Biennale dell'Antiquariato, parla il segretario Fabrizio Moretti: l'arte antica tra mercato, burocrazia e cultura


Intervista a Fabrizio Moretti, antiquario e segretario generale della Biennale Internazionale dell'Antiquariato di Firenze.

La XXXI edizione della Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, una delle principali mostre-mercato d’arte antica a livello mondiale, conferma il successo delle precedenti: anche quest’anno abbiamo visto, tra gli espositori, i principali attori della scena italiana e internazionale, opere di altissima qualità, alcune delle quali andranno presto ad arricchire i musei italiani. Assieme al segretario generale della Biennale, Fabrizio Moretti, abbiamo stilato un primo bilancio di questa Biennale. L’intervista è a cura di Federico Giannini, direttore responsabile di Finestre sull’Arte.

Fabrizio Moretti
Fabrizio Moretti

FG. Come sta andando questa edizione della Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze?
FM. Sta andando molto bene, e penso lo si possa dire anche dall’attenzione che la stampa le ha riservato, oltre che dalla grande affluenza di pubblico che si è vista nei giorni iniziali.

Abbiamo appreso della vendita della Madonna di Daniele da Volterra, acquistata dagli Uffizi: ci sono state altre vendite importanti, che magari hanno riguardato istituti di primo livello come il museo fiorentino?
Questo non lo saprei dire: purtroppo (o per fortuna) i miei colleghi sono molto discreti e nessuno racconta quello che sta accadendo nel proprio stand. Posso però dire che tutti sembrano essere molto contenti di come sta andando questa edizione della Biennale Internazionale dell’Antiquariato.

L’edizione di quest’anno vede anche la presenza di gallerie specializzate nel contemporaneo, come Continua o come Poggiali: è un tributo a due gallerie che caratterizzano l’arte contemporanea in Toscana oppure c’è qualcosa di più, nel senso che la BIAF si sta aprendo al contemporaneo?
C’è la volontà di trovare una contaminazione più forte, e anche in futuro probabilmente ci sarà più arte contemporanea, nei limiti che ci siamo dati: in particolare noi ci fermiamo al 1990.

Questa è una tendenza ormai diffusa, quella di vedere esposti assieme l’antico e il contemporaneo, lo vediamo in molte fiere. È un trend che risponde a quello che sta accadendo nei consumi e sul mercato o c’è anche dell’altro?
Sicuramente ricondurre la tendenza a quanto sta accadendo nell’ambito dei consumi e del mercato è una buona chiave di lettura, ma c’è anche di più: il punto è che l’arte antica sta diventando sempre più un vezzo, un qualcosa per un’élite, invece secondo me è importante farla conoscere a una classe di collezionisti che spesso si dedicano al moderno e al contemporaneo perché magari è più facile o più riconoscibile. Credo quindi che, innestando il contemporaneo in manifestazioni come la Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, si possa avvicinare un altro pubblico di collezionisti.

E a proposito di altri pubblici, siamo abituati a pensare alla BIAF come a un evento riservato a un collezionismo di nicchia, molto alto, ma in realtà ci sono proposte anche per collezionisti medi o piccoli, e magari anche per chi vuole avvicinarsi al collezionismo dell’arte antica. Pensando a questi ultimi, quali consigli si sentirebbe a un collezionista che non ha grandi disponibilità economiche ma che comunque vuole avvicinarsi a questo mondo?
La Biennale Internazionale dell’Antiquariato è comunque un momento importante e il consiglio è anzitutto di visitarla. Poi vorrei sottolineare che le opere esposte non costano tutte milioni di euro: ci sono anche opere sotto i 50mila e che possono essere comunque di grande qualità. Senza fare esempî con nomi e cognomi di artisti, l’importante è sapere che a volte la qualità di un artista si può comprare anche con cifre modeste.

Secondo Lei, com’è messo in questo momento storico il mercato dell’arte antica in Italia?
Non benissimo, purtroppo: ci sono molte leggi di cui tener conto, una pressione fiscale molto elevata e una burocrazia che ingolfa l’importazione e l’esportazione. Di conseguenza non è facile lavorare in questa situazione, ma in Italia ci sono mercanti molto attivi, molto vivaci e molto dediti al lavoro. E loro portano avanti un sistema che comunque va avanti da decine di anni.

Parlando con gli operatori del settore, abbiamo trovato che alcuni trovano molto restrittive le leggi italiane, per altri invece le leggi non sono un problema. Anche perché occorre sottolineare che comunque le leggi italiane servono per tutelare il nostro patrimonio, evitare le dispersioni, le uscite di beni importanti. Allora le leggi italiane sono davvero un problema? Non costituiscono piuttosto un valore per il nostro patrimonio?
Io sono un mercante che va un po’ controcorrente, perché sono convinto dell’importanza di una legge che tuteli il patrimonio. Non sono per gli eccessi di apertura, e non sono neanche per gli eccessi di elasticità. L’elasticità semmai servirebbe alla burocrazia, soprattutto in termini di elasticità mentale nel capire cosa possa o non possa uscire dal territorio italiano. Ma al contempo è importante che nel nostro paese il patrimonio venga tutelato.

Quest’anno abbiamo visto la Biennale accompagnata da una Florence Art Week che ha radunato eventi importanti, quindi la Biennale vuole anche legarsi alla città: qual è il rapporto che la manifestazione ha con Firenze?
Il rapporto è ottimo. Ricordiamoci comunque che il presidente di questa Biennale è il sindaco, e la Florence Art Week nasce proprio per condividere la fortuna del pubblico della Biennale Internazionale dell’Antiquariato non solo con i partecipanti alla manifestazione ma anche con tutta la città di Firenze. L’idea è che tutti possano sfruttare l’indotto che viene portato dalla Biennale.

Un’ultima domanda: la Biennale quest’anno ospita anche una piccola mostra dedicata a Stefano Bardini. La manifestazione vuole quindi essere non soltanto una mostra-mercato per chi compra e vende, ma anche un momento di approfondimento culturale?
Esattamente. Inoltre, si tratta anche di un messaggio di tipo storico, perché il grande mercato dell’arte è nato a Firenze, e Stefano Bardini è stato una figura importante che ha compreso come poteva essere creato il commercio di arte vendendo un sogno ai musei e ai collezionisti internazionali. La mostra dedicata a Bardini è un progetto importante che noi riproponiamo nello spazio dedicato all’Ente Cassa, assieme al quale è stato realizzato: uno sguardo sulla vita del più grande mercante fiorentino dell’inizio del secolo scorso e che ha creato un nuovo sistema antiquariale, e che peraltro oggi a Firenze ha un museo a lui dedicato.


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Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, nato a Massa nel 1986, laureato a Pisa nel 2010. Ho fondato Finestre sull'Arte con Ilaria Baratta. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left.

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1. Angelo C. in data 30/09/2019, 07:15:41

L'arte antica è purtroppo sempre più elitaria.
Ed è così che una spettacolare Madonna con Bambino del Gagini se ne stava lì tutta sola, nell'indifferenza dei collezionisti distratti e attratti unicamente dal contemporaneo.
Ed è vero, anche per i collezionisti meno "dispendiosi" c'era pane per i loro denti. Un esempio? Uno spettacolare Nudo di Fazzini a poco più di 30 mila euro.
Fortunatamente si sono fermati al 1990: già così di cose "strane" ne abbiamo dovute digerire, girando tra le gallerie.
Quando decideranno di fare una contemporanea, ce lo dicano per favore: andremo altrove!



2. Jessica in data 07/10/2019, 12:31:56

In effetti interesse vero contemporaneo per l'arte antica sembra non esserci.
Davvero strano.
Mode o mancanza di educazione.
Ha ragione l'intervistato a dire anche che i prezzi non sono folli.
La legge italiana per l'esportazione è perfetta. Non si può disperdere l'arte in giro per il mondo svilendola







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