San Quirico d'Orcia, polemica sui lavori agli Horti Leonini: “uno scempio”. Il Comune: “no, lavori a regola d'arte”


È polemica a San Quirico d’Orcia per i lavori eseguiti negli Horti Leonini, uno splendido giardino del ’500. Per gli ambientalisti uno scempio, ma il Comune si difende.

A San Quirico d’Orcia sta infuriando la polemica sui lavori di manutenzione eseguiti in piena estate, tra luglio e agosto, negli splendidi Horti Leonini, uno dei giardini più belli d’Italia: furono realizzati negli anni Ottanta del Cinquecento dopoché il granduca di Toscana Francesco I de’ Medici donò all’architetto Diomede Leoni, amico di Michelangelo, un terreno nel borgo. Qui, Leoni decise di realizzare un sontuoso giardino realizzato non per il proprio godimento privato, ma come luogo da mettere a disposizione dei pellegrini in viaggio verso Roma (San Quirico d’Orcia era infatti un’importante tappa della via Francigena).

Gli Horti, come detto, sono stati sottoposti a lavori di manutenzione (ufficialmente "manutenzione, messa in sicurezza e restauro", che però hanno avuto un indiscutibile impatto estetico sull’aspetto degli Horti: in particolare, sono stati pesantemente sfrondati i lecci che chiudono il giardino nella parte alta (nella cosiddetta “ragnaia”, ovvero il boschetto dove tra gli alberi venivano disposte in antico delle reti, dette “ragne”, che servivano per catturare piccoli uccelli), e sono state potate le siepi di bosso disposte in forme geometriche nella parte bassa. Ma non è tutto. Le accuse che le associazioni ambientaliste (tra queste, Opera Val d’Orcia, Legambiente circolo “Terra e pace”, Italia Nostra Toscana, Italia Nostra Siena, Club Unesco Siena, Rete dei Comitati per la difesa del Territorio, APIGI Associazione Parchi e Giardini d’Italia, GUFI ITALIA Gruppo Unitario per le Foreste Italiane e diverse altre) rivolgono all’unisono al Comune di San Quirico d’Orcia riguardano anche altri punti.

Le associazioni contestano infatti il modo in cui è stato affidato l’appalto: secondo loro, i lavori sarebbero stati infatti affidati a una società che non avrebbe avuto i requisiti per intervenire su una delle categorie d’intervento previste dal bando di gara. Inoltre, sempre secondo gli ambientalisti, i lavori che dovevano essere svolti per lotti funzionali in un arco di tempo di cinque anni (o comunque cadenzati in modo da limitare al massimo l’impatto visivo) sarebbero stati svolti in meno di due mesi. Si contesta anche il modo con cui sono state effettuate le potature: “in gran parte”, scrivono gli ambientalisti nel testo di una petizione che chiede al ministro Dario Franceschini di fermare “lo scempio” del giardino storico, “con il metodo della capitozzatura, un metodo superato e che le più aggiornate teorie ritengono a ragione gravemente nocivo, nel tempo, per gli alberi. Metodo, quello della capitozzatura, ormai bandito da interventi relativo ad alberi monumentali o comunque inseriti in contesti storici”.

Gli ambientalisti rimarcano infatti che i lecci degli Horti Leonini sono secolari e che pertanto “avrebbero meritato una valutazione attenta ed analitica e quantomeno l’intervento di una ditta specializzata nel verde, anziché di un’impresa che lavora ai manti stradali”. Inoltre, si sottolinea come gli Horti siano chiusi da mesi.

Il Comune però non ci sta e difende il proprio operato. Con un comunicato diramato a fine luglio, il Comune di San Quirico d’Orcia ha dichiarato che i lavori sarebbero stati eseguiti a regola d’arte: “come certificato dall’ultimo sopralluogo con i tecnici e la Soprintendenza”, afferma il sindaco di San Quirico d’Orcia, Danilo Maramai, “i lavori procedono in piena conformità a quanto previsto dal progetto di recupero ma di questo non avevamo alcun dubbio. Dispiace per le strumentalizzazioni politiche che in pochi hanno artificiosamente provato a creare, provocando, peraltro, un grave danno di immagine al nostro territorio e ai nostri operatori economici che con grande sacrifici stanno risollevandosi dopo l’emergenza sanitaria. Entro poche settimane il giardino riaprirà. I lavori così eseguiti hanno infatti permesso di limitare nel tempo il disagio per una chiusura prolungata degli Horti, dato che la realizzazione dei lavori a stati di avanzamento era solo dettata da esigenze di risorse economiche a disposizione del Comune e non certo al risultato finale della messa in sicurezza e del restauro”.

Quanto alle potature, il Comune presenta il resoconto della relazione tecnica: “le potature”, si legge nella relazione, “sono state condotte con tagli sia nodali che internodali generalmente rispettando e, quindi, non superando la misura precauzionale di 6-8 cm di diametro. Tagli più grandi sono stati effettuati, principalmente, per rimuovere rami cariati ed instabili e, secondariamente, per recuperare la linearità dei confini esterni del bosco, contenere e pareggiare lo sviluppo in altezza, aprire sia il viale centrale che parte dei vialetti secondari. Nel primo caso l’intervento è stato anche alternativo all’abbattimento di alcune piante che, altrimenti, sarebbe stato necessario per garantire l’incolumità delle persone”. “Salvo poche eccezioni”, spiegano i tecnici, “le piante stanno ricacciando bene con numerosi getti che, in alcuni casi, sono ben sviluppati”. Infine, il Comune sottolinea che “la gestione di un popolamento arboreo in forme geometriche prevede un superamento della concezione della pianta come elemento singolo per previlegiarne l’insieme. Ogni pianta diventa quindi un elemento che concorre insieme agli altri non solo biologicamente ed ecologicamente ma anche nella struttura e nella forma. Forma che per alcune piante può essere anche esclusiva. Dalla progettazione di recupero formale discendono parte delle potature internodali realizzate con tagli superiori ai 6-8 cm. L’eliminazione di alberi e porzioni di questi unito alla particolare struttura delle piante, caratterizzata generalmente da chioma per lo più vuota al suo interno, sono le cause dell’attuale stato di illuminazione del bosco della ragnaia. Visto il buon ricaccio, da parte delle piante potate, di nuovi getti è prevedibile un recupero visivo completo nell’arco di 3-4 anni”.

Gli Horti sono stati riaperti al pubblico lo scorso 8 agosto, ma le spiegazioni del Comune non hanno convinto gli ambientalisti e l’opposizione. Nel corso di un sopralluogo a seguito della riapertura, le associazioni ambientaliste hanno avuto modo di analizzare le potature de ilecci e anche quelle delle siepi di bosso, che sarebbero state potate in pieno agosto (le fotografie scattate a luglio, infatti, documenterebbero l’assenza di potature). Si tratterebbe, secondo gli ambientalisti, di un “gravissimo nocumento anche all’impianto storico di siepi geometriche costituente il giardino all’italiana di impianto cinquecentesco”. E un esponente dell’opposizione, Riccardo Galligani (capolista della Lega alle elezioni regionali), poco prima di Ferragosto ha annunciato che presenterà un esposto in Procura per accertare se i lavori sugli Horti Leonini sono stati eseguiti seguendo le opportune procedure. La fine delle polemiche si preannuncia dunque lontana.

Nell’immagine: la ragnaia degli Horti Leonini prima e dopo la potatura.

San Quirico d'Orcia, polemica sui lavori agli Horti Leonini: “uno scempio”. Il Comune: “no, lavori a regola d'arte”
San Quirico d'Orcia, polemica sui lavori agli Horti Leonini: “uno scempio”. Il Comune: “no, lavori a regola d'arte”


Se ti è piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull'Arte.
al prezzo di 12,00 euro all'anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull'Arte e ci aiuterai a crescere e a mantenere la nostra informazione libera e indipendente.
ABBONATI A
FINESTRE SULL'ARTE



Arte antica     Politica e beni culturali     Patrimonio     Musei     Arte contemporanea     Rinascimento     Seicento     Ottocento     Novecento     Cinquecento     Firenze     Quattrocento     Barocco     Genova     Roma    

NEWSLETTER