E se la figura al centro della Primavera di Botticelli non fosse Venere?


Da Vasari in poi, al centro della Primavera di Botticelli si è sempre pensato ci fosse Venere. Ma se in realtà la dea non fosse lei?

La Primavera, il grande capolavoro che Sandro Botticelli (Firenze, 1445 - 1510) eseguì verso la metà degli anni Ottanta del Quattrocento per Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici (Firenze, 1463 - 1503) e che oggi è protagonista assoluta del percorso espositivo della Galleria degli Uffizi a Firenze, è sicuramente uno dei dipinti più studiati dell’intera storia dell’arte: da Giorgio Vasari in poi, moltissimi storici dell’arte si sono cimentati nell’interpretazione del dipinto, arrivando a conclusioni spesso difformi e mai definitivamente risolutive. Fornire un elenco di tutte le posizioni è operazione che va al di là delle ragioni di un articolo che nasce per un giornale online: è però possibile riepilogare per sommi capi la lettura della Primavera che forse più d’ogni altra s’è imposta presso la critica e presso il pubblico. Si tratta dell’interpretazione che Aby Warburg (Amburgo, 1866 - 1929) propose nella sua tesi di dottorato del 1891, poi pubblicata nel 1893 col titolo Sandro Botticellis Geburt der Venus und Frühling: eine Untersuchung über die Vorstellungen von der Antike in den Italienischen Frührenaissance (in italiano è stata pubblicata in varie edizioni col titolo La “Nascita di Venere” e la “Primavera” di Sandro Botticelli. Ricerche sull’immagine dell’antichità nel primo Rinascimento italiano).

Partendo dai testi letterari, e in particolare dai Fasti di Ovidio e dalle Stanze di Poliziano, Warburg suggeriva di identificare nelle due figure all’estrema destra il vento Zefiro e la ninfa Clori, divenuta poi, a seguito dell’unione, la Flora che spande i fiori sul prato. Per la figura al centro, Warburg non metteva in dubbio la descrizione di Giorgio Vasari, che parlava di una “Venere che le grazie la fioriscono, dinotando la primavera”. Sopra di lei, Cupido che scocca una freccia, a fianco le tre grazie e infine, a chiudere la composizione, il dio Mercurio che, stando allo studioso tedesco, Botticelli aveva raffigurato nell’atto di disperdere le nubi. Per Warburg, la Primavera e l’altro celebre capolavoro botticelliano, la Nascita di Venere, erano dipinti complementari: la Nascita descriveva il momento in cui la dea della bellezza e dell’amore veniva al mondo emergendo dalle acque e giungendo sulle rive dell’isola di Cipro, mentre la Primavera la presentava nel momento in cui faceva la sua apparizione in quello che lo studioso, riecheggiando i versi di Poliziano (“Ma fatta Amor la sua bella vendetta / Mossesi lieto pel negro aere a volo; / E ginne al regno di sua madre in fretta / Ov’è de’ picciol suo’ frati lo stuolo / A regno ove ogni Grazia si diletta, / Ove beltà di fiori al crin fra brolo, / Ove tutto lascivo drieto a Flora / Zefiro vola e la verde erba infiora”), chiamava il “regno di Venere”. La terra, al passaggio di Venere, fioriva e si mostrava in tutto il suo splendore.

Sandro Botticelli, Primavera
Sandro Botticelli, Primavera (1482 circa; tempera su tavola, 207 x 319 cm; Firenze, Galleria degli Uffizi)

Questa lettura, come anticipato, è rimasta sostanzialmente immutata nella sostanza attraverso i decenni e ha orientato le successive posizioni della critica. Tuttavia, c’è anche chi da tale interpretazione ha voluto discostarsi. Ha compiuto due anni l’ultimo contributo sulla questione, un saggio pubblicato nel 2015 sulla rivista Il Capitale culturale, firmato dallo storico dell’arte Giacomo Montanari dell’Università di Genova e intitolato Il Giardino delle Esperidi. La Primavera di Botticelli riletta secondo Ovidio (si può leggere integralmente dal sito della rivista). Lo studioso è partito da una constatazione: nell’interpretare le figure di Zefiro, Clori, Flora e delle Grazie, tutti gli studiosi, da Warburg in poi, hanno pedissequamente seguito i Fasti di Ovidio, mentre hanno optato per altre fonti al fine di identificare i restanti personaggi. Possibile che Botticelli abbia attinto da più fonti letterarie al fine di creare una sorta di mosaico di rimandi? La risposta, per Giacomo Montanari, non può che essere negativa: più probabile, semmai, che Botticelli si fosse basato su un unico testo letterario, su un mito o su un concetto filosofico, in ragione del fatto che l’artista, spiega lo studioso, era a conoscenza delle opere di Dante Alighieri (per la cui interpretazione si giovò dell’aiuto dell’umanista Cristoforo Landino), e forse aveva presente la quadripartizione dei sensi che può assumere un testo. Secondo Dante, che affida al suo Convivio le proprie considerazioni sul tema, un testo può esser analizzato sul piano letterale, su quello allegorico, su quello morale e su quello anagogico: per Dante, ogni senso era costruito sulla base del precedente, ragion per cui l’interpretazione d’un testo si fa chiara solo se si sono compresi tutti i sensi, soprattutto quello letterale, dal momento che “in ciascuna cosa, naturale ed artificiale, è impossibile procedere, se prima non è fatto lo fondamento, sì come ne la casa e sì come ne lo studiare: onde, con ciò sia cosa che ’l dimostrare sia edificazione di scienza, e la litterale dimostrazione sia fondamento de l’altre, massimamente de l’allegorica, impossibile è a l’altre venire prima che a quella”. Occorrerebbe pertanto trovare una lettura che soddisfi tutti i quattro sensi.

Quindi, per avvicinarsi a una più chiara comprensione del quadro di Botticelli, è possibile abbandonare l’ipotesi secondo cui il pittore si sarebbe rivolto a più fonti, e continuare nella lettura dei Fasti di Ovidio laddove gli esegeti dell’opera botticelliana si sono fermati per accogliere ulteriori fonti. Il racconto di Zefiro che ghermisce Clori e poi decide di sposarla facendola diventare Flora, la dea della primavera che fa fiorire i prati su cui arrivano le “Grazie che intrecciano ghirlande affinché le loro celesti chiome siano di serti ornate”, continua con la narrazione di Flora che, in prima persona, afferma di come il suo intervento sia stato risolutivo per far nascere il dio Marte. “Anche Marte”, dice Flora nel poema ovidiano, “se non lo sai, nacque per arte mia”: Giunone si era infatti adirata con Giove perché quest’ultimo aveva fatto nascere Minerva senza bisogno di lei, ragione che l’aveva spinta a domandarsi “perché devo disperare di diventare madre senza sposo? E perché anch’io, purché casta, non posso avere prole senza un uomo?”. La moglie di Giove chiese dunque l’aiuto a Flora, che le toccò il ventre, rendendola con questo semplice gesto gravida di Marte. È dunque del tutto probabile che Botticelli, seguendo il racconto di Ovidio, abbia voluto raffigurare, al centro della sua Primavera, la dea Giunone incinta di Marte (e visibilmente incinta, del resto, la dea appare nel dipinto). Lo studioso genovese ha così dato risposta a uno spunto di Mirella Levi d’Ancona, che notava come nel dipinto fosse assente il mito della nascita di Marte, pure importante per una città come Firenze, che attribuiva la propria mitologica fondazione al dio Marte in persona, e che riteneva, durante il Rinascimento, che il Battistero sorgesse sul luogo di un antico tempio dedicato al dio. Un dio che, peraltro, nella tradizione latina aveva connotati bellicosi, ma senza gli eccessi dell’Ares greco: il Marte latino, a cui era consacrato il mese di marzo, era anche un dio legato alla terra, difensore delle coltivazioni. Del resto, la cultura umanistica del tempo nutriva un fortissimo interesse per la mitologia e la civiltà antica, i cui insegnamenti erano considerati ancora attuali e che, scriveva Paul Oskar Kristeller, era considerata dagli umanisti “come guida e modello principale, in letteratura come nel pensiero”, con la conseguenza che ogni opera umanistica era “disseminata di citazioni di autori greci e latini, di episodi della mitologia classica, di idee e teorie derivate da scrittori e filosofi antichi”. Ha dunque senso che un dipinto, destinato a un esponente della famiglia che de facto reggeva le sorti di Firenze, sottendesse anche un recupero delle origini della città.

Il gruppo Zefiro - Clori - Flora
Il gruppo Zefiro - Clori - Flora


Le tre Grazie
Le tre Grazie


La Venere/Giunone
La Venere/Giunone

Sussisterebbe poi, secondo Montanari, un’ulteriore ragione per scardinare la tradizionale ipotesi che vede la dea Venere nella figura centrale del dipinto di Sandro Botticelli, in favore di una sua identificazione con Giunone. Gli alberi d’arancio che fanno da cornice alla scena richiamano infatti il dono che, secondo la mitologia greca, Era (ovvero Giunone) aveva ricevuto in occasione del suo matrimonio con Zeus (Giove): un albero d’arancio, appunto (e occorre anche considerare che la denominazione latina con cui in antico si designava l’arancio, citrus medica, aveva fatto sì che la pianta divenisse un simbolo mediceo). L’ambientazione del dipinto coinciderebbe pertanto con il Giardino delle Esperidi, il mitologico orto dove Era aveva piantato l’albero regalatole, e che era custodito dalle Esperidi, le ninfe che avevano il compito di evitare che venissero colti i frutti della preziosa pianta.

Rimarrebbero dunque due problemi da risolvere: le figure di Mercurio e di Cupido. Per quest’ultimo, è presto detto: senz’amore la vita non si può generare, dunque la sua presenza, in qualità di dio dell’amore, è necessaria affinché Giunone possa partorire. Ma non solo: l’amore, secondo la filosofia neoplatonica che animava la cultura fiorentina dell’epoca, è il sentimento che, muovendo dalla bellezza, eleva gli esseri umani facendoli tendere alla contemplazione divina. È proprio il riferimento alla filosofia neoplatonica che permette di comprendere la presenza di Mercurio, che nel dipinto appare con un elmo nero, invece che col tradizionale petaso alato: si tratterebbe dell’elmo di Ade, la cui associazione all’Ermes greco (il Mercurio dei romani) è da rinvenire nella Bibliotheca di Apollodoro (il dio lo avrebbe indossato in una battaglia). Si tratta dello stesso elmo a cui la mitologia attribuiva il potere di rendere invisibile chi se lo mettesse in capo. Botticelli può aver dunque inserito questo particolare per rendere “invisibile” la figura di Mercurio, la cui presenza è giustificata dalla filosofia neoplatonica: Ficino riteneva infatti che il legame tra il mondo terreno e il mondo spirituale fosse assicurato dal cosiddetto mercurio celeste, un’entità che conteneva una parte di natura terrena e una parte di natura spirituale. Il Mercurio di Botticelli sarebbe dunque la personificazione dello spirito che secondo Ficino aleggiava sul mondo, e questa interpretazione della sua figura sarebbe confortata anche dalle fiamme (simbolo spirituale) che decorano la sua veste e che, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe, sono rivolte verso il basso, a simboleggiare tale “connessione” tra cielo e terra. Ecco dunque perché Mercurio sarebbe “invisibile”: perché, ovviamente, tale è lo spiritus mundi di Marsilio Ficino. Inoltre, con Mercurio “invisibile”, la figura di Giunone occuperebbe il centro esatto della composizione, ristabilendo la simmetria delle figure.

I riferimenti alla filosofia neoplatonica chiarirebbero anche il senso morale dell’opera (quello letterale consiste nella resa per immagini dei versi di Ovidio, quello allegorico si risolve con la rappresentazione della primavera). Non resta che sciogliere il nodo circa il senso anagogico della Primavera di Botticelli. Il recupero dei miti pagani nella cultura umanistica rimaneva legato alla religione cristiana: “anche se la mitologia pagana trionfava nella poesia e nei trattati dell’epoca”, specifica Kristeller, “il suo senso non era quello di sostituire la religione cristiana e il suo corredo di immagini, ma di completarla. Nella maggior parte dei casi si trattava solo di un ornamento letterario sanzionato dai precedenti antichi. Laddove aveva un intento più serio, il suo uso era giustificato dall’allegoria, con cui si attribuiva alle storie pagane un significato nascosto che andava a confermare la verità cristiana”. Per tali ragioni, spesso le divinità cristiane assommavano tratti tipici delle divinità pagane. Di conseguenza, la dea Giunone che, da vergine, concepisce Marte, è perfettamente sovrapponibile alla figura della Madonna che, casta, genera Gesù Cristo. “Viene dunque quasi immediato”, conclude Montanari, “rifarsi al dogma cristiano del concepimento di Cristo, avvenuto attraverso l’intervento dello Spirito Santo senza che Maria conoscesse uomo”, col risultato che il significato religioso della Primavera allude alla "volontà divina che, attraverso il fuoco dello Spirito Santo (come lo spiritus mundi, anche la sostanza vivificante del cristianesimo ha come simbolo una lingua di fuoco), discende nel mondo per portarvi un rinnovamento e ricreare un’umanità degna di vivere nuovamente nel beato regno del Paradiso terrestre". Termina così una lettura, quella di Giacomo Montanari, affascinante, profonda e calzante, che ben si può accostare a tutte quelle che hanno accompagnato la fortuna critica di una delle opere d’arte più lodate, studiate, celebrate, e allo stesso tempo meno accessibili, della storia dell’umanità.



Gli autori di questo articolo: Federico Giannini e Ilaria Baratta

Gli articoli firmati Finestre sull'Arte sono scritti a quattro mani da Federico Giannini e Ilaria Baratta. Insieme abbiamo fondato Finestre sull'Arte nel 2009. Clicca qui per scoprire chi siamo

Se questo post ti è piaciuto o lo hai ritenuto interessante, clicca qui per iscriverti alla nostra newsletter: niente spam, una sola uscita settimanale per aggiornarti su tutte le nostre novità!


Le specie vegetali della Primavera di Sandro Botticelli
Le specie vegetali della Primavera di Sandro Botticelli
Simonetta Vespucci: era davvero musa e amante di Sandro Botticelli?
Simonetta Vespucci: era davvero musa e amante di Sandro Botticelli?
Marsilio Ficino e lo sviluppo del neoplatonismo nella Firenze medicea tra realtà e invenzione
Marsilio Ficino e lo sviluppo del neoplatonismo nella Firenze medicea tra realtà e invenzione


Commenta l'articolo che hai appena letto



Commenta come:      
Spunta questa casella se vuoi essere avvisato via mail di nuovi commenti



1. K. Bender in data 12/11/2017, 19:10:33

Le Tre Grazie non importante?



2. Claude Lenormand in data 12/11/2017, 20:01:58

Articolo molto interessante e anche tutti gli altri articoli segnalati sul tema.



3. Marino Rosso in data 15/11/2017, 13:43:38

Più convincente dell'interpretazione vulgata. Punti di forza principali: è improbabile



4. Marino Rosso in data 15/11/2017, 14:38:23

Più convincente dell'interpretazione consueta. Punto di forza principale: è inverosimile che le consonanze tra la PROSECUZIONE del brano di Ovidio citato da tutti e il dipinto (impressionante l'atteggiamento da Vergine Annunziata della figura centrale) siano una mera coincidenza. Quanto ai sensi politico e anagogico della rappresentazione, segnalo i versi dove Dante – carissimo a Botticelli – traduce (migliorandoli, secondo Borges) i noti versi della IV Egloga di Virgilio: «Secol si rinova / torna giustizia e primo tempo umano / e progenïe scende dal ciel nova». — Punto forse debole: Cupido bendato in posizione così enfatica.
Punto debole: Cupido in posizione così enfatica.



5. Marino Rosso in data 15/11/2017, 16:48:13

Mi scuso della falsa partenza e della mancata eliminazione dell'ultima frasetta.



Commenti dal post ufficiale su Facebook

6.Caterina Vitale in data 08/11/2017 18:19:51

Molto interessante



7.Michelino Rucci in data 08/11/2017 18:28:26

Wonderful.



8.Erika Frisaldi in data 08/11/2017 18:58:37

Bellissima analisi



9.Marianna Fioretti in data 08/11/2017 19:14:41

Ilaria Morgillo Montanari <3



10. Giacomo Montanari in data 08/11/2017 21:57:35

Secondo me voi vi riferite a Tomaso! ? (che se lo merita più di me)



11. Marianna Fioretti in data 08/11/2017 21:58:17

Il cuore ormai è dedicato ahahhaha



12.Daniela Gardella in data 08/11/2017 20:05:51

Analisi veramente interessante ed anche convincente, e comunque complimenti per il "coraggio" di confutare una tesi del mitico Warburg. È bello considerate la storia dell'arte come disciplina in costante evoluzione, senza nozioni troppo fossilizzate!



13. Finestre sull'Arte in data 13/11/2017 17:39:00

Grazie per l'apprezzamento gentilissima Daniela: il nostro concetto di storia dell'arte è proprio questo e ci fa piacere che lo si colga dagli articoli che pubblichiamo!



14. Daniela Gardella in data 13/11/2017 19:39:24

Ma certo, infatti è sempre un piacere leggervi!



15.Ilaria Bernocchi Celsi in data 08/11/2017 20:13:02

Giacomo molto interessante! ?



16. Giacomo Montanari in data 09/11/2017 07:03:58

Grazie Ilaria! :)



17.Giacomo Montanari in data 08/11/2017 21:13:13

Federico, troppa grazia! ?



18.Rosaria Navone in data 09/11/2017 04:12:26

Interessante



19.Maurizio Città in data 09/11/2017 07:04:05

Cristiano Ragni sono sicuro apprezzerai ?



20.Ferdinando Bonora in data 09/11/2017 07:42:22

Bravo, Giacomo! La conoscenza procede soltanto quando si supera il timore reverenziale per l' "ipse dixit" e si rimette continuamente in discussione quanto affermato anche da nomi di grido, ma non per questo esenti da fraintendimenti ed errori. Avanti tutta, su questa linea ?



21. Giacomo Montanari in data 09/11/2017 11:44:40

Grazie Nando! Ma il mio intento è accostarmi e ragionare sui grandi studi fatti da altri. Non c'è alcuna pretesa di sovvertire...anzi! La cosa più bella è stare a fianco di straordinarie menti come Aby Warburg, o meglio, sedersi sulle sue spalle come i nani su quelle dei giganti! ;)



22. Ferdinando Bonora in data 09/11/2017 14:40:15

Caro Giacomo, è bello ed esaltante stare a fianco di menti straordinarie, sedersi sulle loro spalle come nani su giganti. Ma a volte, ripercorrendo il loro cammino, è inevitabile sovvertire e proporre nuove attribuzioni, interpretazioni e conclusioni, poi accolte da tutti. A me è successo in più casi, affrontando argomenti già trattati da nomi come Carlo Ceschi, Piero Torriti, Luciano Grossi Bianchi e altri; non perché sia più bravo, ma semplicemente perché avevo avuto più opportunità, in termini di accesso a ulteriori fonti e strumenti di ricerca a loro ignoti, oltre che di maggior tempo di riflessione ed elaborazione. A mia volta, in almeno un'occasione sono stato smentito da chi aveva ripreso miei studi (la brava Claudia Spiga), con nuovi documenti che mi erano sfuggiti e che hanno consentito di correggere quanto da me pubblicato. Questo non mi infastidisce affatto, anzi: ciascuno aggiunge il proprio contributo al progredire del sapere, con vantaggio per tutti. Ma c'è un aspetto in tutto ciò che mi spiazza: se così spesso capita di correggere dati che sembrerebbero acquisiti una volta per tutti, quale affidabilità offrono i testi - anche quelli ritenuti fondamentali - che sono i nostri strumenti di lavoro? Fino a che punto possiamo fidarci di ciò che propongono e prenderlo per buono, senza sottoporre tutto a continua verifica? Si dovrebbe sempre ripartire da zero o quasi, ragionando con la nostra testa e affidandoci alle nostre forze e capacità. Che gran fatica! Ma ancora maggiore è il piacere della scoperta e della consapevolezza di aggiungere il nostro mattoncino a tutti gli altri che compongono il grande edificio.



23.Maria Chiara Pellone in data 09/11/2017 08:48:09

Valeria La Marra



24.Maria Chiara Pellone in data 09/11/2017 08:52:05

Stefano Campera



25. Maria Chiara Pellone in data 09/11/2017 08:52:24

Pazzesco amó Stefano Campera



26.Francesca Röschinger in data 09/11/2017 11:06:29

Grazie!



27.Jusa Reka in data 09/11/2017 11:30:58

Laura



28. Laura Quattromini in data 09/11/2017 16:40:23





29.Beatrice Schiavi in data 09/11/2017 12:37:38

Vittorio Bruno



30.Francesco Calò in data 09/11/2017 14:16:24

Marina Lestingi



31.Piera Buccolieri in data 09/11/2017 15:13:56

Interessante,leggerò con calma,sono in treno e,da vecchia insegnante amo pendere appunti



32.Elena Barbara Bianco in data 09/11/2017 16:50:03

Un dipinto che è un manuale mitologico di filosofia. È risaputo che i pittori rinascimentali attraverso le opere trasmettevano conoscenze iniziatiche. Nel procedimento di lettura pluridisciplinare e così profondamente analitica, tutto converge.



33.Marko Kolombo in data 09/11/2017 18:20:31

Francesco Peace Pace



34. Francesco Peace Pace in data 09/11/2017 18:21:10

Secondo me è Sidney. E il quadro è di Rambaldi



35. Marko Kolombo in data 09/11/2017 19:04:53

Eva Kolombo



36. Francesco Peace Pace in data 09/11/2017 22:19:09

Valeria Spina



37.Antonella Adiletta in data 09/11/2017 19:22:44

Sorprendente!E' molto interessante... una tesi che mi affascina e mi piace sposare...In genere gli artisti inseriscono elementi anche semplicemente per "proporzione"per creare un equilibrio ottico fondamentale,ma volendo dare una risposta ai 4 sensi da spiegare, queste risposte sono meno banali della tesi "storica",per questo piu' calzanti per lo spirito profondo di un artista.



38.Alberto Farina in data 09/11/2017 20:16:28

Considerazione tecnica : Flora è proprio una bella topona?



39.Maura Pucci in data 10/11/2017 05:26:45

Guglielmo De Santis da leggere!



40.Laura Deliperi in data 10/11/2017 07:19:16

Beatrice



41.Laura Italiani in data 10/11/2017 07:42:58

Giampaolo, che ne pensi? ?¨



42. Giampaolo De Cerchio in data 10/11/2017 08:16:15

Cosa inventeranno?



43. Laura Italiani in data 10/11/2017 08:18:25

Ah ecco, allora non solo a me pare un'interpretazione abbastanza fantasiosa ? mi conforta!



44. Giacomo Montanari in data 10/11/2017 10:15:06

Carissimi, disponibile a discuterne (previa lettura dell'articolo in forma integrale però). Diciamo che tutte, da Vasari in poi, sono interpretazioni, ma ragionando in termini di contesto culturale si può tentare di avvicinarsi all'utilizzo delle immagini fatto da Botticelli e dai suoi committenti. Un saluto e spero a presto!



45. Giampaolo De Cerchio in data 10/11/2017 15:21:56

i riferimenti mi sembrano interessanti e pertinenti; il ragionamento può funzionare. ora bisogna metabolizzare!





Torna indietro



Login

Username / EmailPassword

Ricordami

Password dimenticata?

Non hai ancora un account? Registrati ora!!!

Tag cloud


Politica e beni culturali     Patrimonio     Musei     Arte contemporanea     Rinascimento     Seicento     Barocco     Ottocento     Cinquecento     Quattrocento     Firenze     Novecento     Genova     Riforme     Roma    

Strumenti utili