Gli USA dovranno restituire all'Italia il Doriforo di Stabie, rubato negli anni Settanta


Il Tribunale di Torre Annunziata ha emesso un decreto di confisca per il Doriforo di Stabiae, opera trafugata da uno scavo clandestino in Campania negli anni Ottanta e oggi al Minneapolis Institute of Art: gli Stati Uniti dovranno restituire l’opera all’Italia.

L’Italia chiede agli Stati Uniti la restituzione del Doriforo di Stabiae, una delle più importanti opere del Minneapolis Institute of Art: realizzato in marmo pentelico, è una copia romana, eseguita a cavallo tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., del celebre Doriforo di Policleto, opera perduta e nota solo attraverso le copie. A pronunciarsi in merito alla restituzione è stato, lo scorso 18 febbraio, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata che ha emanato un decreto di confisca su richiesta della Procura della Repubblica di Torre Annunziata, guidata da Nunzio Fragliasso, che a sua volta ha emesso una richiesta di assistenza giudiziaria internazionale (sulla base degli accordi in materia penale tra Italia e Stati Uniti) per l’esecuzione del decreto.

Secondo il tribunale campano, la copia del Doriforo, una delle migliori tra le poche esistenti, è uscita illegalmente dall’Italia negli anni Settanta per essere poi acquistata dal Minneapolis Institute of Arts nel decennio successivo: era il 15 aprile 1986 quando il museo del Minnesota annunciava l’acquisto, per la somma di 2,5 milioni di dollari dell’epoca. L’allora capo curatore dell’istituto, Michael Conforti, disse che l’acquisizione “aumentava di 10 volte il valore della collezione d’arte antica del museo”, tale è l’importanza del Doriforo.

Stando alla ricostruzione dei fatti, il Doriforo proviene da scavi archeologici clandestini condotti a Castellammare di Stabia tra il 1975 e il 1976: successivamente l’opera entrò nelle disponibilità del mercante svizzero Elie Borowski (scomparso 2003 e noto per aver trafficato a sua volta opere di provenienza illegale), che l’avrebbe acquistata dai trafficanti per la somma di 100 milioni di lire. Già negli anni Ottanta i Carabinieri avevano dato la caccia all’opera, e la Procura di Napoli aveva già cercato di farla sequestrare nel 1984, epoca in cui l’opera si trovava in Germania, ma la Corte d’Appello della Baviera ne dispose il rilascio: l’opera tornò dunque nelle disponibilità di Borowski che riuscì a piazzarla in America. I nuovi sviluppi derivano dal fatto che ci sono state indagini recenti che hanno permesso di identificare con certezza la provenienza illecita del Doriforo di Stabiae, e di accertare pertanto che si tratta di una proprietà dello Stato italiano.

A garantire la certezza della provenienza illecita del Doriforo sono alcune fotografie che mostrano la scultura in frammenti dopo la scoperta, con incrostazioni che la identificano inequivocabilmente come opera proveniente da uno scavo (all’epoca della vendita al Minneapolis Institute of Art, Borowski presentò l’opera come rinvenuta in mare). Si tratta peraltro di conclusioni a cui le autorità italiane erano giunte già all’epoca in cui l’opera si trovava in Germania, esposta all’Antikenmuseum di Monaco di Baviera. Di recente, nell’aprile 2021, anche il museo di Minneapolis ha confermato la provenienza del Doriforo dalla Campania, con una mail che la funzionaria Frederica Simmons, curatrice del Dipartimento di Arti Decorative, Tessili e Scultura del Museo, ha inviato a Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico di Pompei: tuttavia Simmons ha ribadito la versione secondo la quale il Doriforo sarebbe stato trovato al largo di Napoli negli anni Trenta, una versione che, come s’è visto, le recenti indagini hanno categoricamente escluso.

I reati per cui il Tribunale procede sono quelli previsti dall’articolo 648 del codice penale (ricettazione) e 174 e 176 del Codice dei Beni Culturali, ovvero uscita o esportazione illecita, impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato (per completezza occorrerà specificare che con la legge 22 del 9 marzo 2022 gli articoli 174 e 176 del Codice dei Beni Culturali sono stati abrogati e i rispettivi reati sono stati inseriti nel codice dei beni culturali, in particolare agli articoli 518-ter e 518-undecies). “La rogatoria”, spiega la Procura di Torre Annunziata, “è finalizzata ad ottenere la restituzione della statua all’Italia. Si tratta di un’opera di eccezionale valore storico ed artistico, riconosciuta in termini unanimi dal mondo scientifico come la più preziosa copia romana dell’originale greco in bronzo, dal valore inestimabile, che risulta acquistato dal MIA per un prezzo dichiarato di 2.500.000 di dollari statunitensi”.

Esistono altre copie del Doriforo provenienti dalla stessa area: il Museo Archeologico Nazionale di Napoli ne conserva due provenienti una da Ercolano e una da Pompei. Quella di Minneapolis è tuttavia una delle meglio conservate: le manca soltanto il braccio sinistro. Se la situazione internazionale si sblocca, anche l’opera adesso a Minneapolis potrebbe raggiungere l’area vesuviana. Il sindaco di Castellammare di Stabia, Gaetano Cimmino, ha avanzato la proposta di esporre l’opera nel Museo Archeologico “Libero D’Orsi” della città campana quando potrà essere finalmente riportata a casa. L’iter non sarà breve, ma la speranza è comunque quella di rivedere il Doriforo in Italia al più presto possibile.

Immagine: Scultore romano, Doriforo di Stabiae (27 a.C. - 68 d.C.; marmo pentelico, 198,12 x 48,26 x 48,26 cm; Minneapolis, Minneapolis Institute of Art)

Gli USA dovranno restituire all'Italia il Doriforo di Stabie, rubato negli anni Settanta
Gli USA dovranno restituire all'Italia il Doriforo di Stabie, rubato negli anni Settanta


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