Un documentario svela che il Louvre non riteneva autografo il Salvator Mundi. Ma la tesi regge?


Secondo un documentario che verrà trasmesso martedì 13 su France 5, il Louvre non avrebbe esposto il Salvator Mundi perché secondo il museo non si tratterebbe di un'opera di Leonardo da Vinci. Ma questa tesi può reggere?

Perché il Salvator Mundi non è mai stato esposto al Louvre? Forse, perché non è di Leonardo da Vinci: la nuova tesi per spiegare perché apparentemente il museo francese non sapeva dove fosse finita l’opera emerge da un documentario che verrà trasmesso in prima tv martedì 13 aprile, alle 20:50, sul canale francese France 5. Intitolato Salvator Mundi, la stupéfiante affaire du dernier Vinci, il film, della durata di 90 minuti, è opera del giornalista francese Antoine Vitkine, che ha condotto un’indagine tra i corridoi del ministero della cultura francese per capire cosa sia accaduto al dipinto.

Com’è ormai noto, il Salvator Mundi, dipinto attribuito a Leonardo da Vinci, venne comprato come sua opera nel 2017 da Mohammed bin Salman, principe ereditario dell’Arabia Saudita, per la mostruosa cifra di 450 milioni di dollari, che l’ha reso l’opera d’arte più costosa della storia. L’opera doveva dunque essere esposta al Louvre nel 2019, per il cinquecentenario della scomparsa di Leonardo da Vinci, nell’ambito di un accordo tra Francia e Arabia Saudita. La tesi di Vitkine, che nel documentario mostra alcuni testimoni a volto coperto (un alto funzionario del ministero della cultura, nome in codice “Pierre”, e un funzionario del governo, “Jacques”), è che il Louvre non abbia esposto l’opera perché, dopo le analisi di laboratorio, si sarebbe accorto che il dipinto sarebbe riferibile alla cerchia di Leonardo da Vinci, e che il maestro avrebbe offerto un contributo minimo. A conclusioni simili era giunta, peraltro, la studiosa Carmen Bambach (grande esperta di Leonardo) nell’estate del 2019: a suo avviso, il Salvator Mundi è un’opera che si deve quasi del tutto a Giovanni Antonio Boltraffio, con Leonardo che realizzò solo pochi ritocchi.

Il Salvator Mundi attribuito a Leonardo da Vinci (1499 circa; olio su tavola; 65,6 x 45,4 cm; Collezione privata)
Il Salvator Mundi attribuito a Leonardo da Vinci (1499 circa; olio su tavola; 65,6 x 45,4 cm; Collezione privata)

Sempre secondo la tesi del documentario, il Louvre avrebbe comunicato l’esito degli studi ai sauditi, che avrebbero però chiesto ai francesi di presentare l’opera alla mostra su Leonardo del Louvre del 2019 come un autografo, promettendo anche fondi (e sempre secondo i due testimoni, il ministro degli esteri Jean-Yves Le Drian e l’allora ministro della cultura Franck Riester avrebbero fatto pressioni per far accettare la richiesta dei sauditi). Alla fine il presidente Emmanuel Macron avrebbe però deciso tuttavia di rifiutare le richieste dell’Arabia Saudita: per tutti questi motivi il quadro non sarebbe stato esposto.

La tesi del documentario regge? In realtà, questa versione contrasta con alcuni elementi certi, ha notato il giornalista Didier Rykner, vulcanico direttore della rivista La Tribune de l’Art: ovvero, il fatto che il Louvre, nel 2019, avesse pubblicato un catalogo della grande mostra su Leonardo in cui il Salvator Mundi veniva attribuito al pittore vinciano, proprio a seguito degli studi condotti presso il C2RMF (Centre de Recherche et de Restauration des Musées de France), dai quali invece, secondo il documentario, sarebbero emerse evidenze che avrebbero dovuto negare l’autografia. Il libro, pubblicato nel dicembre 2019 da Hazan ed Éditions du Louvre, tuttavia “non esiste ufficialmente”, dice Rykner. “Se si chiede al Louvre, il libro non è mai esistito. Ma noi abbiamo potuto leggerlo perché è stato pubblicato, ed è stato messo in vendita per una giornata nella libreria del Louvre prima di essere precipitosamente ritirato, quando è risultato certo che il dipinto non sarebbe stato esposto”. Nel suo articolo, Rykner riporta i passaggi del libro in cui viene confermata l’attribuzione a Leonardo da Vinci. Com’è possibile dunque che i due funzionari possano affermare che in realtà il Louvre non aveva avvalorato l’attribuzione? È la domanda che Rykner ha rivolto a Vitkine.

“I sauditi”, ha risposto Vitkine a La Tribune de l’Art, “volevano davvero esporre il dipinto ed erano molto imbarazzati per il fatto che potessero esserci dubbi sull’attribuzione. [...] Ovviamente mi sono molto interessato al famoso catalogo, che sarebbe stato pubblicato in dicembre, ma che il Louvre non ha mai voluto confermare. La mia ipotesi è che l’esistenza di questo catalogo si può spiegare col fatto che il Louvre doveva, in tutti i casi, prepararsi a esporre il Salvator Mundi alle condizioni saudite se Emmanuel Macron non si fosse rifiutato di accettare le loro richieste (esporre il dipinto con attribuzione certa a Leonardo da Vinci). In un contesto del genere, capirei l’esistenza del catalogo e le conclusioni a cui si presta. Quello che so è che le discussioni con i sauditi sono continuate anche dopo l’apertura della mostra. Questo potrebbe spiegare la data tardiva della pubblicazione, dicembre [la mostra aprì a settembre, ndr]. Ma sono ancora ipotesi: il Louvre non ha mai accettato di esprimersi su questo catalogo, a proposito del quale ha spiegato solo che è stato messo in vendita per errore, prima di essere immediatamente ritirato. È un mistero, cosa che non mi stupisce, data la vicenda e i suoi risvolti, dato che si tratta di relazioni franco-saudite”.

Davvero dunque il Louvre e il C2RMF erano disposti a pubblicare uno studio deliberatamente farlocco solo per non intaccare le relazioni tra Francia e Arabia Saudita, nel caso in cui Macron avesse accettato le richieste provenienti dai sauditi? Rykner non ritiene che sia possibile: “l’ipotesi di una mistificazione non tiene”, sostiene lo storico dell’arte francese. In dicembre il Louvre sperava ancora di mostrare il dipinto, e il catalogo sarebbe stato ritirato quando era ormai certo che il Salvator Mundi non sarebbe stato esposto, ma senza che decadesse l’obbligo di riservatezza attorno al dipinto che il Louvre stipulò con l’Arabia Saudita (accordo in base al quale il Louvre non era autorizzato a pubblicare neppure i risultati degli studi). L’“omertà” (Rykner utilizza peraltro il termine in italiano nell’articolo) attorno al libro si spiega sulla base dell’accordo di riservatezza: il Salvator Mundi non è stato esposto, l’accordo attorno all’opera è rimasto in essere, e il catalogo è stato pertanto ritirato.

Ci sono ancora però delle domande, secondo Rykner: perché questi due funzionari avrebbero dovuto parlare di un Louvre che si sarebbe rifiutato di avallare l’attribuzione a Leonardo? Potrebbe trattarsi, ipotizza Rykner, di un’operazione in arrivo dagli Emirati Arabi Uniti, che non vedono di buon occhio gli accordi di collaborazione che la Francia ha stretto con l’Arabia Saudita per la valorizzazione di Al Ula, un sito archeologico su cui i sauditi stanno puntando molto e che, nelle loro intenzioni, dovrà far concorrenza al Louvre Abu Dhabi nell’ambito del turismo regionale. “C’è una sola possibilità per mettere la parola fine su questa storia”, fa sapere Rykner: “che l’Arabia Saudita sciolga il Louvre dall’obbligo di riservatezza e lo autorizzi a pubblicare lo studio che mostra che il dipinto è, secondo il museo e il C2RMF, opera di Leonardo da Vinci”.


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