Trentino, rinvenuti reperti dall'Età del Bronzo ai romani nel sito archeologico di Doss Penede


In Trentino, nel sito archeologico di Doss Penede, sono stati rinvenuti nella recente campagna di scavo reperti cha vanno dall’Età del Bronzo all’età imperiale. 

L’ultima campagna di scavo condotta dall’Università di Trento con la Soprintendenza per i beni culturali e il Comune di Nago Torbole nel sito archeologico di Doss Penede, nelle immediate vicinanze di Nago, ha rilevato reperti che vanno dall’Età del Bronzo alla seconda età del Ferro fino al periodo romano, rivelandosi fin dall’inizio dello scavo, nel 2019, fonte preziosissima per la storia e l’archeologia dell’Alto Garda e del Trentino. A partire dalla fine del 2018, l’Università di Trento, la Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento e il Comune di Nago Torbole collaborano per un progetto di ricerca: l’area è infatti utilizzata come spazio didattico.

“Doss Penede”, racconta Emanuele Vaccaro, docente di Archeologia Classica al Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento e responsabile scientifico dello scavo, "conosce tre grandi periodi di occupazione. La prima, la più antica, risale all’età del Bronzo Recente, tra la metà del XIV secolo a.C. e il secolo successivo. Il sito si caratterizza poi per un’espansione significativa nella seconda Età del Ferro, quando il territorio altogardesano era abitato dalle popolazioni retiche. L’ultima grande occupazione si colloca tra la romanizzazione e la tarda età imperiale, all’incirca tra la metà del I secolo a.C. e gli inizi del IV secolo d.C. È un sito molto esteso, più di tre ettari, capillarmente occupati, come sembrano dimostrare i risultati della campagna 2022. Quello che abbiamo scoperto finora ci permette di ipotizzare che l’insediamento non sia nato come iniziativa spontanea di una comunità locale, ma piuttosto come progetto organico, frutto di un’iniziativa pubblica, probabilmente legata alla città di Brixia (Brescia)".

“Questo è un luogo estremamente importante nell’ambito della ricerca archeologica del Trentino”, ha aggiunto Cristina Bassi, archeologa all’Ufficio Beni archeologici della Soprintendenza per i Beni Culturali. "In primo luogo per l’estensione, ma anche per lo stato di conservazione stupefacente e per il ruolo particolare di questo luogo rispetto alle testimonianze emerse finora nell’Alto Garda. Le prospettive di ricerca sono davvero importanti, soprattutto considerando che fino ad ora è stata indagata una minima parte dell’area. Doss Penede è anche un ottimo esempio di collaborazione fra amministrazioni, in cui ciascuna ha un ruolo specifico in base alla propria vocazione: la Soprintendenza cura il coordinamento, la supervisione e l’organizzazione; l’Università di Trento mette in campo le proprie competenze e offre opportunità a studenti e studentesse; il Comune dà un grande sostegno all’iniziativa, con un impegno che non è solo economico, ma anche intellettuale e progettuale".

Il sito archeologico di Doss Penede è importante anche per la didattica dell’Università di Trento. Ogni anno offre infatti l’opportunità a tante studentesse e studenti di svolgere un’esperienza sul campo in un contesto territoriale di riferimento per l’Ateneo. Opportunità estesa anche agli iscritti e alle iscritte delle università di Ferrara, Modena e Reggio Emilia e Verona nell’ambito del corso di laurea magistrale inter-ateneo in Quaternario, preistoria e archeologia attivo dal 2014.

Foto di Federico Nardelli. Credit UniTrento

Trentino, rinvenuti reperti dall'Età del Bronzo ai romani nel sito archeologico di Doss Penede
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