È di Giovanni Bellini questa Madonna conservata in un'isola croata? L'ipotesi


È di Giovanni Bellini la Madonna col Bambino conservata nel monastero di Santa Margherita sull’isola di Pag in Croazia? Secondo la studiosa Beatrice Tanzi, l’opera è da attribuirsi al maestro veneto. Tavola poco nota e sinora assegnata alla bottega dello Squarcione, solleverà sicuramente discusioni.

È di Giovanni Bellini la piccola Madonna col Bambino che è oggi conservata nel museo allestito nell’abbazia benedettina dell’isola di Pag in Croazia? È questa l’ipotesi, formulata nel numero di ottobre del Burlington Magazine, dalla storica dell’arte Beatrice Tanzi che così si è espressa su un dipinto a tavola risalente alla metà del Quattrocento, in stato di conservazione molto precario, ma i cui lacerti superstiti indicano comunque la presenza di un’opera di alta qualità. L’opera forse in antico si trovava nella cappella di San Nicola nella chiesa del convento, e probabilmente era inserita in una carpenteria a cuspide, il che potrebbe lasciar supporre che in origine fosse parte di un trittico o di un polittico, anche se, sottolinea Tanzi, frammenti di pittura negli angoli superiori della tavola smentiscono questa ipotesi.

Si tratta di un dipinto pressoché sconosciuto alla critica, data la sua ubicazione in un luogo appartato e lontano, anche se gli storici dell’arte croati ne discutono da tempo, e l’opera è stata anche restaurata due volte, una prima negli anni Settanta presso l’Istituto croato di conservazione (Hrvatski restauratorski zavod) a Spalato, e una secondo nel 2011 prima che il pannello venisse esposto in una mostra di pittura veneziana a Zagabria. Il dipinto venne pubblicato nel 1982 dallo storico dell’arte croato Kruno Prijatelj, che la attribuì alla scuola dello Squarcione.

Giovanni Bellini (attribuito), Madonna col Bambino (1460 circa; tempera su tavola, 54,5 x 44,5 cm; Pag, Museo del Monastero Benedettino di Santa Margherita)
Giovanni Bellini (attribuito), Madonna col Bambino (1460 circa; tempera su tavola, 54,5 x 44,5 cm; Pag, Museo del Monastero Benedettino di Santa Margherita)

Secondo Beatrice Tanzi potremmo però essere in presenza di un’opera di Bellini: “un elemento importante del dipinto che supporta un’attribuzione a Bellini”, scrive la studiosa (la traduzione in italiano è nostra), “è il paesaggio, collinare anziché montuoso, in cui la vegetazione e l’acqua sono raffigurate in brevi pennellate, quasi in miniatura”. Tanzi paragona il paesaggio a quelli che si vedono nella Crocifissione del Museo Correr di Venezia e nel Vir dolorum del Museo Poldi Pezzoli, di Milano, “in cui la luce del il cielo sfuma dolcemente dall’azzurro al bianco e al rosa”. Un confronto ancora più ravvicinato, secondo Tanzi, può essere fatto con il paesaggio della Madonna Fodor: “Il volto paffuto del Bambino nel dipinto in esame”, scrive, “ricorda la testa grande e l’espressione imbronciata del Bambino della Madonna Fodor”. Una tipologia, spiega Tanzi, riscontrabile in altri dipinti di Bellini, come la Madonna Davis, la Vergine col Bambino del Rijksmuseum di Amsterdam e quella della Gemäldegalerie di Berlino.

Il parallelo più significativo sarebbe però da riscontrare, secondo Tanzi, nella testa del cherubino che regge Cristo sulla destra nel Cristo morto sostenuto da due cherubini del Museo Correr di Venezia. “Il bambino ben conservato nel pannello di Pag è dipinto con tratti estremamente brevi e leggeri, evidenti anche nelle pieghe della camicia. Questa sofisticata tecnica ricorda la pittura in miniatura”. Il volto della Vergine, sebbene più danneggiato rispetto a quello del Bambino, può tuttavia esser paragonato ad alcune opere di Bellini degli anni Cinquanta del Quattrocento, come la Natività della Vergine (1450 circa; Galleria Sabauda, Torino) o, se si accetta la sua controversa attribuzione, la Sant’Orsola e quattro santi (1456?; Gallerie dell’Accademia, Venezia).

Che cosa ci farebbe un’opera di Bellini in un’isola della Croazia? Lo si dovrebbe alla diffusione di opere di artisti veneziani e veneti sulle coste dell’Istria e della Dalmazia, un tempo soggette al dominio della Serenissima. Si tratta però di un ambito molto poco studiato, tanto che il più recente catalogo ragionato di Bellini non menziona, rammenta Beatrice Tanzi, alcune opere che si trovano in queste zone.

Giovanni Bellini, Madonna Fodor (1457-1458; tempera su tavola, 78 x 56 cm; Collezione privata)
Giovanni Bellini, Madonna Fodor (1457-1458; tempera su tavola, 78 x 56 cm; Collezione privata)
Dettaglio della Crocifissione di Bellini al Museo Correr
Dettaglio della Crocifissione di Bellini al Museo Correr

Non abbiamo tuttavia documenti che leghino un’eventuale opera di Bellini al convento di Pag. In passato, lo studioso Emil Hilje ha suggerito che il dipinto potrebbe essere stato commissionato da un religioso di nome Benedikt Mišolić (1450–1509), che latinizzò il suo cognome in De Missolis. “Ciò è confermato dal fatto che questa nobile famiglia di Pag aveva forti legami con il monastero”, spiega Tanzi: “lì erano monache Katarina, una delle zie di Benedetto, e Milica, una delle sue sorelle”. Benedikt era un francescano che si laureò in diritto civile e canonico presso l’Università di Padova nel 1474, anche se un “Benedetto de Missolis” prestò servizio come canonico anche a Roma, dove ebbe un’alta reputazione, dove lavorò come astrologo e astronomo, rischiò di diventare vescovo di Pag nel 1483, e comandò addirittura una galea contro i turchi. “Questo insieme diversificato di attività”, osserva però Tanzi, “rende chiaro che la famiglia aveva più di un Benedetto, e quello che morì nel 1509 non può aver commissionato il dipinto. Se però si accettasse la datazione del dipinto qui proposto, la Vergine col Bambino potrebbe essere collegata al padre di Benedetto, Giorgio De Missolis”, nobile e membro del gran consiglio di Pag, che nel 1477 fu incaricato di dirimere alcune questioni riguardanti la vendita del sale a Venezia, con cui sono documentati stretti legami. Una persona come lui potrebbe aver acquisito l’opera a Venezia? E soprattutto: bastano i riscontri stilistici individuati da Beatrice Tanzi per attribuire l’opera a Bellini? C’è insomma materiale su cui discutere.


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