Felice Casorati, vita e opere del grande pittore del Realismo Magico


Felice Casorati è stato uno dei più importanti artisti del primo Novecento, esponente di spicco del Realismo magico. La sua vita, le opere, lo stile.

Felice Casorati (Novara, 1883 - Torino, 1963) è stato uno degli artisti più importanti del Novecento in Italia, e uno dei più longevi della sua epoca, avendo attraversato il periodo delle avanguardie, il ritorno all’ordine, il periodo del fascismo fino ad arrivare al dopoguerra. Si avvicinò dapprima al simbolismo, con un occhio aperto sugli scenari internazionali (fu in particolare affascinato dalla Secessione Viennese dei vari Gustav Klimt, Oskar Kokoschka e colleghi), ma guardò anche a Cézanne, e fu sempre molto vicino ai principali critici e collezionisti del suo tempo (da Piero Gobetti a Lionello Venturi, da Antonio Casella a Riccardo Gualino). In particolare l’artista strinse una proficua amicizia con Riccardo Gualino, che gli commissionò opere (tra cui la decorazione del suo teatrino privato) e fece sviluppare in lui l’interesse per le arti applicate.

Artista multiforme, partecipò diverse volte alla Biennale di Venezia, ebbe una prolifica attività grafica e fu non soltanto pittore ma anche scultore, architetto, scenografo e, come detto, maturò interessi nelle arti applicate e decorative, ambito nel quale ebbe modo di esprimersi, per esempio, con i mosaici per la VI Triennale di Milano e per lo stesso teatro di casa Gualino. Pittore molto apprezzato anche oggi dal mercato, di Casorati il grande pubblico conosce soprattutto l’arte degli anni Venti del Novecento, quando Casorati era inserito nelle tendenze del ritorno all’ordine, assieme ad artisti come Carlo Carrà, Arturo Martini e Massimo Campigli (Casorati, in particolare, maturò uno stile neorinascimentale, quello che gli viene più spesso associato dal pubblico e dagli appassionati).

Difficilmente incasellabile in una corrente precisa, viene tuttavia più volte associato al realismo magico: con questa espressione si intende una modalità espressiva tipica dell’Italia degli anni Venti che, rifiutate le avanguardie futuriste ed espressioniste, è fondata su immagine realistiche che si presentano però con una resa “algida, tersa, spesso indagata nei più minuti dettagli, talmente realistica da rivelarsi inevitabilmente inquietante e straniante”, come hanno scritto Gabriella Belli e Valerio Terraroli, curatori della mostra Realismo magico tenutasi al Palazzo Reale di Milano dal 19 ottobre 2021 al 27 febbraio 2022. Casorati è stato uno dei rappresentanti più originali e moderni di questa tendenza che avrebbe caratterizzato l’arte italiana all’incirca dal 1920 al 1935, ed è pertanto considerato come uno dei principali artisti italiani del periodo.

Felice Casorati nel suo studio con la moglie Daphne Maugham
Felice Casorati nel suo studio con la moglie Daphne Maugham

Biografia di Felice Casorati

Felice Casorati nasce a Novara il 4 dicembre del 1883 da Francesco, militare (ufficiale in servizio permanente) e Caterina Borgarelli. A causa del mestiere del padre la famiglia si trasferisce di frequente. Nel 1895 i Casorati si stabiliscono a Padova, dove Felice compie i suoi studi laureandosi, nel 1906, in giurisprudenza: tuttavia, malgrado sia avviato a una carriera nel settore giuridico, matura una forte passione per le arti, in particolare per la musica, ma si diletta anche come pittore, tanto che nel 1907 prova a inviare alcune opere alla VII Biennale di Venezia, tra cui un Ritratto della sorella Elvira (oggi in collezione privata) che viene accettato (la critica è infatti convinta di trovarsi di fronte a un giovane molto promettente: Casorati aveva all’epoca soltanto ventiquattro anni). Tra il 1908 e il 1911 si trasferisce a Napoli, ma si trova male e nel 1911 si sposta a Verona, dove fonda la rivista La via Lattea, per la quale esegue anche illustrazioni in stile art nouveau. Nel 1912 partecipa alla XI Biennale di Venezia e nel 1913 è tra gli artisti che partecipano alla mostra di Ca’ Pesaro: negli ambienti dell’istituto veneziano, Casorati espone ben 41 opere (Ca’ Pesaro diventerà per lui così importante da portarlo a rifiutare un invito alla Biennale nel 1920 per continuare a esporre proprio a Ca’ Pesaro). Nel 1915 espone alla Secessione Romana, dopodiché viene chiamato a prestare servizio nell’esercito durante la prima guerra mondiale. Dopo la scomparsa del padre nel 1917, la madre e le sorelle si trasferiscono a Vercelli, e anche Felice fa ritorno in Piemonte, dove conosce Piero Gobetti e Riccardo Gualino. Risale invece al 1920 l’incontro, alla Biennale di Venezia, con l’arte di Paul Cézanne, al cui studio Felice si dedica in maniera appassionata. Nel 1923, diventato ormai uno degli artisti più in vista d’Italia, espone alla Quadriennale di Roma e nel 1924 ottiene addirittura una personale, curata da Lionello Venturi, mentre nel 1925 fonda, assieme ad Alberto Sartoris, Annibale Rigotti e Mario Sombrero, la Società di Belle Arti “Antonio Fontanesi” della quale è anche presidente.

Negli anni Venti, dopo aver approfondito la conoscenza con Riccardo Gualino, ottiene da quest’ultimo l’incarico delle decorazioni del teatrino privato della sua casa, nonostante la sua inesperienza in fatto di arti decorative. Il teatrino verrà inaugurato nel 1925, anche se rimarrà attivo solo fino al 1930 (peraltro, curiosamente negli stessi anni Casorati lavora anche come scenografo: un’attività questa che lo avrebbe occupato molto a lungo, tanto che l’artista lavorerà anche per il Teatro Civico di Torino). Nel 1930 si sposa con la pittrice inglese Daphne Maugham e il 2 luglio 1934 nasce il figlio Francesco. Divenuto artista di fama europea, comincia a inanellare diversi successi: il Premio Carnegie a Pittsburgh nel 1937, il premio del Comune di Venezia alla Biennale del 1938, il Grand Prix a Parigi nel 1939, nello stesso anno il Premio di Pittura all’Esposizione Internazionale d’Arte di San Francisco. Ancora, nel 1941 diventa titolare della Cattedra di Pittura all’Accademia Albertina di Torino, e dello stesso istituto diventerà direttore nel 1952, e sempre nello stesso anno ottiene un’altra personale alla Biennale di Venezia, mentre (altra curiosità) nel 1955 lavora per la Fiat, dipingendo un quadro per il lancio della nuova Fiat 600. Nel 1960 scompare la sorella Elvira e nel 1961 la sua salute si aggrava, e per colpa di un’embolia gli viene amputata la gamba sinistra, ma non per questo smette di dipingere e, anzi, nel 1962 è presente alla XXXI Biennale di Venezia con diciassette opere. L’artista scompare a Torino il 1° marzo del 1963.

Felice Casorati, Fa come natura face in foco (Par., IV, 77) (1917; tempera su tela, 120 x 110 cm; Collezione privata, courtesy Galleria Narciso, Torino)
Felice Casorati, Fa come natura face in foco (Par., IV, 77) (1917; tempera su tela, 120 x 110 cm; Collezione privata, courtesy Galleria Narciso, Torino)
Felice Casorati, Silvana Cenni (1922; tempera su tela; Collezione privata)
Felice Casorati, Silvana Cenni (1922; tempera su tela; Collezione privata)
Felice Casorati, Cynthia (1925; olio su tavola; Collezione privata)
Felice Casorati, Cynthia (1925; olio su tavola; Collezione privata)
Felice Casorati, Ritratto di Renato Gualino (1923-24; olio su compensato; Viareggio, Istituto Matteucci)
Felice Casorati, Ritratto di Renato Gualino (1923-24; olio su compensato; Viareggio, Istituto Matteucci)
Felice Casorati, Paesaggio toscano (1929 circa; olio su legno, 45 x 65,5 cm; Torino, GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Fondazione Guido ed Ettore De Fornaris)
Felice Casorati, Paesaggio toscano (1929 circa; olio su legno, 45 x 65,5 cm; Torino, GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Fondazione Guido ed Ettore De Fornaris)

Lo stile e le principali opere di Felice Casorati

“Dotato di una inconfondibile personalità”, ha scritto Giuseppe Marchiori nella vita del pittore inserita nel Dizionario biografico degli italiani, “il Casorati non si lasciò coinvolgere nei movimenti d’avanguardia del suo tempo il fauvismo, l’espressionismo, il cubismo, il futurismo, eppure seppe trarre da essi la linfa vitale per infondere uno spirito di modernità nelle sue opere, impostate su un classico rigore intellettuale”. Dopo un inizio votato a un’arte che fondeva le istanze dell’espressionismo con il linearismo tipico dello stile liberty (si veda per esempio la Vecchia signora della GAM di Torino), quando non quasi del tutto improntata all’art nouveau (Fa come natura face in foco del 1917, con evidenti debiti nei confronti della Secessione viennese), Casorati nel primo dopoguerra riprende temi dell’arte del Rinascimento, guardando soprattutto all’arte di Piero della Francesca per produrre una pittura neorinascimentale i cui protagonisti sono personaggi quasi solenni, immobili, raffigurati spesso in pose frontali, entro composizioni fredde e rigorosamente geometriche (uno dei suoi capolavori di questa fase è il Ritratto di Silvana Cenni del 1922, considerato uno dei vertici della sua produzione). Casorati si distingue in questa fase anche come abilissimo ritrattista: da segnalare, tra gli altri, il Ritratto dell’ingegner Beria del 1924-1925 e il celebre Ritratto di Hena Rigotti del 1924, entrambi conservati alla GAM di Torino, o ancora Cynthia in collezione privata, e il famosissimo Ritratto di Renato Gualino del 1924.

D’ispirazione neorinascimentale è anche il Concerto del 1924, singolare composizione dove protagonista è un gruppo di nudi colto nelle pose più svariate, così come una teoria di nudi anima il Meriggio del 1923 conservato al Museo Revoltella di Trieste: si tratta di scene ambientate sempre in atmosfere fredde e sospese, con ambientazioni sempre rigorosamente calibrate, un forte linearismo anch’esso memore dell’arte del Rinascimento e addirittura con citazioni dall’arte antica (nel Meriggio il nudo femminile che compare sulla destra è tratto dal Cristo morto di Andrea Mantegna). Anche negli anni Trenta, Casorati continuerà a presentare al pubblico, ai collezionisti e alla critica opere animate dallo stesso classicismo neoquattrocentista, con poca varietà di temi: ritratti, nature morte, nudi, maschere. A proposito della staticità che caratterizzava le sue composizioni, Casorati avrebbe detto: “Adoro le forme statiche; e poiché la mia pittura nasce dall’interno e mai trova origine dalla mutevole ’impressione’, è ben naturale che queste forme statiche e non le mobili immagini della passione, si ritrovino nelle mie figure”.

Dopo la stagione del realismo magico e degli anni Venti, la pittura di Casorati comincia ad accogliere in maniera più insistente gli elementi desunti dall’arte europea, a cominciare da quella di Cézanne (si veda ad esempio la Donna e paesaggio del 1940 conservata a Macerata, a Palazzo Ricci, o ancora la Ragazza di Pavarolo della GAM di Torino, opera del 1937 impostata, ha scritto lo studioso Riccardo Passoni, su di un “indirizzo volutamente intimistico ove prevalgono i colori terrosi ed i toni spenti”). Le forme in questo periodo si fanno più elementari, la geometrizzazione che già aveva caratterizzato la produzione di Casorati negli anni Venti arriva al punto di far somigliare gli elementi del paesaggio a forme geometriche pure, una tendenza che poi continuerà nella pittura degli anni Cinquanta (come nei Limoni della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti del 1950, con la gamma cromatica ormai estremamente ridotta, i colori stesi in campiture uniformi, le forme racchiuse entro uno spesso contorno nero: è una delle più note delle sue enigmatiche nature morte dell’ultima fase della carriera).

Felice Casorati, Ritratto di Hena Rigotti (1924; tempera su tavola, 60 x 77 cm; Torino, GAM)
Felice Casorati, Ritratto di Hena Rigotti (1924; tempera su tavola, 60 x 77 cm; Torino, GAM)
Felice Casorati, Ritratto dell'ingegner Beria (1924-1925; tempera su tavola, 75 x 100 cm; Torino, GAM)
Felice Casorati, Ritratto dell’ingegner Beria (1924-1925; tempera su tavola, 75 x 100 cm; Torino, GAM)
Felice Casorati, Concerto (1924; tempera su tavola; Torino, Direzione Generale RAI)
Felice Casorati, Concerto (1924; tempera su tavola; Torino, Direzione Generale RAI)
Felice Casorati, Donna e paesaggio (1940; olio su tela, 45 x 55 cm; Macerata, Palazzo Ricci)
Felice Casorati, Donna e paesaggio (1940; olio su tela, 45 x 55 cm; Macerata, Palazzo Ricci)
Felice Casorati, Limoni (1950; olio su tela, 60 x 50 cm; Firenze, Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti)
Felice Casorati, Limoni (1950; olio su tela, 60 x 50 cm; Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti)

Dove vedere le opere di Felice Casorati

Il principale nucleo di dipinti di Felice Casorati si trova alla Galleria d’Arte Moderna (GAM) di Torino, la città dove il pittore ebbe il suo studio e dove visse più a lungo. Opere di Casorati si trovano tuttavia in diversi musei italiani che abbiano consistenti raccolte di arte dell’Otto e del Novecento: il Museo del Novecento di Milano, la Galleria Ricci Oddi di Piacenza, il Museo MAGI ’900 di Pieve di Cento, il Museo d’Arte della Città di Ravenna, i Musei Civici di Genova, la Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze, la Galleria d’Arte Moderna Achille Forti di Verona, il Museo Novecento di Firenze, il Mart di Rovereto sono solo alcuni dei musei dov’è possibile ammirare le opere di Casorati.

Inoltre, a Pavarolo, borgo del Piemonte dove si trova la residenza nella quale Casorati trascorreva i suoi soggiorni estivi a partire dal 1931, è stato creato nel 2016, per volontà degli eredi e dell’amministrazione comunale, uno “Studio-Museo Casorati”, aperto periodicamente, e dove vengono organizzate mostre a tema sul grande pittore. Infine, essendo stato Casorati artista sempre molto apprezzato dal mercato (lo è tuttora), è anche pittore molto presente in collezioni private, e inoltre sue opere grafiche (ma anche diversi suoi dipinti) sono nelle disponibilità di diversi antiquari, ragion per cui è un artista molto presente nelle fiere d’arte che hanno approfondimenti sull’arte del Novecento. A lui sono state inoltre dedicate diverse mostre antologiche e retrospettive, essendo artista molto amato dal pubblico.


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