Ognuno ha la sua croce. L'arte provocatoria del Fronte Acciaio Cromato


Dal 2015, il gruppo Fronte Acciaio Cromato (F.A.C.) porta avanti una singolare ricerca di arte relazionale attraverso diverse forme espressive. Facendo discutere e riflettere.

Cultura post-punk ma anche cultura pop, una ribellione costruttiva e attiva contro il sistema dell’arte contemporanea, un piccolo laboratorio nel centro di Carrara dove nascono opere realizzate con le più svariate tecniche espressive (scultura, pittura, serigrafia, installazioni): sono questi gli elementi che fanno vivere il Fronte Acciaio Cromato (F.A.C.), gruppo artistico nato nel 2015 nella città dei marmi, fondato dai tedeschi Stefanie Krome e Dominik Stahlberg, cui s’è di recente aggiunta la cinese Erika Gao. “Acciaio Cromato” è la traduzione quasi letterale dei cognomi di Stahlberg e Krome in italiano. “Fronte” è perché la loro arte è una sorta di lotta perpetua: contro un sistema fatto di gallerie, mercanti, pubbliche relazioni che solitamente tende a tagliare fuori gli artisti indipendenti, e poi ancora contro la speculazione, contro l’arroganza di certi intellettuali, contro la pretesa che l’arte debba sempre per forza dire qualcosa, contro il conformismo. Il tutto sfruttando i meccanismi della provocazione (fin dal nome: F.A.C. rimanda, per assonanza, a una nota interiezione di disappunto in inglese), senza però lasciare che rimanga fine a se stessa.

Le loro opere, in genere, arrivano al pubblico in due tempi. Il primo tempo è proprio quello della provocazione: le immagini che il Fronte Acciaio Cromato propone all’osservatore sono quasi sempre scomode, disturbanti, potrebbero essere percepite anche come aggressive, ma talvolta anche come divertenti. Il secondo tempo è invece quello della riflessione, anche perché le opere del F.A.C. sono tutt’altro che immediate. Il loro significato spesso non si esaurisce alla sola immagine: occorre leggerle in profondità per stabilire una connessione con loro. “La maggior parte del pubblico”, dichiarano sul loro sito in una sorta di manifesto che spiega le basi del loro agire, “non si fa più attirare con slogan troppo stupidi o con misure stilistiche coercitive”. Ed ecco perché il nome di Maurizio Cattelan riecheggia tra i loro riferimenti: l’arte, secondo loro, dev’essere come un martello. Deve rompere, deve far discutere. Se necessario deve anche fare male. Ma può anche far sorridere: non ci sono prescrizioni. L’importante è il dialogo con il pubblico: Stefanie Krome ci racconta che spesso anche le persone più restie cambiano atteggiamento davanti a un’opera d’arte, e la accolgono positivamente, se s’intavola una discussione. Arte relazionale che si nutre di estetica post-punk per dissacrare, fare satira, aprire orizzonti.

Dominik Stahlberg, Stefanie Krome ed Erika Gao
Dominik Stahlberg, Stefanie Krome ed Erika Gao

Sono questi gl’intenti che animano il loro progetto più noto, i Cruxials: bizzarri crocifissi in resina biologica che raffigurano personaggi noti e meno noti. Ci sono Angela Merkel, Beppe Grillo, Michael Jackson, Lemmy Kilmister, il dottor Spock di Star Trek, e poi ci sono tutte le personalità di Carrara, dal direttore dell’Accademia di Belle Arti al barista del centro storico, senza tralasciare i personaggi pittoreschi che popolano notte e giorno i vicoli della città. Stefanie Krome ci spiega che queste opere non vogliono essere blasfeme, né essere giudicanti, benché il primo impatto possa farle sembrare tali: l’idea di base è che ognuno abbia la propria croce e la porti con sé per tutta la vita. La croce s’eleva così a simbolo dei mali che affliggono la nostra società, e diventa pertanto mezzo con cui s’identificano e si circoscrivono problemi ben determinati. Ma ci sono anche altre chiavi di lettura, una delle quali è di grandissima attualità nell’epoca dei social e dei facili giudizi: nel nostro mondo, spiegano gli artisti del F.A.C., basta pochissimo per essere messi in croce, per diventare ladroni da gettare in pasto a una folla berciante che ti grida contro Crucifige (e Crucifige è peraltro il titolo della mostra che nel 2018 aveva presentato al pubblico i Cruxials). E allora, che tutti abbiano già la loro croce personalizzata!

Diversi Cruxials sono esposti nella galleria-laboratorio del F.A.C.: uno splendido ambiente di via Finelli, nel centro storico di Carrara, a due passi dal Duomo. Da una parte una fucina dove il F.A.C. produce opere in resina, in gesso, in marmo e in pietra facendo un uso limitato di macchinari e seguendo tecniche tradizionali (hanno anche un torchio col quale producono le loro serigrafie). E dall’altra uno spazio espositivo dove le loro opere vengono fatte conoscere al pubblico, quando ovviamente non sono in giro per il mondo in occasione di mostre ed esposizioni. L’attività di Krome, Stahlberg e Gao, del resto, è frenetica: nei circuiti dell’arte indipendente, i loro nomi sono noti. Stahlberg è membro di NO!art, movimento anti-arte, avanguardista e internazionalista, sorto a New York alla fine degli anni Cinquanta, e animato dal proposito di sconvolgere il mondo dell’arte più tradizionale, dominato dalle mode, dal consumismo, dall’imperialismo. Krome è invece coordinatrice per l’Italia di Sculpture Network, rete internazionale di scultori. Entrambi sono cresciuti nell’alveo della cultura Post-Punk tedesca degli anni Novanta, e hanno studiato scultura. Krome è in Italia dal 2005 (tanto che si definisce oggi “italiana per scelta”): ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Carrara e all’Università di Lipsia, e ha partecipato a numerosi simposi di scultura in tutto il mondo, dall’Italia al Messico, dalla Scozia alla Cina, dalla Grecia alla Thailandia. Studi all’Accademia di Belle Arti di Carrara anche per Stahlberg e Gao: scultura per il primo, graphic design per la seconda.

Il Cruxial di Angela Merkel
Il Cruxial di Angela Merkel
Il Cruxial di Luciano Massari, direttore dell'Accademia di Belle Arti di Carrara
Il Cruxial di Luciano Massari, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Carrara


Erika Gao al lavoro su di un Cruxial
Erika Gao al lavoro su di un Cruxial


I tre membri di F.A.C. in formato Cruxial
I tre membri di F.A.C. in formato Cruxial

Proprio la scultura, del resto, è la forma d’arte che ha dato origine al gruppo: sia Krome sia Stahlberg hanno lasciato la Germania (sono entrambi nativi di Hildesheim, nei pressi di Hannover) col desiderio di studiare a Carrara questa forma d’arte, partiti col mito della città dei marmi. E poi, come ci spiega ancora Stefanie Krome, si sono innamorati della città e delle sue atmosfere al punto di decidere di fermarsi sotto le Apuane. I Cruxials dedicati ai personaggi della città, una sorta di “Enciclopedia tridimensionale di Carrara”, come la definiscono, manifesta anche il desiderio di far attecchire solide radici in una comunità nota per essere storicamente molto chiusa nei confronti dei nuovi arrivati (da secoli è così: non è un caso se a Carrara, pur con tutto il marmo a disposizione, una vera scuola artistica locale è nata soltanto nel Settecento), e in una città che anni addietro, dopo essersi ritagliata uno spazio di primo piano nel mondo dell’arte, aveva una vocazione internazionale molto più pronunciata, e che è andata perdendosi nel tempo.

E ambientarsi, comunque, non è stato facile: parla di sradicamento, di adattamento, di diversità di culture la serie Serigrafixe, dove Krome e Stahlberg hanno inserito alcune frasi equivoche (e spesso anche insulti) che hanno sentito pronunciare durante i loro primi anni in Italia e di cui non riuscivano a capire il significato. Per lasciare che il pubblico “si arrabbi o rida con noi”, dicono gli artisti del F.A.C. Ed ecco dunque frasi come “Cazzo ridi, ti sborro in bocca, brutta troia gigante”, o ancora “scoparmi a pecorina”, “È sempre bello essere sopravvalutato”, e poi un provocatorio amplesso con un cane e una donna (“Razza, razza e ancora più razza” per protestare contro l’idea che certe razze possano ergersi al di sopra delle altre, perché alla fine a vincere è la vita in tutte le sue forme e con tutti i suoi “crossover genetici”, con tutte le sue difficoltà e le sue complicazioni, certo, ma a risultare perdente è sempre chi ha pensato di mettere dei limiti e dei paletti).

Opera della serie Serigrafixe
Opera della serie Serigrafixe


Opera della serie Serigrafixe
Opera della serie Serigrafixe

Si noterà facilmente come in quasi tutte le opere del F.A.C. prevalgano i diversi toni del rosa: anche la riappropriazione di questo colore, sminuito dalla pubblicità e relegato al ruolo di colore per noiose principessine o di tono prevalente dell’abbigliamento per “fighette e travestiti”, è uno dei fondamenti teorici del Fronte Acciaio Cromato. Il rosa, affermano Krome e Stahlberg, è il primo colore che vediamo quando nasciamo. È un modo di sentirsi che non ha niente a che fare con le divisioni tra i generi (è percepito come tale semplicemente come riflesso d’un canone che ci viene imposto fin da bambini), e volendo è anche un modo per scardinare il maschilismo. Il rosa diventa quasi uno stile di vita, il più anticonformista dei colori.

Nel futuro del Fronte Acciaio Cromato c’è quello che il Fronte ha sempre cercato di fare: creare occasioni d’incontro, di confronto e di dialogo attraverso l’arte. Il loro spazio è diventato, nel tempo, un luogo molto frequentato, anche perché visitarlo significa ripercorrere la storia della loro giovane produzione, dato che sono qui esposte opere fin dagli esordi del gruppo, manifesti di mostre, nonché lavori in corso di creazione. E intanto, il Fronte continua a lavorare sulle nuove opere e sui nuovi progetti. L’arte, ha detto il loro conterraneo Blixa Bargeld, non è una cosa che si fa quando la si può fare, ma quando si ha l’esigenza di farla. E il Fronte avverte sempre vivissimo l’ardore di questa esigenza.


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