Va in asta a Roma il bozzetto di un capolavoro di Cristiano Banti, pioniere dei macchiaioli


Va in asta a Roma, con stima 8-10.000 euro e base 3.000, il bozzetto di uno dei capolavori di Cristiano Banti, pioniere del gruppo dei macchiaioli: le “Boscaiole con fascine”, dipinto oggi conservato a Palazzo Pitti e tra i migliori dell’artista.

Uno dei bozzetti preparatori delle Boscaiole con fascine, uno dei più bei dipinti di Cristiano Banti (Santa Croce sull’Arno, 1824 – Montemurlo, 1904), pittore del gruppo dei macchiaioli e primo pioniere, assieme a Signorini e Cabianca, della pittura di macchia, va in asta presso la casa Dams di Roma, dove figura tra i lotti dell’asta Arte e Design del XIX e XX secolo, in programma mercoledì 18 ottobre alle ore 15. In asta viene passato come attribuito a Cristiano Banti, ma Dams ritiene che possa essere uno degli studi che Banti realizzò in vista del suo capolavoro, che oggi è conservato alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze. Il bozzetto ha una stima di 8-10.000 euro e una base d’asta di 3.000.

Databili a un periodo compreso tra il 1881 e il 1889, le Boscaiole con fascine sono state identificate dalla critica con un dipinto di cui parlò, nel 1884, un altro grande artista del tempo, Adriano Cecioni, che si riferiva a un quadro a cui Banti stava lavorando da tre anni. La descrizione del soggetto ha consentito di identificarlo con un buon margine di sicurezza: Cecioni aveva indicato l’opera col titolo Le predone, perché queste boscaiole, ritratte nelle campagne della Toscana, erano solite girare per campi e boschi non soltanto alla ricerca di legna, ma di qualunque cosa trovassero e ritenessero utile. “Le predone”, scriveva Cecioni, “è il titolo di un quadro sul quale il Banti lavora da tre anni circa. Le predone o faci danni sono quelle donne che si danno a far preda per la campagna, attaccandosi a qualunque cosa, alla legna, al grano, all’uva, alle olive, ai polli, ai tacchini, anatre e agnelli, alle vanghe, zappe, rastrelli, infine a tutto ciò che capita sotto le loro mani. Sono ladre che sperperano, abbattono e devastano per aprirsi la via fra le macchie, le siepi e i boschi; vanno a rubare con i carretti e combattono a volte, per difendere la preda fatta. Sono figure strane, fantastiche, vestite di toppe di mille colori per gli strappi continui che riportano nelle fughe fra le siepi e fra i boschi; camminano sospettose, voltando la testa ogni poco indietro per vedere se sono scoperte”.

Cristiano Banti, Boscaiole con fascine (1881-1889 circa; olio su tavola, 13 x 25 cm)
Cristiano Banti, Boscaiole con fascine (1881-1889 circa; olio su tavola, 13 x 25 cm)

Secondo lo studioso Giuliano Matteucci, tuttavia, Banti avrebbe cominciato a lavorare al dipinto già a partire dal 1878, poco prima del suo soggiorno a Londra risalente all’anno successivo. Non deve comunque stupire il fatto che Banti abbia impiegato così tanto tempo per portare a termine l’opera: “L’elaborazione lenta e meditata per lui necessaria alla fattura di un’opera, e al contempo la curiosità intellettuale che non gli venne mai meno”, ha scritto la studiosa Silvestra Bietoletti, “lo inducevano a lavorare con l’aiuto della fotografia: mezzo che apprezzava tanto da eseguire lui stesso le lastre mettendo in posa le sue contadine oltre alla figlia Alaide”. Banti è noto anche per essere stato uno dei primi artisti a fare uso della fotografia, ed era solito provare diverse pose finché non trovava quella soddisfacente, e gli capitava spesso di tornare sui suoi lavori. Anche Cecioni conferma la grande meticolosità dell’artista nel prosieguo del suo racconto: “La fattura è contro il suo solito burrascosa, perché così richiesta dalla specie dell’argomento; la sua incontentabilità è cagione di continui cambiamenti che ritardano il termine di questo interessantissimo lavoro”.

Il dipinto raffigura tre contadine curve sotto il loro pesante carico di fascine di legna, mentre incedono con passo svelto sullo sfondo della campagna toscana: si riconosce in lontananza il profilo degli Appennini, e sulla sinistra si scorge anche un borgo aggrappato a una collina. In secondo piano è possibile vedere anche una quarta figura che spinge un carretto, anch’esso pieno di legna. Il cielo è punteggiato di nubi bianche e grigie, eseguite con vivo senso degli effetti atmosferici nonostante la loro apparenza bozzettistica.

Cristiano Banti, Boscaiole con fascine (1881-1889 circa; olio su tela, 62,5 x 134 cm; Firenze, Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti)
Cristiano Banti, Boscaiole con fascine (1881-1889 circa; olio su tela, 62,5 x 134 cm; Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti)
Nino Costa, Donne che imbarcano legna nel porto di Anzio (1852; olio su tela, 73 x 147 cm; Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, inv. 1232)
Nino Costa, Donne che imbarcano legna nel porto di Anzio (1852; olio su tela, 73 x 147 cm; Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, inv. 1232)

L’opera risale al periodo in cui Cristiano Banti frequentava uno dei più moderni paesaggisti italiani, Nino Costa: le Boscaiole con fascine di Banti, per il soggetto (donne che si dedicano a un lavoro pesante in un paesaggio naturale), per il modo d’affrontarlo e per il formato orizzontale, rimanda a uno dei capolavori di Costa, le Donne che imbarcano legna nel porto di Anzio, il primo paesaggio moderno della pittura italiana, opera del 1852 conservata presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Banti tuttavia nel suo dipinto raccoglie anche altre suggestioni, in particolare l’interesse per la pittura del Quattrocento: l’opera, ha scritto Chiara Ulivi, “rimanda per solennità alle predelle quattrocentesche, quale quella del Legato Banti Ghiglia in Galleria d’arte moderna”, inoltre “la composizione pausata, le figure che si stagliano ordinatamente sul fondo, la semplicità e l’asciuttezza delle scene quattrocentesche ritornano anche in alcuni dei capolavori di Lega”.

Il bozzetto che va in asta da Dams, molto vicino alla redazione definitiva dell’opera e di dimensioni più ridotte, reca sul retro la scritta “Regalo al Cav. Augusto Jandolo questo bozzetto di mio nonno (C. Banti). L. M. Banti. Bozzetto per il quadro Le Fascinanti”: la firma è quella di Leon Marcello Banti, nipote di Cristiano Banti, nato nel 1880, le cui dichiarazioni sono sempre ritenute molto attendibili dalla critica in quanto diffuse attingendo alla memoria storica della famiglia. Il dedicatario, Augusto Jandolo, nato a Roma nel 1873, dopo una giovanile esperienza di attore nella compagnia di Eleonora Duse, si dedicò professionalmente all’antiquariato. Fece parte del “Gruppo dei Romanisti” insieme, tra gli altri, con Trilussa, Cesare Pascarella, Ettore Petrolini, Ceccarius e, dal 1933, ne ospitò le riunioni mensili nel suo studio a Palazzetto Patrizi in Via Margutta. Alcuni suoi scritti apparvero nella Strenna dei Romanisti, di cui Jandolo fu redattore sin dal primo numero, nel 1940.

Alle Boscaiole con fascine sono comunque da riferirsi vari bozzetti su tavola provenienti dalla raccolta di Alfredo Banti, figlio dell’artista e conservati alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti.


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