Due nuovi siti italiani entrano oggi nel Patrimonio Mondiale dell'Umanità dell'Unesco


Due nuovi siti italiani entrano oggi nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco. Salgono così a 53 i siti dell’Italia, che mantiene il proprio primato.

Diventano oggi cinquantatré i siti italiani inclusi nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco. La quarantunesima sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale, che è in corso di svolgimento in questi giorni a Cracovia (si tiene dal 2 al 12 luglio), ha iscritto tra ieri e oggi due nuovi siti italiani, uno di tipo naturalistico e l’altro invece di tipo storico. Si tratta di due siti condivisi con altre nazioni europee. Il cinquantaduesimo è suddiviso tra tredici nazioni (oltre all’Italia ci sono Albania, Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Germania, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Ucraina): si tratta delle “Foreste primordiali dei faggi dei Carpazi e di altre regioni d’Europa”. Questo patrimonio era già iscritto dal 2007, ma è stato esteso quest’anno ad altre nazioni, Italia inclusa: entrano quindi a far parte del patrimonio Unesco le antiche faggete di Toscana, Emilia Romagna, Abruzzo, Lazio, Molise, Puglia e Basilicata.

Il cinquantatreesimo, un altro sito transnazionale, che l’Italia condivide con Croazia e Montenegro, è stato confermato nella giornata di oggi: si tratta delle “Opere di difesa veneziane tra il XVI e il XVII secolo Stato da Terra - Stato da Mar Occidentale”. Sono le fortificazioni (sei quelle incluse nel patrimonio) che i veneziano costruirono tra Cinque e Seicento per difendere i loro territori e che formano un vasto sistema di difesa che si estende dalla Lombardia (incluse anche le mura di Bergamo) fino al Montenegro lungo tutta la costa adriatica. “Gli apparati difensivi dello Stato di Terra (a protezione della Repubblica dai potentati europei del nord-ovest) e dello Stato di Mare (a difesa delle rotte marittime e dei porti, dal Mare Adriatico fino a Levante)”, si legge nella breve descrizione del nuovo patrimonio tradotta in italiano sul sito del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, “erano entrambi necessari per proteggere l’assetto territoriale ed il potere della Repubblica di Venezia. Durante il Rinascimento, il vasto e strategico territorio della Serenissima fu lo spazio ideale per sostenere la nascita dei sistemi bastionati o ‘alla moderna’; già concepite in un’ottica di rete estesa e innovativa, la opere di difesa create dalla Repubblica di Venezia sono di eccezionale importanza storica, architettonica e tecnologica. Gli elementi di Eccezionale Valore Universale sono molteplici: dalle colossali operazioni di scavo per i percorsi ipogei, alle realizzazione di complessi manufatti che riflettono i nuovi requisiti costruttivi messi a punto tra XVI e XVII dai tecnici della Repubblica. Al valore del sito, contribuisce fortemente il contesto paesaggistico in cui si inseriscono le sei componenti, ciascuna in grado di offrire notevoli suggestioni visive all’interno del proprio contesto; inoltre gli elementi della serie inseriti all’interno di tessuti urbani medievali preesistenti o interessati da interventi riconducibili a più recenti periodi storici (del periodo ottomano e napoleonico) hanno mantenuto chiaramente la loro matrice veneziana e ciascuna opera testimonia ancora oggi la propria funzione tattica nell’ambito del sistema complessivo”.

I criteri che hanno portato all’inclusione nel patrimonio Unesco sono il fatto che “le opere di difesa veneziane alla moderna costituiscono un’eccezionale testimonianza dell’architettura militare che si è evoluta tra XVI e XVII secolo e che ha interessato territori vasti e le loro interazioni” e che “testimoniano la presenza di una rete difensiva unica tra Stato da Terra e Stato da Mar occidentale incentrato sul Mare Adriatico storicamente conosciuto come Golfo di Venezia”, e il fatto che le opere di difesa veneziane “presentano tutte le caratteristiche del sistema fortificato alla moderna (sistema bastionato) testimoniando i mutamenti che furono introdotti successivamente all’introduzione della polvere da sparo”. Inoltre, “nel loro insieme, i sei elementi dimostrano in modo eccezionale le caratteristiche di un progetto difensivo concepito sulla base di grandi capacità tecniche e logistiche, di moderne strategie di combattimento e dei nuovi requisiti architettonici applicati diffusamente nelle difese dello Stato da Terra e del settore occidentale dello Stato da Mar”.

Soddisfazione da parte del ministro Dario Franceschini: “Questo importante risultato conferma il forte e pluriennale impegno dell’Italia nell’attuazione della Convenzione del Patrimonio Mondiale Unesco. Un’opera preziosa che consente al nostro Paese di mantenere il primato del numero di siti iscritti alla Lista e di esercitare un notevole ruolo nella diplomazia culturale nel contesto internazionale”. L’Italia risulta ancora il paese con il maggior numero di siti inclusi nel patrimonio Unesco (53), subito seguita dalla Cina, che ne ha 52.

Due nuovi siti italiani entrano oggi nel Patrimonio Mondiale dell'Umanità dell'Unesco
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