Ragazzi che fanno le guide nei musei per l'alternanza scuola-lavoro: sbagliatissimo. Troviamo un'alternativa?


Sempre più spesso ragazzi delle scuole vengono chiamati a fare le guide museali per progetti d'alternanza scuola-lavoro. Una pratica aberrante e sbagliatissima. Possiamo trovare un'alternativa per consentire ai ragazzi di arricchirsi e formarsi veramente?

Un paio di giorni fa è arrivato in redazione un comunicato stampa che c’informava di un’iniziativa in avvio a Firenze, nell’ambito dei progetti dell’alternanza scuola-lavoro, l’istituto introdotto nel 2003 dalla riforma Moratti in forma facoltativa, e poi reso obbligatorio nel 2015 dalla legge sulla “buona scuola” di Matteo Renzi. Il titolo del comunicato recitava: “giovani nei musei, ambasciatori dell’arte”. Riassumendo, alcuni gruppi di studenti dei licei fiorentini e d’alcune località vicine (Pontassieve, Campi Bisenzio), da questo sabato 28 aprile e fino agl’inizî di giugno, per un certo numero di fine settimana saranno inviati nei musei civici della città per “rispondere alle domande e alle curiosità dei visitatori”. Il comunicato evita accuratamente il verbo “guidare” e sinonimi (o sostantivi derivati), ma il sunto è sintetizzato in poche righe che non lasciano campo a troppi dubbî: “le sale dei musei saranno animate dalla presenza di giovani liceali perfettamente preparati dal punto di vista storico e artistico e pronti ad accogliere il pubblico offrendo una spiegazione dell’ambiente e delle opere in esso contenute”. Seguiva il calendario delle aperture, che riguardano importanti siti come Palazzo Vecchio, Santa Maria Novella, Museo Novecento, Museo Stefano Bardini, Cappella Brancacci. E c’è anche un percorso di tre ore attraverso tutto il centro storico.

I ragazzi fiorentini, tuttavia, non sono gl’unici a vestire i panni delle “guide museali” nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro. A Grosseto, al Museo Archeologico e d’Arte della Maremma, sono i giovani delle terze del locale liceo classico che svolgono il ruolo di guide. E lo stesso accade a Reggio Calabria, dove gli studenti dell’istituto tecnico commerciale “Raffaele Piria” conducono gruppi, singoli e scolaresche alla scoperta del Museo Diocesano. E a centinaia di chilometri di distanza, a Treviso, s’è da pochi giorni concluso un analogo progetto degli alunni delle quinte del liceo linguistico, che tra la fine del 2017 e l’aprile di quest’anno sono stati chiamati a proporre visite guidate al pubblico del Museo Bailo e del Museo di Santa Caterina, i due principali musei trevigiani.

Non sempre però quest’esperienze hanno conosciuto svolgimenti tranquilli. Gli studenti del liceo classico Vittorio Emanuele di Napoli, dopo la protesta condotta ai musei universitarî del capoluogo campano in occasione delle giornate di primavera del FAI, divenuta in brevissimo tempo un caso nazionale, hanno seguitato a esprimere la loro contrarietà con un’ulteriore manifestazione di dissenso al Museo Duca di Martina, presso la Villa Floridiana di Napoli. E sempre a Napoli, gli studenti del liceo classico Garibaldi, costretti a lavorare per otto ore il primo maggio al Pio Monte della Misericordia, nelle scorse ore hanno diramato due note nelle quali hanno spiegato che, proprio nella giornata in cui si celebra la festa dei lavoratori, dovranno “andare a svolgere un lavoro non retribuito, rubando posto a migliaia di giovani laureati”, e incarnando “il perfetto ruolo di studente-macchina”, che ridurrà la grandezza del Caravaggio del Pio Monte “a poche paginette imparate a memoria la sera prima, mentre centinaia di laureati in storia dell’arte saranno a servire in qualche bar”: il risultato è che “il sapere si ridimensiona e striminzisce sempre di più, diventando un jolly obsoleto da sfoggiare per fini lavorativi, poiché sterile e talvolta fasullo”.

Interno del Pio Monte della Misericordia con il dipinto di Caravaggio, le Sette opere di misericordia
Interno del Pio Monte della Misericordia con il dipinto di Caravaggio, le Sette opere di misericordia. Ph. Credit Finestre sull’Arte

Occorre sottolineare come l’attivazione di molti percorsi d’alternanza scuola-lavoro si fondi su un’interpretazione distorta e grossolana della legge. All’articolo 2 del decreto attuativo della riforma Moratti si legge infatti che finalità dell’alternanza è quella di “attuare modalità di apprendimento flessibili e equivalenti sotto il profilo culturale ed educativo”, “arricchire la formazione acquisita nei percorsi scolastici e formativi con l’acquisizione di competenze spendibili anche nel mercato del lavoro”, “favorire l’orientamento dei giovani per valorizzarne le vocazioni personali, gli interessi e gli stili di apprendimento individuali”, “realizzare un organico collegamento delle istituzioni scolastiche e formative con il mondo del lavoro e la società civile”, “correlare l’offerta formativa allo sviluppo culturale, sociale ed economico del territorio”. In altri termini, il legislatore ha immaginato l’alternanza scuola-lavoro non come una forma di lavoro vero, qual è quello di una guida museale, bensì come un momento formativo finalizzato all’estensione di quanto appreso dagli studenti durante i loro percorsi scolastici e volto a garantir loro un primo contatto col mondo del lavoro, al fine d’incanalare con maggior cognizione di causa i loro desiderî e le loro aspirazioni. La formulazione con la legge, tuttavia, si scontra con quanto avviene nella realtà. Spedire ragazzi di diciott’anni a lavorare otto ore al giorno in un museo per guidare il pubblico non arricchisce la loro formazione, non favorisce il loro orientamento, e non rappresenta in alcun modo un collegamento tra scuola e mondo del lavoro, dacché i ragazzi finiscono col sostituire le figure professionali. Del resto, sono i ragazzi stessi ad ammettere come i percorsi da loro condotti abbiano a monte una preparazione sommaria, frettolosa e libresca, che talvolta neppure prevede lo studio in loco delle opere, e in ogni caso risulta lontana anni luce da quella che potrebbe garantire un professionista del settore.

Ne consegue che le conoscenze che i ragazzi acquisiscono durante i loro percorsi di studio vengano piegate a fini meramente utilitaristici, adoperate in maniera strumentale per progetti che, del mondo del lavoro, presentano agli studenti soltanto i suoi lati più oscuri. Non si finirà mai di sottolineare come la scuola debba essere luogo in cui si possa coltivare il pensiero critico: un’ora spesa per far svolgere (male e in maniera approssimativa) a uno studente delle superiori un lavoro che non è di sua competenza, significa sottrarre un’ora alla formazione d’un cittadino consapevole, e obbligare i ragazzi a lavorare gratuitamente otto ore al giorno su attività che non li soddisfano o non sono coerenti con ciò che hanno studiato, equivale a trasformarli in tanti piccoli impiegati frustrati anzitempo. E una scuola che rinuncia a parte del suo ruolo educativo per sottomettersi a logiche più simili a quelle di un’azienda che a quelle d’un luogo di formazione, è una scuola ridotta all’impossibilità d’assolvere alle proprie funzioni basilari. A tutto ciò s’aggiunga il fatto che gli studenti hanno dimostrato d’avere una pessima opinione dell’alternanza scuola-lavoro. Secondo una ricerca condotta dall’Unione degli Studenti, storico sindacato studentesco, il 57% dei ragazzi del campione di studio hanno affermato d’aver affrontato un percorso d’alternanza scuola-lavoro non in linea col proprio corso di studî, il 40% ha rilevato violazioni dei diritti sul luogo di lavoro e il 38% ha dichiarato d’aver dovuto pagare qualcosa per poter affrontare il proprio percorso (non sono rari, per esempio, casi di studenti che hanno dovuto pagare il biglietto del museo in cui avrebbero dovuto svolgere un’attività).

Cosa fare dunque? Nell’attesa che l’alternanza scuola-lavoro venga radicalmente riformata (sono auspicabili, quanto meno, l’abolizione della sua obbligatorietà e l’introduzione di rigidi paletti che possano determinare, per esempio, fino a che punto si possa estendere il contributo dello studente, quali le forme del lavoro che può essere chiamato a svolgere, quali gli orarî), il cambiamento deve giungere dalle scuole: i docenti dovrebbero prendere coscienza di tutti i problemi sorti a seguito dell’introduzione dell’alternanza scuola-lavoro e riportare quest’istituto nell’alveo del percorso formativo dello studente. I ragazzi, in altri termini, dovrebbero vivere l’alternanza scuola-lavoro come un arricchimento, come un’occasione per sapere come funziona il mondo fuori dalla scuola, come un modo per approfondire quanto appreso sui banchi. I docenti, pertanto, rinuncino ad assecondare le velleità neoliberiste che vorrebbero fare della scuola un’azienda, ed escogitino soluzioni che possano davvero essere utili ai loro alunni. Non si tratta d’una chimera: esistono già valide alternative ai percorsi che conducono i ragazzi a svolgere per otto ore al giorno mestieri per i quali non sono ancora qualificati e per i quali non hanno ancora maturato sufficienti competenze. Per limitarci all’ambito dei musei, si potrebbe citare l’esempio dei Musei Civici di Venezia, che hanno attivato progetti dove gli studenti delle scuole possono offrire la loro collaborazione per varie attività: possono, per esempio, collaborare all’analisi dei documenti della collezione, stare a contatto coi bibliotecari per imparare come si schedano, si conservano e si consultano le collezioni librarie, oppure possono offrire un contributo alla redazione dei testi dedicati al pubblico più giovane, o ancora possono entrare a contatto con i “dietro le quinte” dei musei, accedendo ai depositi e ai laboratori sotto la supervisione del personale scientifico. Ci sono poi realtà dove i ragazzi svolgono attività di help desk e prima accoglienza, in affiancamento agli operatori. In sostanza, si tratta d’attività che non richiedono specifiche competenze pregresse che consentono ai ragazzi di lavorare a contatto coi professionisti, senza sostituirli e prendendo un poco di confidenza con i mestieri del museo, e più in generale con il mondo del lavoro, con i suoi ritmi, con le sue regole, coi diritti e i doveri dei lavoratori. La parola chiave dev’essere “apprendimento”: molti forse lo hanno dimenticato, ma è questa la logica migliore per dar vita a un’alternanza scuola-lavoro che possa essere davvero soddisfacente e che possa offrire ai ragazzi un’esperienza utile e magari anche piacevole.



Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, ho fondato Finestre sull'Arte nel 2009 con Ilaria Baratta. Sono nato a Massa nel 1986 e ho ottenuto la laurea specialistica a Pisa nel 2010. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left.

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1. Mario48 in data 29/04/2018, 20:55:42

L'idea non è malvagia a condizione che facciano da sponda a " guide vere e titolate " perché così possono imparare qualcosa ed essere di aiuto organizzativo a chi ha piene competenze
Mario 48



2. Guido in data 30/04/2018, 18:22:06

Una grande sbrodolata di luoghi comuni per assolvere i napoletani che NON HANNO VOGLIA DI LAVORARE!

Guido Cucchiara



3. SOL in data 01/05/2018, 16:48:11

Ho seguito una classe IV di un liceo linguistico l'anno scorso per una ricerca. Durante le due settimane che è durato il loro impegno in un luogo del patrimonio culturale fiorentino posso dire che i ragazzi si sono mostrati bene preparati per trasmettere il significato di questo bene (non si chiede altro) anche perche le educatrici sono state molto in gamba nel loro approccio con le ragazze e i ragazzi. Hanno sviluppato le competenze e abilità che sono alla base del progetto e si sono mostrati sicuri di sè e di ciò che di loro si attende. Durante le interviste, nessuno si è lamentato di sentirsi sfruttato o di lavorare troppo (dalle 9 alle 14.00) bensì di essere una attività gradita e voluta. L'unica cosa negativa che mi hanno trasmesso è stata di essersi sentiti lasciati da soli dal tutor esterno, che non controllava il loro arrivo nemmeno quando andavano via, ne tantomeno se avevano bisogno di qualcosa. Anche i rapporti con il personale che custodisce questo posto non è stato un granchè, perche non capisce il senso dal momento che ci sono loro per spiegare (e non sono delle guide ma membri di una associazione culturale). I ragazzi sono consapevoli del significato di questa attività e credo sia positivo per loro capire non soltanto il valore del bene patrimoniale per quello che è -che va protetto e messo in valore- ma anche della loro identità culturale. Ma è come tutto: dipende dalla volontà di tanti per fare sì che le cose abbiano un senso e non soltanto una apparenza.



4. Paola in data 01/05/2018, 17:49:19

Non sono d accordo...lo scorso anno mia figlia liceo linguistico ha svolto la settimana scuola lavoro a palazzo pitti...i ragazzi preparati dal docente di arte induemd a guide del musei e le insegnanti di lingua... hanno proposto il loro supporto ai visitatori che avevano gia deciso dopo l ingresso di non volere una guida ed hanno proposto il loro sostegno con brevi spiegazioni in lingua...per mia figlia e stata una piacevole esperienza che le ha aperto una prima finestra sul mondo del lavoro...




5. Cinzia in data 02/05/2018, 10:48:44

Grazie! Sono pienamente in accordo. Tengo a precisare unicamente che l'obbligatorietà dell'Alternanza Scuola-Lavoro, introdotta con la "Buona Scuola" nel 2015, è piombata sulle spalle di noi docenti di scuola secondaria di secondo grado in modo improprio e controproducente....e qui ci sarebbe da aprire un'aspra polemica.
Cinzia



6. Cristina in data 02/05/2018, 11:25:51

Un museo o sito artistico di qualsivoglia genere è un luogo di crescita culturale collettiva oppure singola a seconda delle preferenze individuali. E' ovvio che se si affida il compito d'illustrare opere artistiche a ragazzi che ancora non hanno maturato le loro conoscenze appieno, la crescita culturale sarà nulla oppure estremamente superficiale. Ricordo, nelle giornate del FAI di qualche anno fa, la visita all'oratorio dei Filippini: la spazialità di Borromini nella spiegazione di un ragazzo- guida fu inesistente. Io tra poco mi laureo in scienze storico artistiche e, pur avendo sessant'anni, mi piacerebbe lavorare o partecipare ad una illustrazione seria e competente .....chissà se la competenza è ancora cercata e apprezzata.



7. Giosela in data 09/05/2018, 18:39:43

Ma hanno soppresso il bonus cultura per i ragazzi? E Siamo sicuri che dar loro queste formule di alternanza sia formativo? I soloni della politica, anzi gli innovatori geniali aprissero all'alternanza DISOCCUPATI -LAVORO per non farli ammuffire in stenbay con tutte le conoscenze accumulate e pagateli .
Giosela è d'accordo con Giannini.



8. Maddalena in data 15/05/2018, 11:58:42

Lo condivido appieno, lo pubblico su FBOOK e aspetto valanghe di proteste indignate! Ah, Ah!



Commenti dal post ufficiale su Facebook

9.Alessia Russo Gigli in data 27/04/2018 20:13:53

I beni culturali in Italia sono considerati un impiccio! Allucinante!



10.Sara Pitino in data 27/04/2018 20:24:50

Sempre meglio che lavare piatti!



11. Rossella Ibba in data 27/04/2018 22:40:53

Sempre meglio che lavare i piatti, certo. Ma anche quello di guide non è un ruolo che possono ricoprire. Faccio esattamente quel lavoro e in tantissimi non hanno la minima idea della mole di studio e della passione che serve per svolgerlo. I ragazzi devono assolutamente essere educati alla cultura e all'arte, magari con affiancamenti ma gettarli allo sbaraglio così non fa che creare disgusto per una o un'altra professione..



12. Luca Arbau in data 28/04/2018 08:53:44

Il problema essenziale è che, a lavare i piatti, sono i neolaureati perché, a differenza degli studenti, ancora inesperti e non sufficientemente preparati per farlo, pretendono addirittura di essere pagati per eseguire il loro lavoro. Detto questo, se da studente avessi dovuto svolgere un qualche impiego per alternanza scuola-lavoro, sicuramente sarei stato felicissimo di farlo in un museo, essendo appassionato d'arte. Ciò, tuttavia, non giustifica il problema principale.



13. Rossella Ibba in data 28/04/2018 09:15:25

Luca, noi abbiamo dato il via, proprio in Sardegna, a quella splendida iniziativa che si chiama Monumenti Aperti, e in quella cornice è bellissimo vedere i ragazzi cimentarsi ed appassionarsi all'arte.. senza però sostituire le persone preparate,col titolo giusto (e l'attitudine, si auspica). Però c'è anche da dire che come laviamo i piatti noi, titolati amanti d'arte ed esteti, nessuno mai.



14. Luca Arbau in data 28/04/2018 09:19:02

Rossella concordo in toto! Tra l'altro si sa, quando noi sardi prendiamo in mano spugna e detersivo acquisiamo i superpoteri!



15.Sonia Leidi in data 27/04/2018 21:11:41

Che noia. Ringrazino che imparano qlcosa e si il 1 maggio è festa ma se ci sono turisti si lavora Punto. Ragazzini strumentalizzati dalla sinistra. Se Si fa girare l. Economia staremo tutti meglio. Piantatatela con la mentalità operaia! Siate imprenditori!



16. Gloria Van Pelt in data 27/04/2018 21:34:31

Peccato che il problema non sia la voglia di lavorare dei ragazzi: il problema è che questo è un lavoro che richiederebbe personale qualificato, che c'è in eccedenza, e non viene assunto perché tanto è facile compensare sfruttando dei ragazzi (che peraltro non hanno nessuna competenza al riguardo) senza dar loro alcuna retribuzione. È chiaro che gestita in questo modo la situazione non può affatto andar bene, se non altro perché priva di posti di lavoro laureati specializzati in materie umanistiche.



17. Luigi Garribba in data 27/04/2018 22:32:53

Lei, signora Leidi, non ha capito un tubo, né di retribuzione del lavoro, né delle competenze necessarie per fare un lavoro, né delle problematiche che ricadono su uno stuolo di professionisti laureati. Cerchi di guardare il mondo e i beni culturali in particolare, non solo in termini di mercato o come un oggetto da sfruttare



18. Giada Carion in data 28/04/2018 01:00:52

A scuola ci si va per studiare non per essere sfruttati al posto di personale specializzato che va retribuito.



19. Simonetta Ardone in data 28/04/2018 05:33:09

Immagino sarà sempre per mostre e musei e che sia una competente manager del settore



20. Mattia Fabozzi in data 28/04/2018 05:50:08

Gloria Van Pelt qualcuno che capisce ..



21. Camilla Cavasola in data 28/04/2018 05:51:40

Guardi Signora Leidi che la prima legge di alternanza era della Moratti( che nn era prorpio di sinistra) e « la buona scuola » era di uno che sinistra aveva ben poco ;-)



22.Alberto Biascioli in data 27/04/2018 21:33:11

E chi ha studiato anni o lavora gratis o deve emigrare



23.Graciela Daneri in data 27/04/2018 22:30:26

Me domando lo stesso, Federico. Sarebba molti interesante la idea de studio/lavoro. Questo tema se discute qui, a l'Argentina e credo che le ragazze saranno beneficiatto!



24.Sarah Eidyn in data 28/04/2018 00:06:40

Il lavoro in Italia proprio non lo volete retribuire



25.Ferruccio Gallina in data 28/04/2018 05:42:54

Io lavoro come volontario al museo Diocesano a Milano dove i ragazzi hanno fatto questa esperienza....vi assicuro che erano molto contento di poterlo fare e stare in un ambiente dove l arte può insegnare molto..



26. Luisa Matta in data 28/04/2018 12:03:42

Sì però non è giusto nei confronti di chi prende la magistrale a Bologna .Trovo giusto invece che le figure citate prima vengano accompagnate da esperti .



27. Ferruccio Gallina in data 28/04/2018 12:53:20

Infatti noi li seguiamo durante i loro percorsi con i visitatori.



28.Camilla Cavasola in data 28/04/2018 06:05:27

Gentile Signor Giannini, il Suo articolo è interessante e apprezzo che sollevi la questione spinosissima Ma.... perché se la deve prendere con gli insegnanti? In italia si fan sempre « le nozze con i fichi secchi ». Abbiamo edifici scolastici ottocenteschi faticenti, programmi giolittiani e si fan riforme che piovono dal alto con un impianto burocratico degno di Kafka. Allora qualcuno riesce meglio qualcuno meno ma certo le posso assicurare che da parte della maggior parte dei colleghi c?è, come al solito, tanto impegno e buona volontà.



29. Axel Goffi in data 28/04/2018 10:12:19

Ma guai se un professore suggerisse di disobbedire a questa farsa dell'alternanza scuola-lavoro, sarebbe INGIUSTO, vero?



30. Camilla Cavasola in data 28/04/2018 12:36:28

La prego evitiamo sterili polemiche che ci discostino dall'Arte. Ognuno sa delle proprie battaglie. Lei forse non sa quante lotte.... purtroppo inascoltate perchè l'opinione pubblica mai solidarizza con il corpo docente :-(((



31. Federico D. Giannini in data 28/04/2018 19:08:18

Gentilissima, non me la prendo con gl'insegnanti, anzi, nutro per la Sua categoria un rispetto molto profondo e convengo con Lei che la maggior parte degl'insegnanti spende grande impegno e buona volontà nella propria attività professionale. Quello che volevo dire è che, dal momento che i percorsi d'alternanza vengono decisi assieme agli studenti, credo sia auspicabile una maggior presa di coscienza da parte di certi insegnanti in merito ai problemi che l'alternanza inevitabilmente porta con sé. Se questa considerazione può esser letta come un "attacco" agli insegnanti, tengo a specificare che così non voleva essere, e mi scuso se la mia affermazione può aver dato adito a equivoci. Grazie del Suo commento e gradisca i miei più cordiali saluti, Federico Giannini



32. Camilla Cavasola in data 28/04/2018 20:10:07

Grazie a Lei per la Sua risposta. Le volevo segnalare un progetto scientifico:lab2go organizzato dall?INFN che organizza alternanze di qualità. Purtroppo pochi sono gli enti pubblici che mettono locali, personale e risorse per questi progetti. Nel settore dei beni culturali penso che ci sarebbe tanto da fare. Cordiali saluti



33.Malvina Raffaella in data 28/04/2018 06:45:46

L'alternanza scuola-lavoro è una vergogna. Per di più ipocrita.



34.Simonetta Pelizzari in data 28/04/2018 06:46:12

Nulla di male a fare le guide nei musei (pagati e non sfruttati),l Italia va riformata completamente ,a partire da quei pagliacci al potere,ma va cambiata anche la mentalità degli italiani ,vecchia e stereotipata,complice del degrado e del declino di un paese ormai in rovina



35.Maria Grazia Pacilli in data 28/04/2018 08:11:35

E si è intanto chi ha studiato resta a casa perché non viene pagato adeguatamente! !! Che mondo da schifo!!!



36.Daniel Alexandre Ribeiro in data 28/04/2018 08:46:10

Cristian Ribeiro



37.Elia Scafuri in data 28/04/2018 10:24:55

È appena stato fatto un articolo di rettifica su questa situazione, pubblicato su La Repubblica, poiché le informazioni erano assolutamente inventate, non si sa se dal giornalista o da chi altro. I ragazzi si sono scusati con tutti quelli che lavorano in questo luogo (compresa me), poiché non ne sapevano niente e non condividono!!



38.Sabrina Sartini in data 28/04/2018 10:41:08

Uffffffff



39.Cristiana Cataldo in data 28/04/2018 11:38:49

L'alternanza scuola lavoro è sfruttamento di lavoro minorile... addestrano i nostri ragazzi al precariato, mentre dovrebbero stare a scuola o a casa a studiare



40. Vincent Fiore in data 29/04/2018 08:09:19

Se fatta BENE come in Francia dove esiste da decenni serve proprio a far capire ai ragazzi il mondo del lavoro e a capire cosa fare da grandi...e quindi a cosa NON fare.



41. Cristiana Cataldo in data 29/04/2018 08:28:48

Vincent Fiore permettimi, gli altri paesi sono seri, gli altri paesi rstribuiscono l'alternanza (1000 euro al mese, ad esempio in Germania)... noi siamo il paese del primato del lavoro nero... Non abbiamo speranze di fare bene



42. Rosalba Massari in data 30/04/2018 09:50:41

Cristiana Cataldo e' un programma scolastico! x andare a scuola nn si viene pagati.



43.Samuele Cossu in data 28/04/2018 12:24:09

Però poi c'è tutto un discorso a monte, che riguarda il terzo settore. Lo spettacolo. Fiumi di soldi per pagare comparse e fiction tutte uguali. Basta spostare i soldi da un settore stupido a uno intelligente. È molto semplice. Se non lo si fa vuol dire che tanta gente non ha la testa per farlo perché appunto una marea di persone vivono nello spettacolo. Non hanno la più pallida idea di cosa ci sia oltre. Vivono e muovono nello spettacolo. Che tristezza infinita.



44.Samuele Cossu in data 28/04/2018 12:27:44

Il lavoro nel museo è mal pagato. Spesso a contratti a breve termine. Ti danno due lire/ti dicono come vestirti/dove metterti nel museo e poi tanti saluti. Torna a casa...



45.Romina Morresi in data 28/04/2018 13:29:18

Ho letto con attenzione l'articolo: interessante confrontarsi su questo solo se si ha l'obiettivo di migliorare l'offerta agli allievi. Sono un'insegnante e mi dedico a progetti di Alternanza Scuola Lavoro nell'Istituto dove lavoro. Evito in questo momento questioni che riguardano la legge: mi trovo nell'aspetto esecutivo di questa e perderei tempo ora a discutere di ciò, invece proviamo a fare del nostro meglio, e poi casomai portiamo le nostre critiche. Ho visto gli stessi progetti essere utili per taluni alunni e inutili per altri. Ho visto progetti molto interessanti, e altri privi di contenuto. È importante essere propositivi e creare sempre e migliori opportunità, in questo la condivisione di esperienze positive è fondamentale. Essere vigili sul processo che vogliamo accada e osservarlo affinché questo possa essere riprodotto, se efficace. Focalizzarci sul come e sul perché, è ciò che ci permetterà di offrire ai giovani esperienze di senso, capaci di creare uno spazio nel quale possano mettere in campo "intelligenze" e talenti, magari entrando in contesti della comunità che prima ad ora erano sconosciuti. Quello che credo non debba succedere è fare tutto questo a discapito della didattica e mettere in conflitto questi due aspetti, che dovrebbero invece imparare ad essere di sostegno l'uno per l'altro, se si decide che entrambi debbano esistere.



46.Joi Petrucci in data 28/04/2018 14:42:14

DA ABOLIRE !!!!



47.Francesca Napoli in data 28/04/2018 18:24:11

Io non condivido l?esperienza nei musei è formativa per i ragazzi non è sfruttamento di nessuno e non impedisce il lavoro degli specialisti ma potrebbe essere uno scambio fruttuoso! L?importante è che sia adeguatamente preparato sempre considerando l?età degli studenti



48.Maria Valeria Arizzi in data 28/04/2018 19:39:36

sono d'accordo per due motivi....questi ragazzi sfruttati non sono....ovviamente....preparati a fare da ciceroni nei musei perchè recitano a memoria quattro frasi e se qualcuno fà domande non sanno rispondere.....ci sono persone addestrate a fare questo lavoro non ci si può improvvisare....utilizziamo i nostri ciceroni non leviamo loro anche questo lavoro......!!!!!



49.Annalaura Alf in data 28/04/2018 20:12:52

Mah... un'altra trovata senza costrutto se non "preparata e seguita" come si deve.... avevamo la migliore scuola al mondo e l'abbiamo svilta a furia di "riforme" fatte più coi piedi che con la testa... ma è un pensiero del tutto personale ...



50.Maria Adele in data 29/04/2018 14:27:58

Ho trovato ragazzi in un reparto di un museo fiorentino. Preparati educati e imparano a rapportarsi con il pubblico. Esperienza limitata, ma comunque di gran lunga migliore che fare alternanza scuola lavoro al Mc Donald! La verità è che in Italia si fanno le leggi ma senza studiarne l'applicabilità.... E abbiamo tali aberrazioni!





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