Gian Lorenzo Bernini: vita, opere, capolavori del barocco


Gian Lorenzo Bernini è stato il principale scultore barocco. Scopriamo la sua vita, le sue opere principali, le caratteristiche del suo stile e della sua arte.

Scultore, architetto, pittore, scenografo: Gian Lorenzo Bernini (Napoli, 1598 - Roma, 1680) è stato uno dei grandi protagonisti del Seicento europeo e l’artista con cui la scultura barocca raggiunse i suoi vertici più alti. Grande interprete della cultura figurativa del suo tempo, Bernini fu un ardito e continuo sperimentatore, che lungo una carriera durata oltre sessant’anni fu in grado di innovare in continuazione, ispirando generazioni su generazioni di artisti, creando stuoli di imitatori, guadagnandosi l’attenzione e gli incarichi non soltanto dei papi per i quali lavorò e per le grandi famiglie romane (come i Borghese, i Barberini, i Pamphilj, gli Aldobrandini), ma anche di diversi regnanti europei che gli chiedevano ritratti in continuazione. Fu dunque un artista di enorme successo.

Le opere di Bernini hanno profondamente modificato il volto di Roma e hanno contribuito a renderla la città spettacolare e multiforme che vediamo oggi. I suoi capolavori sono custoditi in tutti gli angoli del centro storico, e quasi non si può dire d’aver davvero visto Roma se non si compie un tour berniniano, dato che la Roma barocca porta inequivocabilmente la sua firma. Bernini è stato uno dei protagonisti della cultura figurativa barocca, e ha dato vita a un nuovo gusto: un’arte movimentata, dinamica, scenografica, drammatica, coinvolgente (il nome “barocco” forse deriva dalla parola francese “baroque”, a sua volta calco del portoghese “barroco” e dello spagnolo “barrueco”, entrambi termini che indicano una perla di forme irregolari: veniva inizialmente adoperato dalla storiografia con intento dispregiativo, poiché le creazioni barocche erano viste come stravaganti e bizzarre).

Con Bernini, inoltre, si formò una vera civiltà dell’immagine fondata sul potere persuasivo dell’arte: una civiltà che nacque con la Chiesa e si diffuse nel resto d’Europa, con le corti animate dagli stessi intenti propagandistici della Chiesa. Inoltre, l’uomo non era più al centro del mondo, come nel Rinascimento: con Bernini e con gli artisti barocchi, lo spazio si espande all’infinito (si pensi alle fughe prospettiche dilatate delle sue architetture, oppure, per trovare un corrispettivo in pittura, ai grandi cieli di Pietro da Cortona o di Giovanni Battista Gaulli). Un’infinito che è riflesso della ricerche scientifiche del tempo ma è anche la dimensione della Provvidenza, di cui gli artisti furono chiamati a dare visione.

Gian Lorenzo Bernini, Autoritratto (olio su tela, 62 x 46 cm; Firenze, Galleria degli Uffizi, Corridoio Vasariano).
Gian Lorenzo Bernini, Autoritratto (olio su tela, 62 x 46 cm; Firenze, Galleria degli Uffizi, Corridoio Vasariano).

La vita di Gian Lorenzo Bernini

Gian Lorenzo Bernini nasce a Napoli il 7 dicembre del 1598, da Pietro Bernini (anch’egli importante scultore, originario di Sesto Fiorentino) e Angelica Galante, napoletana. L’artista trascorre nella città campana i primi anni della sua vita, dove il padre stava lavorand all’epoca, e compie il suo apprendistato proprio presso Pietro, di cui diventerà successivamente collaboratore. Nel 1606 la famiglia di trasferisce a Roma, poiché Pietro viene ingaggiato da papa Paolo V. Da adolescente, Gian Lorenzo comincia a realizzare alcune opere autonome, come il Martirio di san Lorenzo oggi agli Uffizi e il San Sebastiano del Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid. Le sue qualità vengono immediatamente notate dal cardinale Scipione Borghese, che nel 1618 gli commissiona il primo dei gruppi borghesiani, l’Enea e Anchise, terminato nel 1619 (risalgono invece al 1621-1622 il Ratto di Proserpina, al 1622-1625 l’Apollo e Dafne e al 1623-1624 il David). Nel 1623 il cardinale Maffeo Barberini diventa pontefice col nome di Urbano VIII e Bernini viene nominato commissario delle fontane di Piazza Navona nonostante la giovane età (ha solo venticinque anni), e alla scomparsa del padre nel 1629 ottiene anche l’incarico di Architetto delle Acque. E sempre nel 1623 Urbano VIII gli commissiona il baldacchino di San Pietro, che l’artista terminerà dopo circa nove anni di lavoro.

Nel 1628, Bernini comincia a realizzare il monumento funebre di Urbano VIII che verrà terminato nel 1647, e l’anno successivo l’artista, a trentun anni, viene nominato sovrintendente della Fabbrica di San Pietro. Lo stesso papa gli affida nello stesso anno i lavori di completamento di Palazzo Barberini. Nel 1630 l’artista brucia ancora le tappe e a soli trentadue anni viene eletto Principe dell’Accademia di San Luca. Risale invece al 1636 il cebere ritratto di Costanza Bonarelli, la sua amante, che è la moglie di Matteo Bonarelli, scultore lucchese collaboratore di Gian Lorenzo. L’artista scopre che la donna è anche l’amante di suo fratello minore Luigi, e la relazione si concluderà in modo violento: la donna viene sfregiata da un servitore dell’artista e Luigi è picchiato a sangue da Gian Lorenzo, che però grazie alla protezione del papa se la caverà solo con una multa. Nel 1639 Gian Lorenzo sposa Caterina Tezio, dalla quale avrà undici figli.

Nel 1642, per i Barberini, Gian Lorenzo esegue la celebre Fontana del Tritone, e nel 1644 Il nuovo papa Innocenzo X (al secolo Giovanni Battista Pamphilj), succeduto a Urbano VIII scomparso l’anno prima, affida all’artista la realizzazione della Fontana dei Quattro Fiumi, malgrado la predilezione del papa per lo storico rivale di Gian Lorenzo Bernini, ossia Francesco Borromini (tanto che sembra che per aggiudicarsi la commissione, Bernini sia ricorso a uno stratagemma facendo arrivare al papa il progetto di nascosto). Proprio al pontificato di Innocenzo X risale una delle più grandi sconfitte dell’artista, costretto a demolire a sue spese i campanili di San Pietro per problemi di statica: la débâcle gli allontana i favori del papa, l’artista si sente deluso, oltraggiato e perseguitato dai colleghi, e per riscattarsi esegue per se stesso, con chiari intenti simbolici, la Verità svelata dal Tempo, oggi alla Galleria Borghese. Nel 1647, per la famiglia Cornaro, lo scultore inizia a lavorare alla spettacolare Estasi di santa Teresa, che sarà portata a termine nel 1652. Nel 1655 il nuovo papa Alessandro VII (al secolo Fabio Chigi) gli commissiona alcune sculture per la cappella di famiglia nella chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma, e l’anno seguente l’artista progetta il famoso colonnato di San Pietro, che sarà ultimato nel 1665. Proprio nel 1665 Gian Lorenzo è chiamato a Versailles per preparare un progetto per la facciata del Louvre: il suo stile non è però gradito dai francesi e quindi l’artista torna a Roma dopo pochi mesi. In Francia riesce a realizzare soltanto un busto-ritratto di Luigi XIV.

Tornato in Italia, nel 1667 papa Clemente IX (al secolo Giulio Rospigliosi) gli affida la realizzazione delle statue per Ponte Sant’Angelo, e quattro anni dopo Bernini comincia a lavorare a uno dei suoi capolavori tardi, l’Estasi della beata Ludovica Albertoni. Nel 1672 comincia a lavorare alla tomba di Alessandro VII, che sarà terminata nel 1678. Gian Lorenzo Bernini si spegne a Roma il 28 novembre del 1680.

Gian Lorenzo Bernini, San Sebastiano
Gian Lorenzo Bernini, San Sebastiano (1615; marmo, 98 x 42 x 49 cm; Madrid, Collezione privata in deposito al Museo Thyssen-Bornemisza)


Gian Lorenzo Bernini, Ratto di Proserpina
Gian Lorenzo Bernini, Ratto di Proserpina (1621-1622; marmo, 255 x 109 cm; Roma, Galleria Borghese)


Gian Lorenzo Bernini, Costanza Piccolomini Bonarelli
Gian Lorenzo Bernini, Costanza Piccolomini Bonarelli (1635 circa; marmo, 74,5 x 64,2 x 5 cm; Firenze, Museo Nazionale del Bargello)


Gian Lorenzo Bernini, La Verità svelata dal Tempo (1646-1652; marmo di Carrara, altezza 277 cm; Roma, Galleria Borghese)
Gian Lorenzo Bernini, La Verità svelata dal Tempo (1646-1652; marmo di Carrara, altezza 277 cm; Roma, Galleria Borghese, inv. CCLXXVIII)

Le principali opere e lo stile di Gian Lorenzo Bernini

Per comprendere i temi e le novità dell’arte di Gian Lorenzo Bernini si potrebbe cominciare dell’Apollo e Dafne, opera del 1622-1623. Il primo tema è quello del movimento, che sta alla base dell’estetica barocca, apprezziamo qui la corsa del dio Apollo, che con una mano ha ormai agguantato la ninfa, e lo slancio di Dafne che tenta di fuggire dal dio, per una sensazione di dinamismo ben restituita dalla grande sapienza con cui Gian Lorenzo Bernini delinea i muscoli in movimento e la torsione dei corpi. C’è poi un altro elemento tipico della poetica berniniana, ovvero la rappresentazione di un momento ben preciso della storia, in questo caso quello in cui inizia la trasformazione di Dafne in pianta di alloro con Apollo che ormai non può più farci niente: oggi vediamo la statua alla Galleria Borghese collocata al centro di una sala, posizione che ci permette di girare attorno alla scultura vedendola da più parti, ma questo non era l’intento di Bernini, poiché la statua originariamente era posta davanti a una parete e aveva un solo punto di vista privilegiato (Bernini intende infatti rappresentare un’azione che avviene in una frazione di secondo e che può essere pertanto colta solo in un punto), e in particolare questo punto di vista era quello in cui Apollo era visto di spalle. Il coinvolgimento emozionale dell’osservatore è un’altra caratteristica dell’arte barocca, e questa è una delle opere più coinvolgenti e teatrali dell’arte del Seicento, non solo per il concitato movimento, ma anche per i contrasti tra luci e ombre che si vengono a creare attraverso la disposizione delle figure, e poi anche per lo studio delle espressioni: leggiamo sul volto di Dafne un urlo disperato nell’ultimo tentativo, riuscito, di sottrarsi al dio, e sul volto di Apollo invece lo stupore e la delusione per non essere riuscito nei suoi intenti e per aver visto iniziare la trasformazione di Dafne in alloro (vediamo come Bernini sia stato in grado di comunicarci questa idea facendo in modo che dalle dita di Dafne, sia dei piedi che delle mani, partano radici e fronde con foglie, mentre le gambe iniziano a trasformarsi nel tronco della pianta). Si tratta di motivi che Bernini elabora all’indomani del Ratto di Proserpina, altro suo grande capolavoro giovanile (a questo link trovi un approfondimento sull’opera).

Anche il David (1623-1624) viene colto in un momento ben preciso della storia, e anche in questo caso l’opera era pensata per essere addossata a una parete, dato che il punto di vista preferenziale in origine era uno soltanto, anche se in questo caso non sappiamo con sicurezza quale fosse (sono state fatte diverse ipotesi al riguardo). Questo aspetto dell’arte di Gian Lorenzo Bernini è qui ancora più evidente per il fatto che il David è raffigurato nell’istante in cui sta per scagliare la sua pietra. L’approccio è però del tutto diverso dello del David di Michelangelo, animato da una diversa tensione: là, il momento dell’azione era suggerito dalla tensione dei muscoli e si trattava del momento in cui il David iniziava a lanciare la pietra (quindi un momento precedente a quello descritto da Bernini, in cui David ormai sta per far partire la pietra verso Golia). Si tratta di una figura in pieno movimento, che segue un ritmo quasi a spirale, colta in un momento culminante della storia, un grande capolavoro dell’arte barocca in cui come abbiamo visto l’intento principale è proprio quello di suggerire il movimento e coinvolgere lo spettatore. Del 1623 è anche la commissione del Baldacchino di San Pietro, da papa Urbano VIII: si tratta di un’imponente struttura di quasi trenta metri d’altezza che sovrasta l’altare maggiore della basilica di San Pietro (fu terminata nel 1634). L’artista recupera il tradizionale tipo del baldacchino che da secoli contraddistingueva l’arte religiosa in Italia, ma lo rivisita profondamente perché in accordo con l’estetica barocca l’artista immagina una struttura capace di fondere assieme diversi tipi di arte (architettura, scultura e pittura), poiché una delle caratteristiche principali dell’arte barocca sta proprio nella fusione tra le diverse forme d’arte, cosa che accadeva puntualmente anche in pittura soprattutto nei grandi affreschi scenografici in cui la scena dipinta raffigurava finte architetture che sfondavano volte e pareti e dove non era raro trovare sculture dipinte in modo che potessero sembrare vere. La contaminazione, nel baldacchino di San Pietro, si può notare nell’impianto che assomiglia quasi a un tempio, è decorato con sculture sulla sommità e i particolari, come gli ornamenti delle colonne tortili, mostrano un gusto per il decorativo dal sapore spiccatamente pittorico. Anche col baldacchino Bernini dimostra di cercare il pieno coinvolgimento emotivo dell’osservatore all’interno della basilica, perché alla base del baldacchino sussiste uno studio profondo sulle varie condizioni di luce nei diversi momenti della giornata, che facevano risaltare certi elementi dell’opera (negli anni Sessanta, Bernini ebbe a dire che “le cose non appaiono mai per ciò che sono, ma in relazione alle cose che hanno intorno, che ne modificano l’apparenza”).

Questi elementi tornano in un capolavoro come l’Estasi di santa Teresa, forse l’opera più spettacolare e coinvolgente di Bernini: fu realizzata tra il 1647 e il 1652 e si trova nella chiesa di Santa Maria della Vittoria a Roma, nella cappella Cornaro. Un’opera complessa fondata sulla fusione tra le arti (il gruppo berniniano dialoga con le architetture della cappella e con la volta dipinta) e con grande pathos racconta un’estasi mistica della santa spagnola. Come per il baldacchino di San Pietro, Bernini studiò profondamente le condizioni di luce, che lo portarono a inserire nella cappella una finestra nascosta che si trova praticamente sopra il gruppo principale e chiude in alto quella piccola abside semicircolare che accoglie santa Teresa e l’angelo, onde far filtrare la luce naturale per illuminare tutto il gruppo creando riflessi anche sui magnifici raggi dorati che stanno dietro le due figure e che simboleggiano la luce divina (a questo link puoi trovare un dettagliato approfondimento sull’opera).

Infine, parlare dell’arte di Bernini significa anche pensare alle sue splendide fontane, che ornano Roma, come la fontana del Tritone e la fontana dei Quattro Fiumi. Nella prima, del 1642-1643, realizzata su commissione di Urbano VIII, due delfini reggono le valve di una grossa conchiglia su cui trova spazio il tritone che soffia nella sua bucina, dalla quale sgorga l’acqua. Questi elementi si fondono tra loro dando origine a una scultura che ricorda una struttura architettonica (i delfini sembrano una colonna, la conchiglia un capitello). La Fontana dei Quattro Fiumi (1648-1651), realizzata con ampio concorso della bottega, rappresenta le personificazioni dei quattro fiumi, che simboleggiano il mondo conosciuto nei suoi continenti, e sono state realizzate da collaboratori di Bernini secondo il progetto originario (il Danubio da Antonio Raggi, il Nilo da Jacopantonio Fancelli, il Gange da Claude Poussin, il Rio da Francesco Baratta). La Fontana esalta un altro degli elementi fondanti del barocco, ovvero il gusto per gli apparati fortemente scenografici: Bernini, qui, raggiunge uno degli apici della sua teatralità, grazie a un insieme di diversi fattori come la spinta verso l’alto, gli effetti creati dalla luce e dall’acqua, le posizioni spesso ardite dei vari elementi della fontana, l’aspetto curioso di molti dettagli (gli animali, per esempio). Bernini è stato, in sostanza, il massimo interprete del gusto barocco in scultura, dettando gusti e tendenze della scultura del Seicento.

Gian Lorenzo Bernini, Apollo e Dafne
Gian Lorenzo Bernini, Apollo e Dafne (1622-1625; marmo, 243 cm esclusa la base di cm 115, base 130 x 88 cm; Roma, Galleria Borghese)


Gian Lorenzo Bernini, David
Gian Lorenzo Bernini, David (1623-1624; marmo, 170 x 103 cm; Roma, Galleria Borghese)


Gian Lorenzo Bernini, Estasi di santa Teresa
Gian Lorenzo Bernini, Estasi di santa Teresa (1647-1652; marmo e bronzo dorato, h. 350 cm; Roma, Santa Maria della Vittoria). Credit


La cappella Albertoni
La cappella Albertoni

Dove vedere le opere di Bernini

Per conoscere l’arte di Bernini bisogna recarsi a Roma, città dove si concentrano tutti i maggiori capolavori del grande artista di origini toscane. Dalla Galleria Borghese (che accoglie i quattro “gruppi borghesiani”, ovvero l’Apollo e Dafne, il Ratto di Proserpina, Enea e Anchise, il David, e diverse opere importanti come la Capra amaltea e la Verità svelata dal tempo) alle sue fontane che si possono invece ammirare gratuitamente nelle piazze cittadine (la Fontana del Tritone e la Fontana delle Api in piazza Barberini, la Fontana dei Quattro Fiumi e la Fontana del Moro in piazza Navona, la Fontana della Barcaccia realizzata come collaboratore del padre Pietro), passando per le chiese: in Santa Bibiana si trova la statua della santa cui è dedicato l’edificio di culto, in Santa Maria della Vittoria si ammira l’Estasi di santa Teresa, in Santa Maria Sopra Minerva per lo spettacolare ma poco noto monumento a Maria Raggi, in Santa Maria del Popolo dove si conservano i gruppi di Daniele e il leone e Abacuc e l’angelo, in San Francesco a Ripa per la celeberrima Estasi della beata Ludovica Albertoni. È poi d’obbligo una visita alla basilica di San Pietro in Vaticano per ammirare il baldacchino, la statua di san Longino, i sepolcri monumentali dei papi, e ai Musei Capitolini dove troneggia la grande statua di Urbano VIII e dove si ammira la meravigliosa Medusa.

Alcuni capolavori di Bernini si possono comunque ammirare fuori Roma. A Firenze, il Museo Nazionale del Bargello custodisce uno dei ritratti più emozionanti dell’artista, quello di Costanza Bonarelli. Gli Uffizi conservano invece un’opera giovanile, il Martirio di san Lorenzo, del 1617. A Modena si ammira il ritratto di Francesco I alla Galleria Estense, mentre nel Duomo di Siena si possono vedere il monumento a papa Alessandro VII, il San Girolamo e la Santa Maria Maddalena. Fuori dall’Italia si trovano invece un fondamentale intervento di Bernini su di una statua antica: l’Ermafrodito del Louvre a Parigi (Bernini scolpì il materasso). Altri musei sparsi per il mondo conservano busti e ritratti dell’artista toscano.


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