Roma, termina il restauro della Cappella della beata Albertoni, capolavoro di Gian Lorenzo Bernini


Roma, finito il restauro della cappella della beata Albertoni, capolavoro di Gian Lorenzo Bernini, nella chiesa di San Francesco a Ripa.

Si è concluso nelle scorse ore, a Roma, il restauro della cappella della Beata Ludovica Albertoni nella chiesa di San Francesco a Ripa. Il sito è famoso in quanto accoglie la straordinaria scultura in marmo della beata Ludovica Albertoni (Roma, 1473 o 1474 - 1533) realizzata da Gian Lorenzo Bernini (Napoli, 1598 - Roma, 1680) nel 1674, nelle fasi estreme della sua attività. Sopra, invece, la cappella accoglie una tela di Giovanni Battista Gaulli detto il Baciccio (Genova, 1639 - 1709), una Madonna col Bambino e sant’Anna chiesta all’artista genovese dallo stesso Bernini, che intendeva così accrescere lo studiato effetto scenografico della cappella, con la luce che proviene dalle due finestre laterali e aumenta l’intensità dell’estasi della santa, osservata dai dieci cherubini che volano sopra di lei.

La cappella era stata commissionata per celebrare la religiosa Ludovica Albertoni, che aveva dedicato la sua vita ai poveri e ai bisognosi, ed era stata beatificata nel 1671: di origini nobili, aveva avuto tre figlie e, nonostante il matrimonio, si era avvicinata agli ambienti francescani, tanto che, dopo la morte del marito, aveva deciso di rinunciare ai suoi averi e di diventare terziaria francescana, prestando la sua opera a chi era in difficoltà (la si ricorda soprattutto per le sue azioni durante il sacco di Roma nel 1527). Quando era in vita, Ludovica Albertoni era solita frequentare la chiesa di San Francesco a Ripa, e la cappella era stata commissionata a Bernini da un discendente della beata, il cardinale Angelo Paluzzi.

L’intervento di restauro è durato sei mesi, è stato promosso dalla Soprintendenza Speciale di Roma, è costato 39mila euro e arriva vent’anni dopo l’ultimo restauro sulla cappella. A condurre il lavoro è stata la restauratrice Elisabetta Zatti: l’intervento ha riguardato la statua della beata, ma anche la scenografia dorata, i rilievi, gli angeli eseguiti in stucco bianco, il drappo in alabastro. L’unica opera che non è stata toccata, è stata la tela di Gaulli. Il restauro è consistito dapprima in un intervento di pulitura sulla statua (realizzata con un unico blocco di marmo di Carrara), che ha fatto emergere la modalità del lavoro di Bernini, il quale utilizzava diversi gradi di finitura per il marmo in modo da creare effetti pittorici (quasi come fosse un chiaroscuro in scultura). Inoltre, la pulitura ha interessato anche gli altri elementi della decorazione.

L’opera, infatti, si presentava annerita a causa del particolato atmosferico che aveva offuscato le superfici, e con le cromie della decorazione a foglia d’oro deteriorate dagli interventi precedenti. In sostanza, l’opera non era pienamente leggibile, e l’intervento, oltre a garantire una miglior conservazione del capolavoro berniniano, ha consentito di restituirgli una maggior leggibilità. A seguito della pulitura, si è proceduto con il consolidamento e con la reintegrazione pittorica delle abrasioni e delle alterazioni della foglia d’oro, per poi terminare con velature ad acquerello in modo da ristabilire l’equilibrio cromatico della cappella. Per i cherubini si è resa necessaria anche la protezione degli inserti in ferro utilizzati come sostegno, ed è stata condotta anche un’operazione di risarcimento delle lacune e delle fessurazioni.

“Il restauro”, ha dichiarato all’agenzia Adn Kronos la soprintendente speciale di Roma, Daniela Porro, “ha messo in evidenza la modalità operativa di Gian Lorenzo Bernini. Il grande scultore levigava al massimo le parti di marmo più in evidenza e non lavorando le parti non visibili. Abbiamo operato non solo per la tutela e la conservazione di un’opera straordinaria, ma anche per la sua fruizione e valorizzazione”. Sono emerse notizie anche sul contesto in cui Bernini lavorò: “sembra che per quest’opera, che trae origine dalla Santa Teresa d’Avila in Santa Maria della Vittoria”, ha aggiunto Daniela Porro, “Bernini non avesse chiesto nessun compenso. Pare volesse ingraziarsi il pontefice di allora, Clemente X, a favore del fratello che si trovava in esilio. Una volta realizzato questo monumento, tra l’altro in pochissimo tempo, il fratello rientrò a Roma”. Il fratello di Clemente X, al secolo Emilio Bonaventura Altieri, era stato coinvolto in uno scandalo sessuale, e pochi mesi dopo la fine dei lavori rientrò a Roma.

Il lavoro della soprintendenza comunque non è finito: adesso sarà la volta di uno studio finalizzato a ricreare la corretta illuminazione per la cappella (sono già stati stimati 15mila euro per l’intervento).

Nell’immagine: la cappella dopo il restauro. Ph. Credit Maurizio Necci

Roma, termina il restauro della Cappella della beata Albertoni, capolavoro di Gian Lorenzo Bernini
Roma, termina il restauro della Cappella della beata Albertoni, capolavoro di Gian Lorenzo Bernini


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