A Vicenza, ecco “Van Gogh tra il grano e il cielo”: l'ultima mostrapanettone di Marco Goldin


Recensione della mostra “Van Gogh tra il grano e il cielo” a Vicenza, Basilica Palladiana, dal 7 ottobre 2017 all'8 aprile 2018.

Prima d’iniziare a parlare della mostra su van Gogh a Vicenza, il nuovo progetto espositivo-imprenditoriale di Marco Goldin e della sua Linea d’Ombra, occorre avanzare una breve premessa: questa volta il punto di partenza non sarebbero state, come per altre sue mostre, atroci accozzaglie sulla falsariga della tremenda “Tutankhamon, Caravaggio, van Gogh”, né raffazzonati accrocchi tematici in stile “gli impressionisti e la neve”, e neppure improbabili e azzardate panoramiche sul ritratto “da Raffaello a Picasso”.

Niente di tutto ciò: per la mostra d’autunno alla Basilica Palladiana, Goldin ha potuto contare su di un nucleo decisamente consistente di disegni e dipinti di Vincent van Gogh (Zundert, 1853 - Auvers-sur-Oise, 1890), provenienti per la più parte dal Kröller-Müller Museum di Otterlo, in Olanda.

Beninteso, niente di particolarmente originale o innovativo, stante l’ormai consolidata e tradizionale abitudine del Kröller-Müller a prestare in blocco ampie porzioni della propria raccolta vangoghiana, e quella di Vicenza è situazione tutt’altro che inedita, dacché pure per la prima grande mostra su van Gogh tenutasi in Italia, quella del 1952 di Palazzo Reale a Milano, si fece largo uso di prestiti provenienti dall’istituto olandese: preme tuttavia sottolineare che l’attributo “grande”, sul quale peraltro pare fondarsi gran parte dell’aggettivazione che accompagna la rassegna vicentina, significa tutto e niente, e stabilire a chi tocchi il primato in “grandezza”, se alla mostra del 1952 o a quella del 2017, è materia da futile combat de coqs da lasciar volentieri a chi ama tal genere di sterili contese. Ad ogni modo, riproporre nel 2017 una mostra di sessant’anni fa (pur col rapporto tra dipinti e disegni invertito: allora furono più i dipinti che i disegni, a Vicenza invece succede il contrario), con tutti gli aggiornamenti del caso, non sarebbe operazione di per sé deprecabile: solo un paio d’anni addietro, la riedizione di Arte lombarda dai Visconti agli Sforza, curata da Mauro Natale e Serena Romano (che vollero programmaticamente ispirarsi all’omonima rassegna del 1958 di Roberto Longhi e Gian Alberto Dell’Acqua), fu operazione meritoria, almeno a nostro giudizio. Non è quindi questo il problema.

L'ingresso della Basilica Palladiana a Vicenza per la mostra su van Gogh
L’ingresso della Basilica Palladiana a Vicenza per la mostra su van Gogh


L'ingresso della mostra su van Gogh
L’ingresso della mostra su van Gogh


Gli allestimenti della mostra su van Gogh
Gli allestimenti della mostra su van Gogh

Con ben centoventinove opere, tra dipinti e disegni di van Gogh e di artisti di confronto (cinque opere in tutto, di Jozef Israëls, Jean-François Millet, Jacob Maris, Anthon van Rappard e Matthijs Maris), allestire un progetto lineare e ragionevole, volto a far entrare il visitatore veramente nel mondo di van Gogh, mettendolo nelle condizioni di comprendere i perché alla base di molte delle opere esposte alla Basilica Palladiana, sarebbe stata, in fondo, operazione neanche troppo complessa, dato anche il fatto che pochissimi artisti della storia dell’arte sono noti nel profondo come van Gogh. Certo, a Goldin non si chiedeva davvero d’addentrarsi troppo nello specifico (probabilmente poco gl’importa di far sapere al suo pubblico, per esempio, in che modo la lettura di Michelet avesse influito sui disegni del Borinage, o come l’approccio al colore da parte di van Gogh fosse cambiato a seguito dell’approfondimento, nel 1884, delle teorie cromatiche di Charles Blanc), ma almeno di dar conto di certi passaggi che la mostra accenna, a cominciare dal perché Millet fosse stato un riferimento costante lungo l’intera carriera dell’artista olandese, o dalle scelte tecniche e compositive dei ritratti di Nuenen, o dal fondamentale contributo che la conoscenza dell’arte di Adolphe Monticelli apportò alla pittura di van Gogh ai tempi della Provenza.

C’è d’interessante che a Vicenza si possono incontrare snodi cruciali della carriera di van Gogh: i disegni del 1880, i primi esperimenti con l’olio condotti sotto l’egida di Anton Mauve, i succitati ritratti di Nuenen, alcune delle opere parigine, la versione di Colonia del Ponte di Langlois e molto altro. Tuttavia il problema è che, al solito, Goldin ha deciso di prendere sistematicamente a calci ogni buon proposito critico e di buttarla nella cagnara dell’“anima”, e se intenzione dichiarata a chiare lettere “non è quella di isolare e commentare in modo catalogatorio i grandi temi che emergono dalle lettere e dalle opere - che pure sono importanti per comprendere la poetica e le motivazioni delle scelte artistiche - quanto piuttosto quella di porsi da una diversa prospettiva, quella dell’anima”, allora ogni ragionamento che tenga conto di aspetti critici, filologici, divulgativi e didattici di un’esposizione diventa necessariamente argomento ozioso. Se i “temi che emergono dalle lettere e dalle opere” sono motivi secondarî, se si ritiene che l’unica alternativa agl’ineffabili palpiti dell’anima sia un “commento catalogatorio”, se un concetto fumoso come la “prospettiva dell’anima” diviene impianto su cui si regge un intero progetto espositivo, tanto vale evitare con cura i pannelli vergati dalla penna di Goldin (il quale smania di farci sapere che il racconto della mostra, tolte le schede di catalogo di Teio Meedendorp brutalmente riportate sulle pareti dell’allestimento, è opera sua: ogni pannello è infatti immancabilmente firmato con nome e cognome) e compiere un’immersione nella pittura di van Gogh senza curarsi di quanti vorrebbero suggerirci quali sentimenti provare. Ciò, ovviamente, se proprio s’avverte la necessità di andare a visitar la mostra (Vicenza, del resto, è più comoda di Otterlo).

Vincent van Gogh, Due zappatori (da Jean-François Millet)
Vincent van Gogh, Due zappatori, da Jean-François Millet (1880; matita e gesso nero su carta velina, 37,5 x 61,5 cm; Otterlo, Kröller-Müller Museum)


Vincent van Gogh, Interno di un ristorante
Vincent van Gogh, Interno di un ristorante (1887; olio su tela, 45,5 x 56 cm; Otterlo, Kröller-Müller Museum)


Vincent van Gogh, Il ponte di Langlois ad Arles
Vincent van Gogh, Il ponte di Langlois ad Arles (1888; olio su tela, 49,5 x 64,5 cm; Colonia, Wallraf-Richartz-Museum & Fondation Corboud)


Vincent van Gogh, Covone sotto un cielo nuvoloso
Vincent van Gogh, Covone sotto un cielo nuvoloso (1890; olio su tela, 63,3 x 53 cm; Otterlo, Kröller-Müller Museum)

Il rischio, altrimenti, è intanto quello di perdersi negli svenevoli racconti in prima persona di Goldin, tra “l’aria secca e tutta incisa di un’emozione che travolge, scuote dal di dentro, si deposita nella profondità del cuore”, l’“ondeggiare dello sguardo e del respiro” e le pennellate che diventano “vere e proprie pietre preziose sospese nell’aria chiara di Provenza” (giusto per citare alcuni passaggi dalle schede delle opere nel volume a corredo della mostra che, saggiamente, in seconda di copertina è definito “libro” e non “catalogo”, perché chiamarlo “catalogo” sarebbe stato un affronto ai cataloghi veri: si salvano solo alcune schede redatte, pur senza alcuna bibliografia - assenza che contraddistingue l’intero volume - da studiosi di van Gogh, come il già citato Meedendorp o Cornelia Homburg). Basta esser consapevoli del fatto che un prodotto del genere è l’equivalente storico-artistico d’un cinepanettone, e trovarsi di fronte a un racconto di van Gogh condotto in tali termini è un po’ come immaginarsi Cipollino nelle vesti di protagonista de Il cielo sopra Berlino, tanto per dare un’idea. Oppure, per suggerire ancor meglio il (personalissimo, s’intende) senso di fastidio provato da chi scrive (dato che tocca parlar d’emozioni), è un po’ come ascoltare un disco di Leonard Cohen mentre il vicino di casa attende alla tosatura del proprio giardino col più rumoroso tagliaerba a scoppio disponibile sul mercato. E comunque, non c’è niente di male: è sufficiente proceder cauti coi termini, ed evitare d’usare altisonanti locuzioni come “consacrazione della vocazione della Basilica Palladiana come luogo dove vivere l’arte” per rivestire d’una patina culturale che non gli s’attaglia quello che è, a tutti gli effetti, un prodotto d’intrattenimento.

E poi c’è il pericolo di dover vedere il povero van Gogh ridotto al ruolo di spalla triste e derelitta del curatore-mattatore: perché Goldin non ha soltanto curato la mostra e scritto il “libro”. E non si è neanche limitato a fare ciò che meglio sa fare, ovvero l’imprenditore che col suo ben sperimentato marketing delle emozioni è stato capace di creare a duemila persone al giorno il bisogno d’andare a Vicenza a sorbirsi il suo racconto del “laboratorio dell’anima” di van Gogh. No: Goldin è anche autore dei pannelli disposti lungo il percorso, ideatore e curatore dell’audioguida, curatore di un’edizione delle Lettere di van Gogh ovviamente pubblicata da Linea d’Ombra, drammaturgo autore del monologo teatrale che ha ispirato i dipinti di Matteo Massagrande che occupano la penultima sala della mostra, e ancora sceneggiatore, regista, produttore e narratore del docu-film che viene proiettato nell’ultima sala, allestita a mo’ di cinema da novanta posti. Protagonismo e ridicolo sono due concetti spesso molto vicini. E poi, probabilmente Goldin è anche l’ideatore del plastico di venti metri quadrati che riproduce la clinica di Saint-Paul-de-Mausole e che il visitatore si vede piombare verso la fine del percorso a guisa di baracconata trash che giunge per chiudere definitivamente il cerchio attorno al progetto “van Gogh a Vicenza”. All’anteprima per la stampa, Goldin ha assicurato di “aver preso van Gogh dalla parte dell’anima”: c’è da domandarsi se non l’abbia semmai preso in giro. Il povero Vincent, in fondo, aveva già sofferto fin troppo in vita.

Il plastico della clinica di Saint-Paul-de-Mausole
Il plastico della clinica di Saint-Paul-de-Mausole


La sala-cinema
La sala-cinema



Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, ho fondato Finestre sull'Arte nel 2009 con Ilaria Baratta. Sono nato a Massa nel 1986 e ho ottenuto la laurea specialistica a Pisa nel 2010. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier.

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1. Oriana in data 07/10/2017, 05:34:47

Goldin non si muove di un millimetro da un modello che nel tempo gli ha assicurato un posto nel panorama della 'produzione culturale ' italiana. Lui da una parte, Felicori a Caserta dall' altra, sono i due poli, privato e istituzionale del conumo dell'arte. Ogni giorno di più chi fa il mestiere di curatore è vuole farlo secondo le stelle guida della conservazione, didattica, divulgazione, ha la vita difficile. La politica del tourniqué o della sbigliettazione vince. Resistere,resistere, resistere.



2. amaryllide in data 08/10/2017, 19:45:39

"Ricordo le enormi critiche piovute i primi anni sulle mostre a palazzo Grassi."
Tutto si poteva dire delle mostre di Palazzo Grassi, fuorchè che fossero organizzate da gente come Goldin. Solo per ricordarne una, la mostra sui Fenici era organizata dal maggior esperto mondiale dell'argomento (Sabatino Moscati) e ancora oggi il catalogo di quella mostra è anche il reference book (per i non anglofoni, il testo di riferimento, la "Bibbia" su un dato argomento per completezza e autorevolezza degli autori) sui popoli punici.
Vogliamo davvero paragonare quelle mostre ai commenti da baci Perugina e ai cataloghi senza bibliografia di Goldin?



3. Valeria Terenzani in data 16/10/2017, 23:21:21

Partendo dal fatto che ritengo siano soldi ben spesi quelli che ti permettono di osservare da vicino capolavori (dipinti e disegni) di Van Gogh, artista che amo, sono sulla stessa linea di pensiero di Giannini



4. luigi in data 24/10/2017, 18:54:56

Qualcuno mi può cortesemente precisare quanti sono i dipinti di Van Gogh in mostra e quanti i disegni? Grazie.



5. Finestre sull'Arte in data 25/10/2017, 09:43:29

Gentile Luigi, sono circa 40 dipinti e 80 disegni



6. Maurizio in data 28/10/2017, 09:47:39

Caro Giannini, ho appena letto il tuo articolo (scusa il tuo maestro sei molto giovane rispetto a me ) sulla mostra di Van Gogh a Vicenza. Bravo! Finalmente uno che dice pane al pane e vino al vino! Sono pittore e ho una certa conoscenzaino dell arte soprattutto di pittura. Ho visto le immagini dei quadri presenti a Vicenza e trovo che sono sempre gli stessi che girano da una mostra all'altra da Roma a Milano (2 anni fa a Palazzo Reale). Questo Goldin vuole mascherare il vuoto con dincorsi personalistici che nulla hanno a che vedere con la sostanza.
Ho visto la mostra di Cezanne a Martigny: un esempio da imitare per l'Italia!
Maurizio Boscherini



7. Wilson in data 08/11/2017, 17:08:44

Grazie per la disanima ( finalmente ) corretta della mostra, sono un guida specializzata in arte e architettura, quando mi chiedono un parere sulla mostra rispondo invariabilmente che si tratta di una "scorpacciata di opere " e che si esce dal percorso con esattamente la stessa conoscenza critica dell'opera di Van Gogh che si aveva prima di entrare. Sono stata una delle guide esterne accreditata alle "storiche" mostre di Palazzo Grassi e sono perfettamente in linea con Amaryllide



8. mara in data 14/11/2017, 19:16:41

buonasera , ho visitato la mostra domenica,,,,,sono d,accordo con Lei una tristezza infinita tutti quei disegni , dipinti pochissimi gruppi tantissimi e quel plastico del quale non ho compreso il significato una mostra triste che non mi ha lasciato niente dentro.......visti anche tutti quei bei pannelli che ho letto povero van gogh , siamo alla fine .....



9. Girasolina in data 17/11/2017, 18:15:28

QUANTO TEMPO OCCORRE PER VISITARE LA MOSTRA? GRAZIE.



Commenti dal post ufficiale su Facebook

10.gatto nero coda bianca in data 06/10/2017 20:33:39

Sarà bellissima.



11.Alessandro Tattini in data 06/10/2017 20:35:54

Prima di giudicare una mostra bisognerebbe vederla, ma con Goldin so già che posso risparmiarmi i soldi per spenderli in qualcosa di più utile (tipo un paio di birre).



12.Fabrizio Fantino in data 06/10/2017 20:40:43

Pur non avendo visto la mostra (e non la vedrò), sottoscrivo ogni parola, ogni aggettivo, giudizio e virgola. Solo un piccolo appunto: Van Gogh nasce nel 1853, non nel 1854 come indicato nel testo.



13. Finestre sull'Arte in data 06/10/2017 20:42:39

È vero, è un errore di battitura che abbiamo appena corretto, grazie della segnalazione e soprattutto del commento



14.Tullio Cattaneo in data 06/10/2017 20:48:25

Goldin: se lo conosci lo eviti



15.Riccardo Bixio in data 06/10/2017 21:21:25

Domanda: se scotomizzo le disdacalie, i pannelli, i plastici e i cinema, ha senso come assortimento di opere per un appassionato mediamente acculturato d'arte? Magari previo "studio" del percorso storico-artistico-biografico dell'autore? Per una volta che non mescola opere senza senso (sempre per il concetto che Vicenza è più comoda dell'Olanda). E in caso di risposta affermativa, suggerimenti per approfondire?



16. Finestre sull'Arte in data 06/10/2017 21:43:48

Come scritto nella recensione, tolti tutti gli ammennicoli vari e tenendo conto del fatto che una mostra che include opere provenienti per lo più da un unico museo (abbiamo fatto i conti e, se abbiamo calcolato giusto, sono 115 opere su 129 provenienti da un unico museo) sicuramente perde di vista opere importanti, è comunque una selezione da un'importantissima collezione di opere di van Gogh, arricchita con alcune opere di altri musei stavolta scelte con un po' più di oculatezza del solito. Ma del resto van Gogh, se vogliamo, è un autore piuttosto "facile" per una mostra, quindi fare "danni" in un contesto simile è oggettivamente più complicato che in una situazione in cui si scelgono opere poco più che a caso e s'imbastiscono rassegne "da questo a quell'altro". Per approfondire sicuramente può essere interessante la biografia di van Gogh scritta dalla moglie di Theo e pubblicata nel 2007 da Abscondita.



17. Riccardo Bixio in data 06/10/2017 21:49:06

Grazie mille, gentilissimi! PS io delle mostre precedenti alcune le viste. Da ignorante in materia di organizzazione museale/espositiva, le ho trovate agghiaccianti. Ovviamente ho ammirato le single opere



18. Finestre sull'Arte in data 06/10/2017 21:59:20

Di niente, è un piacere. Concordiamo sull'osservazione...



19. Fabrizio Fantino in data 07/10/2017 07:41:49

E a queste considerazioni aggiungo anche che il Kröller-Müller, oltre a essere lontano e difficile da raggiungere, purtroppo non espone molti dipinti della propria collezione: lo spazio interno non è molto grande e quando allestiscono una mostra sono costretti a togliere i loro dipinti, che così possono essere mandati in giro. Ci sono stato lo scorso anno ed è stata una delusione.



20.Pietro Milan in data 06/10/2017 21:42:48

Il che significa produttività, non ho tempo da sprecare con Goldin



21.Graciela Daneri in data 07/10/2017 01:27:41

Soltanto vuoi dire che mi piacce!



22.Chiara Castrenzi in data 07/10/2017 05:54:47

Grazie per l'articolo, finalmente!



23.Elisa Cerruti in data 07/10/2017 06:18:12

Ho già prenotato, mi hai demolito L entusiasmo, approfitterò per vedere Vicenza che non conosco!



24. Finestre sull'Arte in data 07/10/2017 07:55:52

Vicenza è una città meravigliosa, quindi di sicuro si può approfittare per gettarsi tra le tante sue bellezze



25. Francesca De Munari in data 07/10/2017 12:03:07

Se vieni in occasione della seconda domenica del mese, troverai anche il mercato dell'antiquariato! Ai punti informazioni siamo a disposizione per darti il benvenuto! Grazie Finestre sull'Arte!



26. Elisa Cerruti in data 07/10/2017 13:36:01

Francesca De Munari non so ancora la data comunque grazie



27.Gazza Guardiana in data 07/10/2017 06:40:28

Dopo il deludente allestimento dell'ultima mostra organizzata da Goldin a Treviso, sono piuttosto restia a visitare quella di Vicenza.



28.Barbara Boni in data 07/10/2017 06:56:45

Finalmente qualcuno che lo smaschera.....?????.



29.Fabio Mazzon in data 07/10/2017 08:46:21

Comunque le opere di van gogh ci sono e vale la pena di vederle ! sopratutto i disegni che quasi amo piu dei dipinti , dicono l'illuminazione sia eccezionale ,lasciamo stare Goldin e andiamo a vedere l'artista .



30.Ennas Rossella in data 07/10/2017 10:15:43

Emma Pellizzaro?



31. Emma Pellizzaro in data 07/10/2017 11:33:24

Vieni???



32. Ennas Rossella in data 07/10/2017 12:04:32

???



33.Emanuele Della Bella in data 07/10/2017 11:21:58

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2394767437415967&id=2072297376329643



34.Laura Villabruna in data 07/10/2017 11:34:46

Grazie per la vostra prospettiva, per fortuna mi importa poco di Goldin e non vedo l'ora di godere da vicino delle opere di Van Gogh il mese prossimo.



35. Francesca De Munari in data 07/10/2017 12:03:47

La aspettiamo a Vicenza!



36.Silvia Cogo in data 07/10/2017 12:23:29

Io apprezzo moltissimo le mostre di Goldin, ho visto opere che non avrei mai avuto occasione , le critiche possono essere utili ma non da sole...ci fossero altri che organizzano mostre...fatti ci vogliono e non solo parole



37. Finestre sull'Arte in data 07/10/2017 12:52:37

Scusi, cosa significa "ci fossero altri che organizzano mostre"? Goldin non è davvero l'unico a organizzare mostre, in Italia ogni anno ce ne sono diverse e molto più serie di questa di Vicenza, basta scorrere la sezione "Recensioni" della nostra rivista online per trovare esempi ben più confortanti.



38. Silvia Cogo in data 07/10/2017 13:07:56

La "replica "della mostra d'arte del 1952 avviene nel 2017,quindi decenni dopo. L'organizzatire ha voluto,giustamente,dare un contributo con un plastico scelto a suo personale gusto ma che non oscura affatto le altre opere. Resta il fatto che l'avvicinare un mondo poco sensibile all'arte ad essa resta di per sé degno di merito. Più opere,meno parole. Un saluto a tutti



39. Finestre sull'Arte in data 07/10/2017 13:27:54

Sulla replica abbiamo chiaramente scritto anche nella recensione che non c'è niente di male, abbiamo fatto anche l'esempio di un'altra esposizione milanese. Quanto all'avvicinamento, non esistono studi che dimostrano quanto in realtà il pubblico di tali operazioni commerciali si avvicini a esposizioni fatte con più criterio. Tornando al paragone col cinema è un po' come dire che i cinepanettoni di Boldi e De Sica avvicinano il pubblico ai film di Wim Wenders. Non è certo da escludere che qualcuno s'avvicini all'arte anche con questi modi, ma non pensiamo siano i più. Anzi, spesso accade il contrario, con i visitatori di tali mostre che rimangono spesso totalmente indifferenti a quant'altro le città hanno da offrire. Con questo, non vogliamo certo dire che non si debba andar a visitare queste operazioni: solo, lo si faccia con consapevolezza. Sull'ultima frase, le parole sono la base del nostro mestiere, quindi continueremo a produrne in abbondanza :)



40.Marisa Gualandi in data 07/10/2017 12:26:00

"Protagonismo e ridicolo sono due concetti spesso molto vicini".Niente di più vero in questo caso. Ormai abbiamo capito di che pasta è fatto Goldin



41.Beunida Melissa Shani in data 07/10/2017 12:37:37

Grande articolo! Vi stimo da morire BRAVI



42.Anna Savio in data 07/10/2017 12:38:32

Io condivido il pensiero di Silvia Cogo. Non capisco cosa c'entri il commento su Goldin con la possibilità di ammirare le opere di Van Gogh portate alla visione del popolo, con linguaggio e sentire al popolo comprensibili... Mah. Solite polemiche da acculturati.



43. Finestre sull'Arte in data 07/10/2017 12:57:34

Cosa c'entra il commento su Goldin? Beh, Goldin è il curatore, ovvero il professionista che decide quali opere portare in mostra, che sceglie il taglio da conferire all'esposizione, che s'interfaccia con il comitato scientifico (che per questa mostra non esiste, ma in teoria il curatore è coadiuvato da un comitato scientifico), che coordina il team che si occupa del percorso didascalico, che scrive parte dei testi del catalogo e ne supervisiona la redazione. È, in altri termini, la figura più importante nell'organizzazione d'una mostra, e dire che il commento sul curatore non interessa equivale a dire che non è interessante tanto la mostra, quanto osservare i dipinti presi singolarmente. Non è così che funziona, e non si tratta di "polemiche da acculturati", ma di semplici critiche a un metodo di lavoro: non dimentichiamo che i dipinti non arrivano nelle mostre da soli, ma perché dietro c'è sempre un lavoro. Le recensioni delle mostre servono a questo: a capire se il lavoro è stato fatto con cura e criterio scientifico, e se sì in che modo e con quale grado di successo.



44.Elisa Nur G in data 07/10/2017 12:48:07

Non capisco queste critiche da eruditi, per me poter ammirare decine e decine di opere di Van Gogh sarà meraviglioso. Di questo Goldin non me ne importa niente e ad Otterlo non vado ogni settimana, perciò per me sarà una bella occasione.



45.Dino Innocenti in data 07/10/2017 12:49:36

Chiara io vado a vederla, ancora devo decidere la data ma voglio vederla



46.Anna Savio in data 07/10/2017 14:58:21

Certo che avete il diritto/obbligo di esprimere il vostro parere da esperti. Solo che i più non sono in grado di comprenderli ne' di coglierne il sottile del contenuto. Le masse sono masse. E le masse coinvolte portano anche incassi. Ed e' con gli incassi che si finanziano mostre. Se siete in grado di ottenere altrettanto ma facendo un lavoro che definite corretto, ben venga. Personalmente trovo scandaloso che i professori dei licei cittadini snobbino la mostra, quando invece, da eruditi, potrebbero trarne spunto ed occasione per studiare e far riflettere. Ricordo le enormi critiche piovute i primi anni sulle mostre a palazzo Grassi. Ma a quelle mostre i miei alunni delle elementari mi seguivano attenti e affascinati, tra branchi di liceali attenti a ben altro e assaliti da professori che mi chiedevano con arroganza cosa ce li portavo a fare. Se il primo passo e' far incontrare l'arte e le masse, suggerite il come e dimostrate se ne siete capaci. Perché l'arte deve entrare attraverso cuore e anima, e i più non sono interessati e mai lo saranno a quello su cui qui si discute.



47.Eleonora Zanta in data 07/10/2017 17:52:42

Tutti a criticare magari ancora prima di vederla.Ammiro Goldin e lo ringrazio per far ' rivivere' una bellissima città come Vicenza ancora troppo sconosciuta a molti.



48.Namaste Io in data 08/10/2017 12:18:54

Terrò conto detto giudizio mi godrò le bellissime opere di Van Gogh, che altrimenti non avrei mai potuto vedere. Grazie



49.Maria Carla Canale in data 08/10/2017 20:21:12









50.Maria Teresa Alicata in data 09/10/2017 21:44:11

Io l'ho vista Insieme a mio figlio ventenne. Ci è piaciuta molto, i disegni sono fantastici, raro vederne così tanti insieme (a meno che non si vada in Olanda) e i dipinti sono meravigliosi e stupendamente illuminati. Il commento audio che abbiamo seguito nelle audioguide consiste soprattutto in opportune citazioni delle lettere a Theo. Una mostra stupenda, in una città meravigliosa dove il Palladio non è di certo inferiore al Van Gogh. Pur con le debite differenze, anche a Zero quante gliene hanno dette...



51.Mara Fanel in data 17/11/2017 17:19:39

QUANTO TEMPO OCCORRE PER VISITARE LA MOSTRA? L'AUDIO-GUIDA E' UN'UTILE COMPAGNA DI VIAGGIO? GRAZIE.





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