Italia Nostra preoccupata per restauro del teatro di Velia: “lavori molto impattanti”


Italia Nostra si dichiara molto preoccupata per il restauro del teatro di Velia, a suo giudizio molto impattante. E propone alcuni suggerimenti.

Italia Nostra esprime preoccupazione per l’intervento di restauro che sta interessando il teatro di Velia, nel Parco Archeologico di Paestum e Velia, dopo aver visto alcune foto che, spiega il sodalizio, “mostrano lavori molto impattanti sulla cavea e gli spalti del teatro, che più che un restauro prefigurano una vera e propria ‘trasformazione’ del bene archeologico”. Lo stesso teatro, ricorda Italia Nostra, fu oggetto in passato (nei primi anni 2000) di un restauro conservativo realizzato con un sottofondo di terra armata, posto a sostegno dei gradini antichi. “Appare evidente”, sostiene Italia Nostra, “che tale sottofondo è decisamente incompatibile con la possibilità di voler procedere, più che ad un restauro conservativo, ad una integrazione strutturale della cavea, finalizzata come sembrerebbe all’utilizzo pubblico del teatro”.

Secondo l’associazione, i nuovi intonaci creano un forte impatto visivo e si chiede se questo progetto sia stato opportunamente approvato da una struttura collegiale di esperti e addetti al patrimonio archeologico statale. Italia Nostra dichiara peraltro di non essere contraria all’utilizzo del teatro per spettacoli pubblici, purché questo non preveda interventi che lo stravolgano.

Il presidente della sezione Cilento-Lucana di Italia Nostra, Teresa Rotella, fa anche notare che il teatro di Velia è già luogo non solo di visite ma anche di manifestazioni culturali molto partecipate, “sebbene”, scrive in una lettera aperta inviata al Parco, alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Salerno e al Ministero dei Beni Culturali, “organizzate negli spazi sovrastanti l’antica gradinata, che [...] non avrebbe la portanza per ospitare una folla di avventori”.

Italia Nostra auspica dunque un reintegro urgente dei luoghi “attualmente deturpati dalle chiazze di intonaco apportate dai lavori”, invitando la direzione di Velia a studiare possibili soluzioni alternative. Per esempio, suggerisce l’associazione, “la creazione di strutture lignee o metalliche leggere, amovibili, ma non interferenti con l’impronta dell’antica struttura muraria. Tali strutture, infatti, potrebbero essere realizzate nella zona destra dell’attuale cavea, dove è presente il tracciato dell’antico fossato medievale della cittadella di Castellammare della Bruca. In tal modo si otterrebbe un duplice risultato: da un lato, la configurazione della intera spazialità della cavea, dall’altro la conservazione del tracciato che comportò la distruzione, nel Medioevo, di una zona del teatro”.

Il Parco, dal canto suo, aveva già diffuso alcune precisazioni sul restauro, molto criticato nei giorni scorsi. “L’intervento”, spiegava la direzione del Parco, “consiste nel ripristino delle integrazioni delle sedute che si trovavano in uno stato di degrado avanzato al momento dell’avvio del cantiere, con una malta pozzolanica speciale sviluppata a tale scopo. I materiali e le tecniche adottate non prevedono il contatto diretto tra malte e parti antica, né l’impiego di cemento. Il colore delle parti integrate non sarà quello attualmente visibile, ma di una tonalità più scura che comunque consentirà di distinguere chiaramente l’intervento conservativo dalle strutture originali”. Un intervento, ha spiegato il Parco, fondato sui criteri della riconoscibilità e della reversibilità, che avrà la doppia finalità di garantire tutela e conservazione e di ampliarne l’accessibilità.

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