ipotizza che possa raffigurare la Dea Minerva o Artemide, a giudicare dalle caratteristiche del suo abbigliamento. Seppur priva di testa e parti del corpo, la statua presenta tracce di colore porpora ed è stata trovata a tre metri sotto il suolo del centro di Castro.

Veduta di Castro
Veduta di Castro

5. Piazza Castromediano a Lecce

Durante i lavori di rifacimento del basolato stradale, svoltisi tra il 2002 e il 2005 nella Piazzetta di Castromediano a Lecce, è emersa dal sottosuolo una complessa stratificazione archeologica. Questa stratificazione rivela tracce di frequentazioni che risalgono all’età messapica, romana, medievale, fino al XIX secolo, quando alcuni edifici furono demoliti per creare la piazza. In corrispondenza delle evidenze archeologiche più significative, sono state realizzate tre finestre vetrate, allo scopo di permettere ai visitatori di intravedere ciò che è emerso dal sottosuolo. Risale all’età repubblicana, II-I secolo a.C., un asse stradale e un impianto produttivo per l’olio, il trappeto (trapetum). È stata inoltre scoperta una cisterna olearia (lacus olearius) profonda più di due metri che poteva contenere circa 800 litri d’olio, dotata di scaletta e pozzetto di decantazione sul fondo. Questo complesso sistema risale al I secolo a.C., periodo in cui il Salento rappresentava un importante centro di produzione dell’olio, esportato in anfore prodotte a Brindisi e Lecce e destinato ai principali mercati del Mediterraneo. Il frantoio romano rinvenuto è di grande interesse scientifico, essendo il primo rinvenimento del genere a sud di Foggia.

Piazza Castromediano a Lecce
Piazza Castromediano a Lecce. Foto: Visit Lecce

6. Il Santuario della Iside - Palazzo Vernazza (Lecce)

Gli scavi stratigrafici condotti sotto il pavimento ottocentesco di Palazzo Vernazza, nel cuore di Lecce, hanno rivelato rovine risalenti all’Età del Ferro (IX-VII secolo a.C.) e del IV-III secolo a.C. Gli archeologi hanno riportato alla luce i resti di un Santuario dedicato alla dea Iside e a Serapide, risalente al I secolo a.C. - I secolo d.C., con annesso Purgatorium, la vasca rituale in cui i devoti si immergevano per ricevere un simbolico battesimo con le acque del Nilo per la purificazione del corpo e dello spirito, prima di accedere ai sacri misteri. In Italia meridionale, i templi dedicati al culto isiaco sono solo due (Pompei e Benevento) e la presenza di questo santuario era stata ipotizzata solo sulla base di alcuni documenti che menzionavano mercanti diretti all’antica Lupiae per portare un dono alla divinità orientale, venerata anche dai Romani dopo la conquista dell’Egitto. Tra i vari reperti di valore scoperti durante gli scavi nei sotterranei di Palazzo Vernazza, vi sono un oscillum (disco votivo appeso tra le colonne) raffigurante Iside e Anubi, un sistro (strumento musicale sacro), una situla (un tipo di vaso in metallo) e una statua di età augustea raffigurante Afrodite, assimilabile alla dea egizia. Questi ritrovamenti offrono preziose testimonianze della ricchezza e complessità delle pratiche religiose e culturali nell’antica Lupiae.

Il Santuario della Iside - Palazzo Vernazza
Il Santuario della Iside - Palazzo Vernazza

7. Il Tempio di Poseidone a Taranto

Taranto, Siracusa e Corinto sono le sole città al mondo che conservano resti di un tempio greco della prima metà del VI secolo a.C. Del tempio Dorico in piazza Castello si aveva notizia sin dal XVIII secolo, quando le due colonne ora completamente visibili erano incorporate nell’oratorio della SS. Trinità. Oggi rimangono solo due colonne e la base di una terza, ma il tempio originale doveva estendersi per circa 50 metri, con probabilmente 17 colonne su un lato e 6-8 colonne sull’altro. La costruzione del tempio avvenne durante il periodo di affermazione della potenza di Taras, l’attuale Taranto nell’ambito della Magna Grecia, di cui la città era la capitale. Tuttavia, la costruzione del tempio coincise anche con il riassetto urbanistico di Taranto, con l’Acropoli situata nella città vecchia e la Polis nel borgo. Sebbene il tempio Dorico sia più conosciuto come tempio di Poseidone, è più probabile che fosse dedicato a una divinità femminile. Quindi, la tradizione dello scorso secolo che lo identificava come tempio di Diana è probabilmente più accurata.

Il Tempio di Poseidone a Taranto
Il Tempio di Poseidone a Taranto. Foto: Wikimedia/Livioandronico2013

8. Il MArTa – Museo Archeologico Nazionale di Taranto

Il Museo Nazionale Archeologico di Taranto, tra i più rilevanti d’Italia, fu fondato nel 1887 e ha sede nell’ex Convento dei Frati Alcantarini, costruito poco dopo la metà del XVIII secolo. Dalla Preistoria alla fondazione di Taranto, attraverso la conquista romana, la città tardoantica e medievale, fino alla collezione Ricciardi: le esposizioni del MArTA delineano un periodo storico esteso e affascinante. Nel 2007 e nel 2013 sono state aperte al pubblico le sezioni dedicate alla cultura funeraria ellenistica e all’epoca romana e medievale; il nuovo Museo Archeologico Nazionale di Taranto ha completato l’allestimento del piano superiore, dedicato alla preistoria e protostoria della Puglia, alla città e alle necropoli di Taranto di età arcaica e classica, inaugurato nel luglio del 2016. Il MArTA custodisce inoltre preziosi tesori e testimonianze del passato che narrano la storia della città e del suo territorio. Alcuni di questi reperti sono diventati punti di fondamentali per i visitatori, come: la Testa femminile in terracotta del IV secolo a.C., il Zeus di Ugento del 530 a.C., la Testa di Eracle in marmo del I secolo a.C. e la Statua del dio Thot in basalto del IV secolo a.C.

Il MArTa – Museo Archeologico Nazionale di Taranto
Il MArTa – Museo Archeologico Nazionale di Taranto. Foto: Fabien Bièvre-Perrin

9. Il Parco Archeologico di Siponto

Il Parco archeologico di Siponto è di grande importanza poiché testimonia il prestigio dell’antica Siponto, l’attuale Foggia, colonia romana dal 194 a.C. e uno dei principali porti della Regio II, nonché sede di una delle maggiori diocesi della regione. Dopo l’insabbiamento del porto e due gravi terremoti nel 1223 e nel 1255, Siponto fu abbandonata e gli abitanti si trasferirono nella nuova città fondata da re Manfredi, figlio dell’Imperatore Federico II di Svevia, chiamata Manfredonia o, sotto il dominio angioino, Sypontum Novellum. I resti della basilica paleocristiana a tre navate con abside centrale e pavimento a mosaico, testimoniano l’importanza della diocesi. Pregevoli pavimenti musivi risalenti alla costruzione della basilica nel IV sec. d.C. e alla sua successiva ristrutturazione nel secolo successivo, sono visibili all’interno della Basilica Medievale di Santa Maria Maggiore, esempio cardine dell’architettura romanica pugliese, eretta tra la fine dell’XI e gli inizi del XII secolo. A partire dal 2016, nel Parco Archeologico di Siponto, è stato realizzato il progetto Dove l’arte ricostruisce il tempo, un’innovativa installazione in rete metallica dell’artista lombardo Edoardo Tresoldi, che richiama nelle forme l’ultima fase dell’antica basilica paleocristiana.

Il Parco Archeologico di Siponto
Il Parco Archeologico di Siponto. Foto: Ministero della Cultura

10. Il Museo Archeologico di Castro

Il MAR, Museo Archeologico di Castro si propone di diffondere la conoscenza degli eccezionali ritrovamenti effettuati durante gli scavi che hanno portato alla luce il Santuario di Atena a Castro, celebrato da Virgilio nel terzi libro dell’Eneide, narrante l’arrivo dell’eroe troiano in Italia. Gli scavi, avviati nel 2000, hanno già restituito numerosi reperti e informazioni sulla storia di Castro e del Mediterraneo. Nel 2009, una mostra presso il Castello Aragonese ha evidenziato l’importanza dei rinvenimenti, spingendo alla creazione di un Museo Archeologico dedicato alla storia di Castro, dalle origini preistoriche ad oggi, e al santuario di Atena-Minerva, che ha dato il nome di Castrum Minervae alla città. Il fulcro del MAR è la statua in calcare di Atena, con il busto che consente di ricostruire una scultura alta oltre tre metri, destinata all’interno del tempio. Pur ispirandosi a modelli classici come la Parthenos di Fidia, la statua rivela un’espressione artistica tipica degli artigiani di Taranto, attivi nel IV sec. a.C.

Il Museo Archeologico di Castro
Il Museo Archeologico di Castro

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Noemi Capoccia

L'autrice di questo articolo: Noemi Capoccia

Originaria di Lecce, classe 1995, ha conseguito la laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara nel 2021. Le sue passioni sono l'arte antica e l'archeologia. Dal 2024 lavora in Finestre sull'Arte.




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