Quando le biblioteche (soprattutto quelle universitarie) distruggono i libri


Riflessione a margine della notizia secondo cui la Biblioteca della Sapienza di Roma ha gettato qualche giorno fa diversi libri nei rifiuti.

Ha destato scalpore, l’altro ieri, una notizia uscita su Repubblica: alcuni studenti dell’Università La Sapienza di Roma hanno ritrovato tra i rifiuti diversi libri soprattutto a carattere umanistico. Si trattava di libri gettati dalla biblioteca della stessa Università. Repubblica ha pubblicato anche una gallery in cui si vedono chiaramente i sacchi neri dell’immondizia pieni di libri, e gli studenti che rovistano in mezzo a questo ammasso di libri per cercare di salvare il salvabile.

In realtà, la prassi di eliminare o distruggere i libri è piuttosto comune nelle biblioteche, non solo quelle italiane (anche se in Italia è molto più diffusa che altrove). Ma non solo: finiscono al macero anche gli invenduti delle librerie, oppure i libri delle librerie che sono costrette a chiudere i battenti: è il caso, per esempio, della Libreria Fenice di Trieste che, dopo aver chiuso i battenti nel 2013 causa fallimento, ha rischiato di dover mandare al macero migliaia di volumi che poi, fortunatamente, sono stati rilevati dall’editore romano Alberto Gaffi con l’obiettivo di rimetterli sul mercato. Ma ci sono anche altre storie a lieto fine: come quella degli studenti e dei professori dell’Università di Torino che nel 2010 hanno salvato più di 4.000 libri della biblioteca della Facoltà di Lettere che rischiavano di finire tra i rifiuti.

Quello che dovrebbe stupire in realtà non dovrebbe essere lo smaltimento dei libri, che può essere dettato da moltissime cause: libri non più aggiornati, mancanza di spazio nei depositi per far posto ai nuovi acquisti, libri che non sono mai richiesti in prestito, libri che sono rovinati. Quello che dovrebbe stupire è la leggerezza con cui delle istituzioni che dovrebbero difendere la cultura, non trovano miglior soluzione che mandarla al macero, trasformando così i libri in rifiuti, senza però pensare che tra quei libri potrebbero esserci anche testi importanti (o semplicemente gradevoli) che potrebbero interessare a più di una persona. Al posto della distruzione, ci sarebbero molte altre idee alternative da applicare. I libri potrebbero essere messi in vendita a un prezzo simbolico, per esempio: e questa potrebbe anche essere un’idea per trovare fondi extra per le attività delle biblioteche. Negli Stati Uniti, l’Università della Florida ha addirittura aperto un bookshop che vende i libri di cui le biblioteche vogliono disfarsi. E sono nati anche siti web specializzati.

Oppure, nel caso in cui neppure si riesca a vendere i volumi a prezzi simbolici, non sarebbe forse il caso di regalarli a circoli, alle associazioni, alle scuole, alle parrocchie, alle carceri o anche a singoli privati? I libri sono cultura da difendere, e vederli andare distrutti fa sempre male, ma fa ancora più male se a distruggerli è un’Università, ovvero una organizzazione che dovrebbe promuovere ogni forma di sapere. Quale insegnamento può dare un’Università che invece di smaltire i libri vendendoli o regalandoli, li getta tra i cassonetti della spazzatura? È paradossale. La distruzione dovrebbe essere l’ultima spiaggia, nel caso in cui non si trovi nessuno, ma proprio nessuno, che sia interessato ai libri che si vogliono eliminare. Il che può essere plausibile: pensiamo per esempio ai libri rovinati. A chi interessa un libro a cui sono state strappate via diverse pagine? Non stiamo dicendo che i libri debbano essere per forza tutti conservati: le biblioteche non sono quasi mai preposte alla conservazione. Tuttavia, le vicende di Roma, di Torino, di Trieste e di decine di altre città in Italia e nel mondo, dimostrano che spesso si pensa di eliminare senza che neppure ci si ponga il problema di considerare che potrebbe esserci qualcuno disposto a salvare i libri.

È questo il problema: la mentalità. La mentalità dello spreco e del rifiuto, che ha la meglio sulla mentalità del riuso. Ma per fortuna ci sono anche enti che prima di eliminare i libri, si domandano se possono ancora essere utili a qualcuno. Chiudiamo questo post con un esempio illuminante: quello della Biblioteca di Brugherio. Un piccolo comune in provincia di Monza-Brianza: perché spesso non serve andare troppo lontano per trovare iniziative intelligenti. La biblioteca di Brugherio organizza tutti gli anni una manifestazione intitolata Salvami dal macero: per circa un mese la biblioteca, durante gli orari di apertura, mette in vendita i libri da smaltire alla cifra di 2 euro. Il ricavato della vendita viene poi devoluto a un’associazione locale che si occupa di assistenza alle famiglie povere. Lo scorso anno, l’iniziativa ha permesso di ricavare una cifra considerevole: 4.184 euro. I benefici sono quindi due: i libri vengono salvati, e i poveri ricevono un piccolo aiuto. Molto meglio che mandare i libri al macero, no? E se l’iniziativa di Brugherio iniziasse a diffondersi in tutta Italia, non sarebbe una bellissima cosa?


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Gli autori di questo articolo: Federico Giannini e Ilaria Baratta

Gli articoli firmati Finestre sull'Arte sono scritti a quattro mani da Federico Giannini e Ilaria Baratta. Insieme abbiamo fondato Finestre sull'Arte nel 2009. Clicca qui per scoprire chi siamo


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1. Il diario di Filippo in data 26/07/2014, 15:57:35

Senza parole davvero. Purtroppo è uno scenario che si ripete in molte biblioteche universitarie e non solo. Bruciare la cultura. Molto probabilmente chi gestisce queste situazioni non ha capito tanto dalla vita. Che fare? Potremmo iniziare con il rimborso dei libri da parte di chi li ha buttati, che dite?



2. Jacopo Tore in data 14/09/2017, 20:15:43

Pazzesco



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