Rimini, riportati alla luce importanti affreschi trecenteschi a Verucchio


A Verucchio (Rimini), nella chiesa di Santa Croce, sono stati riportati alla luce alcuni importanti affreschi trecenteschi che segnano una delle più importanti scoperte nell’ambito della pittura medievale degli ultimi tempi.

Svelati questa mattina a Verucchio (Rimini) gli affreschi trecenteschi che sono stati scoperti due anni fa nella chiesa di Santa Croce di Villa Verucchio, attribuiti a Pietro da Rimini (Rimini, documentato tra il 1324 e il 1338) e alla sua bottega. La scoperta risale al 2021, quando frate Federico, dell’Ordine dei Frati Minori di Verucchio, stava eseguendo alcuni lavori di manutenzione sopra al coro ligneo e, incuriosito da una fessura tra il coro e il muro, ha deciso di aprire la videocamera del suo smartphone e di calare il telefono con un filo proprio nella fessura. È riuscito così a catturare l’immagine di un’antica pittura medievale del Cristo in Pietà, dipinta in una nicchia. Si tratta di un importante rinvenimento nell’ambito della pittura riminese del Trecento, oltre che della pittura medievale in generale, che ha condotto alla scoperta di un apparato decorativo di grande rilievo e ottima fattura.

A fine maggio è infatti partito lo smontaggio del coro ligneo e già alle prime operazioni, effettuate con il sostegno di Fondazione Carim, s’è scoperto che la parete attorno alla nicchia portava traccia di altre pitture che dovevano coprire interamente l’abside. Da maggio a settembre i lavori sono proseguiti spediti: gli affreschi sono stati puliti e messi in sicurezza. Il tavolo di lavoro attivato, sotto la supervisione scientifica della Soprintendenza, coinvolge oltre alle istituzioni citate, i restauratori Romeo Bigini e Floriano Biagi, l’architetto Lazzarini e lo storico dell’arte Alessandro Giovanardi. L’obiettivo dei promotori è ora quella di proseguire le indagini, i restauri e il riallestimento dell’abside recuperando la forma originaria, e valorizzando il prezioso coro. Inoltre, è stato smontato il Crocifisso duecentesco che, sotto le spesse ridipinture, dovrebbe nascondere la mano di un maestro vicino ai modi di Giunta Pisano e di Cimabue.

A giudizio di tutti i convenuti, la scoperta è decisamente rilevante, paragonabile, si legge in una nota, al ritrovamento degli affreschi trecenteschi nella chiesa riminese di San Giovanni Evangelista (Sant’Agostino), avvenuto nel 1916 contemporaneamente agli eventi sismici che, in quell’anno infelice di guerra, devastarono la città. La chiesa di Santa Croce a Villa Verucchio è stata oggetto dal XIII al XX secolo d’importanti interventi architettonici e artistici, ma i suoi tesori più interessanti appartengono al Basso Medioevo, a partire dalla croce duecentesca, sospettata a lungo di essere una copia di un originale perduto, ma il cui testo pittorico, in verità, riposa dietro a molte ridipinture. Anche su questo prezioso manufatto, unico nel territorio riminese a riprendere il modello canonico bizantino del Christus patiens, adottato da Giunta Pisano e Cimabue, si attendono fondamentali rivelazioni dal futuro restauro.

Gli affreschi scoperti a Verucchio
Gli affreschi scoperti a Verucchio
Gli affreschi scoperti a Verucchio
Gli affreschi scoperti a Verucchio

L’iconografia del Cristo in pietà, afferma Giovanardi, “segue lo schema tradizionale, sorto in Oriente al passaggio tra XI e XII secolo e più volte reinterpretata da maestri riminesi, bolognesi e veneziani del XIV; tale canone prevede la rappresentazione a mezza figura del Cristo morto con le braccia composte che, segnato dalle ferite del sacrificio, si erge dal sarcofago su uno sfondo monocromo o dorato, di metafisica efficacia, a volte segnato dalla presenza della Croce. Malgrado s’intenda qui il Cristo deposto dal patibolo, compianto e pronto per la sepoltura, l’immagine non ha niente di narrativo, non racconta nulla, ma espone il corpo martoriato del Salvatore agli occhi, alla devozione e all’intelligenza del credente, suscitando sia un sentimento di partecipata pietà, sia evocando significati teologici ed eucaristici. Nella chiesa bizantina l’icona è chiamata Suprema umiliazione (perché designa il Verbo divino nel punto massimo della sua spoliazione), ma anche, per antitesi, Re della gloria (con riferimento alla liturgia pasquale ortodossa), per cui si ricorda che quel corpo piagato e ucciso è quello del Figlio di Dio immortale e salvatore”.

Per Giovanardi si tratta di uno “strepitoso ritrovamento”, che “segna un inedito sentiero di scoperta nella pittura riminese del Trecento e ci offre probabilmente un episodio unico della storia e della spiritualità francescana. L’antica Santa Croce potrebbe svelarsi oggi come uno dei centri più rilevanti per la cultura artistica, liturgica e teologica tra XIII e XIV secolo, in Romagna e in Italia”.

Commento entusiastico anche da parte dello storico dell’arte Giovanni Carlo Federico Villa: “Se si ipotizza dell’arte trecentesca sia giunto a noi meno del tre per cento di quanto allora compiuto, subito emerge quanto sia eccezionale cosa sta emergendo in una delle più antiche aree francescane della Romagna. La scoperta di un nuovo ciclo pittorico la cui qualità altissima ribadisce l’asse che da Assisi a Padova, patrimoni mondiali UNESCO, ha in Rimini e nelle sue Valli un fulcro essenziale capace di generare una scuola di riferimento per le due coste adriatiche. E la gratitudine alla Fondazione CARIM, e al suo presidente Ioli, va oltre la rivelazione, adoperandosi ora per coordinare interventi che andranno al di là del recupero storico artistico, ponendo in luce percorsi territoriali capaci di restituire una nuova geografia, ed economia, dell’asse del Marecchia”.

“Questa straordinaria scoperta”, evidenzia Federica Gonzato, soprintendente di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, “ci permette di gettare nuova luce non solo sulla scuola giottesca riminese, ma anche sulla storia di questo convento. È un’operazione molto complessa, che sarà possibile grazie ad un ottimo lavoro di squadra che è stato avviato nel migliore dei modi e per il quale mi complimento. Come Soprintendenza abbiamo chiesto al Ministero di poter contribuire al lavoro che porterà alla conoscenza, restauro e valorizzazione di questo importantissimo complesso. La sfida sarà quella di rendere fruibile questo tassello incredibile all’interno di volumi che continueranno ad ospitare l’attività liturgica”.

“Nonostante i tanti anni di attività”, dice il restauratore Romeo Bigini, “è sempre una grande emozione essere coinvolti in una scoperta così importante. E’ stato come aprire un vecchio libro polveroso rimasto chiuso per oltre cinque secoli in cui era scritta una storia finora sconosciuta. Nel corso dello smontaggio dell’antico coro ligneo sono tornati alla luce ampi frammenti di affreschi di cui nessuno immaginava l’esistenza. Man mano che si procede nel loro recupero, restituendone la leggibilità, si evince la grande qualità pittorica e la possibile scuola di appartenenza; immagino che sarà un altro importante tassello che si aggiunge alla straordinaria pittura riminese della prima metà del Trecento. L’importante ritrovamento e i tanti segni dettati dalle successive modifiche, ci aiutano a capire sempre più chiaramente quello che poteva essere l’aspetto originario dell’antica Chiesa Francescana e gli eventi che nel tempo ne hanno determinato le trasformazioni. Immagino che sarà un avvincente lavoro che ho il piacere di condividere con un gruppo di collaboratori, direttori e gli stessi padri Francescani veramente splendidi e pieni di entusiasmo in un ambiente sereno e ricco di storia ancora da scoprire”.

“Il coinvolgimento della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini in questo nuovo progetto di valorizzazione, nel coordinare un tavolo di lavoro composto dai Frati francescani, dal Rotary Club di Rimini e dal Comune di Verucchio”, dice Mauro Ioli, Presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, “è il risultato naturale di un percorso che fin dal 1992 con l’acquisizione sui mercati internazionali di importanti opere d’arte - come la testa di Cristo di Giuliano da Rimini, le due tavolette con le Pie donne al Sepolcro e il Noli me Tangere di Pietro da Rimini e tante altre – la vede da sempre sostenitrice e promotrice di quel periodo storico artistico conosciuto come Scuola del Trecento Riminese, e quindi della storia artistica cittadina. La Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini continua ad operare per sostenere la valorizzazione e la promozione del ritorno alla luce di porzioni di splendide pitture trecentesche sulle murature interne dell’abside della chiesa francescana in Villa Verucchio. Con ciò continuando a intervenire in un ormai antico solco di impegno istituzionale indirizzato alla valorizzazione di un passato ricco di vitalità artistica e di valore culturale, che ritengo abbia ancora molto da dire al presente”

Gli affreschi scoperti a Verucchio
Gli affreschi scoperti a Verucchio
Gli affreschi scoperti a Verucchio
Gli affreschi scoperti a Verucchio

“Siamo davanti a uno straordinario ritrovamento che viene a impreziosire il patrimonio culturale di Verucchio”, dice la sindaca Stefania Sabba. “Al Museo Civico Archeologico dai reperti unici al mondo della civiltà villanoviana e alla Rocca che ne fa la culla dei Malatesta, si aggiungono ora nuove pagine entusiasmanti del Trecento Riminese che riscrivono la storia dell’arte medioevale. In un luogo come il Convento di Santa Croce che è nel cuore di tutti per il Cipresso più grande d’Italia che la tradizione vuole piantato da San Francesco nel 1213 e che ne fa la prima tappa dell’omonimo Cammino Rimini-La Verna. E in una chiesa che già ospita importantissime opere al suo interno - dall’affresco sulla navata sinistra al crocifisso in legno a sua volta al centro di un intervento di recupero - e si candida ora a entrare nei principali itinerari del turismo culturale andando a completare un territorio ricco di testimonianze di ogni epoca”.

Per padre Bruno Miele, “ci troviamo in un luogo che ha un’origine ben precisa, legato al passaggio di San Francesco. In molti riconoscono la pace che qui si respira e che l’arte ha sempre cercato di raccontare. La bellezza di questi affreschi aggiunge forza al messaggio di pace di questi luoghi, frequentati da tanta gente che li apprezza e vuole bene a noi frati”.

“Il Rotary Club Rimini”, dice il suo presidente Attilio Gardini, “in questi anni ha collaborato a numerosi progetti di recupero del patrimonio culturale riminese (Porta Galliana, Porta Montanara, statua di Giulio Cesare in Piazza Tre Martiri e Sant’Agostino con la scoperta, nella Cappella Feriale, di affreschi della seconda metà del Trecento). Le scoperte che stanno avvenendo presso la chiesa di Santa Croce a Villa Verucchio con il ritrovamento da parte dei Frati Francescani di pitture della scuola giottesca riminese del Trecento sono eccezionali: il lavoro di restauro nella zona absidale, diretto scientificamente dalla Soprintendenza Archeologica, ha permesso di comprendere la rilevanza del ritrovamento che costituisce quasi un unicum a livello nazionale. La sfida per riportare alla luce questo affresco è impegnativa e affascinante, ma richiederà un impegno corale; a questa sfida il Rotary Club Rimini, la Fondazione Cassa di Risparmio, la Comunità monastica e il Comune di Verucchio, non si sottrarranno per valorizzare assieme alle imprese, alle istituzioni e ai cittadini, questo significativo patrimonio culturale del territorio”.


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