Il Purismo, origini, sviluppo e stile del movimento ottocentesco


Il purismo fu un movimento dell'arte ottocentesca che nacque in reazione al neoclassicismo. Le origini, gli sviluppi, lo stile, gli artisti.

Verso la fine degli anni Dieci dell’Ottocento, iniziarono a manifestarsi i segni di una reazione al neoclassicismo, soprattutto nei confronti del principio del bello ideale portato avanti dai teorici e dagli artisti neoclassici. I neoclassici infatti aspiravano al bello ideale cercando di spogliarlo da tutto ciò che di imperfetto vi era nella natura: questo modo di pensare fu messo in discussione da alcuni artisti che aderirono alla nuova poetica del purismo, che al concetto di bello ideale contrapposero quello di bello naturale.

I puristi (nome con cui gli aderenti a tale movimento identificavano la propria volontà di un ritorno alla purezza del primo Rinascimento, ovvero tutto ciò che era stato prodotto prima del Raffaello romano) fondavano la loro arte non più sull’imitazione dell’arte classica, bensì sull’imitazione della natura.

Lorenzo Bartolini

Il primo importante esponente di questa nuova visione fu Lorenzo Bartolini (Savignano di Prato, 1777 - Firenze, 1850), il primo grande scultore del bello naturale. Dopo che a Parigi era stato allievo del pittore neoclassico Jacques-Louis David, Bartolini tornò in Italia e iniziò, tra gli anni Dieci e gli anni Venti, a produrre sculture che non guardavano più all’arte antica, ma trovavano i loro principali punti di riferimento negli scultori del primo Rinascimento, su tutti Donatello e il Verrocchio, ma non disdegnavano neppure il primo Raffaello. Infatti una delle opere più famose di Bartolini, la Carità educatrice (1817-34, Firenze, Galleria Palatina di Palazzo Pitti), dimostra apertamente le influenze della Madonna del Granduca di Raffaello. Perché i puristi rifiutavano il Raffaello maturo? Perché vedevano, nella produzione matura dell’artista urbinate, le prime volontà di ricerca di quel bello ideale che era invece un concetto sconosciuto agli artisti del primo Rinascimento, in quanto la loro volontà primaria era quella di imitare la natura, e si trattava quindi di una produzione che si allontanava dalle ricerche del neoclassicismo (che invece cercava il bello ideale), a cui i puristi volevano opporsi.

Questo richiamo ai modelli rinascimentali si nota in modo molto esplicito anche nei monumenti funebri di Lorenzo Bartolini, totalmente diversi rispetto a quelli degli artisti neoclassici (come quelli dello stesso Canova), lontano dagli schemi moderni, e che si rifacevano invece al tradizionale monumento funebre ad arcosolio largamente praticato durante il Rinascimento (Monumento funebre della contessa Sofia Zamoyska, 1837-1844, Firenze, Santa Croce). Un’opera chiave per comprendere la poetica di Lorenzo Bartolini è la Stele del Gobbo (1843 circa; Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti): una stele sormontata da un tondo dove si trova il rilievo di un gobbo che ha in una mano uno specchio e con l’altra mano uccide il serpente. Si tratta del più importante manifesto artistico del purismo: secondo Bartolini, la dignità artistica si può manifestare anche in soggetti che sono di gran lunga lontani dal concetto di bellezza ideale (il gobbo appunto, la cui presenza nell’arte è giustificata dal fatto che, pur non essendo bello da vedersi, fa comunque parte della natura), per una poetica più aderente al vero, rappresentato dallo specchio, e contraria alle invidie di chi la critica (simboleggiate dal serpente). Concetti, questi, che si riassumono nella frase che si trova sulla stele stessa: tutta la natura è bella relativa al soggetto da trattarsi.

Lorenzo Bartolini, La Carità educatrice (1817-1834; marmo, altezza 191 cm; Firenze, Galleria Palatina di Palazzo Pitti)
Lorenzo Bartolini, La Carità educatrice (1817-1834; marmo, altezza 191 cm; Firenze, Galleria Palatina di Palazzo Pitti)
Lorenzo Bartolini, Monumento funebre della contessa Sofia Zamoyska (1837-1844; marmo; Firenze, Santa Croce). Foto di Francesco Bini
Lorenzo Bartolini, Monumento funebre della contessa Sofia Zamoyska (1837-1844; marmo; Firenze, Santa Croce). Foto di Francesco Bini
Lorenzo Bartolini, Stele del Gobbo (1843 circa; marmo, 205 x 65 x 29 cm; Firenze, Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti)
Lorenzo Bartolini, Stele del Gobbo (1843 circa; marmo, 205 x 65 x 29 cm; Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti)

Altri esponenti del purismo

Le istanze puriste trovarono la loro formulazione teorica nello scritto intitolato Del purismo nelle arti, redatto dal pittore Antonio Bianchini (Roma, 1803 - 1884) e firmato, nel 1842, da tre dei più grandi artisti puristi: il tedesco Friedrich Overbeck (Lubecca, 1789 – Roma, 1869), e gli italiani Pietro Tenerani (Carrara, 1789 - Roma, 1869) e Tommaso Minardi (Faenza, 1787 – Roma, 1871). Questo scritto si configura quindi come il manifesto del purismo.

Pietro Tenerani iniziò la sua carriera artistica sotto il segno del neoclassicismo: fu infatti allievo di Bertel Thorvaldsen, e nelle sue prime produzioni giovanili dimostra la stessa volontà di astrazione dello scultore danese pur non mancando all’artista carrarese quella sensualità, nei nudi femminili, che aveva apprezzato nell’opera di Canova (Amore toglie una spina dal piede di Venere, 1818-1822, San Pietroburgo, Hermitage). Tuttavia, a partire dagli anni Trenta dell’Ottocento, Tenerani iniziò a manifestare i primi segni di quella che sarebbe stata poi la sua svolta purista della sua arte, tanto da portarlo a diventare uno dei firmatari dello scritto di Antonio Bianchini. Anche Tenerani, come Bartolini, si rivolse agli scultori del primo Rinascimento come il Verrocchio, ma Tenerani dimostrò anche una meditazione sulle sculture di Nanni di Banco realizzate per la chiesa di Orsanmichele a Firenze, che furono alla base di alcune sue sculture religiose (per esempio il San Giovanni Evangelista, 1836 circa, Napoli, San Francesco di Paola). Lo scultore si divise la scena artistica della Roma ottocentesca con il suo concittadino Carlo Finelli: tra i due sorse un’aspra e accesissima rivalità anche in virtù dei due modi opposti di intendere l’arte (neoclassico Finelli, purista Tenerani).

Tommaso Minardi fu invece il più importante esponente del purismo in pittura: la sua opera, dai toni molto raffinati ed eleganti, trovava i principali punti di riferimento nel Raffaello fiorentino ma soprattutto nell’arte del Perugino, di cui seppe riprendere il lirismo (Madonna del Rosario, 1841, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna).

Altra interessante personalità dell’arte purista fu quella di Benedetto Cacciatori (Carrara, 1794 - 1871), uno degli artisti più prolifici e richiesti del suo tempo (fu scultore ufficiale dei Savoia per i quali eseguì numerosi lavori). L’artista partì, come Tenerani, dall’arte neoclassica, per sfociare poi in un purismo che guardava sì ai grandi capolavori dell’arte Rinascimentale (esemplare in tal senso è la sua Pietà (1830) conservata nell’Abbazia di Hautecombe, luogo di sepoltura di molti esponenti della famiglia Savoia), ma tdimostrava anche di non cedere mai a rappresentazioni troppo “vistose” dei sentimenti e delle passioni dei personaggi, un retaggio, questo, della sua formazione in ambito neoclassico. A confronto in un’opera dal soggetto quasi analogo a quello della Pietà, ovvero la Deposizione di Pietro Tenerani, si possono invece leggere sui volti dei protagonisti tutti i loro stati d’animo.

Pietro Tenerani, Amore toglie una spina dal piede di Venere (1818-1822; marmo; San Pietroburgo, Hermitage). Foto di Yair Haklai
Pietro Tenerani, Amore toglie una spina dal piede di Venere (1818-1822; marmo; San Pietroburgo, Hermitage). Foto di Yair Haklai
Pietro Tenerani, San Giovanni Evangelista (1836 circa; marmo, 428 x 130 cm; Napoli, San Francesco di Paola). Foto BeWeb
Pietro Tenerani, San Giovanni Evangelista (1836 circa; marmo, 428 x 130 cm; Napoli, San Francesco di Paola). Foto BeWeb
Tommaso Minardi, Madonna del Rosario (1841; olio su tela, 108 x 82 cm; Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea)
Tommaso Minardi, Madonna del Rosario (1841; olio su tela, 108 x 82 cm; Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea)
Benedetto Cacciatori, Pietà (1830; marmo; Saint-Pierre-de-Curtille, Abbazia di Hautecombe)
Benedetto Cacciatori, Pietà (1830; marmo; Saint-Pierre-de-Curtille, Abbazia di Hautecombe)

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