L'Italia torna dopo vent'anni nel Comitato del Patrimonio Mondiale dell'Unesco


L’Italia torna dopo vent’anni a far parte del World Heritage Committee dell’Unesco, il Comitato del Patrimonio Mondiale. Grande soddisfazione dei ministri Franceschini e Di Maio.

Dopo vent’anni di assenza, l’Italia torna a far parte del World Heritage Committee, il Comitato del Patrimonio Mondiale, che si riunisce una volta all’anno, include i rappresentanti di 21 paesi membri dell’Unesco (sono 193 in tutto), ed è responsabile di tutto ciò che riguarda il Patrimonio Mondiale dell’Umanità. L’ingresso dell’Italia tra i 21 membri è stato deciso oggi durante la 23ma Assemblea Generale degli Stati della Convenzione del Patrimonio Mondiale, in corso dal 24 al 26 novembre al quartier generale dell’Unesco, a Parigi, sotto la presidenza di Tebogo Seokolo, delegato permanente del Sudafrica all’Unesco.

Durante la sessione, l’assemblea ha eletto dodici nuovi paesi membri del World Heritage Committee: Argentina, Belgio, Bulgaria, Grecia, India, Italia, Giappone, Messico, Qatar, Ruanda, Saint Vincent e Grenadine, Zambia. Andranno a sostituire i paesi a fine mandato e cioè Australia, Bahrein, Bosnia ed Erzegovina, Brasile, Cina, Guatemala, Ungheria, Kirghizistan, Norvegia, Saint Kitts e Nevis, Spagna e Uganda. Il Comitato è dunque ora composto da Argentina, Belgio, Bulgaria, Egitto, Etiopia, Grecia, India, Italia, Giappone, Mali, Messico, Nigeria, Oman, Qatar, Russia, Ruanda, Saint Vincent e Grenadine, Arabia Saudita, Sudafrica, Thailandia e Zambia.

Grande soddisfazione da parte delle autorità italiane: l’Italia infatti mancava dal World Heritage Committee dal 2001, ovvero dal mandato cominciato nel 1997. “Il ritorno dell’Italia all’interno del Comitato del Patrimonio mondiale dell’Unesco dopo un ventennio”, ha dichiarato il ministro della cultura Dario Franceschini, “è un risultato importante, frutto del lavoro sinergico del Ministero degli Esteri, della rete diplomatica e del Ministero della Cultura che a Unesco dedica un’attenzione prioritaria. Avviene nell’anno in cui, grazie agli ultimi riconoscimenti, il nostro Paese diviene quello col maggior numero di siti inclusi nella lista dei patrimoni dell’umanità. A pochi mesi dal primo G20 della Cultura celebrato al Colosseo di Roma nel quale l’Unesco è stata protagonista e in cui tutti i Paesi partecipanti hanno riaffermato, nella Carta di Roma, la centralità e l’impegno nella tutela e valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale in tutto il mondo”. Proprio quest’estate l’Italia è tornata a guidare la lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità, con 58 siti, grazie agli ingressi dei Portici di Bologna, di Padova Urbs Picta e delle Terme di Montecatini.

“Questo importantissimo risultato”, ha osservato il ministro degli esteri Luigi Di Maio, “frutto del lavoro condotto dalla Farnesina, dalla Rappresentanza Permanente presso l’UNESCO e dalla Rete tutta, in stretto raccordo con il Ministero della Cultura, corona il nostro tradizionale impegno nella protezione del Patrimonio culturale e naturale e ci chiama a intensificare ulteriormente la cooperazione internazionale per rispondere adeguatamente alle sfide globali che minacciano il Patrimonio, così da poterlo consegnare alle generazioni future. Questo brillante risultato si aggiunge all’elezione in Consiglio Esecutivo nella precedente Conferenza Generale e alle numerose iscrizioni in Lista lo scorso luglio (che hanno portato il nostro Paese ad avere il più alto numero di Siti iscritti), facendo sempre più dell’Italia un partner di assoluta preminenza per l’UNESCO”.

L’Italia si è candidata al Comitato nell’ambito delle due posizioni disponibili nel gruppo geografico di Europa e Nord America a seguito della fine del mandato della Norvegia e della Spagna. La durata della nomina è stata ridotta a quattro anni per favorire la più ampia partecipazione degli Stati.

L'Italia torna dopo vent'anni nel Comitato del Patrimonio Mondiale dell'Unesco
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